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Francesco: l’operatore di pace oggi, realismo e umanità

il Papa si rivolge in particolare ai giovani che intendono specializzarsi nelle “Scienze della Pace”

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Nella prefazione al volume della Lev “Per un sapere della pace”, il Papa si rivolge in particolare ai giovani che intendono specializzarsi nelle “Scienze della Pace”: il gusto dello studio, afferma, deve accompagnarsi a un cuore ispirato dal Vangelo, capace di condividere le speranze e le angosce degli uomini d’oggi

Eugenio Bonanata e Alessandro De Carolis – Città del Vaticano

La necessità di investire sulle giovani generazioni per fronteggiare il clima di guerra e di violenza reciproca che caratterizza la società contemporanea. Papa Francesco torna a sottolinearlo in un testo inedito che introduce ‘Per un sapere della pace’, la nuova pubblicazione della Libreria Editrice Vaticana. Curato da Gilfredo Marengo – vicepreside e ordinario di Antropologia Teologica del Pontificio Istituto Teologico ‘Giovanni Paolo II’ per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia – il volume guarda al futuro fornendo alcuni spunti di riflessione. Francesco spiega che l’obiettivo è contribuire a definire i contorni di una figura specifica come quella dell’operatore di pace, ricordando la sua recente decisione di istituire un ciclo di studi in Scienze della pace presso la Pontificia Università Lateranense. “Un buon operatore di pace – si legge – deve essere in grado di maturare uno sguardo al mondo e alla storia che non cada in un ‘eccesso diagnostico’, che non sempre è accompagnato da proposte risolutive e realmente applicabili”. Si tratta, osserva, di “andare oltre un approccio puramente sociologico che abbia la pretesa di abbracciare tutta la realtà in una maniera neutra e asettica,” imparando “ad essere attento ai segni dei tempi” per “sapere operare un reale discernimento evangelico”.

Tra i contributi, anche uno scritto dell’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, e del cardinale Renato Raffaele Martino, presidente emerito del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e Presidente emerito del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.

Il testo integrale della Prefazione di Papa Francesco

«Il cambiamento d’epoca che l’umanità sta vivendo è abitato da quella che più volte ho indicato come «una terza guerra mondiale a pezzi». Conosciamo bene quanto la paura di un conflitto mondiale, capace di distruggere l’intera umanità, ha segnato il nostro passato recente. San Giovanni XXIII dedicò la sua ultima Enciclica, indirizzandola a tutti gli uomini di buona volontà, al tema della pace. (Lettera enc. Pacem in terris, 11 aprile 1963). E come non ricordare l’accorato appello rivolto da san Paolo VI all’Assemblea delle Nazioni Unite: «Non gli uni contro gli altri, non più, non mai!» (4 ottobre 1965)?

Purtroppo dobbiamo constatare che oggi il mondo è ancora immerso in un clima di guerra e di violenza reciproca: questa dolorosa realtà non solo chiede di tenere sempre vivo l’appello alla pace, ma quasi ci costringe a porci domande decisive.

Perché in un mondo dove la globalizzazione ha abbattuto tanti confini, dove tutti – si dice – siamo interconnessi, si continua a praticare la violenza nelle relazioni tra i singoli e le comunità?

Perché chi è diverso da noi ci fa spesso paura, tanto da farci assumere un atteggiamento di difesa e sospetto che troppe volte diventa aggressione ostile?

Perché i governi degli Stati ritengono che esibire la loro forza, persino con atti di guerra, possa dare loro maggiore credibilità agli occhi dei cittadini e aumentare il consenso di cui godono?

A queste e altre domande non si può rispondere in maniera generica e affrettata. È necessario un impegno di studio, occorre investire anche a livello della ricerca scientifica e della formazione delle giovani generazioni. Per queste ragioni ho ritenuto necessario istituire presso la Pontificia Università Lateranense un Ciclo di studi in Scienze della pace, a partire dal convincimento che la Chiesa è chiamata a impegnarsi per «la soluzione di problemi riguardanti la pace, la concordia, l’ambiente, la difesa della vita, i diritti umani e civili». (Esort. ap. Evangelii gaudium, 65).

In tale impegno «ha un ruolo centrale il mondo universitario, luogo simbolo di quell’umanesimo integrale che necessita continuamente di essere rinnovato e arricchito, perché sappia produrre un coraggioso rinnovamento culturale che il momento attuale domanda. Questa sfida interpella anche la Chiesa che, con la sua rete mondiale di Università ecclesiastiche, può “portare il decisivo contributo del lievito, del sale e della luce del Vangelo di Gesù Cristo e della Tradizione viva della Chiesa sempre aperta a nuovi scenari e a nuove proposte”, come ho ricordato recentemente nel riformare l’ordinamento degli studi accademici nelle istituzioni ecclesiastiche. (Cfr Cost. ap. Veritatis gaudium, 2). Questo non significa certo alterare il senso istituzionale e le tradizioni consolidate delle nostre realtà accademiche, ma piuttosto orientarne la funzione nella prospettiva di una Chiesa più marcatamente “in uscita” e missionaria. Infatti è possibile affrontare le sfide del mondo contemporaneo con una capacità di risposta adeguata nei contenuti e compatibile nel linguaggio, anzitutto rivolgendosi alle nuove generazioni». (Lettera al Cardinale De Donatis in occasione dell’istituzione del nuovo Corso di studi in “Scienze della Pace”, 12 novembre 2018).

