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Francesco parla via web con ragazzi disabili: ognuno ha dentro un tesoro.

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Si conclude in Vaticano il congresso della rete educativa Scholas Occurrentes. «Hai un tablet?», «no con il computer sono un disastro, che vergogna…»

IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO

Il "hangout" del Papa«Tienes una tablet?» (hai un tablet?), «How do you cope with difficulties?» (che fai quando c’è una difficoltà?), «Gosto de jogar no gol» (voglio giocare a calcio e fare gol). Sono alcune delle frasi rivolte da sette ragazzi con disabilità a Papa Francesco, connesso via web-camera dal Vaticano, a conclusione del quarto congresso mondiale della rete internazionale di scuoleScholas Occurrentes.

A rivolgersi al Papa tramite la piattaforma google Hangout sono stati, da Madrid, Isabel, non vedente, Elvira e Alicia, affette da sindrome di Down, dall’India Manoj, non udente, dal Brasile Pedro, con una patologia congenita che gli ha mutilato alcuni arti e dal Nebraska, negli Stati Uniti, Isaias, con difficoltà di apprendimento. Papa Francesco ha risposto dall’aula nuova del sinodo, chiudendo il congresso di questa iniziativa, che si è svolta da lunedì a oggi, dedicata quest’anno al tema «responsabilità sociale e inclusione» alla quale hanno partecipato esperti di quaranta paesi e 400mila scuole (si è collegato via web un istituto in Mozambico). L’iniziativa sostiene l’educazione dei giovani, soprattutto quelli svantaggiati, tramite l’interazione tra diverse comunità e discipline (arte, sport, tecnologia).

«Ognuno di noi ha un tesoro dentro di sé», ha detto il Papa che ha parlato sempre in spagnolo: «Non nascondete il tesoro che ognuno di noi ha. A volte si trova subito, altre volte no, proprio come nel gioco del tesoro. Ma una volta trovato bisogna condividerlo con gli altri», Bergoglio ha ringraziato i ragazzi «perché aiutate tutti noi a capire che la vita è un tesoro, ma solo se lo diamo agli altri. Tutti voi avete come una scatoletta, dovete aprire questa scatola e farne uscire il tesoro che c’è dentro».

Nello scambio di battute con i singoli ragazzi, sono emersi i temi più disparati. Pedro ha detto che spera in una protesi che gli permette di andare in bicicletta e  giocare a calcio. «Cosa fai se ti fanno goal?», gli ha chiesto Bergoglio. «Sono felice di giocare e stare con i miei amici», ha risposto. E il Papa: «Ci dà una lezione, quello che conta non è vincere ma giocare con gli altri». Alicia, una telecamera in mano, ha raccontato al Papa che le piace il cinema e ha domandato al Papa se gli piace scaricare le foto sul pc. «Vuoi la verità?», ha risposto Bergoglio. «Sono un disastro (la colorita espressione argentina è «tronco», ndr) con la macchina, non so maneggiare il computer… Che vergogna, eh?». Elvira ha detto che le piace il canto e ha spiegato al Papa che la sua cantante preferita è la star argentina Violetta. Isaias, accanto a un amico, ha chiesto al Papa cosa fa di fronte a una difficoltà. «Primo, non arrabbiarmi, poi, trovare il modo di vincere la difficoltà, e, se non posso superarla, perseverare per avere la possibilità di superarla. Non dobbiamo mai spaventarci di fronte alle difficoltà. Siamo capaci di superarla. Abbiamo solo bisogno di tempo, intelligenza e coraggio, senza paura». Manoj, fan di Bruce Lee, ha chiesto al Pontefice qual è l’aiuto delle Scholas: sono «ponti», ha risposto il Papa, che aiutano a comunicare: «Quando ci comunichiamo, non rimaniamo soli con i nostri limiti».

