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Francesco e le unioni omosessuali

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di: Gabriele Passerini

«Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla?». L’affermazione di papa Francesco durante il viaggio in Brasile nel 2013 è diventata virale e si è imposta nel contesto mediale. Qualcosa di simile potrà avvenire per l’espressione da lui usata nel documentario del regista russo Evgeny Afineevsky, dal titolo Francesco:

«Le persone omosessuali hanno il diritto di essere in una famiglia. Sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo. Ciò che dobbiamo creare è una legge sulle unioni civili. In questo modo sono coperti legalmente. Mi sono battuto per questo».

La legittimità e opportunità di una legislazione civile che regoli un fenomeno sociale senza confondere la dimensione del matrimonio con la semplice unione non è nuova nel pensiero del papa. Era quello che aveva difeso in Argentina nel 2010 quando si discuteva del matrimonio omosessuale. Molto critico rispetto al progetto di legge, considerato un «grave danno», considerava accettabile una normativa di un profilo giuridico proprio. In termini tradizionali di teologia morale: «un male minore».

La posizione di Francesco è certamente diversa dalla chiusura «a ogni riconoscimento giuridico di unioni omosessuali» del documento della Congregazione per la dottrina della fede del 2003 (Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali), ma non rappresenta una via libera all’equiparazione fra unione e matrimonio civile e, tantomeno, l’apertura al matrimonio religioso degli omosessuali. Essa esprime un cambiamento di approccio alla questione e uno sguardo che privilegia i dati positivi ed evangelici su quelli normativi, pur non rinnegando questi ultimi.

Riconoscere l’amore generoso

Nell’arco degli anni del pontificato i segnali non sono mancati. Ne ricordo alcuni. Nel 2014, durante il primo Sinodo sulla famiglia, ci fu un momento di vivace discussione al termine della relatio post disceptationem, cioè della relazione dopo il dibattito in aula e prima dei lavori di gruppo. Al n. 52 si diceva: «Senza negare le problematiche morali connesse alle unioni omosessuali si prende atto che vi sono casi il cui il mutuo sostegno fino al sacrificio costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partner. Inoltre, la Chiesa ha attenzione speciale verso i bambini che vivono con coppie dello stesso sesso, ribadendo che al primo posto vanno messi sempre le esigenze e i diritti dei piccoli».

I numeri 50-52 non raggiunsero la maggioranza dei due terzi e il tema cadde, ma tra i contrari vi erano anche quanti li giudicavano troppo prudenti. In ogni caso, il papa, incontrando l’estensore dei testi, lo incoraggiò senza mostrarsi preoccupato per la battuta di arresto. La postsinodale Amoris laetitia (2016), al n. 297 ha questo passaggio: «Nessuno può essere condannato per sempre, perché questa non è la logica del Vangelo. Non mi riferisco solo ai divorziati che vivono una nuova unione, ma a tutti, in qualunque situazione si trovino».

In una delle risposte nel libro intervista con Dominique Wolton si legge: «Cosa pensare del matrimonio fra le persone dello stesso sesso? il “matrimonio” è un termine storico. Da sempre nell’umanità e non solo nella Chiesa è (composto) da un uomo e una donna. Non si può cambiare. È la natura delle cose. È così». E continua: «Il matrimonio, cioè un uomo con una donna. Questi sono i termini precisi. La convivenza omosessuale chiamiamola unione civile… ma non è un matrimonio, è una unione civile».

Nella postsinodale Christus vivit (2019), al n. 81 si dice: «I giovani riconoscono che il corpo e la sessualità sono essenziali per la loro vita e per la crescita della loro identità. Tuttavia, in un mondo che enfatizza esclusivamente la sessualità, è difficile mantenere una buona relazione col proprio corpo e vivere serenamente le relazioni affettive. Per questa e per altre ragioni, la morale sessuale è spesso causa di incomprensione e di allontanamento dalla Chiesa, in quanto è percepita come uno spazio di giudizio e di condanna. Nello stesso tempo, i giovani esprimono un esplicito desiderio di confronto sulle questioni relative alla differenza tra identità maschile e femminile, alla reciprocità fra uomini e donne, all’omosessualità».

