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Film: Lola Pater

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“J’ai seulement rectifié un peut son (de Dieu) boulo.”

                  Lola (alias; Fanny Ardant)

 

Un film che non è un rilancio del ormai sempre più onnipresente tema della transessualità. Si tratta piuttosto di un film dove il regista (Nadir Moknéche: Le Harem de Madame Osmane ,2000; Viva Laldjérie , 2004; Délice Paloma ,2007; Goodbye Marocco ,2013; Lola Pater, 2017) invita lo spettatore, e pertanto il genere umano al completo, di esaminarsi sulla possibilità che un giorno l’umanità dovrà rendersi capace di vivere oltre, le caratteristiche e attrezzature che il corpo in dotazione alla nascita, fornisce. Concepire una vita in cui tutto costituisce una sfida, persino un involucro che non corrisponde ai canoni del momento. Un film essenziale e diretto. Una storia che espone, e infine si ripiega, esattamente su ciò che è imprescindibile e insostituibile, l’amore della presenza positiva, della cura e della partecipazione al quotidiano e alla costruzione del futuro di ciascun essere umano. Senza romanticismi ultraterreni, ma con la concretezza dell’umana imperfezione fisica e della divina capacità del cuore umano di essere la più potente fonte di energia dell’universo.

Nadir Moknèche, un regista franco-algerino di formazione sia francese che statunitense, ha nel suo bagaglio una filmografia prettamente di qualità esperienziale. Fine intellettuale ed  illuminato, disegna un ritratto di figure algerine contemporanee che si pongono domande intime tanto quanto prassiche con angolature e sottigliezze di una cultura composita. Lola Pater non fa eccezione, la regola di Nadir è che non fa nulla senza conoscenza; personali, ricordi, traumi ed incontri con le persone interessate.

Lola Pater racconta la storia di un padre “mancato”. Mancato sia perché si è limitato al solo concepimento, sia mancante in quanto ha abbandonato la sua famiglia perché ha preso coscienza quasi subito dopo il matrimonio che la sua natura non era maschile (uomo etero) ma ben altro. Scopriremo nel corso del film che questa consapevolezza si sviluppa in Farid (questo il primo nome del padre mancato) proprio all’interno della sua profonda relazione d’amore con la moglie. Una consapevolezza che lo dilania nel profondo e lo induce alla fuga verso una identità più onesta con tutti, purtroppo tranne che con suo figlio Zino (Tewfik Jallab: Killer Kid 1994; Chi di noi 2006; Presto mi sono 2008 fermato 2008 ; Nato da qualche parte 2013; La Marcia 2013;  Una nube in un bicchiere d’acqua 2013; Il Convoglio 2016; Outsider 2016;  Ciò che ci lega 2017;  Lola Pater 2017) .

Alla morte della madre, dopo l’incontro con il notaio, Zino scopre che la dolcezza della madre è stata oltre ogni misura protettiva. Il notaio infatti gli comunica che il padre non è ne morto e ne rimpatriato in Algeria e che i genitori non hanno mai divorziato e ancor meno risulta un altro matrimonio a carico del padre Farid. Il padre risulta vivente da qualche parte in Camargue. Per questa ragione Zino è costretto a prendere atto che deve andare a cercare e conoscere suo padre. Zino sale in moto alla ricerca del padre nel sud della Francia. All’indirizzo indicato trova solo una signora, Lola (Fanny Ardant: 79 film al suo attivo diretta da registi storici come; Séria, Companeez, Astruc, Gassman, Truffaut, Lelouch, Trintignant, Costa-Gravas, Varda, Scola, Antonioni, Pollack, Kapur, Lauzier, Ozon, Zeffirelli, Fontaine, Sorrentino, Nabil, Tommaso Rosselini) insegnante di danza orientale.

Purtroppo lei non rivela subito la sua identità e così Zino deve tornare indietro senza aver trovato il padre.

