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Francesco all’udienza: il male ha i giorni contati perché Gesù è più forte

Pregare è consegnare noi stessi a Dio

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La catechesi di questo mercoledì è dedicata alla prima delle 7 invocazioni contenute nella preghiera del Padre nostro, cioè ‘sia santificato il tuo nome’. E’ una delle tappe del percorso proposto dal Papa alle udienze generali di questo periodo per riscoprire le parole che Gesù stesso ci ha insegnato

Adriana Masotti – Città del Vaticano

“Sembra che l’inverno se ne stia andando e perciò siamo ritornati in Piazza. Benvenuti in piazza!” E’ il cordiale saluto che Papa Francesco rivolge a fedeli e pellegrini che lo accolgono in piazza San Pietro in una bella mattinata di sole. La catechesi vuol approfondire la richiesta: ‘sia santificato il tuo nome’, espressa nel Padre nostro. E’ la prima di sette richieste in cui ricorrono due parole: tu e noi. (Ascolta il servizio con la voce del Papa)

Tu e noi: la contemplazione di Dio e le nostre necessità

Le prime tre hanno al centro il ‘tu’ e sono i desideri di Gesù in cui anche noi entriamo e cioè: sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà; le altre quattro hanno al centro il ‘noi’ e le nostre necessità quotidiane di cui Gesù si fa interprete: il pane quotidiano, il perdono dei peccati, l’aiuto nella tentazione e la liberazione dal male. E il Papa dice:

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Qui sta la matrice di ogni preghiera cristiana – direi di ogni preghiera umana –, che è sempre fatta, da una parte, di contemplazione di Dio, del suo mistero, della sua bellezza e bontà, e, dall’altra, di sincera e coraggiosa richiesta di quello che ci serve per vivere, e vivere bene.

Pregare è consegnare noi stessi a Dio

Gesù ci dice che non occorre moltiplicare le parole quando preghiamo perché, come riporta l’evangelista Matteo: ‘il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate’. E Francesco sottolinea che: “Quando parliamo con Dio, non lo facciamo per rivelare a Lui quello che abbiamo nel cuore: Lui lo conosce molto meglio di noi stessi!” Dio è come una mamma a cui basta un’occhiata per “capire tutto dei figli”.

Il primo passo della preghiera cristiana è dunque la consegna di noi stessi a Dio, alla sua provvidenza. È come dire: “Signore, Tu sai tutto, non c’è nemmeno bisogno che ti racconti il mio dolore, ti chiedo solo che tu stia qui accanto a me: sei Tu la mia speranza”.

Quando preghiamo poi, Gesù ci raccomanda sì di chiedere, ma senza preoccuparci e senza affannarci per le cose di cui abbiamo bisogno. Una contraddizione solo apparente, dice Francesco, perché “le domande del cristiano esprimono la confidenza nel Padre”. Nella prima domanda del Padre nostro, ‘sia santificato il tuo nome’, prosegue, si sente il desiderio di Gesù che tutti riconoscano “la bellezza e la grandezza del Padre e lo amino”. “E nello stesso tempo – spiega ancora – c’è la supplica che il suo nome sia santificato in noi, nella nostra famiglia, nella nostra comunità, nel mondo intero”. È Dio infatti che ci rende santi, ma siamo anche noi che, con la nostra testimonianza, manifestiamo la santità di Dio nel mondo. E a braccio aggiunge:

Dio è santo, ma se noi, se la nostra vita non è santa, c’è una grande incoerenza! La santità di Dio deve rispecchiarsi nelle nostre azioni, nella nostra vita. “Io sono cristiano, Dio è santo, ma io faccio tante cose brutte”, no, questo non serve. Questo, anche, fa male; questo scandalizza e non aiuta.

Il male ha i giorni contati

La santità di Dio è una forza che si espande, afferma il Papa, la santità di Gesù è protesa verso gli altri e si allarga formando cerchi sempre più ampi, il male invece “ha i giorni contati” perché sconfitto da Gesù. E conclude:

Noi non vacilliamo nell’incertezza, ma abbiamo una grande certezza: Dio mi ama; Gesù ha dato la vita per me! Lo Spirito è dentro di me. È questa la grande cosa certa. E il male? Ha paura.

Non strumentalizzare il nome di Dio 

Al termine della catechesi i saluti del Papa ai fedeli nelle varie lingue: a quelli di lingua araba, provenienti dall’Egitto, dall’Iraq e dal Medio Oriente Francesco dice:

“L’invocazione del nome di Dio ha l’unico obbiettivo di santificarlo e non di strumentalizzarlo. ‘Sia santificato il tuo nome’ significa impegnarsi affinché la mia vita sia un inno di lode alla grandezza di Dio, sia una manifestazione concreta della mia fede in Lui. Significa impegnarsi nella via della santità affinché gli altri glorifichino il Suo Santo nome. Il Signore vi benedica e vi protegga ‎sempre dal‎ maligno‎‎‎‏!”.

