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Francesco: istituzioni difendano lavoro e dignità dei lavoratori

Tweet del Papa per la Giornata Internazionale delle cooperative

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Tweet del Papa per la Giornata Internazionale delle cooperative che, in questa edizione del 2019, pone al centro delle riflessioni il tema del “lavoro dignitoso”. In passato, numerosi gli interventi di Francesco che hanno messo in risalto la cooperazione cristiana come modello di sviluppo vincente

Marco Guerra – Città del Vaticano

“Abbiamo bisogno di persone e istituzioni che difendano la dignità dei lavoratori, la dignità del lavoro e il bene della terra, nostra casa comune. #CoopsDay”, così Papa Francesco nel tweet pubblicato questa mattina per la Giornata Internazionale delle cooperative. La Giornata, incentrata quest’anno sul tema delle cooperative per il lavoro dignitoso, è stata istituita dalle Nazioni Unite nel 1994.

Il videomessaggio per la Settimana sociale

Il Santo Padre, in passato, si è più volte pronunciato sui temi del mondo del lavoro. Nel videomessaggio ai partecipanti alla 48.ma Settimana sociale dei cattolici italiani (Cagliari, 26-29 ottobre 2017) il Papa sottolinea: “Senza lavoro non c’è dignità (…) ma non tutti i lavori sono lavori degni. Ci sono lavori che umiliano la dignità delle persone, quelli che nutrono le guerre con la costruzione di armi, che svendono il valore del corpo con il traffico della prostituzione e che sfruttano i minori”.

Il lavoro dignitoso

Sempre nel videomessaggio per la 48.ma Settimana sociale dei cattolici, il Papa si sofferma su quelle pratiche che violano principio del lavoro dignitoso: “Offendono la dignità del lavoratore anche il lavoro in nero, quello gestito dal caporalato, i lavori che discriminano la donna e non includono chi porta una disabilità. Anche il lavoro precario è una ferita aperta per molti lavoratori, che vivono nel timore di perdere la propria occupazione”. “Io ho sentito tante volte questa angoscia – aggiunge il Papa – l’angoscia di poter perdere la propria occupazione; l’angoscia di quella persona che ha un lavoro da settembre a giugno e non sa se lo avrà nel prossimo settembre. Precarietà totale. Questo è immorale. Questo uccide: uccide la dignità, uccide la salute, uccide la famiglia, uccide la società. Il lavoro in nero e il lavoro precario uccidono”. Nel videomessaggio il Pontefice esprime anche “preoccupazione per i lavori pericolosi e malsani, che ogni anno causano in Italia centinaia di morti e di invalidi. La dignità del lavoro è la condizione per creare lavoro buono: bisogna perciò difenderla e promuoverla”.

Valorizzare la vocazione del lavoratore

In altre occasioni, Papa Francesco ricorda che la dignità sul lavoro non equivale solo ad un equo compenso ma si compie anche attraverso la valorizzazione delle capacità del lavoratore. Nel messaggio rivolto alla prof. ssa Margaret Archer, presidente della Pontificia accademia delle scienze sociali in occasione della sessione plenaria (24 aprile 2017), il Papa ricorda: “Quando il lavoro non è più espressivo della persona, perché essa non comprende più il senso di ciò che sta facendo, il lavoro diventa schiavitù; la persona può essere sostituita da una macchina. La seconda conseguenza chiama in causa la nozione di giustizia del lavoro”. “Il lavoro giusto è quello che non solamente assicura una remunerazione equa, ma corrisponde alla vocazione della persona e perciò è in grado di dare sviluppo alle sue capacità”.

L’incontro con le Cooperative italiane

Incontrando il 16 marzo scorso in Aula Paolo VI i membri della Confederazione delle Cooperative italiane, nate cento anni fa ispirandosi all’Enciclica Rerum novarum di Papa Leone XIII, Francesco in particolare osserva: “Questo Pontefice in maniera profetica ha aperto la grande riflessione sulla dottrina sociale della Chiesa. La sua è stata un’intuizione fiorita sulla convinzione che il Vangelo non è relegabile solo a una parte dell’uomo o della società, ma parla a tutto l’uomo, per renderlo sempre più umano. Quelli in cui Papa Leone scriveva erano tempi difficili, ma ogni epoca ha le sue fatiche e le sue difficoltà”. “La vostra storia è preziosa perché nasce dall’aver preso sul serio le parole del Papa e dall’averle rese concrete attraverso un serio e generoso impegno che dura da un secolo. È un forte segno di speranza quando la dottrina sociale della Chiesa non rimane una parola morta o un discorso astratto”.

