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Home Argomenti Papa Francesco ai nuovi cardinali: "è la carità la parola-guida del vostro ministero"

Francesco ai nuovi cardinali: “è la carità la parola-guida del vostro ministero”

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Alla celebrazione in san Pietro presenti 19 dei 20 cardinali scelti dal pontefice che salutano il papa emerito Benedetto XVI

“Accipe anulum de manu Petri…”: uno per uno i diciannove nuovi cardinali si inginocchiano davanti a Papa Francesco che legge la formula di rito e impone lo zucchetto e la berretta cardinalizia. Le parole solenni spiegano il significato di quanto sta avvenendo nella basilica di s. Pietro dove tra l’oro dei marmi e degli stucchi barocchi spicca la macchia rossa delle vesti dei cardinali. “Rosso – dice la formula – come segno della dignità del Cardinalato, a significare che si deve essere pronti a comportarvi con fortezza, fino all’effuzione del sangue, per l’incremento della fede cristiana, per la pace e la tranquillità del popolo di Dio e per la libertà e la diffusione della Santa Romana Chiesa”.

Il significato di “cardinale” lo ricorda papa Francesco nell’omelia: “è una parole che evoca il cardine: dunque non qualcosa di accessorio, di decorativo, che faccia pensare a una onorificenza, ma un perno, un punto di appoggio e di movimento essenziale per la vita della comunità”.

“Se c’è un onore di cui siamo insigniti – gli ha fatto eco poco prima nel saluto a nome di tutti i nuovi cardinali, il prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, Dominique Mamberti – è quello di essere sollecitati ad una più intima unione con Gesù”, che porta ad una offerta di sé usque ad mortem, mortem autem crucis (n.d.r fino alla morte e alla morte di croce)”. A nome degli altri nuovi cardinali, tra i quali manca mons. Pimiento Rodriguez, trattenuto in Colombia dall’età avanzata, Mamberti ha anche salutato “con particolare affetto” il papa emerito Benedetto XVI, presente alla celebrazione.

Il papa consegna l’anello a ciascun presule l’anello cardinalizio: “Ricevi l’anello dalla mano di Pietro – scandisce – e sappi che con l’amore del Principe degli apostoli si rafforza il tuo amore verso la Chiesa”. Sfilano i titoli delle chiese di Roma che costituiscono il titolo assegnati ai cardinali: S. Maria in Vallicella, S. Maria in Via Lata, San Giuseppe da Copertino… “Voi siete ‘cardini – aggiunge Francesco – e siete incardinati nella Chiesa di Roma che presiede alla comunione universale della carità”.

E’ l’amore, la carità come descritta dall’inno della Prima Lettera di san Paolo ai Corinzi, “la parola guida – afferma Francesco – per questa celebrazione e per il vostro ministero”.

“Quanto più si allarga la responsabilità nel servizio alla Chiesa – afferma il papa -, tanto più deve allargarsi il cuore, dilatarsi secondo la misura del cuore di Cristo”. “Magnanimità – sottolinea Francesco riferendosi gli attributi usati da san Paolo per descrivere la carità – è, in un certo senso, sinonimo di cattolicità”.

I credenti, elenca il papa, debbono “saper amare senza confini”, ma nello stesso tempo restare “fedeli alle situazioni particolari e con gesti concreti”. “Amare – ha spiega – ciò che è grande senza trascurare ciò che è piccolo; amare le piccole cose nell’orizzonte delle grandi”. E “saper amare con gesti benevoli”. “Benevolenza – ricorda Francesco – è l’intenzione ferma e costante di volere il bene sempre e per tutti, anche per quelli che non ci vogliono bene”.

Si abbracciano i nuovi cardinali al termine dell’imposizione di berretta e anello e attraverso loro si incontrano geografie lontane, popoli diversi per storia e condizione, per consistenza e vivacità delle comunità ecclesiali: è per questo che Francesco li ha scelti di 18 paesi diversi, perchè insieme sappiano portare lo sguardo della Chiesa che è universale.

In questo momento di celebrazione e di gioia nulla può sembrare più lontano dal provare sentimenti di invidia, eppure, ammonisce Francesco, tornando al testo di s. Paolo “la carità non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio”, “anche le dignità ecclesiastiche non sono immuni da questa tentazione”. Così come non sono immuni dalla vanità: “Nella Chiesa ogni presidenza proviene dalla carità – ricorda Francesco -, deve esercitarsi nella carità e ha come fine la carità. Chi vive nella carità è de-centrato da sé. Chi è auto-centrato cerca inevitabilmente il proprio interesse, invece la carità ti de-centra e ti pone nel vero centro che è solo Cristo. Allora sì, puoi essere una persona rispettosa e attenta al bene degli altri”.

