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Home Argomenti Papa "Francesco, dai social network alla comunicazione globale".

“Francesco, dai social network alla comunicazione globale”.

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Il primo anno di pontificato del “Papa comunicatore” secondo il ministro vaticano

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GIACOMO GALEAZZI
CITTÀ DEL VATICANO

“C’è una profonda sintonia tra l’immagine della Chiesa, così come il Papa la sta tratteggiando, e il mondo della comunicazione”. Riguardo alla dimensione di comunicatore di Bergoglio, l’arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali, evidenzia a Vatican Insider che “comunicare è una componente essenziale del suo essere e lo sperimentiamo ogni giorno, a cominciare dai tanti piccoli gesti con i quali ormai parla al mondo intero”. Il contatto diretto con le persone, sottolinea il ministro vaticano della comunicazione, è per Francesco “il cardine su cui si posa l’essere cristiano e, al centro di questa comunicazione-incontro, ci sono gli uomini e le donne che vivono il mondo di oggi”.

Francesco è attivo su Twitter e si sono studiate le modalità di una sua presenza su Facebook. Nei social network sono più le opportunità o i rischi?

“Le reti sociali possono essere nuovi spazi di evangelizzazione. Già Benedetto XVI ha evidenziato come l’ambiente digitale non sia un mondo parallelo o puramente virtuale, bensì parte della realtà quotidiana di molte persone, specialmente dei più giovani. I social network sono il frutto dell’interazione e possono essere un fattore di sviluppo umano. Esistono reti sociali che offrono occasioni di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di Dio. Perciò anche il Pontefice in prima persona è impegnato nel rendere il Vangelo presente nell’ambiente digitale in forme sempre più adeguate ai tempi. Questa lettura positiva dei valori della rete, espressa specialmente da Benedetto XVI e Papa Francesco, non è una valutazione ingenua. C’è piena consapevolezza dei limiti e dei pericoli della rete ma anche della sua positività, dato che offre agli uomini e alle donne di oggi enormi possibilità di conoscenza e di relazione. Per questo motivo papa Francesco ha chiesto ai cattolici di farne parte, di essere presenti nella rete. Il problema è in che forma essere presenti. È in questa prospettiva che il Santo Padre invita a non proporre una superficiale propaganda ai valori religiosi, ma a essere testimoni dei valori umani e cristiani che portiamo in cuore. Ancora una volta, il Papa ci aiuta a comprendere che ciò che conta è la testimonianza personale e che le reti sociali possono essere un luogo propizio dove condividere la propria testimonianza”.

Qual è il bilancio del primo anno di pontificato di Francesco sotto il profilo della comunicazione?

“Francesco ha abituato tutti al suo stile, rendendo quanto mai ‘vivo’ il suo concetto di comunicazione. È consapevole che il rischio maggiore per un predicatore è abituarsi al proprio linguaggio e pensare che tutti gli altri lo usino e lo comprendano spontaneamente. La semplicità ha a che vedere con il linguaggio utilizzato. Deve essere il linguaggio che i destinatari comprendono, per non correre il rischio di parlare a vuoto. La Chiesa è immersa nella realtà del nostro tempo, nella cultura digitale, la tecnologia è parte delle nostre esistenze, del nostro quotidiano e ci permette di essere in una situazione di immediatezza, contatto, vicinanza, anche se in maniera non propriamente fisica. La comunicazione è, dunque, quanto mai amplificata, continua e questo favorisce la possibilità di entrare in contatto con mondi e persone lontanissimi da noi. All’interno di questa nuova realtà, Francesco ci guida con il suo stile colloquiale, ci fa riflettere sulla dimensione dialogica e interpersonale nell’utilizzo degli strumenti della comunicazione. Il Papa ci indica come in ogni situazione, al di là delle tecnologie, l’obiettivo sia quello di sapersi inserire nel dialogo con gli uomini e le donne di oggi per comprenderne le attese, i dubbi, le speranze”.