Cooperative correggono statalismo e liberismo individualista

Francesco evidenzia poi il valore aggiunto di questa esperienza: “Il vostro modello cooperativo, proprio perché ispirato alla dottrina sociale della Chiesa, corregge certe tendenze proprie del collettivismo e dello statalismo, che a volte sono letali nei confronti dell’iniziativa dei privati; e allo stesso tempo, frena le tentazioni dell’individualismo e dell’egoismo proprie del liberalismo. Infatti, mentre l’impresa capitalistica mira principalmente al profitto, l’impresa cooperativa ha come scopo primario l’equilibrata e proporzionata soddisfazione dei bisogni sociali”. “Certamente  – aggiunge – anche la cooperativa deve mirare a produrre l’utile, ad essere efficace ed efficiente nella sua attività economica, ma tutto questo senza perdere di vista la reciproca solidarietà”.

Coniugare impresa e solidarietà

Dunque, secondo Francesco, questo modello di cooperativa sociale “è uno dei nuovi settori sui quali oggi si sta concentrando la cooperazione, perché esso riesce a coniugare, da una parte, la logica dell’impresa e, dall’altra, quella della solidarietà: solidarietà interna verso i propri soci e solidarietà esterna verso le persone destinatarie. Questo modo di vivere il modello cooperativo esercita già una significativa influenza sulle imprese troppo legate alla logica del profitto, perché le spinge a scoprire e a valutare l’impatto di una responsabilità sociale”.

La cooperazione vince la solitudine

In occasione dell’incontro dello scorso marzo, il Papa esorta anche a non dimenticare mai “che questa visione della cooperazione, basata sulle relazioni e non sul profitto, va controcorrente rispetto alla mentalità del mondo”. E ringrazia gli esponenti delle cooperative per il lavoro impegnativo “in un mondo che vuole mercificare ogni cosa”. Guardano sempre allo sviluppo integrale della persona umana. Francesco sottolinea un altro aspetto non trascurabile della cooperazione che è la capacità di “vincere la solitudine che trasforma la vita in un inferno”: “Quando l’uomo si sente solo, sperimenta l’inferno. Quando, invece, avverte di non essere abbandonato, allora gli è possibile affrontare ogni tipo di difficoltà e fatica (…) Il nostro mondo è malato di solitudine, lo sappiamo tutti, per questo ha bisogno di iniziative che permettano di affrontare insieme ad altri ciò che la vita impone”.

Cooperazione cristiana modello vincente

“Il lavoro che portate avanti – osserva infine Francesco rivolgendosi alle Cooperative italiane – da cento anni è quello di opporre la relazione all’individualismo, la squadra all’interesse, il benessere di tutti agli interessi di pochi (…) la cooperazione cristiana è la strada giusta. Magari economicamente può sembrare più lenta, ma è la più efficace e sicura, quella che arriva più in avanti”.

Originale: Vatican News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Francesco: istituzioni difendano lavoro e dignità dei lavoratori

Tweet del Papa per la Giornata Internazionale delle cooperative

  

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Marco Guerra – Città del Vaticano

“Abbiamo bisogno di persone e istituzioni che difendano la dignità dei lavoratori, la dignità del lavoro e il bene della terra, nostra casa comune. #CoopsDay”, così Papa Francesco nel tweet pubblicato questa mattina per la Giornata Internazionale delle cooperative. La Giornata, incentrata quest’anno sul tema delle cooperative per il lavoro dignitoso, è stata istituita dalle Nazioni Unite nel 1994.

Il videomessaggio per la Settimana sociale

Il Santo Padre, in passato, si è più volte pronunciato sui temi del mondo del lavoro. Nel videomessaggio ai partecipanti alla 48.ma Settimana sociale dei cattolici italiani (Cagliari, 26-29 ottobre 2017) il Papa sottolinea: “Senza lavoro non c’è dignità (…) ma non tutti i lavori sono lavori degni. Ci sono lavori che umiliano la dignità delle persone, quelli che nutrono le guerre con la costruzione di armi, che svendono il valore del corpo con il traffico della prostituzione e che sfruttano i minori”.

Il lavoro dignitoso

Sempre nel videomessaggio per la 48.ma Settimana sociale dei cattolici, il Papa si sofferma su quelle pratiche che violano principio del lavoro dignitoso: “Offendono la dignità del lavoratore anche il lavoro in nero, quello gestito dal caporalato, i lavori che discriminano la donna e non includono chi porta una disabilità. Anche il lavoro precario è una ferita aperta per molti lavoratori, che vivono nel timore di perdere la propria occupazione”. “Io ho sentito tante volte questa angoscia – aggiunge il Papa – l’angoscia di poter perdere la propria occupazione; l’angoscia di quella persona che ha un lavoro da settembre a giugno e non sa se lo avrà nel prossimo settembre. Precarietà totale. Questo è immorale. Questo uccide: uccide la dignità, uccide la salute, uccide la famiglia, uccide la società. Il lavoro in nero e il lavoro precario uccidono”. Nel videomessaggio il Pontefice esprime anche “preoccupazione per i lavori pericolosi e malsani, che ogni anno causano in Italia centinaia di morti e di invalidi. La dignità del lavoro è la condizione per creare lavoro buono: bisogna perciò difenderla e promuoverla”.

