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“Prima di essere cattolici bisogna essere umani”

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Udienza ieri in Vaticano con i giovani protagonisti di una serie tv Rai. «In ospedale quando i bambini mi vedono in bianco piangono perché pensano che sia il medico per il vaccino»

SALVATORE CERNUZIO
CITTÀ DEL VATICANO

«Caro Francesco, grazie di averci incontrato, siamo contenti di essere qui, perché ci dai speranza e coraggio per il domani. Ti vogliamo bene, grazie!». Firmato: «I ragazzi del Bambin Gesù». Su un piccolo biglietto i pazienti del nosocomio vaticano hanno voluto mettere nero su bianco la gratitudine al Pontefice che li ha incontrati ieri pomeriggio nell’Auletta dell’Aula Paolo VI, insieme ai genitori, ai medici che li seguono e alla presidente dell’Ospedale Mariella Enoc, affiancata dal direttore generale della Rai, Antonio Campo dall’Orto.  

 I ragazzi – dai 5 ai 18 anni – sono infatti protagonisti della serie televisiva della Rai “I Ragazzi del Bambino Gesù”. Ognuno di loro ha portato al Papa delle fotografie, dei libri, dei doni o le loro storie di malattia e sofferenza. «Tante storie. Ognuno di voi è una storia», ha detto Bergoglio, «non solo i bambini ammalati, ma anche i medici, gli infermieri, quelli che visitano, le famiglie…». Francesco ha ricordato l’ultima udienza del 15 dicembre 2016 in Aula Paolo VI dove erano presenti medici, pazienti e volontari del Bambino Gesù. In quell’occasione il Papa aveva salutato i diversi malati e Mariella Enoc lo accompagnava nel saluto insieme a qualche medico, presentandogli le persone. «Sapevano i nomi di tutti, di ognuno: “Questo sta lottando per questa malattia…”. Sapevano anche cosa succedeva nella loro vita. E io ho percepito che più che un ospedale questo è una famiglia, che è una delle parole che voi avete detto», ha detto il Papa, «era più importante il nome, la persona, e solo alla fine si diceva la malattia, ma come un incidente, una cosa secondaria. C’è famiglia, no?». 

Riferendosi ad una bambina, ha aggiunto: «Tu eri lì un po’ vergognosa di alzarti e a fare una brutta figura davanti a questo apparecchio (la telecamera, ndr) e la direttrice, che è un po’ come una mamma, si è avvicinata e ha detto “Vieni”, e ti ha fatto coraggio. Questo è bello di una famiglia…». È bello perché «entrare in un ospedale fa sempre paura, io – ha confidato il Pontefice – lo vedo quando mi avvicino ad alcuni bambini, non tutti ma alcuni, piccolini, che mi vedono in bianco, incominciano a piangere, pensano che sia il medico per fare il vaccino, e piangono e hanno paura, poi faccio loro due carezze e si tranquillizzano». 

In un ospedale, infatti, «c’è sempre la funzione… si deve fare questo… e c’è il pericolo, il rischio di dimenticare la medicina più importante che soltanto una famiglia può dare: le carezze! È una medicina troppo costosa, perché per averla, per poterla fare tu devi mettercela tutta, metterci tutto il cuore, tutto l’amore. E da voi ci sono le carezze! Le carezze dei medici, degli infermieri, della direttrice, di tutti».  

In tal senso, il Bambin Gesù «in questo ultimo periodo, è cresciuto tanto»: «Il bambino, il malato lì trova una famiglia», ha affermato il Papa; esso è diventato «una testimonianza, una testimonianza umana… Umana. È un ospedale cattolico, e per essere cattolico prima tu devi essere umano, e voi date una testimonianza umana, oggi». Di qui l’incoraggiamento ad «andare avanti» e «crescere» su questa via «sempre».  

Prima di congedarsi dai piccoli malati e salutarli uno ad uno – «perché in una famiglia tutti dobbiamo essere educati e salutarci» -, Bergoglio ha voluto informarsi da Mariella Enoc sui progetti che l’ospedale porta avanti nella regione di Bekaa, al confine tra Libano e Siria per i piccoli profughi siriani. Poi ha scherzato sull’accordo siglato nel luglio 2015 tra Governatorato e Bambino Gesù sull’utilizzo per le emergenze pediatriche dell’eliporto situato nei Giardini Vaticani: «Avete visto anche l’eliporto vaticano è stato preso da lei (da Mariella Enoc ndr)!», ha detto Francesco sorridendo. E ha aggiunto: «Quando ci sono dei bambini che hanno urgenza di arrivare all’ospedale, arrivano in elicottero qui e passano dall’altra parte. Sa muoversi, ma non solo lei, tutti, perché è stato contagioso questo spirito, e anche lei ha avuto questo contagio da voi e così l’uno all’altro. Siete una famiglia! – ha ribadito il Pontefice – chi è più importante in una famiglia? La mamma, il papà, i fratelli più grandi, i nonni, i bambini…ognuno è più importante, e voi siete tutti importanti, ma sempre insieme». 