Spostamenti teologici

Indiretta, ma di un certo peso, è l’interpretazione che la Pontificia commissione biblica nel documento Che cos’è l’uomo (2019; al numero 195) ha dato del racconto del peccato di Sodoma del cap. 19,1-29 di Genesi. Il testo è sempre citato nella tradizione per sostenere la disapprovazione biblica dell’orientamento e della pratica omosessuale (anche nel Catechismo della Chiesa cattolica). La commissione dimostra che, in realtà, l’esegesi del brano va rivista. Il vero peccato di Sodoma è la mancata ospitalità del forestiero, rappresentato dai due angeli. «Il rifiuto del diverso, dello straniero, bisognoso e indifeso, è principio di disgregazione sociale, avendo in se stesso una violenza mortifera che merita una pena adeguata».

In un recente incontro con dei genitori di omosessuali dell’associazione Tenda di Gionata papa Francesco ha detto: «Il papa ama i vostri figli così come sono, perché sono figli di Dio. La Chiesa non li esclude perché li ama profondamente».

Nell’episodio non è emersa una seconda questione, legata alla benedizione dell’unione omosessuale. Esclusa dal Catechismo della Chiesa cattolica, è praticata nelle Chiese riformate e raccoglie molte discussioni fra i teologi. Ne è un esempio il volume Benediktion von gleichgeschlectlichen Partnerschaften (Benedizione di coppie dello stesso sesso) edito da Pustet in Germania, che raccoglie gli atti di un convegno sponsorizzato dalla Conferenza episcopale austriaca. Anche in questo caso non è in questione il matrimonio religioso, ma la possibilità per una unione omosessuale di essere accompagnata da un gesto benedicente del livello delle preghiere contenute nel Benedizionale.

Tornando all’occasione originante la discussione, va ricordato che il documentario di Evgeny Afineevsky è il racconto delle sfide e della missione della Chiesa oggi. Attraverso documenti, spezzoni video e interviste (da Benedetto XVI ai familiari di Bergoglio, dal cardinale Tagle a mons. Scicluna) e alcune risposto dello stesso Francesco si ricostruiscono molte delle emergenze attuali. Il regista ha detto che il film non è sul papa, ma sui disastri del mondo: «Sono stato impressionato da lui non come papa ma come persona. È un vero gesuita, un uomo di azione, ma anche un vero leader. Una cosa che manca molto oggi».

Originale: Settimana News
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«Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla?». L’affermazione di papa Francesco durante il viaggio in Brasile nel 2013 è diventata virale e si è imposta nel contesto mediale. Qualcosa di simile potrà avvenire per l’espressione da lui usata nel documentario del regista russo Evgeny Afineevsky, dal titolo Francesco:

«Le persone omosessuali hanno il diritto di essere in una famiglia. Sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo. Ciò che dobbiamo creare è una legge sulle unioni civili. In questo modo sono coperti legalmente. Mi sono battuto per questo».

La legittimità e opportunità di una legislazione civile che regoli un fenomeno sociale senza confondere la dimensione del matrimonio con la semplice unione non è nuova nel pensiero del papa. Era quello che aveva difeso in Argentina nel 2010 quando si discuteva del matrimonio omosessuale. Molto critico rispetto al progetto di legge, considerato un «grave danno», considerava accettabile una normativa di un profilo giuridico proprio. In termini tradizionali di teologia morale: «un male minore».

La posizione di Francesco è certamente diversa dalla chiusura «a ogni riconoscimento giuridico di unioni omosessuali» del documento della Congregazione per la dottrina della fede del 2003 (Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali), ma non rappresenta una via libera all’equiparazione fra unione e matrimonio civile e, tantomeno, l’apertura al matrimonio religioso degli omosessuali. Essa esprime un cambiamento di approccio alla questione e uno sguardo che privilegia i dati positivi ed evangelici su quelli normativi, pur non rinnegando questi ultimi.

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Nell’arco degli anni del pontificato i segnali non sono mancati. Ne ricordo alcuni. Nel 2014, durante il primo Sinodo sulla famiglia, ci fu un momento di vivace discussione al termine della relatio post disceptationem, cioè della relazione dopo il dibattito in aula e prima dei lavori di gruppo. Al n. 52 si diceva: «Senza negare le problematiche morali connesse alle unioni omosessuali si prende atto che vi sono casi il cui il mutuo sostegno fino al sacrificio costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partner. Inoltre, la Chiesa ha attenzione speciale verso i bambini che vivono con coppie dello stesso sesso, ribadendo che al primo posto vanno messi sempre le esigenze e i diritti dei piccoli».