Valorizzare la vocazione del lavoratore

In altre occasioni, Papa Francesco ricorda che la dignità sul lavoro non equivale solo ad un equo compenso ma si compie anche attraverso la valorizzazione delle capacità del lavoratore. Nel messaggio rivolto alla prof. ssa Margaret Archer, presidente della Pontificia accademia delle scienze sociali in occasione della sessione plenaria (24 aprile 2017), il Papa ricorda: “Quando il lavoro non è più espressivo della persona, perché essa non comprende più il senso di ciò che sta facendo, il lavoro diventa schiavitù; la persona può essere sostituita da una macchina. La seconda conseguenza chiama in causa la nozione di giustizia del lavoro”. “Il lavoro giusto è quello che non solamente assicura una remunerazione equa, ma corrisponde alla vocazione della persona e perciò è in grado di dare sviluppo alle sue capacità”.

L’incontro con le Cooperative italiane

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Incontrando il 16 marzo scorso in Aula Paolo VI i membri della Confederazione delle Cooperative italiane, nate cento anni fa ispirandosi all’Enciclica Rerum novarum di Papa Leone XIII, Francesco in particolare osserva: “Questo Pontefice in maniera profetica ha aperto la grande riflessione sulla dottrina sociale della Chiesa. La sua è stata un’intuizione fiorita sulla convinzione che il Vangelo non è relegabile solo a una parte dell’uomo o della società, ma parla a tutto l’uomo, per renderlo sempre più umano. Quelli in cui Papa Leone scriveva erano tempi difficili, ma ogni epoca ha le sue fatiche e le sue difficoltà”. “La vostra storia è preziosa perché nasce dall’aver preso sul serio le parole del Papa e dall’averle rese concrete attraverso un serio e generoso impegno che dura da un secolo. È un forte segno di speranza quando la dottrina sociale della Chiesa non rimane una parola morta o un discorso astratto”.

Cooperative correggono statalismo e liberismo individualista

Francesco evidenzia poi il valore aggiunto di questa esperienza: “Il vostro modello cooperativo, proprio perché ispirato alla dottrina sociale della Chiesa, corregge certe tendenze proprie del collettivismo e dello statalismo, che a volte sono letali nei confronti dell’iniziativa dei privati; e allo stesso tempo, frena le tentazioni dell’individualismo e dell’egoismo proprie del liberalismo. Infatti, mentre l’impresa capitalistica mira principalmente al profitto, l’impresa cooperativa ha come scopo primario l’equilibrata e proporzionata soddisfazione dei bisogni sociali”. “Certamente  – aggiunge – anche la cooperativa deve mirare a produrre l’utile, ad essere efficace ed efficiente nella sua attività economica, ma tutto questo senza perdere di vista la reciproca solidarietà”.

Coniugare impresa e solidarietà

Dunque, secondo Francesco, questo modello di cooperativa sociale “è uno dei nuovi settori sui quali oggi si sta concentrando la cooperazione, perché esso riesce a coniugare, da una parte, la logica dell’impresa e, dall’altra, quella della solidarietà: solidarietà interna verso i propri soci e solidarietà esterna verso le persone destinatarie. Questo modo di vivere il modello cooperativo esercita già una significativa influenza sulle imprese troppo legate alla logica del profitto, perché le spinge a scoprire e a valutare l’impatto di una responsabilità sociale”.

La cooperazione vince la solitudine

In occasione dell’incontro dello scorso marzo, il Papa esorta anche a non dimenticare mai “che questa visione della cooperazione, basata sulle relazioni e non sul profitto, va controcorrente rispetto alla mentalità del mondo”. E ringrazia gli esponenti delle cooperative per il lavoro impegnativo “in un mondo che vuole mercificare ogni cosa”. Guardano sempre allo sviluppo integrale della persona umana. Francesco sottolinea un altro aspetto non trascurabile della cooperazione che è la capacità di “vincere la solitudine che trasforma la vita in un inferno”: “Quando l’uomo si sente solo, sperimenta l’inferno. Quando, invece, avverte di non essere abbandonato, allora gli è possibile affrontare ogni tipo di difficoltà e fatica (…) Il nostro mondo è malato di solitudine, lo sappiamo tutti, per questo ha bisogno di iniziative che permettano di affrontare insieme ad altri ciò che la vita impone”.

Cooperazione cristiana modello vincente

“Il lavoro che portate avanti – osserva infine Francesco rivolgendosi alle Cooperative italiane – da cento anni è quello di opporre la relazione all’individualismo, la squadra all’interesse, il benessere di tutti agli interessi di pochi (…) la cooperazione cristiana è la strada giusta. Magari economicamente può sembrare più lenta, ma è la più efficace e sicura, quella che arriva più in avanti”.

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