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Francesco: la Risurrezione è il senso e lo scopo della vita

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Nell’omelia per la Messa in suffragio dei Cardinali e Vescovi defunti durante l’anno, il Papa indica tre vie per riflettere sul pensiero della Risurrezione a cui – dice – è chiamato ciascun uomo. “Lasciamoci provocare almeno da uno di questi stimoli così da “non perdere nulla di quanto il Padre ci ha dato”. Nel 2019 si contano 13 porporati defunti e 147 vescovi

Emanuela Campanile – Città del Vaticano

Andare a Gesù uscendo da se stessi, avere sentimenti e gesti di pietà, prendere le decisioni importanti al cospetto di Dio. Sono i suggerimenti proposti nell’omelia da Papa Francesco sul pensiero della risurrezione, “motivo per cui siamo venuti al mondo”, come ricordano le Letture della Messa presieduta nella Basilica Vaticana per i cardinali e i vescovi defunti nel corso dell’anno.

Andare a Gesù, il Vivente

Rifacendosi al Vangelo di Giovanni proposto dalla liturgia odierna, in cui Gesù afferma “Colui che viene a me, io non lo caccerò fuori”, Papa Francesco suggerisce una serie di domande per comprendere la direzione del proprio cammino (Ascolta):

Vivo andando al Signore o ruoto su me stesso? Qual è la direzione del mio cammino? Cerco solo di fare bella figura, di salvaguardare il mio ruolo, i miei tempi e i miei spazi, o vado al Signore? La frase di Gesù è dirompente: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori. Come a dire che è prevista la cacciata per il cristiano che non va a Lui. Per chi crede non ci sono vie di mezzo: non si può essere di Gesù e ruotare su sé stessi. Chi è di Gesù vive in uscita verso di Lui.

“La vita è tutta un’uscita” prosegue Francesco, dal grembo materno fino, attraverso le diverse tappe della vita, “all’uscita da questo mondo” ma la più “importante” e “difficile, che “dà senso a tutte le altre”, sottolinea il Papa, è “quella da noi stessi”:

Oggi, mentre preghiamo per i nostri fratelli Cardinali e Vescovi, che sono usciti da questa vita per andare incontro al Risorto, non possiamo dimenticare l’uscita più importante e più difficile, che dà senso a tutte le altre: quella da noi stessi. Solo uscendo da noi stessi apriamo la porta che conduce al Signore. Chiediamo questa grazia.

I sentimenti di pietà

Sull’esempio della Lettura in cui Giuda Maccabeo riserva gesti di pietà verso i defunti, e secondo l’affermazione di San Paolo “la carità non avrà mai fine”, il Pontefice propone una seconda via di riflessione. Anch’essa costruita su “domande di vita” in quanto “questioni di risurrezione”, e non di “buonismo” o “carità spicciola”:

La pietà verso gli altri spalanca le porte dell’eternità. Chinarsi sui bisognosi per servirli è fare anticamera per il paradiso. Se infatti, come ricorda san Paolo, «la carità non avrà mai fine» (1 Cor 13,8), allora proprio essa è il ponte che collega la terra al Cielo. Possiamo dunque chiederci se stiamo avanzando su questo ponte: mi lascio commuovere dalla situazione di qualcuno che è nel bisogno? So piangere per chi soffre? Prego per quelli a cui nessuno pensa? Aiuto qualcuno che non ha da restituirmi? Non è buonismo, non è carità spicciola; sono domande di vita, questioni di risurrezione.

Immaginarsi al cospetto di Dio

Il terzo “stimolo in vista della risurrezione”, Francesco lo prende dall’insegnamento di Sant’Ignazio di Loyola e, più precisamente, dagli Esercizi spirituali in cui il fondatore della Compagnia di Gesù suggerisce come affrontare una decisione che sia “ ben orientata” e quindi “più vicina alla risurrezione. Spiega infatti il Papa:

Sant’Ignazio suggerisce, prima di prendere una decisione importante, di immaginarsi al cospetto di Dio alla fine dei giorni. Quella è la chiamata a comparire non rimandabile, il punto di arrivo per tutti, per tutti noi. Allora, ogni scelta di vita affrontata in quella prospettiva è ben orientata, perché più vicina alla risurrezione, che è il senso e lo scopo della vita.

Ecco “un esercizio utile per vedere la realtà con gli occhi del Signore”, rimarca il Pontefice che conclude l’omelia con un invito :

Lasciamoci provocare almeno da uno di questi tre stimoli. Saremo più in sintonia col desiderio di Gesù nel Vangelo di oggi: non perdere nulla di quanto il Padre gli ha dato. Tra le tante voci del mondo che fanno perdere il senso dell’esistenza, sintonizziamoci sulla volontà di Gesù, risorto e vivo: faremo dell’oggi che viviamo un’alba di risurrezione.

