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Francesco, Benedetto e il rischio della fede ideologica

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Le parole del Papa nel dialogo con i preti: «Le sfide ci salvano da un pensiero chiuso e ci aiutano ad aprirci al mistero rivelato». Quelle parole di Joseph Ratzinger 

ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO

Tra i tanti spunti offerti dalla giornata milanese di Papa Francesco, segnata da un’accoglienza popolare veramente significativa, ce n’è uno che, oltre a mostrare una sintonia di sguardo con il predecessore, è illuminante per leggere quanto accade oggi. Nel dialogo con i sacerdoti, i religiosi e le religiose in Duomo, il Pontefice ha invitato chi evangelizza a essere libero dai risultati e a non rattristarsi per le sfide che la Chiesa si trova a vivere oggi. Mettendo in guardia dal rischio di trasformare la fede in ideologia. 

 

  

«Non dobbiamo temere le sfide, questo sia chiaro – ha detto Francesco – Quante volte si sentono delle lamentele: “Ah, quest’epoca, ci sono tante sfide, e siamo tristi…”. No. Non avere timore. Le sfide si devono prendere come il bue, per le corna. Non temere le sfide. Ed è bene che ci siano, le sfide. È bene, perché ci fanno crescere. Sono segno di una fede viva, di una comunità viva che cerca il suo Signore e tiene gli occhi e il cuore aperti. Dobbiamo piuttosto temere una fede senza sfide, una fede che si ritiene completa, tutta completa: non ho bisogno di altre cose, tutto fatto. Questa fede è tanto annacquata che non serve. Questo dobbiamo temere. E si ritiene completa come se tutto fosse stato detto e realizzato».  

  

«Le sfide – ha detto ancora Papa Bergoglio, usando ora il testo che aveva preparato, ora improvvisando – ci aiutano a far sì che la nostra fede non diventi ideologica. Ci sono i pericoli delle ideologie, sempre. Le ideologie crescono, germogliano e crescono quando uno crede di avere la fede completa, e diventa ideologia. Le sfide ci salvano da un pensiero chiuso e definito e ci aprono a una comprensione più ampia del dato rivelato. Come ha affermato la Costituzione dogmatica Dei Verbum: “La Chiesa nel corso dei secoli tende incessantemente alla pienezza della verità divina, finché in essa vengano a compimento le parole di Dio”. E in ciò le sfide ci aiutano ad aprirci al mistero rivelato». 

  

Questa apertura a un mistero che ci trascende sempre, che è sempre nuovo e che deve sempre essere nuovamente scoperto, si ritrova anche in parole pronunciate da Joseph Ratzinger. Nel 2001, prima di diventare Papa, nel libro intervista con Peter Seewald intitolato Dio e il mondo, l’allora cardinale Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede aveva affermato: «La natura della fede non è tale per cui a partire da un certo momento si possa dire: io la possiedo, altri no… La fede rimane un cammino. Durante tutto il corso della nostra vita rimane un cammino, e perciò la fede è sempre minacciata e in pericolo. Ed è anche salutare che si sottragga in questo modo al rischio di trasformarsi in ideologia manipolabile. Al rischio di indurirci e di renderci incapaci di condividere riflessione e sofferenza con il fratello che dubita e si interroga. La fede può maturare solo nella misura in cui sopporti e si faccia carico, in ogni fase dell’esistenza, dell’angoscia e della forza dell’incredulità e l’attraversi infine fino a farsi di nuovo percorribile in una nuova epoca».  

  

Parole che Benedetto XVI aveva confermato dialogando con i giornalisti sul volo verso Praga, il 26 settembre 2009, ricordando che il non credente e il credente hanno bisogno l’uno dell’altro. E che «il cattolico non può accontentarsi di avere la fede, ma deve essere alla ricerca di Dio, ancora di più, e nel dialogo con gli altri ri-imparare Dio in modo più profondo». 

