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Francesco: la grande sicurezza è che Gesù non smette mai di pregare per noi

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E’ il pensiero costante di Cristo per i suoi discepoli e per ogni persona, al centro della riflessione del Papa all’udienza generale celebrata nel Cortile di San Damaso in Vaticano: anche se siamo nel peccato o balbettiamo una preghiera, è Gesù che la porta al cielo al nostro posto

Adriana Masotti – Città del Vaticano

Le parole del Papa all’udienza generale di questo mercoledì vengono solo dopo i gesti: nel Cortile di San Damaso Francesco saluta quasi uno ad uno i numerosi fedeli arrivati per questo appuntamento e sembra voler recuperare il contatto personale a cui a lungo ha dovuto rinunciare. Dialoghi, strette di mano, autografi, benedizioni ai più piccoli e alle persone anziane, doni offerti, fiori: l’affetto tra il Papa e i presenti è evidente e commuove. Sembra introdurre, in un certo senso, la catechesi di oggi che mostra Gesù nel rapporto di amore e di cura nei confronti dei suoi discepoli.

Le scelte di Gesù, frutto della comunione con il Padre

Il brano del Vangelo letto in apertura è di Luca. Durante l’Ultima Cena, Gesù disse ai suoi discepoli: ‘Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove e io preparo per voi un regno, come il Padre mio l’ha preparato per me (…). Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano, ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli’. Gesù, dunque, prega per i suoi, prega nel momento delle decisioni e nei passaggi più difficili del suo cammino terreno. Nella scelta di coloro che poi diverranno gli apostoli, racconta ancora l’evengelista Luca, Gesù andò sul monte a pregare e passò tutta la notte in colloquio con Dio. Al mattino scelse i dodici. “A giudicare da come si comporteranno poi quegli uomini, sembrerebbe che la scelta non sia stata delle migliori”, dice Papa Francesco, ma ciò dimostra “che quei nomi erano scritti nel disegno di Dio”.

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Gesù prega per ciascuno di noi, adesso

Gesù poi porta nel cuore i suoi discepoli e prega in loro favore, anche quando sbagliano. Gesù è maestro e amico “sempre disponibile ad attendere con pazienza la conversione del discepolo”, afferma il Papa. “Impressiona, nel tempo del cedimento – prosegue – sapere che in quel momento non cessa l’amore di Gesù”. E a braccio aggiunge: 

Ma padre se io sono in peccato mortale c’è l’amore di Gesù? Sì. E Gesù continua a pregare per me? Sì. Ma se io ho fatto delle cose più brutte e più, tanti peccati… Gesù continua? Sì”. L’amore di Gesù, la preghiera di Gesù per ognuno di noi non cessa, non cessa – anzi che si fa più intenso e che noi siamo al centro della sua preghiera! Questo dobbiamo sempre portarlo in memoria: Gesù prega per me, sta pregando adesso davanti al Padre e gli fa vedere le piaghe che ha portato con sé, per far vedere al Padre il prezzo della nostra salvezza, è l’amore che ci tiene. Ma in questo momento ognuno di noi pensi: in questo momento Gesù sta pregando per me? Sì. Questa è una sicurezza grande che noi dobbiamo avere.

La preghiera nelle svolte della vita 

La preghiera di Gesù ritorna nel momento della verifica della fede dei discepoli, quando chiede loro, prima, che cosa la folla dice di lui, e poi che cosa loro stessi pensano. E’ Pietro a rispondere per tutti: “Il Cristo di Dio”.

Le grandi svolte della missione di Gesù sono sempre precedute dalla preghiera, ma non così en passant, dalla preghiera intensa, prolungata. Questa verifica della fede sembra un traguardo e invece è un rinnovato punto di partenza per i discepoli, perché, da lì in avanti, è come se Gesù salisse di un tono nella sua missione, parlando loro apertamente della sua passione, morte e risurrezione. In questa prospettiva, che istintivamente suscita repulsione, sia nei discepoli, sia in noi che leggiamo il Vangelo, la preghiera è la sola fonte di luce e di forza. Occorre pregare più intensamente, ogni volta che la strada imbocca una salita.