Il direttore mondiale di Scholas Occurentes (scholasoccurrentes.org) è José Maria del Corral, il «referente» in Vaticano è il cancelliere delle pontificie accademie delle Scienze e delle Scienze sociali, il monsignore argentino Marcelo Sanchez Sorondo e c’è questa realtà dietro iniziative come la partita per la pace alla quale hanno partecipato, lo scorso primo settembre allo stadio Olimpico, glorie del calcio come l’argentino Javier Zanetti. Alla rete hanno aderito 400mila scuole. Anche oggi in Vaticano oltre a imprenditori (google) e rappresentanti di giornali e testate, hanno salutato il Papa sportivi come la campionessa di hokey Luciana Aymar, mentre il presidente del Barcelona Josep Maria Bartomeu gli ha regalato una maglia della squadra catalana.

 

«Una cosa che mi preoccupa molto è l’armonia», ha detto Papa Francesco a conclusione della cerimonia. «Bisogna creare comprensione di differenze, accettare le differenze, valorizzarle in modo che si armonizzino, non si frammentino», mentre oggi «il patto educativo, la famiglia, la Chiesa, la patria, la cultura… è rotto. Il che significa sia la società, sia la famiglia, sia le istituzioni diverse delegano l’educazione agli agenti educativi, ai docenti, che generalmente sono mal pagati e devono farsi carico di questa responsabilità, recriminando con le istituzioni che hanno zoppicato». E invece è necessario «ricreare armonicamente il patto educativo», con l’impegno di tutti, coinvolgendo tutte le attività («la cultura, lo sport, la scienza») e tutte le dimensioni («mente, mani, cuore»), recuperando, e mettendo in comunicazione, le proprie tradizioni storiche e popolari («La cultura italiana per esempio non può rinnegare Dante come suo fondamento, la cultura argentina non può rinnegare Martin Fierro, il nostro peoma fondativo»), e valorizzando tanto la «dimensione ludica» («Il libro della Sapienza dice che Dio giocava»), quanto la «bellezza» («Cercare in ciascuno di noi la bellezza che ci fonda: la nostra arte, musica, pittura, cultura letteratura, non possiamo creare l’armonia se non abbiamo la percezione della bellezza». Per Bergoglio «questa è la sfida: problemi ce ne sono molti, siamo tentati sì, ogni opera incorre nella tentazione di essere frenata, di corrompersi, di sviarsi, ma c’è il lavoro congiunto e la vigilanza di ognuno che aiutano a ricostruire e armonizzare il patto educativo: i bambini sono il nostro futuro».

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Francesco parla via web con ragazzi disabili: ognuno ha dentro un tesoro.

  

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IACOPO SCARAMUZZI
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Il "hangout" del Papa«Tienes una tablet?» (hai un tablet?), «How do you cope with difficulties?» (che fai quando c’è una difficoltà?), «Gosto de jogar no gol» (voglio giocare a calcio e fare gol). Sono alcune delle frasi rivolte da sette ragazzi con disabilità a Papa Francesco, connesso via web-camera dal Vaticano, a conclusione del quarto congresso mondiale della rete internazionale di scuoleScholas Occurrentes.

A rivolgersi al Papa tramite la piattaforma google Hangout sono stati, da Madrid, Isabel, non vedente, Elvira e Alicia, affette da sindrome di Down, dall’India Manoj, non udente, dal Brasile Pedro, con una patologia congenita che gli ha mutilato alcuni arti e dal Nebraska, negli Stati Uniti, Isaias, con difficoltà di apprendimento. Papa Francesco ha risposto dall’aula nuova del sinodo, chiudendo il congresso di questa iniziativa, che si è svolta da lunedì a oggi, dedicata quest’anno al tema «responsabilità sociale e inclusione» alla quale hanno partecipato esperti di quaranta paesi e 400mila scuole (si è collegato via web un istituto in Mozambico). L’iniziativa sostiene l’educazione dei giovani, soprattutto quelli svantaggiati, tramite l’interazione tra diverse comunità e discipline (arte, sport, tecnologia).

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«Ognuno di noi ha un tesoro dentro di sé», ha detto il Papa che ha parlato sempre in spagnolo: «Non nascondete il tesoro che ognuno di noi ha. A volte si trova subito, altre volte no, proprio come nel gioco del tesoro. Ma una volta trovato bisogna condividerlo con gli altri», Bergoglio ha ringraziato i ragazzi «perché aiutate tutti noi a capire che la vita è un tesoro, ma solo se lo diamo agli altri. Tutti voi avete come una scatoletta, dovete aprire questa scatola e farne uscire il tesoro che c’è dentro».

