20.7 C
Rome
mercoledì, 16 Ottobre 2019

ROTATE FOR FULL CONTENT

MOBILE THEME

Home Parola di Dio Il Vangelo della Festa - Anno B Domenica di Pentecoste - Anno B - 24 maggio 2015

Domenica di Pentecoste – Anno B – 24 maggio 2015

- Advertisement -

Finalmente, il tempo dell’attesa. 

At 2, 1-11; Gal 5, 16-25; Gv 15, 26-27; 16, 12-15

Manda il tuo Spirito Signore a rinnovare la terra.

La solenne celebrazione liturgica della domenica di Pentecoste, attraverso l’emblematico rito – seppur di derivazione orientale – dello spegnimento del cero, sancisce il concludersi del tempo di Pasqua. Evidentemente, però, tale consueto e annuale cedere il passo al ritrovato percorso “ordinario”, non determina un conseguente affievolimento o dissolversi degli effetti stessi della Pasqua. Il Risorto è sempre presente nella sua comunità e, tale certezza desunta dai vangeli, costituisce il fondamento stesso della vita cristiana.

Nella solennità di Pentecoste, allora, è possibile scorgere un duplice valore. In primo luogo, questa è memoria viva di quanto avvenne all’interno della comunità post-pasquale: la percepibile “assenza” di Gesù è colmata dal dono dello Spirito Santo. In secondo luogo, essa assume i connotati limpidi di un annuncio profetico. La Pentecoste, infatti, inaugura il tempo dell’attesa, che trova nello Spirito la sua linfa vitale e nel desiderio di comunione con il Cristo Risorto il suo compimento.

Questa festa cristiana mutua il suo senso dalla precedente ricorrenza ebraica. Il pio Ebreo, infatti, soleva far memoria in questo giorno del dono della Legge fatto da Dio al suo popolo. Essa, normando la vita sociale e religiosa del popolo di Israele, definiva i confini della giustizia secondo l’Antico Testamento; inoltre, figurava il perfetto concretizzarsi dell’attenzione di Dio per il popolo stesso. Il dono dello Spirito Santo, secondo l’esperienza cristiana, di riflesso immette il credente nello spazio della carità; il vangelo ne tratteggia gli adempimenti e le possibilità di realizzazione. Lo Spirito Santo, che ci abita interiormente, trasforma la nostra relazione con Dio e con il prossimo in vera e propria corrispondenza d’Amore.

Il posarsi dello Spirito sul capo di Maria e degli apostoli assume una funzione centrale, conducendo per giunta a implicanze postume. La prima è quella della testimonianza. Il vangelo di Giovanni, nel suo complesso, si presenta come la drammatizzazione di un grande processo nel quale Gesù è l’imputato: metafora appropriata – pur tuttavia rappresentandone solo il primo atto – di quello finale che lo traghetterà verso il luogo del martirio. La sorte del discepolo, inoltre, non può essere diversa da quella del Maestro. È questo allora il campo d’azione concesso allo Spirito: esso assolverà il compito di dare testimonianza a Cristo, supportando anche gli stessi discepoli nel momento della prova.

Lo Spirito, però, assolve anche a un’altra funzione, esso permea le capacità cognitive del cristiano: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità» (Gv 16, 12-13). La rivelazione di Dio con Gesù è completa, ma la sua comprensione in profondità richiede continui approfondimenti. In questo sforzo di penetrazione i discepoli sono guidati dallo Spirito Santo. Nel Libro degli Atti è narrato che nel giorno di Pentecoste gli apostoli cominciarono a parlare in molte e diverse lingue; la missione della Chiesa, pertanto, assume una valenza universale, sia nello spazio sia nel tempo. Ogni uomo ha diritto all’annuncio del Vangelo e, per giunta, a un Vangelo comprensibile. L’unico contenuto immutabile, allora, necessita di essere coniugato secondo forme e linguaggi differenti.