Che stile di comunicazione ha Francesco?

“Francesco è aperto alle opportunità offerte dal nuovo mondo tecnologico, ma considera anche alcuni limiti reali dell’attuale cultura digitale che richiedono una particolare attenzione da parte di tutti coloro che seguono da vicino la crescita della comunità in cui viviamo. Tali limiti però non giustificano un rifiuto dei media sociali; piuttosto ci ricordano che la comunicazione è, in definitiva, una conquista più umana che tecnologica. La cultura dell’incontro è prima di tutto attenzione e prossimità all’uomo e alla donna nel loro cammino quotidiano, per instaurare con loro un dialogo rispettoso, che li conduca anche  all’incontro con Cristo. Ma per fare questo occorre lasciarsi coinvolgere in un profondo rapporto umano, nel quale ciascuno di noi porta la propria vita, il proprio stile comunicativo e la propria attenzione all’altro. La Chiesa di Francesco ha le porte spalancate, è estroversa, scende nella strada, per farsi più prossima, più vicina a quell’umanità che lui stesso cerca di raggiungere ogni giorno. Energie fresche e immaginazione nuova ci chiede il Papa: una sfida per tutti noi chiamati a camminare per portare avanti la nostra missione e soccorrere il nostro prossimo, arrestandoci sulla via”.

Qual è lo stile comunicativo di Francesco?

“Il Papa utilizza un linguaggio sereno, cordiale, diretto in sintonia con lo stile manifestato in questi mesi di pontificato. Francesco è consapevole che l’attuale società dell’informazione, è satura indiscriminatamente di dati, tutti allo stesso livello e che finisce per portarci a una superficialità al momento di impostare le questioni di fondo. Per questo motivo, il Papa sostiene che sia necessaria una vera educazione che insegni a pensare criticamente e offra un appropriato percorso di maturazione dei valori. E ci insegna che una pastorale in chiave missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine che si tenta di imporre a forza di insistere”.

C’è un’immagine che racchiude la visione di Bergoglio “comunicatore”?

“Quando Francesco a novembre ha incontrato i giovani universitari a Roma, ha detto loro ‘non guardare la vita dal balcone! Mischiatevi lì dove ci sono le sfide, che vi chiedono aiuto per portare avanti la vita, lo sviluppo, la lotta per la dignità delle persone, la lotta contro la povertà, la lotta per i valori, e tante lotte che troviamo ogni giorno”. La cronaca ci riporta ogni giorno storie di sofferenza, in ogni parte del mondo, storie di guerre, divisioni, intolleranza, sfruttamento, e tutto questo ci appare come un enorme rifiuto dell’altro, del prossimo, lontano o vicino che sia. I muri che ci dividono possono essere superati solamente se siamo pronti ad ascoltarci e ad imparare gli uni dagli altri. Abbiamo bisogno di comporre le differenze attraverso forme di dialogo che ci permettano di crescere nella comprensione e nel rispetto. Le parole di Francesco sono un faro. La nostra luminosità non provenga da trucchi o effetti speciali, ma dal nostro farci prossimo di chi incontriamo ferito lungo il cammino, con amore, con tenerezza. Non abbiate timore di farvi cittadini dell’ambiente digitale. Una Chiesa che accompagna il cammino sa mettersi in cammino con tutti. In questo contesto la rivoluzione dei mezzi di comunicazione e dell’informazione è una grande e appassionante sfida, che richiede energie fresche e un’immaginazione nuova per trasmettere agli altri la bellezza di Dio”.

Quale visione ha il Papa della Chiesa in dialogo con il mondo?

