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Film: Il filo nascosto, 2018

Recensioni Film

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Il Filo Nascosto che uscirà nelle sale cinematografiche italiane il 22 febbraio 2018 già proiettato in Francia è un’altra delle impressionanti interpretazioni di Daniel Day-Lewis che si fece conoscere al mondo nel 1989,  diretto da Jim Sheridan, con la sua all’epoca impareggiabile performance di un tetraplegico nel film Il mio piede sinistro. Fu proprio questa sua interpretazione che gli valse il suo primo premio Oscar. Nessuna scelta di Daniel Day-Lewis è prevedibile o sovrapponibile a livello caratteriale ad una delle precedenti. Meno di 20 interpretazioni in più di 30 anni di attività in ruoli e pellicole scrupolosamente selezionate. Un eclettismo, il suo, che ha radici forti nel teatro e nella sua brillante attività presso il Bristol Old Vic di Londra.

Ancora una volta, nel Filo Nascosto lo troviamo diretto da Paul Thomas Anderson come in Il Petroliere che gli valse il secondo Oscar.

Nel film drammatico e mielò il Filo Nascosto, vediamo Daniel Day-Lewis (Ghandi 1982; Il Bounty 1984; Camera con Vista 1985; Nanou 1986; L’Insostenibile Leggerezza dell’ Essere 1988; My Beautiful Laundrette 1985; Un gentleman a New York 1988; Fergous O’Connel-Dentista in Patagonia 1989; Il mio piede sinistro 1989; mo dei Mohicani 1992; L’Età dell’Innocenza 1993; Nel nome del Padre 1993; La seduzione del Male 1996; The Boxer 1997; Gangs of New York 2002; La storia di Jack&Rose 2005; Il Petroliere 2007; Nine 2009; Lincoln 2012) vestire i panni, sembra quasi una metafora, dello stilista Reynolds Wookcock. Nel Filo Nascosto  Anderson affresca un ritratto illuminante di un artista e di un percorso creativo, e delle donne che fanno funzionare questo mondo. Nella cornice glamour e scintillante della Londra degli anni cinquanta, Woodcock dirige insieme a sua sorella Cyril, l’attrice teatrale Lesley Manville (Belle Speranze 1988; Segreti e buglie 1996; Topsy-Turvey – Sotto Sopra 1999; Tutto o niente 2002; II segreto di Vera Drake 2004; Another Year 2010; Turner 2014) la celebre House of Woodcock, inconfondibile marchio di stile e bellezza, richiesto da reali, stelle del cinema, ereditiere, debuttanti e nobildonne. I suoi originali ma al contempo moderni modelli proiettano Woodcock al centro della moda britannica del dopoguerra. Nonostante la conoscenza dei desideri e della figura femminile, nella sua psiche alberga una sorta di blocco emotivo per il quale lui si qualifica come un impenitente scapolo. E’ convinto che l’amore sia un ostacolo, una sorta di dispersione di energie creative per un artista del suo calibro. Tuttavia Anderson ben lascia trasparire una personalità travagliata da una relazione materna morbosa e non del tutto elaborata e al contempo una relazione fraterna con una sorella altrettanto complessa. Il protagonista insomma intende relazionarsi con donne diverse solo a livello filantropico professionale quasi a livello strumentale. Finché non incontra Alma Vicky Krieps (attrice lussemburghese che inizia a recitare presso il teatro Schauspielhaus di Zurigo e debutta sul grande schermo con House of Boys e poi in tedesco con Wer wenn nicht wir, il britannico Hanna di Joe Wright e lo statunitense  Anonymous di Roland Emmerich) ragazza semplice e naif, ma anche ambiziosa e caparbia che del tutto istintualmente comprende i fili, continuando sul piano della metafora, che legano la sfera emotiva di Reynolds e lentamente si insinua nel suo cuore sconvolgendo in modo doloroso ma costruttivo la sua vita apparentemente perfetta.

Come già era per Il Petroliere, The Master, Vizio e Forma e in misura meno percettibile per il resto dei film di Paul Thomas Anderson, il Filo Nascosto è un film sulla complessità della struttura interiore di ogni individuo e quindi del potere che ha nella e sulla sua vita. Un potere e una struttura che muta, che evolve e si fortifica nella relazione con le proprie scelte non monadali ma di confronto ed interazione con gli altri soprattutto nelle relazioni affettive ed intime. Infatti questa volta il regista americano concentra tutto dentro un rapporto di coppia sentimentale, svelando il filo nascosto che lega le persone che si coinvolgono e se questo coinvolgimento è viscerale è fatto di passione e di (in)sofferenza, anche di sadismo e masochismo – percorsi necessari a volte per controbilanciare la visceralità con una fiducia logico razionale – di concessioni e rivendicazioni, conquiste e rinunce.

Con una scrittura precisa ed intelligente e i due interpreti perfetti nel dare corpo, voce, sguardi ed espressioni a questi sentimenti tanto esaltanti quanto deformati da un’umanità ipocritamente sdolcinata e romantica, nella visione di questo film veniamo quasi magicamente liberati da un atavica oppressione su ciò che è divino e ciò che è distruttivamente umano.

Al termine della visione si ha la perfetta percezione di aver visto un capolavoro che ci proscioglie dalla negazione di una speranza alla nostra umana imperfezione.

Contributo allo sviluppo della personalità:
8
Culturalmente valido:
8
Spiritualmente utile:
7
Discernimento del bene e del male:
7
Avvincente:
9
Innovativo:
10
Indicatore di culture diverse:
6
Resa dei personaggi:
8
Colonna sonora:
7
Fotografia:
7
Pertinenza linguistica e prossemica:
8
Montaggio:
7
E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.