Al termine del rito, Francesco tiene il Concistoro Ordinario Pubblico per la canonizzazione di tre religiose Beate che saliranno agli onori degli altari il prossimo 17 maggio: Giovanna Emilia De Villeneuve, Maria di Gesù Crocifisso, Maria Alfonsina Danil Ghattas. Oggi sono tanti i motivi di gioia per la Chiesa, in cielo e in terra.

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“Accipe anulum de manu Petri…”: uno per uno i diciannove nuovi cardinali si inginocchiano davanti a Papa Francesco che legge la formula di rito e impone lo zucchetto e la berretta cardinalizia. Le parole solenni spiegano il significato di quanto sta avvenendo nella basilica di s. Pietro dove tra l’oro dei marmi e degli stucchi barocchi spicca la macchia rossa delle vesti dei cardinali. “Rosso – dice la formula – come segno della dignità del Cardinalato, a significare che si deve essere pronti a comportarvi con fortezza, fino all’effuzione del sangue, per l’incremento della fede cristiana, per la pace e la tranquillità del popolo di Dio e per la libertà e la diffusione della Santa Romana Chiesa”.

Il significato di “cardinale” lo ricorda papa Francesco nell’omelia: “è una parole che evoca il cardine: dunque non qualcosa di accessorio, di decorativo, che faccia pensare a una onorificenza, ma un perno, un punto di appoggio e di movimento essenziale per la vita della comunità”.

“Se c’è un onore di cui siamo insigniti – gli ha fatto eco poco prima nel saluto a nome di tutti i nuovi cardinali, il prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, Dominique Mamberti – è quello di essere sollecitati ad una più intima unione con Gesù”, che porta ad una offerta di sé usque ad mortem, mortem autem crucis (n.d.r fino alla morte e alla morte di croce)”. A nome degli altri nuovi cardinali, tra i quali manca mons. Pimiento Rodriguez, trattenuto in Colombia dall’età avanzata, Mamberti ha anche salutato “con particolare affetto” il papa emerito Benedetto XVI, presente alla celebrazione.

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E’ l’amore, la carità come descritta dall’inno della Prima Lettera di san Paolo ai Corinzi, “la parola guida – afferma Francesco – per questa celebrazione e per il vostro ministero”.

“Quanto più si allarga la responsabilità nel servizio alla Chiesa – afferma il papa -, tanto più deve allargarsi il cuore, dilatarsi secondo la misura del cuore di Cristo”. “Magnanimità – sottolinea Francesco riferendosi gli attributi usati da san Paolo per descrivere la carità – è, in un certo senso, sinonimo di cattolicità”.

I credenti, elenca il papa, debbono “saper amare senza confini”, ma nello stesso tempo restare “fedeli alle situazioni particolari e con gesti concreti”. “Amare – ha spiega – ciò che è grande senza trascurare ciò che è piccolo; amare le piccole cose nell’orizzonte delle grandi”. E “saper amare con gesti benevoli”. “Benevolenza – ricorda Francesco – è l’intenzione ferma e costante di volere il bene sempre e per tutti, anche per quelli che non ci vogliono bene”.

Si abbracciano i nuovi cardinali al termine dell’imposizione di berretta e anello e attraverso loro si incontrano geografie lontane, popoli diversi per storia e condizione, per consistenza e vivacità delle comunità ecclesiali: è per questo che Francesco li ha scelti di 18 paesi diversi, perchè insieme sappiano portare lo sguardo della Chiesa che è universale.

In questo momento di celebrazione e di gioia nulla può sembrare più lontano dal provare sentimenti di invidia, eppure, ammonisce Francesco, tornando al testo di s. Paolo “la carità non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio”, “anche le dignità ecclesiastiche non sono immuni da questa tentazione”. Così come non sono immuni dalla vanità: “Nella Chiesa ogni presidenza proviene dalla carità – ricorda Francesco -, deve esercitarsi nella carità e ha come fine la carità. Chi vive nella carità è de-centrato da sé. Chi è auto-centrato cerca inevitabilmente il proprio interesse, invece la carità ti de-centra e ti pone nel vero centro che è solo Cristo. Allora sì, puoi essere una persona rispettosa e attenta al bene degli altri”.

Al termine del rito, Francesco tiene il Concistoro Ordinario Pubblico per la canonizzazione di tre religiose Beate che saliranno agli onori degli altari il prossimo 17 maggio: Giovanna Emilia De Villeneuve, Maria di Gesù Crocifisso, Maria Alfonsina Danil Ghattas. Oggi sono tanti i motivi di gioia per la Chiesa, in cielo e in terra.

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