Per Lola però è un ritorno al passato presente e così decide di lasciare la scuola e il sud per mettere in ordine l’ultimo tassello della sua vita. A Parigi dopo diversi tentativi andati a vuoto Lola è colta dalla disperazione e tenta il suicidio. La zia di Zino lo informa che suo padre (Lola) è all’ospedale perché ha tentato il suicidio. La zia, tenera quanto incantevole sorella della madre, gli mostra alcune rare foto dell’infanzia dove lui (Farid) era ancora presente e di quanto la loro famiglia era incredibilmente straordinaria. La zia gli fa notare quanta rassomiglianza c’è nei loro e nel volto. Gli racconta della bontà e tenerezza di quest’uomo. Così Zino decide di andare in ospedale, dove trova la compagna di vita (Véronique Dumont) di Lola che la assiste, é da lei che conoscerà i primi dettagli della storia.

Tutto il film è sapientemente trapuntato da frasi, immagini e brani che catapultano lo spettatore in reconditi sentimenti di empatia e una percezione che va ben oltre la comprensione cerebrale del fenomeno della identità di genere. Mai stucchevole, mai cinico, mai ipocrita. Il film apre l’animo dello spettatore al vero dramma universale dell’equilibrio delle relazioni parentali ed umane in genere.

Nella sua trama Nadir Moknéche é ben lontano da pellicole come: Transamerica (2004), Laurence Anyways (2012), The Danish Girl (2015), Franz (2016) film ricchi di sensazionalismo visivo e di cariche emotive ineguali e che mettono in luce la questione del cambiamento del sesso e dell’identità trans gender come un’esigenza tutt’altro che intima ed esistenziale in toto.

Rimarchevoli le frasi in cui Lola schiaffeggia il figlio Zino perché lui gli dice: “Ma ti sei mai chiesto quanto io avrei avuto bisogno di te ? Cosa vuoi che mi fregava se avevi una “chat” o un “bit” nei pantaloni.” Oppure quando la compagna di Lola dice a Zino: “lei ha amato immensamente tua madre, ma erano due donne e il matrimonio ha delle regole. Essere genitori è più di essere una coppia innamorata”.

Contributo allo sviluppo della personalità:
8
Culturalmente valido:
8
Spiritualmente utile:
8
Discernimento del bene e del male:
6
Avvincente:
6
Innovativo:
10
Indicatore di culture diverse:
8
Resa dei personaggi:
8
Colonna sonora:
7
Fotografia:
7
Pertinenza linguistica e prossemica:
5
Montaggio:
7
E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.

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Film: Lola Pater

  

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                  Lola (alias; Fanny Ardant)

 

Un film che non è un rilancio del ormai sempre più onnipresente tema della transessualità. Si tratta piuttosto di un film dove il regista (Nadir Moknéche: Le Harem de Madame Osmane ,2000; Viva Laldjérie , 2004; Délice Paloma ,2007; Goodbye Marocco ,2013; Lola Pater, 2017) invita lo spettatore, e pertanto il genere umano al completo, di esaminarsi sulla possibilità che un giorno l’umanità dovrà rendersi capace di vivere oltre, le caratteristiche e attrezzature che il corpo in dotazione alla nascita, fornisce. Concepire una vita in cui tutto costituisce una sfida, persino un involucro che non corrisponde ai canoni del momento. Un film essenziale e diretto. Una storia che espone, e infine si ripiega, esattamente su ciò che è imprescindibile e insostituibile, l’amore della presenza positiva, della cura e della partecipazione al quotidiano e alla costruzione del futuro di ciascun essere umano. Senza romanticismi ultraterreni, ma con la concretezza dell’umana imperfezione fisica e della divina capacità del cuore umano di essere la più potente fonte di energia dell’universo.

Nadir Moknèche, un regista franco-algerino di formazione sia francese che statunitense, ha nel suo bagaglio una filmografia prettamente di qualità esperienziale. Fine intellettuale ed  illuminato, disegna un ritratto di figure algerine contemporanee che si pongono domande intime tanto quanto prassiche con angolature e sottigliezze di una cultura composita. Lola Pater non fa eccezione, la regola di Nadir è che non fa nulla senza conoscenza; personali, ricordi, traumi ed incontri con le persone interessate.