Nello scambio di battute con i singoli ragazzi, sono emersi i temi più disparati. Pedro ha detto che spera in una protesi che gli permette di andare in bicicletta e  giocare a calcio. «Cosa fai se ti fanno goal?», gli ha chiesto Bergoglio. «Sono felice di giocare e stare con i miei amici», ha risposto. E il Papa: «Ci dà una lezione, quello che conta non è vincere ma giocare con gli altri». Alicia, una telecamera in mano, ha raccontato al Papa che le piace il cinema e ha domandato al Papa se gli piace scaricare le foto sul pc. «Vuoi la verità?», ha risposto Bergoglio. «Sono un disastro (la colorita espressione argentina è «tronco», ndr) con la macchina, non so maneggiare il computer… Che vergogna, eh?». Elvira ha detto che le piace il canto e ha spiegato al Papa che la sua cantante preferita è la star argentina Violetta. Isaias, accanto a un amico, ha chiesto al Papa cosa fa di fronte a una difficoltà. «Primo, non arrabbiarmi, poi, trovare il modo di vincere la difficoltà, e, se non posso superarla, perseverare per avere la possibilità di superarla. Non dobbiamo mai spaventarci di fronte alle difficoltà. Siamo capaci di superarla. Abbiamo solo bisogno di tempo, intelligenza e coraggio, senza paura». Manoj, fan di Bruce Lee, ha chiesto al Pontefice qual è l’aiuto delle Scholas: sono «ponti», ha risposto il Papa, che aiutano a comunicare: «Quando ci comunichiamo, non rimaniamo soli con i nostri limiti».

Il direttore mondiale di Scholas Occurentes (scholasoccurrentes.org) è José Maria del Corral, il «referente» in Vaticano è il cancelliere delle pontificie accademie delle Scienze e delle Scienze sociali, il monsignore argentino Marcelo Sanchez Sorondo e c’è questa realtà dietro iniziative come la partita per la pace alla quale hanno partecipato, lo scorso primo settembre allo stadio Olimpico, glorie del calcio come l’argentino Javier Zanetti. Alla rete hanno aderito 400mila scuole. Anche oggi in Vaticano oltre a imprenditori (google) e rappresentanti di giornali e testate, hanno salutato il Papa sportivi come la campionessa di hokey Luciana Aymar, mentre il presidente del Barcelona Josep Maria Bartomeu gli ha regalato una maglia della squadra catalana.

 

«Una cosa che mi preoccupa molto è l’armonia», ha detto Papa Francesco a conclusione della cerimonia. «Bisogna creare comprensione di differenze, accettare le differenze, valorizzarle in modo che si armonizzino, non si frammentino», mentre oggi «il patto educativo, la famiglia, la Chiesa, la patria, la cultura… è rotto. Il che significa sia la società, sia la famiglia, sia le istituzioni diverse delegano l’educazione agli agenti educativi, ai docenti, che generalmente sono mal pagati e devono farsi carico di questa responsabilità, recriminando con le istituzioni che hanno zoppicato». E invece è necessario «ricreare armonicamente il patto educativo», con l’impegno di tutti, coinvolgendo tutte le attività («la cultura, lo sport, la scienza») e tutte le dimensioni («mente, mani, cuore»), recuperando, e mettendo in comunicazione, le proprie tradizioni storiche e popolari («La cultura italiana per esempio non può rinnegare Dante come suo fondamento, la cultura argentina non può rinnegare Martin Fierro, il nostro peoma fondativo»), e valorizzando tanto la «dimensione ludica» («Il libro della Sapienza dice che Dio giocava»), quanto la «bellezza» («Cercare in ciascuno di noi la bellezza che ci fonda: la nostra arte, musica, pittura, cultura letteratura, non possiamo creare l’armonia se non abbiamo la percezione della bellezza». Per Bergoglio «questa è la sfida: problemi ce ne sono molti, siamo tentati sì, ogni opera incorre nella tentazione di essere frenata, di corrompersi, di sviarsi, ma c’è il lavoro congiunto e la vigilanza di ognuno che aiutano a ricostruire e armonizzare il patto educativo: i bambini sono il nostro futuro».

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