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Film: Il filo nascosto, 2018

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Il Filo Nascosto che uscirà nelle sale cinematografiche italiane il 22 febbraio 2018 già proiettato in Francia è un’altra delle impressionanti interpretazioni di Daniel Day-Lewis che si fece conoscere al mondo nel 1989,  diretto da Jim Sheridan, con la sua all’epoca impareggiabile performance di un tetraplegico nel film Il mio piede sinistro. Fu proprio questa sua interpretazione che gli valse il suo primo premio Oscar. Nessuna scelta di Daniel Day-Lewis è prevedibile o sovrapponibile a livello caratteriale ad una delle precedenti. Meno di 20 interpretazioni in più di 30 anni di attività in ruoli e pellicole scrupolosamente selezionate. Un eclettismo, il suo, che ha radici forti nel teatro e nella sua brillante attività presso il Bristol Old Vic di Londra.

Ancora una volta, nel Filo Nascosto lo troviamo diretto da Paul Thomas Anderson come in Il Petroliere che gli valse il secondo Oscar.

Nel film drammatico e mielò il Filo Nascosto, vediamo Daniel Day-Lewis (Ghandi 1982; Il Bounty 1984; Camera con Vista 1985; Nanou 1986; L’Insostenibile Leggerezza dell’ Essere 1988; My Beautiful Laundrette 1985; Un gentleman a New York 1988; Fergous O’Connel-Dentista in Patagonia 1989; Il mio piede sinistro 1989; mo dei Mohicani 1992; L’Età dell’Innocenza 1993; Nel nome del Padre 1993; La seduzione del Male 1996; The Boxer 1997; Gangs of New York 2002; La storia di Jack&Rose 2005; Il Petroliere 2007; Nine 2009; Lincoln 2012) vestire i panni, sembra quasi una metafora, dello stilista Reynolds Wookcock. Nel Filo Nascosto  Anderson affresca un ritratto illuminante di un artista e di un percorso creativo, e delle donne che fanno funzionare questo mondo. Nella cornice glamour e scintillante della Londra degli anni cinquanta, Woodcock dirige insieme a sua sorella Cyril, l’attrice teatrale Lesley Manville (Belle Speranze 1988; Segreti e buglie 1996; Topsy-Turvey – Sotto Sopra 1999; Tutto o niente 2002; II segreto di Vera Drake 2004; Another Year 2010; Turner 2014) la celebre House of Woodcock, inconfondibile marchio di stile e bellezza, richiesto da reali, stelle del cinema, ereditiere, debuttanti e nobildonne. I suoi originali ma al contempo moderni modelli proiettano Woodcock al centro della moda britannica del dopoguerra. Nonostante la conoscenza dei desideri e della figura femminile, nella sua psiche alberga una sorta di blocco emotivo per il quale lui si qualifica come un impenitente scapolo. E’ convinto che l’amore sia un ostacolo, una sorta di dispersione di energie creative per un artista del suo calibro. Tuttavia Anderson ben lascia trasparire una personalità travagliata da una relazione materna morbosa e non del tutto elaborata e al contempo una relazione fraterna con una sorella altrettanto complessa. Il protagonista insomma intende relazionarsi con donne diverse solo a livello filantropico professionale quasi a livello strumentale. Finché non incontra Alma Vicky Krieps (attrice lussemburghese che inizia a recitare presso il teatro Schauspielhaus di Zurigo e debutta sul grande schermo con House of Boys e poi in tedesco con Wer wenn nicht wir, il britannico Hanna di Joe Wright e lo statunitense  Anonymous di Roland Emmerich) ragazza semplice e naif, ma anche ambiziosa e caparbia che del tutto istintualmente comprende i fili, continuando sul piano della metafora, che legano la sfera emotiva di Reynolds e lentamente si insinua nel suo cuore sconvolgendo in modo doloroso ma costruttivo la sua vita apparentemente perfetta.

Come già era per Il Petroliere, The Master, Vizio e Forma e in misura meno percettibile per il resto dei film di Paul Thomas Anderson, il Filo Nascosto è un film sulla complessità della struttura interiore di ogni individuo e quindi del potere che ha nella e sulla sua vita. Un potere e una struttura che muta, che evolve e si fortifica nella relazione con le proprie scelte non monadali ma di confronto ed interazione con gli altri soprattutto nelle relazioni affettive ed intime. Infatti questa volta il regista americano concentra tutto dentro un rapporto di coppia sentimentale, svelando il filo nascosto che lega le persone che si coinvolgono e se questo coinvolgimento è viscerale è fatto di passione e di (in)sofferenza, anche di sadismo e masochismo – percorsi necessari a volte per controbilanciare la visceralità con una fiducia logico razionale – di concessioni e rivendicazioni, conquiste e rinunce.

Con una scrittura precisa ed intelligente e i due interpreti perfetti nel dare corpo, voce, sguardi ed espressioni a questi sentimenti tanto esaltanti quanto deformati da un’umanità ipocritamente sdolcinata e romantica, nella visione di questo film veniamo quasi magicamente liberati da un atavica oppressione su ciò che è divino e ciò che è distruttivamente umano.

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Contributo allo sviluppo della personalità:
8
Culturalmente valido:
8
Spiritualmente utile:
7
Discernimento del bene e del male:
7
Avvincente:
9
Innovativo:
10
Indicatore di culture diverse:
6
Resa dei personaggi:
8
Colonna sonora:
7
Fotografia:
7
Pertinenza linguistica e prossemica:
8
Montaggio:
7

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E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.

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