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Francesco: non si può “normalizzare” la violenza sulle donne

Viaggio del Papa in Cile e Perù

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Il Papa incontra la popolazione di Puerto Maldonado: no alla cultura «maschilista» che non accetta il loro ruolo nella società. «Vogliono fare della vostra terra un luogo da sfruttare». Il «falso dio» dell’estrazione dell’oro che richiede «sacrifici umani»
 
ANDREA TORNIELLI
INVIATO A PUERTO MALDONADO
 

«Non si può “normalizzare” la violenza verso le donne, sostenendo una cultura maschilista che non accetta il ruolo di protagonista della donna nelle nostre comunità. Non ci è lecito guardare dall’altra parte». Francesco incontra la popolazione di Puerto Maldonado e continua a riflettere sullo sfruttamento delle persone e della terra, un tema qui particolarmente drammatico. 

Il nome della regione, “Madre de Dios”, è l’occasione per il Papa di ricordare che Maria «viveva in un villaggio lontano, sperduto, anch’esso considerato da tanti come “terra di nessuno”». «La prima cosa che mi piacerebbe trasmettervi – e voglio farlo con forza – è: questa non è una terra orfana, è la terra della Madre! E se c’è una madre ci sono figli, c’è famiglia, c’è comunità», e «si trova la forza» per affrontare i problemi in modo diverso. 

Bergoglio denuncia la volontà di alcuni di «spegnere questa certezza e fare di Madre de Dios una terra anonima, senza figli, una terra infeconda. Un luogo facile da commercializzare e da sfruttare. Per questo ci fa bene ripetere: Questa non è una terra orfana! Ha una Madre!». 

Il Papa ha quindi citato la «cultura dello scarto». Una cultura «che non si accontenta solo di escludere, ma che è avanzata mettendo a tacere, ignorando e rigettando tutto ciò che non serve ai suoi interessi; sembrerebbe che il consumismo alienante di alcuni non riesca a percepire la dimensione della sofferenza soffocante di altri. È una cultura anonima, senza legami, senza volti. La terra viene trattata secondo questa logica. Le foreste, i fiumi e i torrenti vengono usati, utilizzati fino all’ultima risorsa e poi lasciati inutilizzati e inservibili». 

Anche le persone, osserva il Pontefice, «sono trattate con questa logica: usate fino allo sfinimento e poi abbandonate come “inservibili”». «Uscendo – aggiunge a braccio – mentre facevo il percorso ho visto una donna di 97 anni. Che dobbiamo fare? Scartiamo la nonna? No! Dobbiamo tenerla, è la saggezza del nostro popolo». 

E qui, introduce un «tema doloroso». «Nell’aeroporto di Puerto Maldonado ho visto un cartello che mi è piaciuto: “Fa attenzione alla tratta”. Ci siamo abituati a utilizzare il termine “tratta di persone” – dice Francesco – ma in realtà dovremmo parlare di schiavitù: schiavitù per il lavoro, schiavitù sessuale, schiavitù per il guadagno. Fa male constatare come in questa terra, che sta sotto la protezione della Madre di Dio, tante donne sono così svalutate, disprezzate ed esposte a violenze senza fine».  

«Non si può “normalizzare” – tuona Bergoglio – la violenza verso le donne sostenendo una cultura maschilista che non accetta il ruolo di protagonista della donna nelle nostre comunità. Non ci è lecito guardare dall’altra parte e lasciare che tante donne, specialmente adolescenti, siano “calpestate” nella loro dignità». 

Il Papa parla anche dell’emigrazione di tante persone verso l’Amazzonia, alla ricerca di un tetto, una terra e un lavoro. «Sono venute a cercare un futuro migliore per sè stesse e per le loro famiglie. Hanno abbandonato la loro vita umile, povera ma dignitosa. Molte di loro, per la promessa che certi lavori avrebbero messo fine a situazioni precarie, si sono basati sul luccichio promettente dell’estrazione dell’oro. Però l’oro può diventare un falso dio che pretende sacrifici umani». 

I falsi dei, «gli idoli dell’avarizia, del denaro, del potere, corrompono tutto – spiega Francesco – corrompono la persona e le istituzioni, e distruggono anche la foresta». Il Papa conclude con un invito: «Vi incoraggio a continuare a organizzarvi in movimenti e comunità di ogni tipo per cercare di superare queste situazioni; e anche a far in modo, a partire dalla fede, di organizzarvi come comunità ecclesiali che vivono intorno alla persona di Gesù, che «ci ha promesso vita vera». 

