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Francesco: non vivete inseguendo le rivelazioni dei veggenti

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l Papa a Santa Marta: non annacquare l’identità cristiana in una religione «soft»; attenzione alla mondanità di chi «allarga la coscienza» così tanto da permettere l’ingresso di tutto

DOMENICO AGASSO JR
ROMA

Ha messo in guardia da chi vuole trasformare il cristianesimo in una «bella idea». Ha esortato a non «annacquare» l’identità cristiana in una religione «soft». Quindi, ha ribadito che un altro rischio per la testimonianza dei fedeli di Gesù è la mondanità di chi «allarga la coscienza» così tanto da permettere l’ingresso di tutto. Sono tutti passaggi dell’omelia mattutina di papa Francesco a Casa Santa Marta, sintetizzata da Radio Vaticana.

Il Pontefice ha svolto la sua predica muovendo dalle parole di San Paolo ai Corinzi, ai quali parla dell’identità dei discepoli di Gesù. È vero, ha detto, che «per arrivare a questa identità cristiana», Dio «ci ha fatto fare un lungo cammino di storia» fino a quando inviò suo Figlio. «Anche noi – ha evidenziato – dobbiamo fare nella nostra vita un lungo cammino, perché questa identità cristiana sia forte» così da poterne dare «testimonianza».

«È vero, c’è il peccato – ha detto – e il peccato ci fa cadere, ma noi abbiamo la forza del Signore per alzarci e andare con la nostra identità. Ma io direi anche che il peccato è parte della nostra identità: siamo peccatori, ma peccatori con la fede in Gesù Cristo. E non è soltanto una fede di conoscenza, no. È una fede che è un dono di Dio e che è entrata in noi da Dio. È Dio stesso che ci conferma in Cristo. E ci ha conferito l’unzione, ci ha impresso il sigillo, ci ha dato la caparra, il pegno dello Spirito nei nostri cuori. È Dio che ci dà questo dono dell’identità».

Fondamentale, ha aggiunto, «è essere fedele a quest’identità cristiana e lasciare che lo Spirito Santo, che è proprio la garanzia, il pegno nel nostro cuore, ci porti avanti nella vita».

I cristiani non sono persone che vanno «dietro a una filosofia», ha avvertito, «siamo unti» e con la «garanzia dello Spirito». «È un’identità bella – ha sottolineato – che si fa vedere nella testimonianza. Per questo Gesù ci parla della testimonianza come il linguaggio della nostra identità cristiana». E questo anche se l’identità cristiana, giacché «siamo peccatori, è tentata, viene tentata; le tentazioni vengono sempre» e l’identità «può indebolirsi e può perdersi».

Il Papa ha messo in guardia da due vie pericolose: «Prima quella del passare dalla testimonianza alle idee, annacquare la testimonianza. “Eh sì, sono cristiano. Il cristianesimo è questo, una bella idea. Io prego Dio”. E così, dal Cristo concreto, perché l’identità cristiana è concreta – lo leggiamo nelle Beatitudini; questa concretezza è anche in Matteo 25: l’identità cristiana è concreta – passiamo a questa religione un po’ soft, sull’aria e sulla strada degli gnostici. Dietro c’è lo scandalo. Questa identità cristiana è scandalosa. E la tentazione è: “No, no, senza scandalo”».

«La croce – ha precisato – è uno scandalo» e quindi c’è chi cerca Dio «con queste spiritualità cristiane un po’ eteree», gli «gnostici moderni». Poi, ha avvertito, ci sono «quelli che sempre hanno bisogno di novità dell’identità cristiana» e hanno «dimenticato che sono stati scelti, unti» che «hanno la garanzia dello Spirito» e cercano: «”Ma dove sono i veggenti che ci dicono oggi la lettera che la Madonna manderà alle 4 del pomeriggio?” Per esempio, no? E vivono di questo. Questa non è identità cristiana. L’ultima parola di Dio si chiama “Gesù” e niente di più».

Un’altra strada per fare passi indietro nell’identità cristiana, ha aggiunto, è la mondanità: «Allargare tanto la coscienza che lì c’entra tutto. “Sì, noi siamo cristiani, ma questo sì…” Non solo moralmente, ma anche umanamente. La mondanità è umana. E così il sale perde il sapore. E vediamo comunità cristiane, anche cristiani, che si dicono cristiani, ma non possono e non sanno dare testimonianza di Gesù Cristo. E così la identità va indietro, indietro e si perde, e questo nominalismo mondano che noi vediamo tutti i giorni. Nella storia di salvezza Dio, con la sua pazienza di Padre, ci ha portato dall’ambiguità alla certezza, alla concretezza dell’incarnazione e la morte redentrice del suo Figlio. Questa è la nostra identità».

San Paolo, ha aggiunto in conclusione, si vanta del Figlio di Dio «fatto uomo e morto per obbedienza», «questa è l’identità ed è lì la testimonianza»; è una grazia che «dobbiamo chiedere al Signore: che sempre ci dia questo regalo, questo dono di un’identità che non cerca di adattarsi alle cose» fino «a perdere il sapore del sale».

