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Home Argomenti Papa Francesco in Bulgaria e Macedonia, in mezzo alle tensioni ortodosse 

Francesco in Bulgaria e Macedonia, in mezzo alle tensioni ortodosse 

Il prossimo viaggio del papa in Bulgaria.

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Dal 5 al 7 maggio il ventinovesimo viaggio apostolico del Pontefice nelle “periferie” balcaniche. Un incoraggiamento alle comunità cattoliche dei due Paesi pari all’1% della popolazione. Visita al campo profughi a Sofia. Giovanni XXIII e Madre Teresa i due patroni

SALVATORE CERNUZIO
CITTÀ DEL VATICANO

Era dal 2002 che un Papa non metteva piede sul suolo bulgaro. Quell’anno, sul finire di maggio, Giovanni Paolo II si era recato nel Paese est europeo per mostrare vicinanza alla popolazione che ancora, dopo dieci anni, si rialzava a fatica dalle restrizioni e persecuzioni del regime comunista e del blocco socialista. Un’occasione, quella, per Wojtyla anche per “scagionare” la nazione dalla cosiddetta «pista bulgara» che per anni è stata una delle principali ipotesi dietro all’attentato in piazza San Pietro del 13 maggio 1981.

Ora è Francesco il secondo Papa a recarsi in Bulgaria per toccare con mano le problematiche di un Paese membro dal 2007 dell’Unione Europea ma ancora ai suoi margini, segnato dalla povertà totale in cui – secondo le ricerche Eurostar – versa la metà della popolazione, pensioni da fame, corruzione, rapporti ecumenici e interreligiosi complessi. Accanto a questo il fenomeno delle migrazioni e le conseguenti tensioni nazionaliste, tra profughi venuti dal Medio Oriente e oltre due milioni di bulgari emigrati negli ultimi quindici anni.

Se San Giovanni Paolo II aveva abbinato il viaggio in Bulgaria alla tappa in Azerbaijan, Bergoglio proseguirà il suo «pellegrinaggio» – come lo ha definito – con la visita in Macedonia del Nord, terra di intrecci di nazionalismi ideologici. Primo Papa a recarsi in questa porzione balcanica, la visita cade a due giorni dal ballottaggio per la presidenza della Repubblica che vede sfidarsi il filoeuropeista Stevo Pendarovski e Gordana Siljanovska-Dvkova sostenuta dai sovranisti.

Il viaggio di Francesco, il ventinovesimo del suo pontificato, non avrà tuttavia alcun contorno politico, sottolinea il portavoce ad interim della Santa Sede Alessandro Gisotti nel consueto briefing in Sala Stampa vaticana. Tantomeno il Papa entrerà nelle questioni di “politica” ecclesiale che animano la Chiesa ortodossa, ginepraio di tensioni interne. Sin dalle sue origini in lotta per prendere le distanze da Costantinopoli, per lungo tempo allineata a Mosca, capofila del movimento tradizionalista e antiecumenico, ma già distaccatasi da essa in tempi più recenti, la Chiesa bulgara sembra rimanere impassibile di fronte ai problemi sociali, di cui si fa carico l’esigua comunità cattolica con la quale non esiste di fatto alcun tipo di rapporto.

Anzi, le controversie interne al clero ortodosso si sono riversate nel rapporto con i cattolici, nei confronti dei quali è stato mantenuto il divieto della communicatio in sacris, ovvero la proibizione a pregare insieme. E infatti i leader ortodossi hanno detto “no” a qualsiasi tipo di celebrazione ecumenica con il Papa durante i giorni di viaggio. Lo hanno fatto sapere in una nota diffusa due mesi fa, in cui evidenziavano che il Vescovo di Roma fosse stato invitato dalle autorità civili mentre il loro ruolo nella organizzazione della visita era stato relegato in secondo piano.

Papa Francesco, perciò, incontrerà il Santo Sinodo e il patriarca Neofit, ma si recherà da solo a pregare nella cattedrale di Sofia, senza indossare paramenti liturgici, senza alcun rappresentante ortodosso al suo fianco. In realtà «non è mai stata chiesta una preghiera in comune, non è corretto dire adesso che ci siano stati passi indietro o retromarce», ha chiarito Gisotti.