“Ogni giorno il Pontefice ci regala delle frasi che diventano un faro per il nostro cammino di missione nell’immenso oceano della vita. Il Papa condivide con noi la sua lucida analisi di questo panorama tecnologico in veloce evoluzione, fonte di opportunità, nel quale però l’elemento umano è fondamentale, e ce lo ripete spesso. È evidente a tutti l’ecclesiologia che Francesco sta proponendo sin dai primi giorni del suo pontificato. La Chiesa immaginata da Francesco vuole comunicare, vuole dialogare con l’uomo e la donna di oggi, quindi si sente chiamata a confrontarsi con alcune dimensioni ed esigenze proprie della cultura dell’incontro. Viviamo immersi nella cultura dell’immagine, produciamo continuamente immagini, con strumenti di ogni tipo, le utilizziamo per le nostre conversazioni, per condividere pensieri ed emozioni. L’annuncio deve concentrarsi sull’essenziale, su ciò che è più bello, più grande, più attraente e allo stesso tempo più necessario. La proposta quindi deve semplificarsi senza perdere per questo profondità e verità e diventare così più convincente e radiosa”.

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“Francesco, dai social network alla comunicazione globale”.

  

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GIACOMO GALEAZZI
CITTÀ DEL VATICANO

“C’è una profonda sintonia tra l’immagine della Chiesa, così come il Papa la sta tratteggiando, e il mondo della comunicazione”. Riguardo alla dimensione di comunicatore di Bergoglio, l’arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali, evidenzia a Vatican Insider che “comunicare è una componente essenziale del suo essere e lo sperimentiamo ogni giorno, a cominciare dai tanti piccoli gesti con i quali ormai parla al mondo intero”. Il contatto diretto con le persone, sottolinea il ministro vaticano della comunicazione, è per Francesco “il cardine su cui si posa l’essere cristiano e, al centro di questa comunicazione-incontro, ci sono gli uomini e le donne che vivono il mondo di oggi”.

Francesco è attivo su Twitter e si sono studiate le modalità di una sua presenza su Facebook. Nei social network sono più le opportunità o i rischi?

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Qual è il bilancio del primo anno di pontificato di Francesco sotto il profilo della comunicazione?

“Francesco ha abituato tutti al suo stile, rendendo quanto mai ‘vivo’ il suo concetto di comunicazione. È consapevole che il rischio maggiore per un predicatore è abituarsi al proprio linguaggio e pensare che tutti gli altri lo usino e lo comprendano spontaneamente. La semplicità ha a che vedere con il linguaggio utilizzato. Deve essere il linguaggio che i destinatari comprendono, per non correre il rischio di parlare a vuoto. La Chiesa è immersa nella realtà del nostro tempo, nella cultura digitale, la tecnologia è parte delle nostre esistenze, del nostro quotidiano e ci permette di essere in una situazione di immediatezza, contatto, vicinanza, anche se in maniera non propriamente fisica. La comunicazione è, dunque, quanto mai amplificata, continua e questo favorisce la possibilità di entrare in contatto con mondi e persone lontanissimi da noi. All’interno di questa nuova realtà, Francesco ci guida con il suo stile colloquiale, ci fa riflettere sulla dimensione dialogica e interpersonale nell’utilizzo degli strumenti della comunicazione. Il Papa ci indica come in ogni situazione, al di là delle tecnologie, l’obiettivo sia quello di sapersi inserire nel dialogo con gli uomini e le donne di oggi per comprenderne le attese, i dubbi, le speranze”.

Che stile di comunicazione ha Francesco?

“Francesco è aperto alle opportunità offerte dal nuovo mondo tecnologico, ma considera anche alcuni limiti reali dell’attuale cultura digitale che richiedono una particolare attenzione da parte di tutti coloro che seguono da vicino la crescita della comunità in cui viviamo. Tali limiti però non giustificano un rifiuto dei media sociali; piuttosto ci ricordano che la comunicazione è, in definitiva, una conquista più umana che tecnologica. La cultura dell’incontro è prima di tutto attenzione e prossimità all’uomo e alla donna nel loro cammino quotidiano, per instaurare con loro un dialogo rispettoso, che li conduca anche  all’incontro con Cristo. Ma per fare questo occorre lasciarsi coinvolgere in un profondo rapporto umano, nel quale ciascuno di noi porta la propria vita, il proprio stile comunicativo e la propria attenzione all’altro. La Chiesa di Francesco ha le porte spalancate, è estroversa, scende nella strada, per farsi più prossima, più vicina a quell’umanità che lui stesso cerca di raggiungere ogni giorno. Energie fresche e immaginazione nuova ci chiede il Papa: una sfida per tutti noi chiamati a camminare per portare avanti la nostra missione e soccorrere il nostro prossimo, arrestandoci sulla via”.