I numeri 50-52 non raggiunsero la maggioranza dei due terzi e il tema cadde, ma tra i contrari vi erano anche quanti li giudicavano troppo prudenti. In ogni caso, il papa, incontrando l’estensore dei testi, lo incoraggiò senza mostrarsi preoccupato per la battuta di arresto. La postsinodale Amoris laetitia (2016), al n. 297 ha questo passaggio: «Nessuno può essere condannato per sempre, perché questa non è la logica del Vangelo. Non mi riferisco solo ai divorziati che vivono una nuova unione, ma a tutti, in qualunque situazione si trovino».

In una delle risposte nel libro intervista con Dominique Wolton si legge: «Cosa pensare del matrimonio fra le persone dello stesso sesso? il “matrimonio” è un termine storico. Da sempre nell’umanità e non solo nella Chiesa è (composto) da un uomo e una donna. Non si può cambiare. È la natura delle cose. È così». E continua: «Il matrimonio, cioè un uomo con una donna. Questi sono i termini precisi. La convivenza omosessuale chiamiamola unione civile… ma non è un matrimonio, è una unione civile».

Nella postsinodale Christus vivit (2019), al n. 81 si dice: «I giovani riconoscono che il corpo e la sessualità sono essenziali per la loro vita e per la crescita della loro identità. Tuttavia, in un mondo che enfatizza esclusivamente la sessualità, è difficile mantenere una buona relazione col proprio corpo e vivere serenamente le relazioni affettive. Per questa e per altre ragioni, la morale sessuale è spesso causa di incomprensione e di allontanamento dalla Chiesa, in quanto è percepita come uno spazio di giudizio e di condanna. Nello stesso tempo, i giovani esprimono un esplicito desiderio di confronto sulle questioni relative alla differenza tra identità maschile e femminile, alla reciprocità fra uomini e donne, all’omosessualità».

Spostamenti teologici

Indiretta, ma di un certo peso, è l’interpretazione che la Pontificia commissione biblica nel documento Che cos’è l’uomo (2019; al numero 195) ha dato del racconto del peccato di Sodoma del cap. 19,1-29 di Genesi. Il testo è sempre citato nella tradizione per sostenere la disapprovazione biblica dell’orientamento e della pratica omosessuale (anche nel Catechismo della Chiesa cattolica). La commissione dimostra che, in realtà, l’esegesi del brano va rivista. Il vero peccato di Sodoma è la mancata ospitalità del forestiero, rappresentato dai due angeli. «Il rifiuto del diverso, dello straniero, bisognoso e indifeso, è principio di disgregazione sociale, avendo in se stesso una violenza mortifera che merita una pena adeguata».

In un recente incontro con dei genitori di omosessuali dell’associazione Tenda di Gionata papa Francesco ha detto: «Il papa ama i vostri figli così come sono, perché sono figli di Dio. La Chiesa non li esclude perché li ama profondamente».

Nell’episodio non è emersa una seconda questione, legata alla benedizione dell’unione omosessuale. Esclusa dal Catechismo della Chiesa cattolica, è praticata nelle Chiese riformate e raccoglie molte discussioni fra i teologi. Ne è un esempio il volume Benediktion von gleichgeschlectlichen Partnerschaften (Benedizione di coppie dello stesso sesso) edito da Pustet in Germania, che raccoglie gli atti di un convegno sponsorizzato dalla Conferenza episcopale austriaca. Anche in questo caso non è in questione il matrimonio religioso, ma la possibilità per una unione omosessuale di essere accompagnata da un gesto benedicente del livello delle preghiere contenute nel Benedizionale.

Tornando all’occasione originante la discussione, va ricordato che il documentario di Evgeny Afineevsky è il racconto delle sfide e della missione della Chiesa oggi. Attraverso documenti, spezzoni video e interviste (da Benedetto XVI ai familiari di Bergoglio, dal cardinale Tagle a mons. Scicluna) e alcune risposto dello stesso Francesco si ricostruiscono molte delle emergenze attuali. Il regista ha detto che il film non è sul papa, ma sui disastri del mondo: «Sono stato impressionato da lui non come papa ma come persona. È un vero gesuita, un uomo di azione, ma anche un vero leader. Una cosa che manca molto oggi».

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