Il grido sulla croce raccoglie tutte le nostre domande

Il Papa cita poi l’episodio della Trasfigurazione: “Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto”, si legge nel Vangelo. Dunque, commenta Francesco, la “manifestazione anticipata della gloria di Gesù è avvenuta nella preghiera, mentre il Figlio era immerso nella comunione con il Padre”.

Da questo veloce percorso attraverso il Vangelo, ricaviamo che Gesù non solo vuole che preghiamo come Lui prega, ma ci assicura che, se anche i nostri tentativi di preghiera fossero del tutto vani e inefficaci, noi possiamo sempre contare sulla sua preghiera. Dobbiamo essere consapevoli: Gesù prega per me.

Il Papa racconta, quindi, di un vescovo che in un momento difficile della sua vita, guardando la Basilica vaticana, vide come una scritta: “Io Pietro pregherò per te”. E che questo gli diede forza e conforto. 

E questo succede ogni volta che ognuno di noi sa che Gesù prega per lui. Gesù prega per noi. In questo momento, in questo momento. Fate questo esercizio di memoria di ripetere questo. Quando c’è qualche difficoltà, quando siete ‘nell’ orbita’ delle distrazioni: Gesù sta pregando per me. Ma padre questo è vero? E’ vero! Lo ha detto Lui stesso. Non dimentichiamo che quello che sostiene ognuno di noi nella vita è la preghiera di Gesù per ognuno di noi, con nome, cognome, davanti al Padre, facendogli vedere le piaghe che sono il prezzo della nostra salvezza.

Gesù sostiene la nostra preghiera

Papa Francesco conclude la sua catechesi ribadendo che se anche le nostre preghiere fosse solo un balbettio, non dobbiamo mai smettere di confidare che esse arrivano in Cielo, perché sorrette dalla preghiera di Gesù. Anche se noi non sappiamo pregare, Lui lo fa per noi, anche nel momento della prova, anche nel momento del peccato, Gesù prega per noi.

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Originale: Vatican News
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Francesco: la grande sicurezza è che Gesù non smette mai di pregare per noi

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E’ il pensiero costante di Cristo per i suoi discepoli e per ogni persona, al centro della riflessione del Papa all’udienza generale celebrata nel Cortile di San Damaso in Vaticano: anche se siamo nel peccato o balbettiamo una preghiera, è Gesù che la porta al cielo al nostro posto

Adriana Masotti – Città del Vaticano

Le parole del Papa all’udienza generale di questo mercoledì vengono solo dopo i gesti: nel Cortile di San Damaso Francesco saluta quasi uno ad uno i numerosi fedeli arrivati per questo appuntamento e sembra voler recuperare il contatto personale a cui a lungo ha dovuto rinunciare. Dialoghi, strette di mano, autografi, benedizioni ai più piccoli e alle persone anziane, doni offerti, fiori: l’affetto tra il Papa e i presenti è evidente e commuove. Sembra introdurre, in un certo senso, la catechesi di oggi che mostra Gesù nel rapporto di amore e di cura nei confronti dei suoi discepoli.

Le scelte di Gesù, frutto della comunione con il Padre

Il brano del Vangelo letto in apertura è di Luca. Durante l’Ultima Cena, Gesù disse ai suoi discepoli: ‘Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove e io preparo per voi un regno, come il Padre mio l’ha preparato per me (…). Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano, ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli’. Gesù, dunque, prega per i suoi, prega nel momento delle decisioni e nei passaggi più difficili del suo cammino terreno. Nella scelta di coloro che poi diverranno gli apostoli, racconta ancora l’evengelista Luca, Gesù andò sul monte a pregare e passò tutta la notte in colloquio con Dio. Al mattino scelse i dodici. “A giudicare da come si comporteranno poi quegli uomini, sembrerebbe che la scelta non sia stata delle migliori”, dice Papa Francesco, ma ciò dimostra “che quei nomi erano scritti nel disegno di Dio”.