Qual è lo stile comunicativo di Francesco?

“Il Papa utilizza un linguaggio sereno, cordiale, diretto in sintonia con lo stile manifestato in questi mesi di pontificato. Francesco è consapevole che l’attuale società dell’informazione, è satura indiscriminatamente di dati, tutti allo stesso livello e che finisce per portarci a una superficialità al momento di impostare le questioni di fondo. Per questo motivo, il Papa sostiene che sia necessaria una vera educazione che insegni a pensare criticamente e offra un appropriato percorso di maturazione dei valori. E ci insegna che una pastorale in chiave missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine che si tenta di imporre a forza di insistere”.

C’è un’immagine che racchiude la visione di Bergoglio “comunicatore”?

“Quando Francesco a novembre ha incontrato i giovani universitari a Roma, ha detto loro ‘non guardare la vita dal balcone! Mischiatevi lì dove ci sono le sfide, che vi chiedono aiuto per portare avanti la vita, lo sviluppo, la lotta per la dignità delle persone, la lotta contro la povertà, la lotta per i valori, e tante lotte che troviamo ogni giorno”. La cronaca ci riporta ogni giorno storie di sofferenza, in ogni parte del mondo, storie di guerre, divisioni, intolleranza, sfruttamento, e tutto questo ci appare come un enorme rifiuto dell’altro, del prossimo, lontano o vicino che sia. I muri che ci dividono possono essere superati solamente se siamo pronti ad ascoltarci e ad imparare gli uni dagli altri. Abbiamo bisogno di comporre le differenze attraverso forme di dialogo che ci permettano di crescere nella comprensione e nel rispetto. Le parole di Francesco sono un faro. La nostra luminosità non provenga da trucchi o effetti speciali, ma dal nostro farci prossimo di chi incontriamo ferito lungo il cammino, con amore, con tenerezza. Non abbiate timore di farvi cittadini dell’ambiente digitale. Una Chiesa che accompagna il cammino sa mettersi in cammino con tutti. In questo contesto la rivoluzione dei mezzi di comunicazione e dell’informazione è una grande e appassionante sfida, che richiede energie fresche e un’immaginazione nuova per trasmettere agli altri la bellezza di Dio”.

Quale visione ha il Papa della Chiesa in dialogo con il mondo?

“Ogni giorno il Pontefice ci regala delle frasi che diventano un faro per il nostro cammino di missione nell’immenso oceano della vita. Il Papa condivide con noi la sua lucida analisi di questo panorama tecnologico in veloce evoluzione, fonte di opportunità, nel quale però l’elemento umano è fondamentale, e ce lo ripete spesso. È evidente a tutti l’ecclesiologia che Francesco sta proponendo sin dai primi giorni del suo pontificato. La Chiesa immaginata da Francesco vuole comunicare, vuole dialogare con l’uomo e la donna di oggi, quindi si sente chiamata a confrontarsi con alcune dimensioni ed esigenze proprie della cultura dell’incontro. Viviamo immersi nella cultura dell’immagine, produciamo continuamente immagini, con strumenti di ogni tipo, le utilizziamo per le nostre conversazioni, per condividere pensieri ed emozioni. L’annuncio deve concentrarsi sull’essenziale, su ciò che è più bello, più grande, più attraente e allo stesso tempo più necessario. La proposta quindi deve semplificarsi senza perdere per questo profondità e verità e diventare così più convincente e radiosa”.

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