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Francesco: Maria vicina a chi nella pandemia muore solo

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Proseguendo il ciclo di catechesi sulla preghiera, all’udienza generale il Papa si sofferma sulla preghiera in comunione con la Madre di Gesù, a cui egli ci ha affidati “come Madre, non come dea, non come corredentrice”. E il suo atteggiamento è un “catechismo vivente” per ogni cristiano

Debora Donnini – Città del Vaticano

La profonda vicinanza di Maria che “come e più di ogni buona madre”, “ci difende nei pericoli, si preoccupa per noi, anche quando noi siamo presi dalle nostre cose e perdiamo il senso del cammino, e mettiamo in pericolo non solo la nostra salute ma la nostra salvezza”. Alla vigilia della Solennità dell’Annunciazione, all’udienza generale tenuta dalla Biblioteca del Palazzo Apostolico, Francesco incentra la catechesi sulla preghiera in comunione con Maria che “prega anche “per chi non prega. Perché lei è la nostra Madre”. “Maria – ricorda – è sempre presente al capezzale dei suoi figli che partono da questo mondo”, è vicina a chi è dimenticato come lo fu accanto al Figlio quando tutti l’avevano abbandonato:  

Maria è stata ed è presente nei giorni di pandemia, vicino alle persone che purtroppo hanno concluso il loro cammino terreno in una condizione di isolamento, senza il conforto della vicinanza dei loro cari. Maria è sempre lì, accanto a noi, con la sua tenerezza materna.

Il Papa assicura che le preghiere rivolte a lei non sono vane. “Donna del ‘sì’, che ha accolto con prontezza l’invito dell’Angelo, Maria risponde pure alle nostre suppliche”, anche a quelle che “rimangono chiuse nel cuore, che non hanno la forza di uscire ma che Dio conosce meglio di noi stessi”.

Gesù Mediatore fra Dio e gli uomini

Francesco sottolinea che “la via maestra della preghiera cristiana” è proprio l’umanità di Gesù: egli è l’unico Mediatore fra Dio e gli uomini, “è l’unico Redentore: non ci sono co-redentori con Cristo”, rimarca. E’ “il ponte che attraversiamo per rivolgerci al Padre” così che “ogni preghiera che eleviamo a Dio è per Cristo, con Cristo e in Cristo e si realizza grazie alla sua intercessione”. È dunque “dalla mediazione di Cristo” che prendono senso gli altri riferimenti che il cristiano trova nella sua preghiera, primo fra tutti quello alla Vergine Maria che occupa “un posto privilegiato” perché è la Madre di Gesù. Il Papa riprende la Lettura degli Atti degli Apostoli ascoltata all’inizio dell’udienza, con il raduno dei discepoli, delle pie donne e di Maria, che dopo l’Assunzione di Gesù pregano: “La prima comunità cristiana che aspettava il dono di Gesù”, afferma.

Maria indica Gesù

Quindi il Papa si riferisce alle raffigurazioni della Vergine. Le Chiese d’Oriente l’hanno spesso rappresentata come l’Odigitria, colei che “indica la via”, cioè il Figlio Gesù Cristo. Il suo pensiero va al dipinto antico dell’Odigitria nella cattedrale di Bari. “La Madonna che mostra Gesù, nudo; poi gli hanno messo la camicia per coprire quella nudità, ma la verità – ribadisce – è che Gesù è nudo, lui, steso, uomo, nato da Maria, è il Mediatore”. Nell’iconografia cristiana, dunque, la sua presenza “è ovunque” ma sempre, spiega Francesco, in funzione del Figlio. Le sue mani, i suoi occhi, il suo atteggiamento sono un “catechismo” vivente” e segnalano il centro, Gesù. “A tal punto – sottolinea –  che possiamo dire che è più discepola che Madre”, “è la prima discepola”. Il suo ruolo è essere “l’umile ancella del Signore”, dice.

“Gesù ha esteso la maternità di Maria a tutta la Chiesa quando le ha affidato il discepolo amato, poco prima di morire in croce”, ricorda poi il Papa, sottolineando come da quel momento “siamo collocati tutti sotto il suo manto, come si vede in certi affreschi o quadri medievali”.

Anche la prima antifona latina – sub tuum praesidium confugimus, sancta Dei Genitrix: la Madonna che copre, come Madre, alla quale Gesù ci ha affidati, tutti noi; ma come Madre, non come dea, non come corredentrice: come Madre. E’ vero che la pietà cristiana sempre le dà dei titoli belli, come un figlio alla mamma: quante cose belle dice un figlio alla mamma alla quale vuole bene! Quante cose belle. Ma stiamo attenti: le cose che la Chiesa, i Santi le dicono, le cose belle, a Maria, nulla tolgono all’unicità redentrice di Cristo. Lui è l’unico Redentore. Sono espressioni d’amore come un figlio alla mamma – alcune volte esagerate. Ma l’amore, noi sappiamo, sempre ci fa fare cose esagerate, ma d’amore.

Presente nella preghiera dell’Ave Maria il titolo “Theotokos”, “Madre di Dio”, sancito dal Concilio di Efeso. In questa preghiera si supplica Maria di intercedere “adesso e nell’ora della nostra morte”. Quindi, rileva il Papa, “nelle concrete situazioni della vita, e nel momento finale, perché ci accompagni nel passaggio alla vita eterna”.

Rinnovata sensibilità per il valore della vita umana

Nei saluti al termine della catechesi il Papa ha rivolto il suo pensiero al Niger e all’Australia e ha ricordato l’odierna Giornata contro la Tubercolosi e, nei saluti ai fedeli di lingua polacca, la Giornata per la Vita. Forte la richiesta del Papa di pregare perché “affinché in tutto il mondo ci sia una rinnovata sensibilità nelle coscienze, nelle famiglie, nella Chiesa e nella società riguardo al valore della vita umana in ogni tappa e in ogni condizione”. 