Il presente volume offre una prima rassegna di alcuni dei centri d’interesse di questa nuova impresa accademica. Essa è necessariamente interdisciplinare ed esprime un fecondo dialogo tra filosofia, teologia, diritto e storia. Sono fiducioso che un rigoroso approfondimento di queste piste di ricerca, alimentate anche dai contributi delle scienze umane, potrà favorire la crescita di un “sapere della pace” al fine di formare davvero preziosi operatori di pace, pronti a mettersi in gioco nei più differenti ambiti della vita delle nostre società.

Mi preme sottolineare che un buon operatore di pace deve essere in grado di maturare un sguardo al mondo e alla storia che non cada in un «“eccesso diagnostico”, che non sempre è accompagnato da proposte risolutive e realmente applicabili». (Esort. ap. Evangelii gaudium, 50). Si tratta, infatti, di andare oltre un approccio puramente sociologico che abbia la pretesa di abbracciare tutta la realtà in una maniera neutra e asettica. Chi intende diventare esperto delle Scienze della Pace ha bisogno di imparare a essere attento ai segni dei tempi: il gusto della ricerca scientifica e dello studio deve accompagnarsi a un cuore capace di condividere «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi» (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. Gaudium et spes, 1) per sapere operare un reale discernimento evangelico.

Abbiamo davvero bisogno di uomini e donne, ben preparati, dotati di tutti i necessari strumenti per leggere e interpretare le dinamiche sociali, economiche e politiche del nostro tempo. Impegnarsi in questi percorsi di formazione potrà essere un valido aiuto per tanti giovani a scoprire che « la vocazione laicale è prima di tutto la carità nella famiglia e la carità sociale o politica: è un impegno concreto a partire dalla fede per la costruzione di una società nuova, è vivere in mezzo al mondo e alla società per evangelizzarne le sue diverse istanze, per far crescere la pace, la convivenza, la giustizia, i diritti umani, la misericordia, e così estendere il Regno di Dio nel mondo». (Esort. ap. postsin. Christus vivit, 168).

Sono grato al Prof. Marengo, che ha curato il presente volume, come pure ai relatori i cui contributi aprono la strada alla maturazione di questo indispensabile campo di ricerca scientifica, destinato ad alimentare pratiche di pace e di concordia tra gli uomini e i popoli.

Francesco

Originale: Vatican News
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Eugenio Bonanata e Alessandro De Carolis – Città del Vaticano

La necessità di investire sulle giovani generazioni per fronteggiare il clima di guerra e di violenza reciproca che caratterizza la società contemporanea. Papa Francesco torna a sottolinearlo in un testo inedito che introduce ‘Per un sapere della pace’, la nuova pubblicazione della Libreria Editrice Vaticana. Curato da Gilfredo Marengo – vicepreside e ordinario di Antropologia Teologica del Pontificio Istituto Teologico ‘Giovanni Paolo II’ per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia – il volume guarda al futuro fornendo alcuni spunti di riflessione. Francesco spiega che l’obiettivo è contribuire a definire i contorni di una figura specifica come quella dell’operatore di pace, ricordando la sua recente decisione di istituire un ciclo di studi in Scienze della pace presso la Pontificia Università Lateranense. “Un buon operatore di pace – si legge – deve essere in grado di maturare uno sguardo al mondo e alla storia che non cada in un ‘eccesso diagnostico’, che non sempre è accompagnato da proposte risolutive e realmente applicabili”. Si tratta, osserva, di “andare oltre un approccio puramente sociologico che abbia la pretesa di abbracciare tutta la realtà in una maniera neutra e asettica,” imparando “ad essere attento ai segni dei tempi” per “sapere operare un reale discernimento evangelico”.

Tra i contributi, anche uno scritto dell’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, e del cardinale Renato Raffaele Martino, presidente emerito del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e Presidente emerito del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.

Il testo integrale della Prefazione di Papa Francesco

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«Il cambiamento d’epoca che l’umanità sta vivendo è abitato da quella che più volte ho indicato come «una terza guerra mondiale a pezzi». Conosciamo bene quanto la paura di un conflitto mondiale, capace di distruggere l’intera umanità, ha segnato il nostro passato recente. San Giovanni XXIII dedicò la sua ultima Enciclica, indirizzandola a tutti gli uomini di buona volontà, al tema della pace. (Lettera enc. Pacem in terris, 11 aprile 1963). E come non ricordare l’accorato appello rivolto da san Paolo VI all’Assemblea delle Nazioni Unite: «Non gli uni contro gli altri, non più, non mai!» (4 ottobre 1965)?

