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Home Argomenti Famiglia e Vita di Coppia Forte: «Misericordia non significa buonismo o essere deboli»

Forte: «Misericordia non significa buonismo o essere deboli»

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Intervista con l’arcivescovo di Chieti, segretario speciale del Sinodo: «Largo consenso su tutti i punti della relazione finale». Le polemiche sul passaggio della relazione dopo la discussione dedicato ai gay: «Non sono io l’autore unico, né l’estensore materiale»

Papa Francesco, messa per il Sinodo e la beatificazione di Paolo VI

ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO

«Mi sembra che ci sia stato un convergere dei padri sinodali attorno al Papa. Anche se abbiamo molto discusso, tutti hanno cercato di manifestare la loro vicinanza alle famiglie, specialmente a quelle che vivono in situazioni di difficoltà». Lo afferma l’arcivescovo di Chieti-Vasto, monsignor Bruno Forte, noto teologo, che ha avuto come consacrante l’allora cardinale Joseph Ratzinger. Forte, segretario speciale del Sinodo straordinario sulla sfide pastorali che riguardano la famiglia, nelle scorse due settimane ha giocato un ruolo chiave coordinando il lavoro di stesura dei testi .

Come valuta il risultato finale del Sinodo?

«Molto positivamente, perché c’è stato un largo consenso su tutti i punti della relazione finale, anche quelli che non hanno ottenuto i due terzi dei voti sono stati comunque approvati da una significativa maggioranza, ben più consistente rispetto al 50 per cento più uno».

La Chiesa si è divisa?

«Al contrario. Mi sembra che ci sia stato un convergere dei padri sinodali attorno al Papa. Anche se il confronto è stato franco, anche se abbiamo molto discusso, tutti hanno cercato di manifestare la loro vicinanza alle famiglie, specialmente a quelle che vivono in situazioni di difficoltà. Siamo tutti pastori in contatto con la gente, che avvertono questa priorità: annunciare a tutti l’amore di Dio».

Eppure i paragrafi nel quale si riferivano le posizioni dei favorevoli e dei contrari alla concessione dei sacramenti ai divorziati risposati, come pure quello riguardante i gay, non hanno ottenuto i due terzi…

«Nel caso del paragrafo sulle persone omosessuali, venivano riportati due testi del magistero, già acquisiti dalla Chiesa. Mentre nel caso di quello sui divorziati risposati si riportavano le due posizioni emerse dal dibattito sinodale. Dunque il voto non può essere letto come un dissenso contro qualcosa, perché – ripeto – entrambe le posizioni venivano citate. Credo che il senso di quel voto si possa spiegare con il bisogno di riflettere e di maturare ancora. Il Papa vuole che la riflessione continui, ora tutta la relazione finale confluisce nel testo che sarà inviato alle Chiese locali. Siamo in cammino, sono lavori in corso».

Lei è stato indicato dal cardinale Erdo come l’autore del controverso passaggio sui gay della relazione dopo la discussione, decisamente modificato nella versione finale. Non crede fosse troppo sbilanciato?

«Devo precisare: non sono certamente io l’autore unico, né l’estensore materiale. Io coordinavo il lavoro di stesura. Non c’è un autore unico…».

Ma è stato il passaggio più contestato dall’assemblea, come dimostra il dibattito nei circoli minori, del quale abbiamo letto le sintesi.

«Mi sembra che non ci fosse alcuna mancanza di fedeltà rispetto a contenuti espressi durante il dibattito. In ogni caso il testo finale è chiaro: la Chiesa si oppone all’equiparazione fra il matrimonio e le unioni omosessuali. Al tempo stesso accoglie le persone e non le discrimina».

A molti il nuovo testo è apparso come una marcia indietro. Condivide?

«Vivendo dall’interno il Sinodo, non ho avvertito questo! Ho sentito invece una fondamentale continuità. Il Sinodo è stato più sereno di quanto apparso sui media. Certo, c’è stata grande libertà di parola e ci sono stati accenti e posizioni diverse. Ma tutti siamo pastori che cercano il bene delle persone, sempre tutti siamo preoccupati di coniugare la dottrina con la misericordia, senza cadere negli irrigidimenti o nel buonismo, le tentazioni di cui ha parlato il Papa nel suo discorso finale».

Perché allora il paragrafo sui gay non ha ottenuto il consenso dei due terzi?

