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Francesco al Cenacolo: «Qui è nata la Chiesa, e da qui è partita».

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Bergoglio ha celebrato la messa nel luogo dell’ultima cena di Cristo, in una delle ultime tappe del suo viaggio

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ANDREA AVVEDUTO

GERUSALEMME

Il servizio, la fraternità, la Chiesa. E’ il significato del Cenacolo per papa Francesco. Appena dopo l’incontro con i religiosi nella Basilica del Getsemani, il Santo Padre ha celebrato la messa proprio nel luogo dell’ultima cena di Cristo, di proprietà israeliana e normalmente interdetto alla celebrazione eucaristica.  In una delle ultime tappe del suo viaggio, Francesco, visibilmente stanco, ha sottolineato ancora una volta l’importanza di questo luogo per tutta la Cristianità. Lo ha fatto lontano dalle polemiche che hanno accompagnato questo evento negli ultimi giorni, e ha ringraziato subito – con il seguito papale e gli ordinari cattolici di Terra Santa concelebranti – per “il grande dono che il Signore ci fa, di riunirci qui, nel Cenacolo, per celebrare l’Eucaristia”.

Prima di iniziare l’omelia rivolge un pensiero particolare ai Patriarchi orientali cattolici, la cui presenza “è molto preziosa” per il vescovo di Roma. “Grazie per aver partecipato a questi momenti, siete sempre nelle mie preghiere”, ha aggiunto, quasi a riaffermare la necessità della Chiesa Universale di respirare con due polmoni, quello d’oriente e quello d’occidente.

“Qui è nata la Chiesa, e da qui è partita”, ha detto il Papa, ricordando però che “Uscire, partire, non significa dimenticare”, perché la Chiesa custodisce la memoria di ciò che è accaduto. “Il Cenacolo ci ricorda il servizio, la lavanda dei piedi che Gesù ha compiuto”, che significa accogliersi, accettarsi e amarsi, ovvero “servirsi a vicenda”. E soprattutto aver a cuore “i poveri, i malati e gli esclusi della società”.

Il Cenacolo è poi sacrificio, a cominciare da quello eucaristico. “Gesù si offre per noi al Padre, perché anche noi possiamo unirci a Lui, offrendo a Dio la nostra vita, il nostro lavoro, le nostre gioie e i nostri dolori”. Solo così, prosegue il Papa, “potremo diventare amici di Gesù. “. «Non vi chiamo più servi – disse Gesù ai Dodici – ma vi ho chiamato amici». Il Signore ci rende suoi amici, ci confida la volontà del Padre e ci dona Sé stesso. È questa l’esperienza più bella del cristiano”. Un’esperienza che tiene conto anche del distacco, immancabile. “Il Cenacolo ci ricorda il congedo del Maestro e la promessa di ritrovarsi con i suoi amici: «Quando sarò andato, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi».

Francesco mette però in guardia dalla meschinità, dal tradimento che si sarebbe consumato poco dopo l’ultima cena, nell’orto degli Ulivi. Facendo riferimento alla passione di Cristo, ricorda a tutti che Giuda “può essere ciascuno di noi, non solo e sempre gli altri, a rivivere questi atteggiamenti, quando guardiamo con sufficienza il fratello, lo giudichiamo; quando con i nostri peccati tradiamo Gesù”.

Al Cenacolo – sopra la tomba che la tradizione attribuisce al re Davide – Gesù ha consumato la Pasqua Ebraica, e per questo “ci ricorda anche la condivisione, la fraternità, l’armonia, la pace tra di noi”. E tutto quanto che dal luogo della Pentecoste ha contagiato il mondo. Francesco ricorda “Quanto amore, quanto bene è scaturito dal Cenacolo! Quanta carità è uscita da qui, come un fiume dalla fonte, che all’inizio è un ruscello e poi si allarga e diventa grande”.

