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Francesco: i muri anti-migranti? “La paura rende pazzi”

Il Papa esordisce descrivendo Bukalov come «un uomo di un grande umanesimo».

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Il Papa in volo verso Panama per la Gmg annuncia che andrà in Giappone a novembre. Mentre in Iraq per adesso non è possibile per motivi di sicurezza

DOMENICO AGASSO JR
INVIATO SUL VOLO ROMA-PANAMA
 

Papa Bergoglio attraversa di nuovo l’Oceano Atlantico come nel suo primo viaggio internazionale, in Brasile, nel 2013, sempre per una Giornata mondiale della Gioventù (Gmg). Sull’aereo che lo porta a Panama, come di consueto dedica un momento di saluto ai giornalisti al seguito. Questa volta c’è però un velo di tristezza e commozione sul suo volto, perché «è il primo volo senza Alexei Bukalov», un nostro collega scomparso da poco e «a cui volevo tanto bene», confida Francesco. Il Pontefice, dialogando per qualche istante con un giornalista, afferma che i muri anti-migranti sono una conseguenza della paura fa diventare pazzi. E annuncia che andrà in Giappone a novembre, mentre in Iraq non è possibile al momento per motivi di sicurezza.

Il Papa esordisce descrivendo Bukalov come «un uomo di un grande umanesimo». Era capace «di fare le sintesi con uno stile dostojevskiano. Ci mancherà», sospira il Papa, che poi prega e fa pregare per il giornalista. 

Il Vescovo di Roma ringrazia i giornalisti in anticipo «per il lavoro che farete». Poi incontra uno a uno per qualche istante: avvengono tra conversazioni private, scherzi e battute. E anche cose serie, qualche dichiarazione, annuncio e commento.

«Verrò in Giappone a novembre, preparati». Così Francesco risponde a un cronista giapponese che gli chiedeva se aveva in agenda il viaggio nel suo Paese. 

«Vorrei andare in Iraq» ma sono i vescovi locali a sostenere che al momento non è sicuro. Poi ha scherzato aggiungendo che forse gli dicono questo perché non vanno d’accordo tra loro: «Perciò ho mandato il Segretario di Stato».Francesco sottolinea che sta monitorando la situazione perché «io vorrei andare» davvero.

Marco Clementi, inviato del Tg1, gli racconta: «Santo Padre, sono andato a Tjuana, al confine tra il Messico e gli Stati Uniti, lì il muro che stanno costruendo entra in mare, perché non possano passare nemmeno a nuoto». Risponde il Papa: «È la paura che rende pazzi». E aggiunge: «Sono i muri della paura, come scrive L’Osservatore Romano nell’editoriale di Monda, che è da leggere».

Una giornalista spagnola dona al Papa una vignetta di Makkox che racconta la tragedia del bambino del Mali, forse di 10 anni, annegato nel grande naufragio del 2015. Sognava una vita migliore e quando è stato trovato il suo corpo senza vita aveva nella giacchetta, all’interno della tasca la sua pagella cucita con cura: aveva bei voti e sperava che quel documento scolastico gli servisse da lasciapassare per essere accolto bene in Europa. Francesco, vedendo il disegno si fa serio e chiede ai suoi collaboratori di conservarlo perché possa mostrarlo nella conferenza stampa sul volo di ritorno che lo riporterà a Roma lunedì.

Questa mattina, prima di partire per Panama, il Papa ha incontrato a Casa Santa Marta un gruppo di otto giovani profughi di diverse nazioni. I ragazzi sono accolti a Roma dal Centro Padre Arrupe, dove il Centro Astalli dà ospitalità a famiglie e minori stranieri non accompagnati. Tagikistan, Egitto, Salvador, Venezuela, sono i Paesi di origine dei giovani.

Originale: Vatican Insider
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SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica
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Il Papa esordisce descrivendo Bukalov come «un uomo di un grande umanesimo».

  

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Papa Bergoglio attraversa di nuovo l’Oceano Atlantico come nel suo primo viaggio internazionale, in Brasile, nel 2013, sempre per una Giornata mondiale della Gioventù (Gmg). Sull’aereo che lo porta a Panama, come di consueto dedica un momento di saluto ai giornalisti al seguito. Questa volta c’è però un velo di tristezza e commozione sul suo volto, perché «è il primo volo senza Alexei Bukalov», un nostro collega scomparso da poco e «a cui volevo tanto bene», confida Francesco. Il Pontefice, dialogando per qualche istante con un giornalista, afferma che i muri anti-migranti sono una conseguenza della paura fa diventare pazzi. E annuncia che andrà in Giappone a novembre, mentre in Iraq non è possibile al momento per motivi di sicurezza.

Il Papa esordisce descrivendo Bukalov come «un uomo di un grande umanesimo». Era capace «di fare le sintesi con uno stile dostojevskiano. Ci mancherà», sospira il Papa, che poi prega e fa pregare per il giornalista. 

Il Vescovo di Roma ringrazia i giornalisti in anticipo «per il lavoro che farete». Poi incontra uno a uno per qualche istante: avvengono tra conversazioni private, scherzi e battute. E anche cose serie, qualche dichiarazione, annuncio e commento.

«Verrò in Giappone a novembre, preparati». Così Francesco risponde a un cronista giapponese che gli chiedeva se aveva in agenda il viaggio nel suo Paese. 

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«Vorrei andare in Iraq» ma sono i vescovi locali a sostenere che al momento non è sicuro. Poi ha scherzato aggiungendo che forse gli dicono questo perché non vanno d’accordo tra loro: «Perciò ho mandato il Segretario di Stato».Francesco sottolinea che sta monitorando la situazione perché «io vorrei andare» davvero.

Marco Clementi, inviato del Tg1, gli racconta: «Santo Padre, sono andato a Tjuana, al confine tra il Messico e gli Stati Uniti, lì il muro che stanno costruendo entra in mare, perché non possano passare nemmeno a nuoto». Risponde il Papa: «È la paura che rende pazzi». E aggiunge: «Sono i muri della paura, come scrive L’Osservatore Romano nell’editoriale di Monda, che è da leggere».

Una giornalista spagnola dona al Papa una vignetta di Makkox che racconta la tragedia del bambino del Mali, forse di 10 anni, annegato nel grande naufragio del 2015. Sognava una vita migliore e quando è stato trovato il suo corpo senza vita aveva nella giacchetta, all’interno della tasca la sua pagella cucita con cura: aveva bei voti e sperava che quel documento scolastico gli servisse da lasciapassare per essere accolto bene in Europa. Francesco, vedendo il disegno si fa serio e chiede ai suoi collaboratori di conservarlo perché possa mostrarlo nella conferenza stampa sul volo di ritorno che lo riporterà a Roma lunedì.

Questa mattina, prima di partire per Panama, il Papa ha incontrato a Casa Santa Marta un gruppo di otto giovani profughi di diverse nazioni. I ragazzi sono accolti a Roma dal Centro Padre Arrupe, dove il Centro Astalli dà ospitalità a famiglie e minori stranieri non accompagnati. Tagikistan, Egitto, Salvador, Venezuela, sono i Paesi di origine dei giovani.

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