Infine, vi è un ultimo compito affidato allo Spirito: esso è “colui che guida”. A tal proposito, Paolo afferma con solerzia la contrarietà fra i desideri della carne e quelli dello Spirito, operando anche un distinguo sul piano del numero: “i frutti” della carne (lemma utilizzato al plurale) e “il frutto” dello Spirito (lemma utilizzato singolare). Ne consegue che, per Paolo, i frutti della carne corrispondono a tutti quegli atteggiamenti coniugati secondo il paradigma della chiusura egoistica, dell’interruzione delle relazioni con gli altri e dell’allontanamento da Dio: è vero, i frutti della carne sono molti! Il frutto dello Spirito, invece, è uno: l’amore che si dischiude in atti diversi. L’uomo, in conclusione, è investito di una poliedricità tutta speciale e complessa: lo Spirito in noi è il vero e unico cementatore, dissolve le incongruenze del peccato e ci associa a Dio.

Giuseppe Gravante

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.

Commenta questo articolo

avatar
  Iscriviti  
Notificami

Domenica di Pentecoste – Anno B – 24 maggio 2015

  

- Advertisement -

Finalmente, il tempo dell’attesa. 

At 2, 1-11; Gal 5, 16-25; Gv 15, 26-27; 16, 12-15

Manda il tuo Spirito Signore a rinnovare la terra.

La solenne celebrazione liturgica della domenica di Pentecoste, attraverso l’emblematico rito – seppur di derivazione orientale – dello spegnimento del cero, sancisce il concludersi del tempo di Pasqua. Evidentemente, però, tale consueto e annuale cedere il passo al ritrovato percorso “ordinario”, non determina un conseguente affievolimento o dissolversi degli effetti stessi della Pasqua. Il Risorto è sempre presente nella sua comunità e, tale certezza desunta dai vangeli, costituisce il fondamento stesso della vita cristiana.

Nella solennità di Pentecoste, allora, è possibile scorgere un duplice valore. In primo luogo, questa è memoria viva di quanto avvenne all’interno della comunità post-pasquale: la percepibile “assenza” di Gesù è colmata dal dono dello Spirito Santo. In secondo luogo, essa assume i connotati limpidi di un annuncio profetico. La Pentecoste, infatti, inaugura il tempo dell’attesa, che trova nello Spirito la sua linfa vitale e nel desiderio di comunione con il Cristo Risorto il suo compimento.

- Advertisement -

Questa festa cristiana mutua il suo senso dalla precedente ricorrenza ebraica. Il pio Ebreo, infatti, soleva far memoria in questo giorno del dono della Legge fatto da Dio al suo popolo. Essa, normando la vita sociale e religiosa del popolo di Israele, definiva i confini della giustizia secondo l’Antico Testamento; inoltre, figurava il perfetto concretizzarsi dell’attenzione di Dio per il popolo stesso. Il dono dello Spirito Santo, secondo l’esperienza cristiana, di riflesso immette il credente nello spazio della carità; il vangelo ne tratteggia gli adempimenti e le possibilità di realizzazione. Lo Spirito Santo, che ci abita interiormente, trasforma la nostra relazione con Dio e con il prossimo in vera e propria corrispondenza d’Amore.

Il posarsi dello Spirito sul capo di Maria e degli apostoli assume una funzione centrale, conducendo per giunta a implicanze postume. La prima è quella della testimonianza. Il vangelo di Giovanni, nel suo complesso, si presenta come la drammatizzazione di un grande processo nel quale Gesù è l’imputato: metafora appropriata – pur tuttavia rappresentandone solo il primo atto – di quello finale che lo traghetterà verso il luogo del martirio. La sorte del discepolo, inoltre, non può essere diversa da quella del Maestro. È questo allora il campo d’azione concesso allo Spirito: esso assolverà il compito di dare testimonianza a Cristo, supportando anche gli stessi discepoli nel momento della prova.

Lo Spirito, però, assolve anche a un’altra funzione, esso permea le capacità cognitive del cristiano: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità» (Gv 16, 12-13). La rivelazione di Dio con Gesù è completa, ma la sua comprensione in profondità richiede continui approfondimenti. In questo sforzo di penetrazione i discepoli sono guidati dallo Spirito Santo. Nel Libro degli Atti è narrato che nel giorno di Pentecoste gli apostoli cominciarono a parlare in molte e diverse lingue; la missione della Chiesa, pertanto, assume una valenza universale, sia nello spazio sia nel tempo. Ogni uomo ha diritto all’annuncio del Vangelo e, per giunta, a un Vangelo comprensibile. L’unico contenuto immutabile, allora, necessita di essere coniugato secondo forme e linguaggi differenti.