“Il Cenacolo – infine – ci ricorda la nascita della nuova famiglia”, la nascita della Chiesa, “costituita da Gesù risorto”. Una famiglia che ha una Madre, la Vergine Maria. L’ultimo pensiero di Francesco è rivolto proprio alla comunità familiare. “Le famiglie cristiane appartengono a questa grande famiglia, e in essa trovano luce e forza per camminare e rinnovarsi, attraverso le fatiche e le prove della vita. A questa grande famiglia sono invitati e chiamati tutti i figli di Dio di ogni popolo e lingua, tutti fratelli e figli dell’unico Padre che è nei cieli”. E’ – alla fine – l’orizzonte del Cenacolo: “l’orizzonte del Risorto e della Chiesa”.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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ANDREA AVVEDUTO

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Il servizio, la fraternità, la Chiesa. E’ il significato del Cenacolo per papa Francesco. Appena dopo l’incontro con i religiosi nella Basilica del Getsemani, il Santo Padre ha celebrato la messa proprio nel luogo dell’ultima cena di Cristo, di proprietà israeliana e normalmente interdetto alla celebrazione eucaristica.  In una delle ultime tappe del suo viaggio, Francesco, visibilmente stanco, ha sottolineato ancora una volta l’importanza di questo luogo per tutta la Cristianità. Lo ha fatto lontano dalle polemiche che hanno accompagnato questo evento negli ultimi giorni, e ha ringraziato subito – con il seguito papale e gli ordinari cattolici di Terra Santa concelebranti – per “il grande dono che il Signore ci fa, di riunirci qui, nel Cenacolo, per celebrare l’Eucaristia”.

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Prima di iniziare l’omelia rivolge un pensiero particolare ai Patriarchi orientali cattolici, la cui presenza “è molto preziosa” per il vescovo di Roma. “Grazie per aver partecipato a questi momenti, siete sempre nelle mie preghiere”, ha aggiunto, quasi a riaffermare la necessità della Chiesa Universale di respirare con due polmoni, quello d’oriente e quello d’occidente.

“Qui è nata la Chiesa, e da qui è partita”, ha detto il Papa, ricordando però che “Uscire, partire, non significa dimenticare”, perché la Chiesa custodisce la memoria di ciò che è accaduto. “Il Cenacolo ci ricorda il servizio, la lavanda dei piedi che Gesù ha compiuto”, che significa accogliersi, accettarsi e amarsi, ovvero “servirsi a vicenda”. E soprattutto aver a cuore “i poveri, i malati e gli esclusi della società”.

Il Cenacolo è poi sacrificio, a cominciare da quello eucaristico. “Gesù si offre per noi al Padre, perché anche noi possiamo unirci a Lui, offrendo a Dio la nostra vita, il nostro lavoro, le nostre gioie e i nostri dolori”. Solo così, prosegue il Papa, “potremo diventare amici di Gesù. “. «Non vi chiamo più servi – disse Gesù ai Dodici – ma vi ho chiamato amici». Il Signore ci rende suoi amici, ci confida la volontà del Padre e ci dona Sé stesso. È questa l’esperienza più bella del cristiano”. Un’esperienza che tiene conto anche del distacco, immancabile. “Il Cenacolo ci ricorda il congedo del Maestro e la promessa di ritrovarsi con i suoi amici: «Quando sarò andato, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi».

Francesco mette però in guardia dalla meschinità, dal tradimento che si sarebbe consumato poco dopo l’ultima cena, nell’orto degli Ulivi. Facendo riferimento alla passione di Cristo, ricorda a tutti che Giuda “può essere ciascuno di noi, non solo e sempre gli altri, a rivivere questi atteggiamenti, quando guardiamo con sufficienza il fratello, lo giudichiamo; quando con i nostri peccati tradiamo Gesù”.

Al Cenacolo – sopra la tomba che la tradizione attribuisce al re Davide – Gesù ha consumato la Pasqua Ebraica, e per questo “ci ricorda anche la condivisione, la fraternità, l’armonia, la pace tra di noi”. E tutto quanto che dal luogo della Pentecoste ha contagiato il mondo. Francesco ricorda “Quanto amore, quanto bene è scaturito dal Cenacolo! Quanta carità è uscita da qui, come un fiume dalla fonte, che all’inizio è un ruscello e poi si allarga e diventa grande”.

“Il Cenacolo – infine – ci ricorda la nascita della nuova famiglia”, la nascita della Chiesa, “costituita da Gesù risorto”. Una famiglia che ha una Madre, la Vergine Maria. L’ultimo pensiero di Francesco è rivolto proprio alla comunità familiare. “Le famiglie cristiane appartengono a questa grande famiglia, e in essa trovano luce e forza per camminare e rinnovarsi, attraverso le fatiche e le prove della vita. A questa grande famiglia sono invitati e chiamati tutti i figli di Dio di ogni popolo e lingua, tutti fratelli e figli dell’unico Padre che è nei cieli”. E’ – alla fine – l’orizzonte del Cenacolo: “l’orizzonte del Risorto e della Chiesa”.

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