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Francesco in Armenia, preghiera con Karekin II

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Dopo quattro ore di volo comincia il viaggio di Francesco in Armenia. L’aereo con a bordo il Pontefice è partito questa mattina alle 9.20 dallo scalo romano di Fiumicino, ed è atterrato poco fa all’aeroporto internazionale di Erevan.

Ad accogliere il Papa, il presidente della Repubblica dell’Armenia Serzh Sargsyan, con la consorte, e il Supremo Patriarca e Catholicos di tutti gli armeni Karekin II, oltre a una rappresentanza di fedeli con un coro di bambini che hanno offerto al Santo Padre il pane e il sale di benvenuto.
Dopo l’esecuzione degli inni, gli onori militari e la presentazione
delle rispettive delegazioni, Papa Francesco e Karekin II si sono trasferiti in auto alla sede apostolica di Etchmiadzin, per la
visita di preghiera alla Cattedrale, prima tappa del viaggio del Pontefice.

GUARDA IL PROGRAMMA

Tra i momenti più significativi, sabato ci sarà la visita al memoriale delle vittime del genocidio armeno. (LEGGI)

“Vengo come pellegrino, in questo Anno Giubilare, per attingere alla sapienza antica del vostro popolo e abbeverarmi alle sorgenti della vostra fede, rocciosa come le vostre famose croci scolpite nella pietra”.

Vengo come vostro fratello – continua il Papa – animato dal desiderio di vedere i vostri volti, di pregare con voi e condividere il dono dell’amicizia. Poi Francesco guarda più da vicino le ferite di un popolo tenace, ma duramente colpito nella sua storia, una storia – dice il Santo Padre – che suscita ammirazione e dolore.

“Ammirazione, perché avete trovato nella croce di Gesù e nel vostro ingegno la forza di rialzarvi sempre, anche da sofferenze che sono tra le più terribili che l’umanità ricordi; dolore, per le tragedie che i vostri padri hanno vissuto nella loro carne”.
Ma è un popolo forte, quello armeno, che ha i mezzi per reagire al dolore e agli assalti del male, sottolinea Papa Francesco. Come Noè dopo il diluvio, di fronte alle difficoltà, anche tragiche, non deve mai mancare la speranza e la voglia di resurrezione.
“Come servo del Vangelo e messaggero di pace desidero venire tra voi, per sostenere ogni sforzo sulla via della pace e condividere i nostri passi sul sentiero della riconciliazione, che genera la speranza”.
Il videomessaggio si conclude con spirito ecumenico: il Papa esprime trepidazione nell’attesa di riabbracciare il Patriarca della Chiesa apostolica armena, quello che lui stesso chiama “il mio fratello Karekin”, e insieme a lui dare rinnovato slancio al nostro cammino verso la piena unità. A conclusione del videomessaggio, un saluto in tradizione puramente armena:
“Grazie e a presto! Tsdesutiun!”.
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Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Ad accogliere il Papa, il presidente della Repubblica dell’Armenia Serzh Sargsyan, con la consorte, e il Supremo Patriarca e Catholicos di tutti gli armeni Karekin II, oltre a una rappresentanza di fedeli con un coro di bambini che hanno offerto al Santo Padre il pane e il sale di benvenuto.
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Vengo come vostro fratello – continua il Papa – animato dal desiderio di vedere i vostri volti, di pregare con voi e condividere il dono dell’amicizia. Poi Francesco guarda più da vicino le ferite di un popolo tenace, ma duramente colpito nella sua storia, una storia – dice il Santo Padre – che suscita ammirazione e dolore.

“Ammirazione, perché avete trovato nella croce di Gesù e nel vostro ingegno la forza di rialzarvi sempre, anche da sofferenze che sono tra le più terribili che l’umanità ricordi; dolore, per le tragedie che i vostri padri hanno vissuto nella loro carne”.
Ma è un popolo forte, quello armeno, che ha i mezzi per reagire al dolore e agli assalti del male, sottolinea Papa Francesco. Come Noè dopo il diluvio, di fronte alle difficoltà, anche tragiche, non deve mai mancare la speranza e la voglia di resurrezione.
“Come servo del Vangelo e messaggero di pace desidero venire tra voi, per sostenere ogni sforzo sulla via della pace e condividere i nostri passi sul sentiero della riconciliazione, che genera la speranza”.
Il videomessaggio si conclude con spirito ecumenico: il Papa esprime trepidazione nell’attesa di riabbracciare il Patriarca della Chiesa apostolica armena, quello che lui stesso chiama “il mio fratello Karekin”, e insieme a lui dare rinnovato slancio al nostro cammino verso la piena unità. A conclusione del videomessaggio, un saluto in tradizione puramente armena:
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