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Francesco: Dio è il nostro alleato fedele, a Lui possiamo dire e chiedere tutto

Il Papa riflette sulle caratteristiche della preghiera cristiana

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All’udienza generale nella Biblioteca del Palazzo apostolico il Papa riflette sulle caratteristiche della preghiera cristiana, la voce di un piccolo “io” che cerca un “Tu” . Nei saluti il Papa ricorda il 100.esimo della nascita di San Giovanni Paolo II, il 18 maggio, e rinnova la sua adesione alla giornata di preghiera, digiuno e opere di carità di domani

Adriana Masotti – Città del Vaticano

“La preghiera del cristiano”; è il tema della catechesi all’udienza generale di questa mattina, la seconda con cui il Papa desidera approfondire che cos’è la preghiera. E la costatazione iniziale di Papa Francesco è che l’atto del pregare “appartiene a tutti: agli uomini di ogni religione, e probabilmente anche a quelli che non ne professano alcuna”. E dice che essa “nasce nel segreto di noi stessi”, nel nostro cuore, parola che racchiude ogni nostra facoltà, emozione, intelligenza e anche il corpo. “È dunque tutto l’uomo che prega – osserva il Papa – se prega il suo “cuore”.

La preghiera è uno slancio, è un’invocazione che va oltre noi stessi: qualcosa che nasce nell’intimo della nostra persona e si protende, perché avverte la nostalgia di un incontro. E dobbiamo sottolineare questo: avverte la nostalgia di un incontro, quella nostalgia che è più di un bisogno, più di una necessità; è una strada, una nostalgia di un incontro. La preghiera è la voce di un “io” che brancola, che procede a tentoni, in cerca di un “Tu”. L’incontro tra l’“io” e il “Tu” non si può fare con le calcolatrici: è un incontro umano e si procede a tentoni, tante volte, per trovare il “Tu” che il mio “io” sta cercando … La preghiera del cristiano nasce invece da una rivelazione: il “Tu” non è rimasto avvolto nel mistero, ma è entrato in relazione con noi. 

I cristiani si rivolgono a Dio chiamandolo “Padre”

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Il cristianesimo celebra continuamente la “manifestazione” di Dio, afferma ancora Francesco. Dio non rimane nascosto e rivela se stesso come ha fatto attraverso i Magi, nel battesimo sul Giordano, a Cana. E’ Gesù che rivela il Padre e la preghiera è entrare in relazione con un Dio “dal volto tenerissimo”.

Questa è la prima caratteristica della preghiera cristiana. Se gli uomini erano da sempre abituati ad avvicinarsi a Dio un po’ intimiditi, un po’ spaventati da questo mistero affascinante e tremendo, se si erano abituati a venerarlo con un atteggiamento servile, simile a quello di un suddito che non vuole mancare di rispetto al suo signore, i cristiani si rivolgono invece a Lui osando chiamarlo in modo confidente con il nome di “Padre”. Anzi Gesù usa l’altra parola: papà.

Dio continua sempre a volerci bene

Nel cristianesimo, prosegue il Papa, non c’è più posto per parole come “sudditanza”, “schiavitù” o “vassallaggio”. Al loro posto ci sono “alleanza”, “amicizia”, ” promessa”, “comunione”, “vicinanza”. Gesù rivolgendosi ai suoi discepoli aveva detto: “Non vi chiamo più servi, ma vi ho chiamati amici” e  qualunque cosa si chiederà al Padre nel suo nome, Egli la concederà. “Ma questa è una banconota in bianco”, commenta Francesco, “facciamo la prova”. E prosegue:

Dio è l’amico, l’alleato, lo sposo. Nella preghiera si può stabilire un rapporto di confidenza con Lui, tant’è vero che nel “Padre nostro” Gesù ci ha insegnato a rivolgergli una serie di domande. A Dio possiamo chiedere tutto, tutto, spiegare tutto, raccontare tutto. Non importa se nella relazione con Dio ci sentiamo in difetto: non siamo bravi amici, non siamo figli riconoscenti, non siamo sposi fedeli. Egli continua a volerci bene.

