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Francesco: la preghiera ti porta avanti nella speranza

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All’udienza generale invita i fedeli a pregare per l’annuale Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani che inizia oggi

La preghiera ti porta avanti nella speranza anche quando le cose diventano buie. Lo ha detto il Papa nel corso dell’udienza generale in «aula Paolo VI», proseguendo un ciclo di catechesi sulla speranza cristiana. Troppo facilmente, «disdegniamo il rivolgerci a Dio nel bisogno come se fosse solo una preghiera interessata, e perciò imperfetta», ha notato Francesco, che ha invitato i fedeli a pregare per l’annuale Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani che inizia oggi.  

«Nella Sacra Scrittura, tra i profeti di Israele, spicca una figura un po’ anomala, un profeta che tenta di sottrarsi alla chiamata del Signore rifiutando di mettersi al servizio del piano divino di salvezza», ha esordito il Papa. «Si tratta del profeta Giona, di cui si narra la storia in un piccolo libretto di soli quattro capitoli, una sorta di parabola portatrice di un grande insegnamento, quello della misericordia di Dio che perdona. Giona è un profeta “in uscita”, che Dio invia “in periferia”, a Ninive, per convertire gli abitanti di quella grande città. Ma Ninive, per un israelita come Giona, rappresentava una realtà minacciosa, il nemico che metteva in pericolo la stessa Gerusalemme, e dunque da distruggere, non certo da salvare. Perciò, quando Dio manda Giona a predicare in quella città, il profeta, che conosce la bontà del Signore e il suo desiderio di perdonare, cerca di sottrarsi al suo compito e fugge. Durante la sua fuga, il profeta entra in contatto con dei pagani, i marinai della nave su cui si era imbarcato per allontanarsi da Dio e dalla sua missione. Ed è proprio il comportamento di questi uomini, come poi sarà quello degli abitanti di Ninive, che ci permette oggi di riflettere un poco sulla speranza che, davanti al pericolo e alla morte, si esprime in preghiera.  

Infatti, durante la traversata in mare, scoppia una tremenda tempesta, e Giona scende nella stiva della nave e si abbandona al sonno. I marinai invece, vedendosi perduti, “invocarono ciascuno il proprio dio”. Il capitano della nave sveglia Giona dicendogli: “Che cosa fai così addormentato? Alzati, invoca il tuo Dio! Forse Dio si darà pensiero di noi e non periremo”. La reazione di questi “pagani” è la giusta reazione davanti alla morte; perché è allora che l’uomo fa completa esperienza della propria fragilità e del proprio bisogno di salvezza. L’istintivo orrore del morire svela la necessità di sperare nel Dio della vita».  

«Troppo facilmente – ha notato il Papa – noi disdegniamo il rivolgerci a Dio nel bisogno come se fosse solo una preghiera interessata, e perciò imperfetta. Ma Dio conosce la nostra debolezza, sa che ci ricordiamo di Lui per chiedere aiuto, e con il sorriso indulgente di un padre risponde benevolmente». 

Nel racconto biblico, «quando Giona, riconoscendo le proprie responsabilità, si fa gettare in mare per salvare i suoi compagni di viaggio, la tempesta si placa» e la speranza, che aveva indotto i marinai a pregare per non morire, «si rivela ancora più potente e opera una realtà che va anche al di là di quanto essi speravano: non solo non periscono nella tempesta, ma si aprono al riconoscimento del vero e unico Signore del cielo e della terra». Anche gli abitanti di Ninive, successivamente, «davanti alla prospettiva di essere distrutti, pregheranno, spinti dalla speranza nel perdono di Dio» e anche per loro «aver affrontato la morte ed esserne usciti salvi li ha portati alla verità».  

Così, ha concluso il Papa, «sotto la misericordia divina, e ancor più alla luce del mistero pasquale, la morte può diventare, come è stato per san Francesco d’Assisi, “nostra sorella morte” e rappresentare, per ogni uomo e per ciascuno di noi, la sorprendente occasione di conoscere la speranza e di incontrare il Signore. La preghiera ti porta avanti nella speranza, e quando le cose diventano buie, serve più preghiera, e ci sarà più speranza».  

A conclusione dell’udienza il Papa ha ricordato che «oggi inizia l’annuale Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Anche la speranza dell’unità si esprime nella preghiera. E questa speranza non delude, come dimostrano i tanti passi compiuti nell’ultimo secolo verso la piena unità dei cristiani. Da oggi fino al 25 gennaio, rafforziamo la nostra concorde preghiera per questa intenzione». 