Infine, vi è un ultimo compito affidato allo Spirito: esso è “colui che guida”. A tal proposito, Paolo afferma con solerzia la contrarietà fra i desideri della carne e quelli dello Spirito, operando anche un distinguo sul piano del numero: “i frutti” della carne (lemma utilizzato al plurale) e “il frutto” dello Spirito (lemma utilizzato singolare). Ne consegue che, per Paolo, i frutti della carne corrispondono a tutti quegli atteggiamenti coniugati secondo il paradigma della chiusura egoistica, dell’interruzione delle relazioni con gli altri e dell’allontanamento da Dio: è vero, i frutti della carne sono molti! Il frutto dello Spirito, invece, è uno: l’amore che si dischiude in atti diversi. L’uomo, in conclusione, è investito di una poliedricità tutta speciale e complessa: lo Spirito in noi è il vero e unico cementatore, dissolve le incongruenze del peccato e ci associa a Dio.

Giuseppe Gravante

- Advertisement -

Leggi qui il disclaimer sul materiale pubblicato da SpeSalvi.it

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.

Libri consigliati

Commenta questo articolo

avatar
  Iscriviti  
Notificami
277FansMi piace
838FollowerSegui
13,000FollowerSegui
601FollowerSegui
57IscrittiIscriviti

Top News

Top Video

Ultimi Articoli

Articoli Popolari

Che differenza c’è tra “padre” e “don”?

E quale titolo si utilizza per monaci e frati? Gentile direttore, forse la mia le sembrerà una domanda banale. Può però spiegarmi la differenza tra...

X Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 5 giungo 2016

IL VANGELO STRABICO X Domenica del tempo Ordinario   - C A  cura di Benito Giorgetta (1Re 17,17-24; Galati 1,11-19; Luca 7,11-17) Imparare a suonare lo spartito della compassione Ascoltiamo...

Francesco in Armenia, preghiera con Karekin II

Dopo quattro ore di volo comincia il viaggio di Francesco in Armenia. L'aereo con a bordo il Pontefice è partito questa mattina alle 9.20...

XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B – 25 ottobre 2015

La 95° puntata del ciclo “Dalla vita alla Parola viva” – “Costruire comunità vive, aperte e accoglienti”. XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B Colore...

Cos’è che rende il corpo umano tanto bello?

E' solo l’eros e il desiderio? Qual è la cosa più bella del mondo? Sono sicuro che se ponessimo questa domanda a mille pittori almeno...

Libri consigliati

Le 217 domande di Gesù

La preghiera, la sete, le radici

Rut, la moabita

La speranza di Giobbe

Seneca, tra libertà e suicidio

Seguici su Facebook

Seguici su Instagram

Seguici su Twitter

È stato rilevato, nel tuo browser, un componente AdBlocker. SpeSalvi.it si mantiene in vita grazie alla pubblicità, ti preghiamo di disabilitarlo oppure di aggiungere il nostro sito alla lista dei siti attendibili.
Per continuare a navigare:
disabilita AdBlock e aggiorna la pagina.
Aiuta SpeSalvi.it
SpeSalvi.it desidera servire ed evangelizzare, ma non è in grado di sostenersi da solo.
Offri il tuo piccolo contributo affinché il sito possa continuare a diffondere il messaggio cristiano in tutto il mondo.
Grazie di cuore per il tuo sostegno!
Leggi la nostra informativa sulla Privacy.
Logo
ANDROID
APP
Scarica la nostra App Android per rimanere sempre aggiornato anche sul tuo smartphone.
2019 (C) Tutti i diritti riservati.
ISTRUZIONI
1. Clicca sul pulsante "Download" e scarica il file ".apk" sul tuo smartphone.
2. Esegui il file ".apk" e clicca su "Installa".
Utilizziamo i cookie per personalizzare contenuti ed annunci, per fornire funzionalità e per analizzare il nostro traffico. Navigando in SpeSalvi.it acconsenti al loro utilizzo e dichiari di aver letto e compreso la nostra Informativa sulla Privacy.
ACCONSENTO