«Forse qualcuno ha espresso un dissenso perché voleva che si dicesse di più. O che si lasciasse cadere il punto. Vorrei però ricordare che il messaggio fondamentale rivolto alle persone omosessuali è quello centrale nel pontificato di Francesco: l’annuncio della fede e la misericordia che non significa buonismo o essere deboli».

È vero che in questo Sinodo si è respirato «lo spirito del Concilio»?

«Diversi padri lo hanno richiamato nei loro interventi in aula, con riferimenti alla costituzione conciliare Gaudium et spes riguardante il rapporto della Chiesa con il mondo moderno».

I sacramenti ai divorziati risposati sono un tema dottrinale?

«La questione dottrinale è chiara: non si tocca l’indissolubilità del matrimonio. La questione pastorale riguarda la domanda su quali siano le situazioni o le circostanze per accogliere queste persone al sacramento della penitenza e alla mensa eucaristica. Ci sono situazioni in cui questo avviene già, per esempio nel caso di grave infermità o di vicinanza alla morte. Vi possono essere altre occasioni o situazioni specifiche? Dobbiamo ascoltare le Chiese locali e capire quali siano i casi in cui si avverte di più questo bisogno».

Ci sono preti e anche vescovi che in confessionale o comunque nel rapporto personale con chi vive queste situazioni già si esprimono concedendo i sacramenti…

«In effetti padri sinodali hanno detto che a volte questo già avviene. Forse anche per questo è necessario dare un indirizzo chiaro».

Come risponde all’obiezione secondo la quale si sta pensando troppo alle situazioni difficili e poco alle coppie che vivono positivamente il Vangelo della famiglia?

«Che si tratta di un’obiezione semplicemente infondata. Chi la fa, non ha letto tutta la seconda parte del documento finale, molto bella, sul Vangelo della famiglia».

Qual è il percorso che si apre da oggi fino al Sinodo dell’ottobre 2015?

«Lo vedo innanzitutto come un cammino sereno. C’è tanta fiducia data alle Chiese locali, all’ascolto, alle ipotesi, agli approfondimenti e infine alle proposte. C’è bisogno di grande libertà di parola, e ascolto nella verità e nella carità, continuando quanto avvenuto in questo Sinodo. L’ultima parola spetta al Papa: e su questo siamo tutti d’accordo, il potere delle chiavi che gli deriva dall’essere vicario di Cristo e successore di Pietro, è suo!».

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Forte: «Misericordia non significa buonismo o essere deboli»

  

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Papa Francesco, messa per il Sinodo e la beatificazione di Paolo VI

ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO

«Mi sembra che ci sia stato un convergere dei padri sinodali attorno al Papa. Anche se abbiamo molto discusso, tutti hanno cercato di manifestare la loro vicinanza alle famiglie, specialmente a quelle che vivono in situazioni di difficoltà». Lo afferma l’arcivescovo di Chieti-Vasto, monsignor Bruno Forte, noto teologo, che ha avuto come consacrante l’allora cardinale Joseph Ratzinger. Forte, segretario speciale del Sinodo straordinario sulla sfide pastorali che riguardano la famiglia, nelle scorse due settimane ha giocato un ruolo chiave coordinando il lavoro di stesura dei testi .

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Come valuta il risultato finale del Sinodo?

«Molto positivamente, perché c’è stato un largo consenso su tutti i punti della relazione finale, anche quelli che non hanno ottenuto i due terzi dei voti sono stati comunque approvati da una significativa maggioranza, ben più consistente rispetto al 50 per cento più uno».

La Chiesa si è divisa?

«Al contrario. Mi sembra che ci sia stato un convergere dei padri sinodali attorno al Papa. Anche se il confronto è stato franco, anche se abbiamo molto discusso, tutti hanno cercato di manifestare la loro vicinanza alle famiglie, specialmente a quelle che vivono in situazioni di difficoltà. Siamo tutti pastori in contatto con la gente, che avvertono questa priorità: annunciare a tutti l’amore di Dio».