Dio ci è sempre vicino, sottolinea ancora il Papa, sta alla porta del nostro cuore e aspetta che gli apriamo, a volte bussa, ma lo fa con pazienza, senza forzare, con tanto amore. Quella di Dio “è la pazienza di un papà, di uno che ci ama tanto. Anche, io direi, è la pazienza di un papà e di una mamma, tutto insieme”.

Possibile che Tu conosci solo amore?

In Gesù, Dio ha continuato a volerci bene fino alla Croce, ricorda il Papa, perché “Dio è alleato fedele”, anche se gli uomini smettono di amare, Lui continua a farlo. Papa Francesco conclude la sua riflessione invitando tutti “a mettersi nella preghiera tra le braccia misericordiose di Dio”.

E a ripetere a Dio, nello stupore della preghiera: possibile che Tu conosci solo amore? Lui non conosce l’odio. Lui è odiato, ma non conosce l’odio. Conosce solo amore. Questo è il Dio al quale preghiamo. Questo è il nucleo incandescente di ogni preghiera cristiana. Il Dio di amore, il nostro Padre che ci aspetta e ci accompagna. 

La preghiera del 14 maggio e san Giovanni Paolo II

Al termine della catechesi, nei saluti ai fedeli di lingua araba, Papa Francesco ha ricordato che la preghiera “è il modo per comunicare e ascoltare Dio” e che per questo ha accolto l’invito dell’Alto Comitato della Fratellanza umana di dedicare la giornata di domani alla preghiera, al digiuno e alle opere di carità. Quindi ha detto:

Invito e incoraggio tutti a unirsi a questo evento: uniamoci come fratelli nel chiedere al Signore di salvare l’umanità dalla pandemia, di illuminare gli scienziati e di guarire i malati”.

Quindi rivolgendosi ai fedeli della Polonia, Francesco ha espresso il suo affetto per san Giovanni Paolo II dicendo:

Lunedì prossimo sarà il centesimo della nascita di San Giovanni Paolo II: io celebrerò la Messa alle 7.00, davanti all’altare della tomba, e sarà trasmessa in mondovisione per tutti. Ringraziamo Dio di averci dato questo Vescovo a Roma, Santo Vescovo, e chiediamo a lui che ci aiuti: che aiuti questa Chiesa di Roma a convertirsi e ad andare avanti.

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Originale: Vatican News
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Il Papa riflette sulle caratteristiche della preghiera cristiana

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Adriana Masotti – Città del Vaticano

“La preghiera del cristiano”; è il tema della catechesi all’udienza generale di questa mattina, la seconda con cui il Papa desidera approfondire che cos’è la preghiera. E la costatazione iniziale di Papa Francesco è che l’atto del pregare “appartiene a tutti: agli uomini di ogni religione, e probabilmente anche a quelli che non ne professano alcuna”. E dice che essa “nasce nel segreto di noi stessi”, nel nostro cuore, parola che racchiude ogni nostra facoltà, emozione, intelligenza e anche il corpo. “È dunque tutto l’uomo che prega – osserva il Papa – se prega il suo “cuore”.

La preghiera è uno slancio, è un’invocazione che va oltre noi stessi: qualcosa che nasce nell’intimo della nostra persona e si protende, perché avverte la nostalgia di un incontro. E dobbiamo sottolineare questo: avverte la nostalgia di un incontro, quella nostalgia che è più di un bisogno, più di una necessità; è una strada, una nostalgia di un incontro. La preghiera è la voce di un “io” che brancola, che procede a tentoni, in cerca di un “Tu”. L’incontro tra l’“io” e il “Tu” non si può fare con le calcolatrici: è un incontro umano e si procede a tentoni, tante volte, per trovare il “Tu” che il mio “io” sta cercando … La preghiera del cristiano nasce invece da una rivelazione: il “Tu” non è rimasto avvolto nel mistero, ma è entrato in relazione con noi. 

I cristiani si rivolgono a Dio chiamandolo “Padre”

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Il cristianesimo celebra continuamente la “manifestazione” di Dio, afferma ancora Francesco. Dio non rimane nascosto e rivela se stesso come ha fatto attraverso i Magi, nel battesimo sul Giordano, a Cana. E’ Gesù che rivela il Padre e la preghiera è entrare in relazione con un Dio “dal volto tenerissimo”.