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Udienza ieri in Vaticano con i giovani protagonisti di una serie tv Rai. «In ospedale quando i bambini mi vedono in bianco piangono perché pensano che sia il medico per il vaccino»

SALVATORE CERNUZIO
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«Caro Francesco, grazie di averci incontrato, siamo contenti di essere qui, perché ci dai speranza e coraggio per il domani. Ti vogliamo bene, grazie!». Firmato: «I ragazzi del Bambin Gesù». Su un piccolo biglietto i pazienti del nosocomio vaticano hanno voluto mettere nero su bianco la gratitudine al Pontefice che li ha incontrati ieri pomeriggio nell’Auletta dell’Aula Paolo VI, insieme ai genitori, ai medici che li seguono e alla presidente dell’Ospedale Mariella Enoc, affiancata dal direttore generale della Rai, Antonio Campo dall’Orto.  

 I ragazzi – dai 5 ai 18 anni – sono infatti protagonisti della serie televisiva della Rai “I Ragazzi del Bambino Gesù”. Ognuno di loro ha portato al Papa delle fotografie, dei libri, dei doni o le loro storie di malattia e sofferenza. «Tante storie. Ognuno di voi è una storia», ha detto Bergoglio, «non solo i bambini ammalati, ma anche i medici, gli infermieri, quelli che visitano, le famiglie…». Francesco ha ricordato l’ultima udienza del 15 dicembre 2016 in Aula Paolo VI dove erano presenti medici, pazienti e volontari del Bambino Gesù. In quell’occasione il Papa aveva salutato i diversi malati e Mariella Enoc lo accompagnava nel saluto insieme a qualche medico, presentandogli le persone. «Sapevano i nomi di tutti, di ognuno: “Questo sta lottando per questa malattia…”. Sapevano anche cosa succedeva nella loro vita. E io ho percepito che più che un ospedale questo è una famiglia, che è una delle parole che voi avete detto», ha detto il Papa, «era più importante il nome, la persona, e solo alla fine si diceva la malattia, ma come un incidente, una cosa secondaria. C’è famiglia, no?». 

Riferendosi ad una bambina, ha aggiunto: «Tu eri lì un po’ vergognosa di alzarti e a fare una brutta figura davanti a questo apparecchio (la telecamera, ndr) e la direttrice, che è un po’ come una mamma, si è avvicinata e ha detto “Vieni”, e ti ha fatto coraggio. Questo è bello di una famiglia…». È bello perché «entrare in un ospedale fa sempre paura, io – ha confidato il Pontefice – lo vedo quando mi avvicino ad alcuni bambini, non tutti ma alcuni, piccolini, che mi vedono in bianco, incominciano a piangere, pensano che sia il medico per fare il vaccino, e piangono e hanno paura, poi faccio loro due carezze e si tranquillizzano». 

In un ospedale, infatti, «c’è sempre la funzione… si deve fare questo… e c’è il pericolo, il rischio di dimenticare la medicina più importante che soltanto una famiglia può dare: le carezze! È una medicina troppo costosa, perché per averla, per poterla fare tu devi mettercela tutta, metterci tutto il cuore, tutto l’amore. E da voi ci sono le carezze! Le carezze dei medici, degli infermieri, della direttrice, di tutti».  

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Prima di congedarsi dai piccoli malati e salutarli uno ad uno – «perché in una famiglia tutti dobbiamo essere educati e salutarci» -, Bergoglio ha voluto informarsi da Mariella Enoc sui progetti che l’ospedale porta avanti nella regione di Bekaa, al confine tra Libano e Siria per i piccoli profughi siriani. Poi ha scherzato sull’accordo siglato nel luglio 2015 tra Governatorato e Bambino Gesù sull’utilizzo per le emergenze pediatriche dell’eliporto situato nei Giardini Vaticani: «Avete visto anche l’eliporto vaticano è stato preso da lei (da Mariella Enoc ndr)!», ha detto Francesco sorridendo. E ha aggiunto: «Quando ci sono dei bambini che hanno urgenza di arrivare all’ospedale, arrivano in elicottero qui e passano dall’altra parte. Sa muoversi, ma non solo lei, tutti, perché è stato contagioso questo spirito, e anche lei ha avuto questo contagio da voi e così l’uno all’altro. Siete una famiglia! – ha ribadito il Pontefice – chi è più importante in una famiglia? La mamma, il papà, i fratelli più grandi, i nonni, i bambini…ognuno è più importante, e voi siete tutti importanti, ma sempre insieme». 

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