Il portavoce vaticano ha spostato l’attenzione sul vero tema sullo sfondo della trasferta papale: l’incoraggiamento del Papa alle Chiese cattoliche locali di entrambi i Paesi: due «piccoli greggi». Nella Bulgaria abitata da 7 milioni di abitanti al 91% ortodossi, i cattolici sono l’1% (si parla di circa 70mila persone), a fronte di un 8% musulmano. Ancor meno in Macedonia: su due milioni di abitanti, meno dell’1% è cattolico (considerando il territorio compreso nella diocesi di Skopje). Si tratta in sostanza di circa 15mila credenti divisi tra fedeli di rito latino (al quale appartengono meno di 3mila dell’etnia albanese) e rito cattolico bizantino (etnie slave). Non si registrano particolari tensioni – come invece accade, anche in questo caso, in seno alla Chiesa ortodossa che rientra nella giurisdizione di quella serba – ma appare significativa la mossa del Papa di qualche anno fa di nominare un solo vescovo eparca, monsignor Kiro Stojanov, capo di latini e bizantini. Un unicum nella Chiesa.

I pochi cattolici dei due Paesi parteciperanno tutti alle messe del Papa: quella a Sofia, il 6 maggio, nella piazza Alexander I, dove si prevede la presenza di 7-8 mila persone; quella di martedì 7 in piazza Macedonia con oltre 10mila fedeli. «Numeri consistenti», ha notato Gisotti, se rapportati alle statistiche.

Ad “accompagnare” il Papa lungo la sua trasferta nei Balcani – dove poi tornerà con il viaggio del 31 maggio – 2 giugno in Romania, ci saranno due santi patroni: Giovanni XXIII e Madre Teresa di Calcutta. Il primo – ricordato dal Pontefice nel suo videomessaggio di oggi – per dieci anni delegato apostolico a Sofia, figura dell’identità nazionale tanto da essere commemorato come «il Papa bulgaro», la seconda nata e battezzata a Skopje, la sua più illustre rappresentante. «Il Santo Padre vuole sottolineare il bene di queste figure, ripercorrerne le orme. Si sente accompagnato da loro», ha detto il direttore della Sala Stampa vaticana, facendo notare che il motto del viaggio in Bulgaria ricalca la stessa frase che dà il titolo alla storica enciclica del Papa buono «Pacem in terris».

E a proposito di pace Bergoglio presiederà nella capitale bulgara un incontro di pace con esponenti delle diverse confessioni religiose nelle stessa chiesa ricostruita dopo il terremoto del 1928 grazie all’impegno di Angelo Giuseppe Roncalli. Durante l’appuntamento, intervallato dal canto di un coro di bambini ortodossi, alcuni dei quali accenderanno un cero, pronuncerà anche un discorso e reciterà la preghiera della pace attribuita a San Francesco d’Assisi.

Un evento simile si terrà in Macedonia durante la visita al memoriale di Madre Teresa, tappa ogni anno di circa 100mila pellegrini, costruito là dove si erigeva la chiesa del Sacro Cuore in cui la santa era stata battezzata, poi distrutta dal terremoto del 1963. Francesco vi incontrerà i consigli religiosi e pregherà nella cappella in cui sono custodite le reliquie della fondatrice delle Missionarie della Carità. Poi abbraccerà i poveri assistiti dalle suore, saluterà i parenti di Madre Teresa e benedirà la prima pietra del Santuario dedicato alla santa.

Grande rilievo avrà infine la visita che il Papa compierà, la mattina del 6 maggio, prima di volare a Racovsky, cuore cattolico della Bulgaria, con un gruppo di migranti, provenienti principalmente da Siria e Iraq, sistemati in una ex scuola ora adibita a campo profughi a Sofia. Saranno circa una cinquantina, tra cui numerosi bambini, ha spiegato Gisotti. Alcuni di loro consegneranno al Papa dei disegni. La visita non sarà trasmessa in streaming proprio per mantenere un carattere di intimità e lasciare al Pontefice la libertà di parlare con queste persone, il cui arrivo non sempre è stato visto di buon occhio dalla popolazione locale.