 

 

 

GLI ARTICOLI SULLA VISITA DEL PAPA A MILANO 

 

La preparazione e lo sguardo alle periferie 

 

La visita alle Case Bianche 

 

Il racconto delle famiglie visitate 

 

Il dialogo con preti e suore nel Duomo di Milano 

 

Il pranzo con i detenuti nel carcere San Vittore 

 

La messa nel parco di Monza 

 

L’incontro con i ragazzi a San Siro 

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Francesco, Benedetto e il rischio della fede ideologica

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Tra i tanti spunti offerti dalla giornata milanese di Papa Francesco, segnata da un’accoglienza popolare veramente significativa, ce n’è uno che, oltre a mostrare una sintonia di sguardo con il predecessore, è illuminante per leggere quanto accade oggi. Nel dialogo con i sacerdoti, i religiosi e le religiose in Duomo, il Pontefice ha invitato chi evangelizza a essere libero dai risultati e a non rattristarsi per le sfide che la Chiesa si trova a vivere oggi. Mettendo in guardia dal rischio di trasformare la fede in ideologia. 

 

  

«Non dobbiamo temere le sfide, questo sia chiaro – ha detto Francesco – Quante volte si sentono delle lamentele: “Ah, quest’epoca, ci sono tante sfide, e siamo tristi…”. No. Non avere timore. Le sfide si devono prendere come il bue, per le corna. Non temere le sfide. Ed è bene che ci siano, le sfide. È bene, perché ci fanno crescere. Sono segno di una fede viva, di una comunità viva che cerca il suo Signore e tiene gli occhi e il cuore aperti. Dobbiamo piuttosto temere una fede senza sfide, una fede che si ritiene completa, tutta completa: non ho bisogno di altre cose, tutto fatto. Questa fede è tanto annacquata che non serve. Questo dobbiamo temere. E si ritiene completa come se tutto fosse stato detto e realizzato».  

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«Le sfide – ha detto ancora Papa Bergoglio, usando ora il testo che aveva preparato, ora improvvisando – ci aiutano a far sì che la nostra fede non diventi ideologica. Ci sono i pericoli delle ideologie, sempre. Le ideologie crescono, germogliano e crescono quando uno crede di avere la fede completa, e diventa ideologia. Le sfide ci salvano da un pensiero chiuso e definito e ci aprono a una comprensione più ampia del dato rivelato. Come ha affermato la Costituzione dogmatica Dei Verbum: “La Chiesa nel corso dei secoli tende incessantemente alla pienezza della verità divina, finché in essa vengano a compimento le parole di Dio”. E in ciò le sfide ci aiutano ad aprirci al mistero rivelato». 

  

Questa apertura a un mistero che ci trascende sempre, che è sempre nuovo e che deve sempre essere nuovamente scoperto, si ritrova anche in parole pronunciate da Joseph Ratzinger. Nel 2001, prima di diventare Papa, nel libro intervista con Peter Seewald intitolato Dio e il mondo, l’allora cardinale Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede aveva affermato: «La natura della fede non è tale per cui a partire da un certo momento si possa dire: io la possiedo, altri no… La fede rimane un cammino. Durante tutto il corso della nostra vita rimane un cammino, e perciò la fede è sempre minacciata e in pericolo. Ed è anche salutare che si sottragga in questo modo al rischio di trasformarsi in ideologia manipolabile. Al rischio di indurirci e di renderci incapaci di condividere riflessione e sofferenza con il fratello che dubita e si interroga. La fede può maturare solo nella misura in cui sopporti e si faccia carico, in ogni fase dell’esistenza, dell’angoscia e della forza dell’incredulità e l’attraversi infine fino a farsi di nuovo percorribile in una nuova epoca».  

  

Parole che Benedetto XVI aveva confermato dialogando con i giornalisti sul volo verso Praga, il 26 settembre 2009, ricordando che il non credente e il credente hanno bisogno l’uno dell’altro. E che «il cattolico non può accontentarsi di avere la fede, ma deve essere alla ricerca di Dio, ancora di più, e nel dialogo con gli altri ri-imparare Dio in modo più profondo». 

 

 

 

GLI ARTICOLI SULLA VISITA DEL PAPA A MILANO 

 

La preparazione e lo sguardo alle periferie 

 

La visita alle Case Bianche 

 

Il racconto delle famiglie visitate 

 

Il dialogo con preti e suore nel Duomo di Milano 

 

Il pranzo con i detenuti nel carcere San Vittore 

 

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