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Lola Pater racconta la storia di un padre “mancato”. Mancato sia perché si è limitato al solo concepimento, sia mancante in quanto ha abbandonato la sua famiglia perché ha preso coscienza quasi subito dopo il matrimonio che la sua natura non era maschile (uomo etero) ma ben altro. Scopriremo nel corso del film che questa consapevolezza si sviluppa in Farid (questo il primo nome del padre mancato) proprio all’interno della sua profonda relazione d’amore con la moglie. Una consapevolezza che lo dilania nel profondo e lo induce alla fuga verso una identità più onesta con tutti, purtroppo tranne che con suo figlio Zino (Tewfik Jallab: Killer Kid 1994; Chi di noi 2006; Presto mi sono 2008 fermato 2008 ; Nato da qualche parte 2013; La Marcia 2013;  Una nube in un bicchiere d’acqua 2013; Il Convoglio 2016; Outsider 2016;  Ciò che ci lega 2017;  Lola Pater 2017) .

Alla morte della madre, dopo l’incontro con il notaio, Zino scopre che la dolcezza della madre è stata oltre ogni misura protettiva. Il notaio infatti gli comunica che il padre non è ne morto e ne rimpatriato in Algeria e che i genitori non hanno mai divorziato e ancor meno risulta un altro matrimonio a carico del padre Farid. Il padre risulta vivente da qualche parte in Camargue. Per questa ragione Zino è costretto a prendere atto che deve andare a cercare e conoscere suo padre. Zino sale in moto alla ricerca del padre nel sud della Francia. All’indirizzo indicato trova solo una signora, Lola (Fanny Ardant: 79 film al suo attivo diretta da registi storici come; Séria, Companeez, Astruc, Gassman, Truffaut, Lelouch, Trintignant, Costa-Gravas, Varda, Scola, Antonioni, Pollack, Kapur, Lauzier, Ozon, Zeffirelli, Fontaine, Sorrentino, Nabil, Tommaso Rosselini) insegnante di danza orientale.

Purtroppo lei non rivela subito la sua identità e così Zino deve tornare indietro senza aver trovato il padre.

Per Lola però è un ritorno al passato presente e così decide di lasciare la scuola e il sud per mettere in ordine l’ultimo tassello della sua vita. A Parigi dopo diversi tentativi andati a vuoto Lola è colta dalla disperazione e tenta il suicidio. La zia di Zino lo informa che suo padre (Lola) è all’ospedale perché ha tentato il suicidio. La zia, tenera quanto incantevole sorella della madre, gli mostra alcune rare foto dell’infanzia dove lui (Farid) era ancora presente e di quanto la loro famiglia era incredibilmente straordinaria. La zia gli fa notare quanta rassomiglianza c’è nei loro e nel volto. Gli racconta della bontà e tenerezza di quest’uomo. Così Zino decide di andare in ospedale, dove trova la compagna di vita (Véronique Dumont) di Lola che la assiste, é da lei che conoscerà i primi dettagli della storia.

Tutto il film è sapientemente trapuntato da frasi, immagini e brani che catapultano lo spettatore in reconditi sentimenti di empatia e una percezione che va ben oltre la comprensione cerebrale del fenomeno della identità di genere. Mai stucchevole, mai cinico, mai ipocrita. Il film apre l’animo dello spettatore al vero dramma universale dell’equilibrio delle relazioni parentali ed umane in genere.

Nella sua trama Nadir Moknéche é ben lontano da pellicole come: Transamerica (2004), Laurence Anyways (2012), The Danish Girl (2015), Franz (2016) film ricchi di sensazionalismo visivo e di cariche emotive ineguali e che mettono in luce la questione del cambiamento del sesso e dell’identità trans gender come un’esigenza tutt’altro che intima ed esistenziale in toto.

Rimarchevoli le frasi in cui Lola schiaffeggia il figlio Zino perché lui gli dice: “Ma ti sei mai chiesto quanto io avrei avuto bisogno di te ? Cosa vuoi che mi fregava se avevi una “chat” o un “bit” nei pantaloni.” Oppure quando la compagna di Lola dice a Zino: “lei ha amato immensamente tua madre, ma erano due donne e il matrimonio ha delle regole. Essere genitori è più di essere una coppia innamorata”.

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Culturalmente valido:
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Spiritualmente utile:
8
Discernimento del bene e del male:
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Avvincente:
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Indicatore di culture diverse:
8
Resa dei personaggi:
8
Colonna sonora:
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Pertinenza linguistica e prossemica:
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E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.

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