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Emanuela Campanile – Città del Vaticano

Andare a Gesù uscendo da se stessi, avere sentimenti e gesti di pietà, prendere le decisioni importanti al cospetto di Dio. Sono i suggerimenti proposti nell’omelia da Papa Francesco sul pensiero della risurrezione, “motivo per cui siamo venuti al mondo”, come ricordano le Letture della Messa presieduta nella Basilica Vaticana per i cardinali e i vescovi defunti nel corso dell’anno.

Andare a Gesù, il Vivente

Rifacendosi al Vangelo di Giovanni proposto dalla liturgia odierna, in cui Gesù afferma “Colui che viene a me, io non lo caccerò fuori”, Papa Francesco suggerisce una serie di domande per comprendere la direzione del proprio cammino (Ascolta):

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Vivo andando al Signore o ruoto su me stesso? Qual è la direzione del mio cammino? Cerco solo di fare bella figura, di salvaguardare il mio ruolo, i miei tempi e i miei spazi, o vado al Signore? La frase di Gesù è dirompente: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori. Come a dire che è prevista la cacciata per il cristiano che non va a Lui. Per chi crede non ci sono vie di mezzo: non si può essere di Gesù e ruotare su sé stessi. Chi è di Gesù vive in uscita verso di Lui.

“La vita è tutta un’uscita” prosegue Francesco, dal grembo materno fino, attraverso le diverse tappe della vita, “all’uscita da questo mondo” ma la più “importante” e “difficile, che “dà senso a tutte le altre”, sottolinea il Papa, è “quella da noi stessi”:

Oggi, mentre preghiamo per i nostri fratelli Cardinali e Vescovi, che sono usciti da questa vita per andare incontro al Risorto, non possiamo dimenticare l’uscita più importante e più difficile, che dà senso a tutte le altre: quella da noi stessi. Solo uscendo da noi stessi apriamo la porta che conduce al Signore. Chiediamo questa grazia.

I sentimenti di pietà

Sull’esempio della Lettura in cui Giuda Maccabeo riserva gesti di pietà verso i defunti, e secondo l’affermazione di San Paolo “la carità non avrà mai fine”, il Pontefice propone una seconda via di riflessione. Anch’essa costruita su “domande di vita” in quanto “questioni di risurrezione”, e non di “buonismo” o “carità spicciola”:

La pietà verso gli altri spalanca le porte dell’eternità. Chinarsi sui bisognosi per servirli è fare anticamera per il paradiso. Se infatti, come ricorda san Paolo, «la carità non avrà mai fine» (1 Cor 13,8), allora proprio essa è il ponte che collega la terra al Cielo. Possiamo dunque chiederci se stiamo avanzando su questo ponte: mi lascio commuovere dalla situazione di qualcuno che è nel bisogno? So piangere per chi soffre? Prego per quelli a cui nessuno pensa? Aiuto qualcuno che non ha da restituirmi? Non è buonismo, non è carità spicciola; sono domande di vita, questioni di risurrezione.

Immaginarsi al cospetto di Dio

Il terzo “stimolo in vista della risurrezione”, Francesco lo prende dall’insegnamento di Sant’Ignazio di Loyola e, più precisamente, dagli Esercizi spirituali in cui il fondatore della Compagnia di Gesù suggerisce come affrontare una decisione che sia “ ben orientata” e quindi “più vicina alla risurrezione. Spiega infatti il Papa:

Sant’Ignazio suggerisce, prima di prendere una decisione importante, di immaginarsi al cospetto di Dio alla fine dei giorni. Quella è la chiamata a comparire non rimandabile, il punto di arrivo per tutti, per tutti noi. Allora, ogni scelta di vita affrontata in quella prospettiva è ben orientata, perché più vicina alla risurrezione, che è il senso e lo scopo della vita.

Ecco “un esercizio utile per vedere la realtà con gli occhi del Signore”, rimarca il Pontefice che conclude l’omelia con un invito :

Lasciamoci provocare almeno da uno di questi tre stimoli. Saremo più in sintonia col desiderio di Gesù nel Vangelo di oggi: non perdere nulla di quanto il Padre gli ha dato. Tra le tante voci del mondo che fanno perdere il senso dell’esistenza, sintonizziamoci sulla volontà di Gesù, risorto e vivo: faremo dell’oggi che viviamo un’alba di risurrezione.

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