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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La preghiera ti porta avanti nella speranza anche quando le cose diventano buie. Lo ha detto il Papa nel corso dell’udienza generale in «aula Paolo VI», proseguendo un ciclo di catechesi sulla speranza cristiana. Troppo facilmente, «disdegniamo il rivolgerci a Dio nel bisogno come se fosse solo una preghiera interessata, e perciò imperfetta», ha notato Francesco, che ha invitato i fedeli a pregare per l’annuale Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani che inizia oggi.  

«Nella Sacra Scrittura, tra i profeti di Israele, spicca una figura un po’ anomala, un profeta che tenta di sottrarsi alla chiamata del Signore rifiutando di mettersi al servizio del piano divino di salvezza», ha esordito il Papa. «Si tratta del profeta Giona, di cui si narra la storia in un piccolo libretto di soli quattro capitoli, una sorta di parabola portatrice di un grande insegnamento, quello della misericordia di Dio che perdona. Giona è un profeta “in uscita”, che Dio invia “in periferia”, a Ninive, per convertire gli abitanti di quella grande città. Ma Ninive, per un israelita come Giona, rappresentava una realtà minacciosa, il nemico che metteva in pericolo la stessa Gerusalemme, e dunque da distruggere, non certo da salvare. Perciò, quando Dio manda Giona a predicare in quella città, il profeta, che conosce la bontà del Signore e il suo desiderio di perdonare, cerca di sottrarsi al suo compito e fugge. Durante la sua fuga, il profeta entra in contatto con dei pagani, i marinai della nave su cui si era imbarcato per allontanarsi da Dio e dalla sua missione. Ed è proprio il comportamento di questi uomini, come poi sarà quello degli abitanti di Ninive, che ci permette oggi di riflettere un poco sulla speranza che, davanti al pericolo e alla morte, si esprime in preghiera.  

Infatti, durante la traversata in mare, scoppia una tremenda tempesta, e Giona scende nella stiva della nave e si abbandona al sonno. I marinai invece, vedendosi perduti, “invocarono ciascuno il proprio dio”. Il capitano della nave sveglia Giona dicendogli: “Che cosa fai così addormentato? Alzati, invoca il tuo Dio! Forse Dio si darà pensiero di noi e non periremo”. La reazione di questi “pagani” è la giusta reazione davanti alla morte; perché è allora che l’uomo fa completa esperienza della propria fragilità e del proprio bisogno di salvezza. L’istintivo orrore del morire svela la necessità di sperare nel Dio della vita».  

«Troppo facilmente – ha notato il Papa – noi disdegniamo il rivolgerci a Dio nel bisogno come se fosse solo una preghiera interessata, e perciò imperfetta. Ma Dio conosce la nostra debolezza, sa che ci ricordiamo di Lui per chiedere aiuto, e con il sorriso indulgente di un padre risponde benevolmente». 

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Nel racconto biblico, «quando Giona, riconoscendo le proprie responsabilità, si fa gettare in mare per salvare i suoi compagni di viaggio, la tempesta si placa» e la speranza, che aveva indotto i marinai a pregare per non morire, «si rivela ancora più potente e opera una realtà che va anche al di là di quanto essi speravano: non solo non periscono nella tempesta, ma si aprono al riconoscimento del vero e unico Signore del cielo e della terra». Anche gli abitanti di Ninive, successivamente, «davanti alla prospettiva di essere distrutti, pregheranno, spinti dalla speranza nel perdono di Dio» e anche per loro «aver affrontato la morte ed esserne usciti salvi li ha portati alla verità».  

Così, ha concluso il Papa, «sotto la misericordia divina, e ancor più alla luce del mistero pasquale, la morte può diventare, come è stato per san Francesco d’Assisi, “nostra sorella morte” e rappresentare, per ogni uomo e per ciascuno di noi, la sorprendente occasione di conoscere la speranza e di incontrare il Signore. La preghiera ti porta avanti nella speranza, e quando le cose diventano buie, serve più preghiera, e ci sarà più speranza».  

A conclusione dell’udienza il Papa ha ricordato che «oggi inizia l’annuale Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Anche la speranza dell’unità si esprime nella preghiera. E questa speranza non delude, come dimostrano i tanti passi compiuti nell’ultimo secolo verso la piena unità dei cristiani. Da oggi fino al 25 gennaio, rafforziamo la nostra concorde preghiera per questa intenzione». 

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