In totale gli «interventi» ufficiali del Papa saranno dodici: cinque discorsi, tre omelie, tre preghiere e un saluto, tutti in italiano. Nel seguito sarà presente – a contrario dell’ultimo viaggio – Andrea Monda, direttore de L’Osservatore Romano. Ci saranno poi i cardinali Leonardo Sandri, prefetto delle Chiese orientali, e Kurt Koch, presidente delle Pontificio Consiglio per l’Unità dei cristiani, il segretario di Stato Pietro Parolin e il segretario per i Rapporti con gli Stati, monsignor Paul Richard Gallagher. Presente come ospite anche un operaio edile del Governatorato in rappresentanza dei dipendenti della Santa Sede.

Originale: Vatican Insider
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Il prossimo viaggio del papa in Bulgaria.

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Dal 5 al 7 maggio il ventinovesimo viaggio apostolico del Pontefice nelle “periferie” balcaniche. Un incoraggiamento alle comunità cattoliche dei due Paesi pari all’1% della popolazione. Visita al campo profughi a Sofia. Giovanni XXIII e Madre Teresa i due patroni

SALVATORE CERNUZIO
CITTÀ DEL VATICANO

Era dal 2002 che un Papa non metteva piede sul suolo bulgaro. Quell’anno, sul finire di maggio, Giovanni Paolo II si era recato nel Paese est europeo per mostrare vicinanza alla popolazione che ancora, dopo dieci anni, si rialzava a fatica dalle restrizioni e persecuzioni del regime comunista e del blocco socialista. Un’occasione, quella, per Wojtyla anche per “scagionare” la nazione dalla cosiddetta «pista bulgara» che per anni è stata una delle principali ipotesi dietro all’attentato in piazza San Pietro del 13 maggio 1981.

Ora è Francesco il secondo Papa a recarsi in Bulgaria per toccare con mano le problematiche di un Paese membro dal 2007 dell’Unione Europea ma ancora ai suoi margini, segnato dalla povertà totale in cui – secondo le ricerche Eurostar – versa la metà della popolazione, pensioni da fame, corruzione, rapporti ecumenici e interreligiosi complessi. Accanto a questo il fenomeno delle migrazioni e le conseguenti tensioni nazionaliste, tra profughi venuti dal Medio Oriente e oltre due milioni di bulgari emigrati negli ultimi quindici anni.

Se San Giovanni Paolo II aveva abbinato il viaggio in Bulgaria alla tappa in Azerbaijan, Bergoglio proseguirà il suo «pellegrinaggio» – come lo ha definito – con la visita in Macedonia del Nord, terra di intrecci di nazionalismi ideologici. Primo Papa a recarsi in questa porzione balcanica, la visita cade a due giorni dal ballottaggio per la presidenza della Repubblica che vede sfidarsi il filoeuropeista Stevo Pendarovski e Gordana Siljanovska-Dvkova sostenuta dai sovranisti.

Il viaggio di Francesco, il ventinovesimo del suo pontificato, non avrà tuttavia alcun contorno politico, sottolinea il portavoce ad interim della Santa Sede Alessandro Gisotti nel consueto briefing in Sala Stampa vaticana. Tantomeno il Papa entrerà nelle questioni di “politica” ecclesiale che animano la Chiesa ortodossa, ginepraio di tensioni interne. Sin dalle sue origini in lotta per prendere le distanze da Costantinopoli, per lungo tempo allineata a Mosca, capofila del movimento tradizionalista e antiecumenico, ma già distaccatasi da essa in tempi più recenti, la Chiesa bulgara sembra rimanere impassibile di fronte ai problemi sociali, di cui si fa carico l’esigua comunità cattolica con la quale non esiste di fatto alcun tipo di rapporto.

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Papa Francesco, perciò, incontrerà il Santo Sinodo e il patriarca Neofit, ma si recherà da solo a pregare nella cattedrale di Sofia, senza indossare paramenti liturgici, senza alcun rappresentante ortodosso al suo fianco. In realtà «non è mai stata chiesta una preghiera in comune, non è corretto dire adesso che ci siano stati passi indietro o retromarce», ha chiarito Gisotti.