Originale: Vatican News
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Debora Donnini – Città del Vaticano

La profonda vicinanza di Maria che “come e più di ogni buona madre”, “ci difende nei pericoli, si preoccupa per noi, anche quando noi siamo presi dalle nostre cose e perdiamo il senso del cammino, e mettiamo in pericolo non solo la nostra salute ma la nostra salvezza”. Alla vigilia della Solennità dell’Annunciazione, all’udienza generale tenuta dalla Biblioteca del Palazzo Apostolico, Francesco incentra la catechesi sulla preghiera in comunione con Maria che “prega anche “per chi non prega. Perché lei è la nostra Madre”. “Maria – ricorda – è sempre presente al capezzale dei suoi figli che partono da questo mondo”, è vicina a chi è dimenticato come lo fu accanto al Figlio quando tutti l’avevano abbandonato:  

Maria è stata ed è presente nei giorni di pandemia, vicino alle persone che purtroppo hanno concluso il loro cammino terreno in una condizione di isolamento, senza il conforto della vicinanza dei loro cari. Maria è sempre lì, accanto a noi, con la sua tenerezza materna.

Il Papa assicura che le preghiere rivolte a lei non sono vane. “Donna del ‘sì’, che ha accolto con prontezza l’invito dell’Angelo, Maria risponde pure alle nostre suppliche”, anche a quelle che “rimangono chiuse nel cuore, che non hanno la forza di uscire ma che Dio conosce meglio di noi stessi”.

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Gesù Mediatore fra Dio e gli uomini

Francesco sottolinea che “la via maestra della preghiera cristiana” è proprio l’umanità di Gesù: egli è l’unico Mediatore fra Dio e gli uomini, “è l’unico Redentore: non ci sono co-redentori con Cristo”, rimarca. E’ “il ponte che attraversiamo per rivolgerci al Padre” così che “ogni preghiera che eleviamo a Dio è per Cristo, con Cristo e in Cristo e si realizza grazie alla sua intercessione”. È dunque “dalla mediazione di Cristo” che prendono senso gli altri riferimenti che il cristiano trova nella sua preghiera, primo fra tutti quello alla Vergine Maria che occupa “un posto privilegiato” perché è la Madre di Gesù. Il Papa riprende la Lettura degli Atti degli Apostoli ascoltata all’inizio dell’udienza, con il raduno dei discepoli, delle pie donne e di Maria, che dopo l’Assunzione di Gesù pregano: “La prima comunità cristiana che aspettava il dono di Gesù”, afferma.

Maria indica Gesù

Quindi il Papa si riferisce alle raffigurazioni della Vergine. Le Chiese d’Oriente l’hanno spesso rappresentata come l’Odigitria, colei che “indica la via”, cioè il Figlio Gesù Cristo. Il suo pensiero va al dipinto antico dell’Odigitria nella cattedrale di Bari. “La Madonna che mostra Gesù, nudo; poi gli hanno messo la camicia per coprire quella nudità, ma la verità – ribadisce – è che Gesù è nudo, lui, steso, uomo, nato da Maria, è il Mediatore”. Nell’iconografia cristiana, dunque, la sua presenza “è ovunque” ma sempre, spiega Francesco, in funzione del Figlio. Le sue mani, i suoi occhi, il suo atteggiamento sono un “catechismo” vivente” e segnalano il centro, Gesù. “A tal punto – sottolinea –  che possiamo dire che è più discepola che Madre”, “è la prima discepola”. Il suo ruolo è essere “l’umile ancella del Signore”, dice.

“Gesù ha esteso la maternità di Maria a tutta la Chiesa quando le ha affidato il discepolo amato, poco prima di morire in croce”, ricorda poi il Papa, sottolineando come da quel momento “siamo collocati tutti sotto il suo manto, come si vede in certi affreschi o quadri medievali”.

Anche la prima antifona latina – sub tuum praesidium confugimus, sancta Dei Genitrix: la Madonna che copre, come Madre, alla quale Gesù ci ha affidati, tutti noi; ma come Madre, non come dea, non come corredentrice: come Madre. E’ vero che la pietà cristiana sempre le dà dei titoli belli, come un figlio alla mamma: quante cose belle dice un figlio alla mamma alla quale vuole bene! Quante cose belle. Ma stiamo attenti: le cose che la Chiesa, i Santi le dicono, le cose belle, a Maria, nulla tolgono all’unicità redentrice di Cristo. Lui è l’unico Redentore. Sono espressioni d’amore come un figlio alla mamma – alcune volte esagerate. Ma l’amore, noi sappiamo, sempre ci fa fare cose esagerate, ma d’amore.

Presente nella preghiera dell’Ave Maria il titolo “Theotokos”, “Madre di Dio”, sancito dal Concilio di Efeso. In questa preghiera si supplica Maria di intercedere “adesso e nell’ora della nostra morte”. Quindi, rileva il Papa, “nelle concrete situazioni della vita, e nel momento finale, perché ci accompagni nel passaggio alla vita eterna”.

Rinnovata sensibilità per il valore della vita umana

Nei saluti al termine della catechesi il Papa ha rivolto il suo pensiero al Niger e all’Australia e ha ricordato l’odierna Giornata contro la Tubercolosi e, nei saluti ai fedeli di lingua polacca, la Giornata per la Vita. Forte la richiesta del Papa di pregare perché “affinché in tutto il mondo ci sia una rinnovata sensibilità nelle coscienze, nelle famiglie, nella Chiesa e nella società riguardo al valore della vita umana in ogni tappa e in ogni condizione”. 

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