Purtroppo dobbiamo constatare che oggi il mondo è ancora immerso in un clima di guerra e di violenza reciproca: questa dolorosa realtà non solo chiede di tenere sempre vivo l’appello alla pace, ma quasi ci costringe a porci domande decisive.

Perché in un mondo dove la globalizzazione ha abbattuto tanti confini, dove tutti – si dice – siamo interconnessi, si continua a praticare la violenza nelle relazioni tra i singoli e le comunità?

Perché chi è diverso da noi ci fa spesso paura, tanto da farci assumere un atteggiamento di difesa e sospetto che troppe volte diventa aggressione ostile?

Perché i governi degli Stati ritengono che esibire la loro forza, persino con atti di guerra, possa dare loro maggiore credibilità agli occhi dei cittadini e aumentare il consenso di cui godono?

A queste e altre domande non si può rispondere in maniera generica e affrettata. È necessario un impegno di studio, occorre investire anche a livello della ricerca scientifica e della formazione delle giovani generazioni. Per queste ragioni ho ritenuto necessario istituire presso la Pontificia Università Lateranense un Ciclo di studi in Scienze della pace, a partire dal convincimento che la Chiesa è chiamata a impegnarsi per «la soluzione di problemi riguardanti la pace, la concordia, l’ambiente, la difesa della vita, i diritti umani e civili». (Esort. ap. Evangelii gaudium, 65).

In tale impegno «ha un ruolo centrale il mondo universitario, luogo simbolo di quell’umanesimo integrale che necessita continuamente di essere rinnovato e arricchito, perché sappia produrre un coraggioso rinnovamento culturale che il momento attuale domanda. Questa sfida interpella anche la Chiesa che, con la sua rete mondiale di Università ecclesiastiche, può “portare il decisivo contributo del lievito, del sale e della luce del Vangelo di Gesù Cristo e della Tradizione viva della Chiesa sempre aperta a nuovi scenari e a nuove proposte”, come ho ricordato recentemente nel riformare l’ordinamento degli studi accademici nelle istituzioni ecclesiastiche. (Cfr Cost. ap. Veritatis gaudium, 2). Questo non significa certo alterare il senso istituzionale e le tradizioni consolidate delle nostre realtà accademiche, ma piuttosto orientarne la funzione nella prospettiva di una Chiesa più marcatamente “in uscita” e missionaria. Infatti è possibile affrontare le sfide del mondo contemporaneo con una capacità di risposta adeguata nei contenuti e compatibile nel linguaggio, anzitutto rivolgendosi alle nuove generazioni». (Lettera al Cardinale De Donatis in occasione dell’istituzione del nuovo Corso di studi in “Scienze della Pace”, 12 novembre 2018).

Il presente volume offre una prima rassegna di alcuni dei centri d’interesse di questa nuova impresa accademica. Essa è necessariamente interdisciplinare ed esprime un fecondo dialogo tra filosofia, teologia, diritto e storia. Sono fiducioso che un rigoroso approfondimento di queste piste di ricerca, alimentate anche dai contributi delle scienze umane, potrà favorire la crescita di un “sapere della pace” al fine di formare davvero preziosi operatori di pace, pronti a mettersi in gioco nei più differenti ambiti della vita delle nostre società.

Mi preme sottolineare che un buon operatore di pace deve essere in grado di maturare un sguardo al mondo e alla storia che non cada in un «“eccesso diagnostico”, che non sempre è accompagnato da proposte risolutive e realmente applicabili». (Esort. ap. Evangelii gaudium, 50). Si tratta, infatti, di andare oltre un approccio puramente sociologico che abbia la pretesa di abbracciare tutta la realtà in una maniera neutra e asettica. Chi intende diventare esperto delle Scienze della Pace ha bisogno di imparare a essere attento ai segni dei tempi: il gusto della ricerca scientifica e dello studio deve accompagnarsi a un cuore capace di condividere «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi» (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. Gaudium et spes, 1) per sapere operare un reale discernimento evangelico.

Abbiamo davvero bisogno di uomini e donne, ben preparati, dotati di tutti i necessari strumenti per leggere e interpretare le dinamiche sociali, economiche e politiche del nostro tempo. Impegnarsi in questi percorsi di formazione potrà essere un valido aiuto per tanti giovani a scoprire che « la vocazione laicale è prima di tutto la carità nella famiglia e la carità sociale o politica: è un impegno concreto a partire dalla fede per la costruzione di una società nuova, è vivere in mezzo al mondo e alla società per evangelizzarne le sue diverse istanze, per far crescere la pace, la convivenza, la giustizia, i diritti umani, la misericordia, e così estendere il Regno di Dio nel mondo». (Esort. ap. postsin. Christus vivit, 168).

Sono grato al Prof. Marengo, che ha curato il presente volume, come pure ai relatori i cui contributi aprono la strada alla maturazione di questo indispensabile campo di ricerca scientifica, destinato ad alimentare pratiche di pace e di concordia tra gli uomini e i popoli.

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