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Ha messo in guardia da chi vuole trasformare il cristianesimo in una «bella idea». Ha esortato a non «annacquare» l’identità cristiana in una religione «soft». Quindi, ha ribadito che un altro rischio per la testimonianza dei fedeli di Gesù è la mondanità di chi «allarga la coscienza» così tanto da permettere l’ingresso di tutto. Sono tutti passaggi dell’omelia mattutina di papa Francesco a Casa Santa Marta, sintetizzata da Radio Vaticana.

Il Pontefice ha svolto la sua predica muovendo dalle parole di San Paolo ai Corinzi, ai quali parla dell’identità dei discepoli di Gesù. È vero, ha detto, che «per arrivare a questa identità cristiana», Dio «ci ha fatto fare un lungo cammino di storia» fino a quando inviò suo Figlio. «Anche noi – ha evidenziato – dobbiamo fare nella nostra vita un lungo cammino, perché questa identità cristiana sia forte» così da poterne dare «testimonianza».

«È vero, c’è il peccato – ha detto – e il peccato ci fa cadere, ma noi abbiamo la forza del Signore per alzarci e andare con la nostra identità. Ma io direi anche che il peccato è parte della nostra identità: siamo peccatori, ma peccatori con la fede in Gesù Cristo. E non è soltanto una fede di conoscenza, no. È una fede che è un dono di Dio e che è entrata in noi da Dio. È Dio stesso che ci conferma in Cristo. E ci ha conferito l’unzione, ci ha impresso il sigillo, ci ha dato la caparra, il pegno dello Spirito nei nostri cuori. È Dio che ci dà questo dono dell’identità».

Fondamentale, ha aggiunto, «è essere fedele a quest’identità cristiana e lasciare che lo Spirito Santo, che è proprio la garanzia, il pegno nel nostro cuore, ci porti avanti nella vita».

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I cristiani non sono persone che vanno «dietro a una filosofia», ha avvertito, «siamo unti» e con la «garanzia dello Spirito». «È un’identità bella – ha sottolineato – che si fa vedere nella testimonianza. Per questo Gesù ci parla della testimonianza come il linguaggio della nostra identità cristiana». E questo anche se l’identità cristiana, giacché «siamo peccatori, è tentata, viene tentata; le tentazioni vengono sempre» e l’identità «può indebolirsi e può perdersi».

Il Papa ha messo in guardia da due vie pericolose: «Prima quella del passare dalla testimonianza alle idee, annacquare la testimonianza. “Eh sì, sono cristiano. Il cristianesimo è questo, una bella idea. Io prego Dio”. E così, dal Cristo concreto, perché l’identità cristiana è concreta – lo leggiamo nelle Beatitudini; questa concretezza è anche in Matteo 25: l’identità cristiana è concreta – passiamo a questa religione un po’ soft, sull’aria e sulla strada degli gnostici. Dietro c’è lo scandalo. Questa identità cristiana è scandalosa. E la tentazione è: “No, no, senza scandalo”».

«La croce – ha precisato – è uno scandalo» e quindi c’è chi cerca Dio «con queste spiritualità cristiane un po’ eteree», gli «gnostici moderni». Poi, ha avvertito, ci sono «quelli che sempre hanno bisogno di novità dell’identità cristiana» e hanno «dimenticato che sono stati scelti, unti» che «hanno la garanzia dello Spirito» e cercano: «”Ma dove sono i veggenti che ci dicono oggi la lettera che la Madonna manderà alle 4 del pomeriggio?” Per esempio, no? E vivono di questo. Questa non è identità cristiana. L’ultima parola di Dio si chiama “Gesù” e niente di più».

Un’altra strada per fare passi indietro nell’identità cristiana, ha aggiunto, è la mondanità: «Allargare tanto la coscienza che lì c’entra tutto. “Sì, noi siamo cristiani, ma questo sì…” Non solo moralmente, ma anche umanamente. La mondanità è umana. E così il sale perde il sapore. E vediamo comunità cristiane, anche cristiani, che si dicono cristiani, ma non possono e non sanno dare testimonianza di Gesù Cristo. E così la identità va indietro, indietro e si perde, e questo nominalismo mondano che noi vediamo tutti i giorni. Nella storia di salvezza Dio, con la sua pazienza di Padre, ci ha portato dall’ambiguità alla certezza, alla concretezza dell’incarnazione e la morte redentrice del suo Figlio. Questa è la nostra identità».

San Paolo, ha aggiunto in conclusione, si vanta del Figlio di Dio «fatto uomo e morto per obbedienza», «questa è l’identità ed è lì la testimonianza»; è una grazia che «dobbiamo chiedere al Signore: che sempre ci dia questo regalo, questo dono di un’identità che non cerca di adattarsi alle cose» fino «a perdere il sapore del sale».

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