Il portavoce vaticano ha spostato l’attenzione sul vero tema sullo sfondo della trasferta papale: l’incoraggiamento del Papa alle Chiese cattoliche locali di entrambi i Paesi: due «piccoli greggi». Nella Bulgaria abitata da 7 milioni di abitanti al 91% ortodossi, i cattolici sono l’1% (si parla di circa 70mila persone), a fronte di un 8% musulmano. Ancor meno in Macedonia: su due milioni di abitanti, meno dell’1% è cattolico (considerando il territorio compreso nella diocesi di Skopje). Si tratta in sostanza di circa 15mila credenti divisi tra fedeli di rito latino (al quale appartengono meno di 3mila dell’etnia albanese) e rito cattolico bizantino (etnie slave). Non si registrano particolari tensioni – come invece accade, anche in questo caso, in seno alla Chiesa ortodossa che rientra nella giurisdizione di quella serba – ma appare significativa la mossa del Papa di qualche anno fa di nominare un solo vescovo eparca, monsignor Kiro Stojanov, capo di latini e bizantini. Un unicum nella Chiesa.

I pochi cattolici dei due Paesi parteciperanno tutti alle messe del Papa: quella a Sofia, il 6 maggio, nella piazza Alexander I, dove si prevede la presenza di 7-8 mila persone; quella di martedì 7 in piazza Macedonia con oltre 10mila fedeli. «Numeri consistenti», ha notato Gisotti, se rapportati alle statistiche.

Ad “accompagnare” il Papa lungo la sua trasferta nei Balcani – dove poi tornerà con il viaggio del 31 maggio – 2 giugno in Romania, ci saranno due santi patroni: Giovanni XXIII e Madre Teresa di Calcutta. Il primo – ricordato dal Pontefice nel suo videomessaggio di oggi – per dieci anni delegato apostolico a Sofia, figura dell’identità nazionale tanto da essere commemorato come «il Papa bulgaro», la seconda nata e battezzata a Skopje, la sua più illustre rappresentante. «Il Santo Padre vuole sottolineare il bene di queste figure, ripercorrerne le orme. Si sente accompagnato da loro», ha detto il direttore della Sala Stampa vaticana, facendo notare che il motto del viaggio in Bulgaria ricalca la stessa frase che dà il titolo alla storica enciclica del Papa buono «Pacem in terris».

E a proposito di pace Bergoglio presiederà nella capitale bulgara un incontro di pace con esponenti delle diverse confessioni religiose nelle stessa chiesa ricostruita dopo il terremoto del 1928 grazie all’impegno di Angelo Giuseppe Roncalli. Durante l’appuntamento, intervallato dal canto di un coro di bambini ortodossi, alcuni dei quali accenderanno un cero, pronuncerà anche un discorso e reciterà la preghiera della pace attribuita a San Francesco d’Assisi.

Un evento simile si terrà in Macedonia durante la visita al memoriale di Madre Teresa, tappa ogni anno di circa 100mila pellegrini, costruito là dove si erigeva la chiesa del Sacro Cuore in cui la santa era stata battezzata, poi distrutta dal terremoto del 1963. Francesco vi incontrerà i consigli religiosi e pregherà nella cappella in cui sono custodite le reliquie della fondatrice delle Missionarie della Carità. Poi abbraccerà i poveri assistiti dalle suore, saluterà i parenti di Madre Teresa e benedirà la prima pietra del Santuario dedicato alla santa.

Grande rilievo avrà infine la visita che il Papa compierà, la mattina del 6 maggio, prima di volare a Racovsky, cuore cattolico della Bulgaria, con un gruppo di migranti, provenienti principalmente da Siria e Iraq, sistemati in una ex scuola ora adibita a campo profughi a Sofia. Saranno circa una cinquantina, tra cui numerosi bambini, ha spiegato Gisotti. Alcuni di loro consegneranno al Papa dei disegni. La visita non sarà trasmessa in streaming proprio per mantenere un carattere di intimità e lasciare al Pontefice la libertà di parlare con queste persone, il cui arrivo non sempre è stato visto di buon occhio dalla popolazione locale.

In totale gli «interventi» ufficiali del Papa saranno dodici: cinque discorsi, tre omelie, tre preghiere e un saluto, tutti in italiano. Nel seguito sarà presente – a contrario dell’ultimo viaggio – Andrea Monda, direttore de L’Osservatore Romano. Ci saranno poi i cardinali Leonardo Sandri, prefetto delle Chiese orientali, e Kurt Koch, presidente delle Pontificio Consiglio per l’Unità dei cristiani, il segretario di Stato Pietro Parolin e il segretario per i Rapporti con gli Stati, monsignor Paul Richard Gallagher. Presente come ospite anche un operaio edile del Governatorato in rappresentanza dei dipendenti della Santa Sede.

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