Il saluto del Papa alla Delegazione della Fiaccola Benedettina

Tra i saluti in lingua italiana, infine, quello alla Delegazione della Fiaccola Benedettina presente in piazza con l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo. 

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Originale: Vatican News
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Francesco all’udienza: il male ha i giorni contati perché Gesù è più forte

Pregare è consegnare noi stessi a Dio

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Adriana Masotti – Città del Vaticano

“Sembra che l’inverno se ne stia andando e perciò siamo ritornati in Piazza. Benvenuti in piazza!” E’ il cordiale saluto che Papa Francesco rivolge a fedeli e pellegrini che lo accolgono in piazza San Pietro in una bella mattinata di sole. La catechesi vuol approfondire la richiesta: ‘sia santificato il tuo nome’, espressa nel Padre nostro. E’ la prima di sette richieste in cui ricorrono due parole: tu e noi. (Ascolta il servizio con la voce del Papa)

Tu e noi: la contemplazione di Dio e le nostre necessità

Le prime tre hanno al centro il ‘tu’ e sono i desideri di Gesù in cui anche noi entriamo e cioè: sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà; le altre quattro hanno al centro il ‘noi’ e le nostre necessità quotidiane di cui Gesù si fa interprete: il pane quotidiano, il perdono dei peccati, l’aiuto nella tentazione e la liberazione dal male. E il Papa dice:

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Qui sta la matrice di ogni preghiera cristiana – direi di ogni preghiera umana –, che è sempre fatta, da una parte, di contemplazione di Dio, del suo mistero, della sua bellezza e bontà, e, dall’altra, di sincera e coraggiosa richiesta di quello che ci serve per vivere, e vivere bene.

Pregare è consegnare noi stessi a Dio

Gesù ci dice che non occorre moltiplicare le parole quando preghiamo perché, come riporta l’evangelista Matteo: ‘il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate’. E Francesco sottolinea che: “Quando parliamo con Dio, non lo facciamo per rivelare a Lui quello che abbiamo nel cuore: Lui lo conosce molto meglio di noi stessi!” Dio è come una mamma a cui basta un’occhiata per “capire tutto dei figli”.

Il primo passo della preghiera cristiana è dunque la consegna di noi stessi a Dio, alla sua provvidenza. È come dire: “Signore, Tu sai tutto, non c’è nemmeno bisogno che ti racconti il mio dolore, ti chiedo solo che tu stia qui accanto a me: sei Tu la mia speranza”.

Quando preghiamo poi, Gesù ci raccomanda sì di chiedere, ma senza preoccuparci e senza affannarci per le cose di cui abbiamo bisogno. Una contraddizione solo apparente, dice Francesco, perché “le domande del cristiano esprimono la confidenza nel Padre”. Nella prima domanda del Padre nostro, ‘sia santificato il tuo nome’, prosegue, si sente il desiderio di Gesù che tutti riconoscano “la bellezza e la grandezza del Padre e lo amino”. “E nello stesso tempo – spiega ancora – c’è la supplica che il suo nome sia santificato in noi, nella nostra famiglia, nella nostra comunità, nel mondo intero”. È Dio infatti che ci rende santi, ma siamo anche noi che, con la nostra testimonianza, manifestiamo la santità di Dio nel mondo. E a braccio aggiunge:

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Dio è santo, ma se noi, se la nostra vita non è santa, c’è una grande incoerenza! La santità di Dio deve rispecchiarsi nelle nostre azioni, nella nostra vita. “Io sono cristiano, Dio è santo, ma io faccio tante cose brutte”, no, questo non serve. Questo, anche, fa male; questo scandalizza e non aiuta.

Il male ha i giorni contati

La santità di Dio è una forza che si espande, afferma il Papa, la santità di Gesù è protesa verso gli altri e si allarga formando cerchi sempre più ampi, il male invece “ha i giorni contati” perché sconfitto da Gesù. E conclude:

Noi non vacilliamo nell’incertezza, ma abbiamo una grande certezza: Dio mi ama; Gesù ha dato la vita per me! Lo Spirito è dentro di me. È questa la grande cosa certa. E il male? Ha paura.

Non strumentalizzare il nome di Dio 

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Al termine della catechesi i saluti del Papa ai fedeli nelle varie lingue: a quelli di lingua araba, provenienti dall’Egitto, dall’Iraq e dal Medio Oriente Francesco dice:

“L’invocazione del nome di Dio ha l’unico obbiettivo di santificarlo e non di strumentalizzarlo. ‘Sia santificato il tuo nome’ significa impegnarsi affinché la mia vita sia un inno di lode alla grandezza di Dio, sia una manifestazione concreta della mia fede in Lui. Significa impegnarsi nella via della santità affinché gli altri glorifichino il Suo Santo nome. Il Signore vi benedica e vi protegga ‎sempre dal‎ maligno‎‎‎‏!”.

Il saluto del Papa alla Delegazione della Fiaccola Benedettina

Tra i saluti in lingua italiana, infine, quello alla Delegazione della Fiaccola Benedettina presente in piazza con l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo. 

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