Eppure i paragrafi nel quale si riferivano le posizioni dei favorevoli e dei contrari alla concessione dei sacramenti ai divorziati risposati, come pure quello riguardante i gay, non hanno ottenuto i due terzi…

«Nel caso del paragrafo sulle persone omosessuali, venivano riportati due testi del magistero, già acquisiti dalla Chiesa. Mentre nel caso di quello sui divorziati risposati si riportavano le due posizioni emerse dal dibattito sinodale. Dunque il voto non può essere letto come un dissenso contro qualcosa, perché – ripeto – entrambe le posizioni venivano citate. Credo che il senso di quel voto si possa spiegare con il bisogno di riflettere e di maturare ancora. Il Papa vuole che la riflessione continui, ora tutta la relazione finale confluisce nel testo che sarà inviato alle Chiese locali. Siamo in cammino, sono lavori in corso».

Lei è stato indicato dal cardinale Erdo come l’autore del controverso passaggio sui gay della relazione dopo la discussione, decisamente modificato nella versione finale. Non crede fosse troppo sbilanciato?

«Devo precisare: non sono certamente io l’autore unico, né l’estensore materiale. Io coordinavo il lavoro di stesura. Non c’è un autore unico…».

Ma è stato il passaggio più contestato dall’assemblea, come dimostra il dibattito nei circoli minori, del quale abbiamo letto le sintesi.

«Mi sembra che non ci fosse alcuna mancanza di fedeltà rispetto a contenuti espressi durante il dibattito. In ogni caso il testo finale è chiaro: la Chiesa si oppone all’equiparazione fra il matrimonio e le unioni omosessuali. Al tempo stesso accoglie le persone e non le discrimina».

A molti il nuovo testo è apparso come una marcia indietro. Condivide?

«Vivendo dall’interno il Sinodo, non ho avvertito questo! Ho sentito invece una fondamentale continuità. Il Sinodo è stato più sereno di quanto apparso sui media. Certo, c’è stata grande libertà di parola e ci sono stati accenti e posizioni diverse. Ma tutti siamo pastori che cercano il bene delle persone, sempre tutti siamo preoccupati di coniugare la dottrina con la misericordia, senza cadere negli irrigidimenti o nel buonismo, le tentazioni di cui ha parlato il Papa nel suo discorso finale».

Perché allora il paragrafo sui gay non ha ottenuto il consenso dei due terzi?

«Forse qualcuno ha espresso un dissenso perché voleva che si dicesse di più. O che si lasciasse cadere il punto. Vorrei però ricordare che il messaggio fondamentale rivolto alle persone omosessuali è quello centrale nel pontificato di Francesco: l’annuncio della fede e la misericordia che non significa buonismo o essere deboli».

È vero che in questo Sinodo si è respirato «lo spirito del Concilio»?

«Diversi padri lo hanno richiamato nei loro interventi in aula, con riferimenti alla costituzione conciliare Gaudium et spes riguardante il rapporto della Chiesa con il mondo moderno».

I sacramenti ai divorziati risposati sono un tema dottrinale?

«La questione dottrinale è chiara: non si tocca l’indissolubilità del matrimonio. La questione pastorale riguarda la domanda su quali siano le situazioni o le circostanze per accogliere queste persone al sacramento della penitenza e alla mensa eucaristica. Ci sono situazioni in cui questo avviene già, per esempio nel caso di grave infermità o di vicinanza alla morte. Vi possono essere altre occasioni o situazioni specifiche? Dobbiamo ascoltare le Chiese locali e capire quali siano i casi in cui si avverte di più questo bisogno».

Ci sono preti e anche vescovi che in confessionale o comunque nel rapporto personale con chi vive queste situazioni già si esprimono concedendo i sacramenti…

«In effetti padri sinodali hanno detto che a volte questo già avviene. Forse anche per questo è necessario dare un indirizzo chiaro».

Come risponde all’obiezione secondo la quale si sta pensando troppo alle situazioni difficili e poco alle coppie che vivono positivamente il Vangelo della famiglia?

«Che si tratta di un’obiezione semplicemente infondata. Chi la fa, non ha letto tutta la seconda parte del documento finale, molto bella, sul Vangelo della famiglia».

Qual è il percorso che si apre da oggi fino al Sinodo dell’ottobre 2015?

«Lo vedo innanzitutto come un cammino sereno. C’è tanta fiducia data alle Chiese locali, all’ascolto, alle ipotesi, agli approfondimenti e infine alle proposte. C’è bisogno di grande libertà di parola, e ascolto nella verità e nella carità, continuando quanto avvenuto in questo Sinodo. L’ultima parola spetta al Papa: e su questo siamo tutti d’accordo, il potere delle chiavi che gli deriva dall’essere vicario di Cristo e successore di Pietro, è suo!».

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