Originale: Vatican Insider
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Il Papa incontra la popolazione di Puerto Maldonado: no alla cultura «maschilista» che non accetta il loro ruolo nella società. «Vogliono fare della vostra terra un luogo da sfruttare». Il «falso dio» dell’estrazione dell’oro che richiede «sacrifici umani»
 
ANDREA TORNIELLI
INVIATO A PUERTO MALDONADO
 

«Non si può “normalizzare” la violenza verso le donne, sostenendo una cultura maschilista che non accetta il ruolo di protagonista della donna nelle nostre comunità. Non ci è lecito guardare dall’altra parte». Francesco incontra la popolazione di Puerto Maldonado e continua a riflettere sullo sfruttamento delle persone e della terra, un tema qui particolarmente drammatico. 

Il nome della regione, “Madre de Dios”, è l’occasione per il Papa di ricordare che Maria «viveva in un villaggio lontano, sperduto, anch’esso considerato da tanti come “terra di nessuno”». «La prima cosa che mi piacerebbe trasmettervi – e voglio farlo con forza – è: questa non è una terra orfana, è la terra della Madre! E se c’è una madre ci sono figli, c’è famiglia, c’è comunità», e «si trova la forza» per affrontare i problemi in modo diverso. 

Bergoglio denuncia la volontà di alcuni di «spegnere questa certezza e fare di Madre de Dios una terra anonima, senza figli, una terra infeconda. Un luogo facile da commercializzare e da sfruttare. Per questo ci fa bene ripetere: Questa non è una terra orfana! Ha una Madre!». 

Il Papa ha quindi citato la «cultura dello scarto». Una cultura «che non si accontenta solo di escludere, ma che è avanzata mettendo a tacere, ignorando e rigettando tutto ciò che non serve ai suoi interessi; sembrerebbe che il consumismo alienante di alcuni non riesca a percepire la dimensione della sofferenza soffocante di altri. È una cultura anonima, senza legami, senza volti. La terra viene trattata secondo questa logica. Le foreste, i fiumi e i torrenti vengono usati, utilizzati fino all’ultima risorsa e poi lasciati inutilizzati e inservibili». 

Anche le persone, osserva il Pontefice, «sono trattate con questa logica: usate fino allo sfinimento e poi abbandonate come “inservibili”». «Uscendo – aggiunge a braccio – mentre facevo il percorso ho visto una donna di 97 anni. Che dobbiamo fare? Scartiamo la nonna? No! Dobbiamo tenerla, è la saggezza del nostro popolo». 

E qui, introduce un «tema doloroso». «Nell’aeroporto di Puerto Maldonado ho visto un cartello che mi è piaciuto: “Fa attenzione alla tratta”. Ci siamo abituati a utilizzare il termine “tratta di persone” – dice Francesco – ma in realtà dovremmo parlare di schiavitù: schiavitù per il lavoro, schiavitù sessuale, schiavitù per il guadagno. Fa male constatare come in questa terra, che sta sotto la protezione della Madre di Dio, tante donne sono così svalutate, disprezzate ed esposte a violenze senza fine».  

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«Non si può “normalizzare” – tuona Bergoglio – la violenza verso le donne sostenendo una cultura maschilista che non accetta il ruolo di protagonista della donna nelle nostre comunità. Non ci è lecito guardare dall’altra parte e lasciare che tante donne, specialmente adolescenti, siano “calpestate” nella loro dignità». 

Il Papa parla anche dell’emigrazione di tante persone verso l’Amazzonia, alla ricerca di un tetto, una terra e un lavoro. «Sono venute a cercare un futuro migliore per sè stesse e per le loro famiglie. Hanno abbandonato la loro vita umile, povera ma dignitosa. Molte di loro, per la promessa che certi lavori avrebbero messo fine a situazioni precarie, si sono basati sul luccichio promettente dell’estrazione dell’oro. Però l’oro può diventare un falso dio che pretende sacrifici umani». 

I falsi dei, «gli idoli dell’avarizia, del denaro, del potere, corrompono tutto – spiega Francesco – corrompono la persona e le istituzioni, e distruggono anche la foresta». Il Papa conclude con un invito: «Vi incoraggio a continuare a organizzarvi in movimenti e comunità di ogni tipo per cercare di superare queste situazioni; e anche a far in modo, a partire dalla fede, di organizzarvi come comunità ecclesiali che vivono intorno alla persona di Gesù, che «ci ha promesso vita vera». 

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