Questa è la prima caratteristica della preghiera cristiana. Se gli uomini erano da sempre abituati ad avvicinarsi a Dio un po’ intimiditi, un po’ spaventati da questo mistero affascinante e tremendo, se si erano abituati a venerarlo con un atteggiamento servile, simile a quello di un suddito che non vuole mancare di rispetto al suo signore, i cristiani si rivolgono invece a Lui osando chiamarlo in modo confidente con il nome di “Padre”. Anzi Gesù usa l’altra parola: papà.

Dio continua sempre a volerci bene

Nel cristianesimo, prosegue il Papa, non c’è più posto per parole come “sudditanza”, “schiavitù” o “vassallaggio”. Al loro posto ci sono “alleanza”, “amicizia”, ” promessa”, “comunione”, “vicinanza”. Gesù rivolgendosi ai suoi discepoli aveva detto: “Non vi chiamo più servi, ma vi ho chiamati amici” e  qualunque cosa si chiederà al Padre nel suo nome, Egli la concederà. “Ma questa è una banconota in bianco”, commenta Francesco, “facciamo la prova”. E prosegue:

Dio è l’amico, l’alleato, lo sposo. Nella preghiera si può stabilire un rapporto di confidenza con Lui, tant’è vero che nel “Padre nostro” Gesù ci ha insegnato a rivolgergli una serie di domande. A Dio possiamo chiedere tutto, tutto, spiegare tutto, raccontare tutto. Non importa se nella relazione con Dio ci sentiamo in difetto: non siamo bravi amici, non siamo figli riconoscenti, non siamo sposi fedeli. Egli continua a volerci bene.

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Dio ci è sempre vicino, sottolinea ancora il Papa, sta alla porta del nostro cuore e aspetta che gli apriamo, a volte bussa, ma lo fa con pazienza, senza forzare, con tanto amore. Quella di Dio “è la pazienza di un papà, di uno che ci ama tanto. Anche, io direi, è la pazienza di un papà e di una mamma, tutto insieme”.

Possibile che Tu conosci solo amore?

In Gesù, Dio ha continuato a volerci bene fino alla Croce, ricorda il Papa, perché “Dio è alleato fedele”, anche se gli uomini smettono di amare, Lui continua a farlo. Papa Francesco conclude la sua riflessione invitando tutti “a mettersi nella preghiera tra le braccia misericordiose di Dio”.

E a ripetere a Dio, nello stupore della preghiera: possibile che Tu conosci solo amore? Lui non conosce l’odio. Lui è odiato, ma non conosce l’odio. Conosce solo amore. Questo è il Dio al quale preghiamo. Questo è il nucleo incandescente di ogni preghiera cristiana. Il Dio di amore, il nostro Padre che ci aspetta e ci accompagna. 

La preghiera del 14 maggio e san Giovanni Paolo II

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Al termine della catechesi, nei saluti ai fedeli di lingua araba, Papa Francesco ha ricordato che la preghiera “è il modo per comunicare e ascoltare Dio” e che per questo ha accolto l’invito dell’Alto Comitato della Fratellanza umana di dedicare la giornata di domani alla preghiera, al digiuno e alle opere di carità. Quindi ha detto:

Invito e incoraggio tutti a unirsi a questo evento: uniamoci come fratelli nel chiedere al Signore di salvare l’umanità dalla pandemia, di illuminare gli scienziati e di guarire i malati”.

Quindi rivolgendosi ai fedeli della Polonia, Francesco ha espresso il suo affetto per san Giovanni Paolo II dicendo:

Lunedì prossimo sarà il centesimo della nascita di San Giovanni Paolo II: io celebrerò la Messa alle 7.00, davanti all’altare della tomba, e sarà trasmessa in mondovisione per tutti. Ringraziamo Dio di averci dato questo Vescovo a Roma, Santo Vescovo, e chiediamo a lui che ci aiuti: che aiuti questa Chiesa di Roma a convertirsi e ad andare avanti.

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