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Gesù prega per ciascuno di noi, adesso

Gesù poi porta nel cuore i suoi discepoli e prega in loro favore, anche quando sbagliano. Gesù è maestro e amico “sempre disponibile ad attendere con pazienza la conversione del discepolo”, afferma il Papa. “Impressiona, nel tempo del cedimento – prosegue – sapere che in quel momento non cessa l’amore di Gesù”. E a braccio aggiunge: 

Ma padre se io sono in peccato mortale c’è l’amore di Gesù? Sì. E Gesù continua a pregare per me? Sì. Ma se io ho fatto delle cose più brutte e più, tanti peccati… Gesù continua? Sì”. L’amore di Gesù, la preghiera di Gesù per ognuno di noi non cessa, non cessa – anzi che si fa più intenso e che noi siamo al centro della sua preghiera! Questo dobbiamo sempre portarlo in memoria: Gesù prega per me, sta pregando adesso davanti al Padre e gli fa vedere le piaghe che ha portato con sé, per far vedere al Padre il prezzo della nostra salvezza, è l’amore che ci tiene. Ma in questo momento ognuno di noi pensi: in questo momento Gesù sta pregando per me? Sì. Questa è una sicurezza grande che noi dobbiamo avere.

La preghiera nelle svolte della vita 

La preghiera di Gesù ritorna nel momento della verifica della fede dei discepoli, quando chiede loro, prima, che cosa la folla dice di lui, e poi che cosa loro stessi pensano. E’ Pietro a rispondere per tutti: “Il Cristo di Dio”.

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Le grandi svolte della missione di Gesù sono sempre precedute dalla preghiera, ma non così en passant, dalla preghiera intensa, prolungata. Questa verifica della fede sembra un traguardo e invece è un rinnovato punto di partenza per i discepoli, perché, da lì in avanti, è come se Gesù salisse di un tono nella sua missione, parlando loro apertamente della sua passione, morte e risurrezione. In questa prospettiva, che istintivamente suscita repulsione, sia nei discepoli, sia in noi che leggiamo il Vangelo, la preghiera è la sola fonte di luce e di forza. Occorre pregare più intensamente, ogni volta che la strada imbocca una salita.

Il grido sulla croce raccoglie tutte le nostre domande

Il Papa cita poi l’episodio della Trasfigurazione: “Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto”, si legge nel Vangelo. Dunque, commenta Francesco, la “manifestazione anticipata della gloria di Gesù è avvenuta nella preghiera, mentre il Figlio era immerso nella comunione con il Padre”.

Da questo veloce percorso attraverso il Vangelo, ricaviamo che Gesù non solo vuole che preghiamo come Lui prega, ma ci assicura che, se anche i nostri tentativi di preghiera fossero del tutto vani e inefficaci, noi possiamo sempre contare sulla sua preghiera. Dobbiamo essere consapevoli: Gesù prega per me.

Il Papa racconta, quindi, di un vescovo che in un momento difficile della sua vita, guardando la Basilica vaticana, vide come una scritta: “Io Pietro pregherò per te”. E che questo gli diede forza e conforto. 

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E questo succede ogni volta che ognuno di noi sa che Gesù prega per lui. Gesù prega per noi. In questo momento, in questo momento. Fate questo esercizio di memoria di ripetere questo. Quando c’è qualche difficoltà, quando siete ‘nell’ orbita’ delle distrazioni: Gesù sta pregando per me. Ma padre questo è vero? E’ vero! Lo ha detto Lui stesso. Non dimentichiamo che quello che sostiene ognuno di noi nella vita è la preghiera di Gesù per ognuno di noi, con nome, cognome, davanti al Padre, facendogli vedere le piaghe che sono il prezzo della nostra salvezza.

Gesù sostiene la nostra preghiera

Papa Francesco conclude la sua catechesi ribadendo che se anche le nostre preghiere fosse solo un balbettio, non dobbiamo mai smettere di confidare che esse arrivano in Cielo, perché sorrette dalla preghiera di Gesù. Anche se noi non sappiamo pregare, Lui lo fa per noi, anche nel momento della prova, anche nel momento del peccato, Gesù prega per noi.

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