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“Siamo figli e non schiavi, un peccato perdere il riposo domenicale”

Il Papa all'Angelus

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All’udienza generale il Papa risponde alla domanda: «Perché andiamo a messa la domenica?». A fine catechesi ringrazia le Ong cattoliche per «difendere la dignità dell’uomo»

IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO 
 

«Alcune società secolarizzate hanno smarrito il senso cristiano della domenica illuminata dall’Eucaristia. È un peccato questo». Papa Francesco risponde alla domanda del «perché andiamo a messa la domenica?», nel corso dell’udienza generale, e ricorda, in particolare, che in origine «fu il senso cristiano del vivere da figli e non da schiavi, animato dall’Eucaristia, a fare della domenica – quasi universalmente – il giorno del riposo». A conclusione della catechesi Francesco ha ringraziato le Ong cattoliche presenti in Aula Paolo VI «per difendere la dignità dell’uomo, per promuovere lo sviluppo integrale dei popoli, e per venire incontro ai bisogni materiali e spirituali di tanti membri della nostra famiglia umana».  

«Riprendendo il cammino di catechesi sulla messa», ha detto il Papa che la scorsa settimana aveva dedicato l’appuntamento pubblico del mercoledì al viaggio appena concluso in Myanmar e Bangladesh, «oggi ci chiediamo: perché andare a messa la domenica?». La celebrazione domenicale dell’Eucaristia «è al centro della vita della Chiesa», ha detto Jorge Mario Bergoglio, ricordando che i discepoli di Gesù «hanno celebrato l’incontro eucaristico con il Signore nel giorno della settimana che gli ebrei chiamavano “il primo della settimana” e i romani “il giorno del sole”, perché in quel giorno Gesù era risorto dai morti». È la messa, ha rimarcato il Papa, «che fa la domenica cristiana», ma «alcune società secolarizzate hanno smarrito il senso cristiano della domenica illuminata dall’Eucaristia. È un peccato questo. In questi contesti è necessario ravvivare questa consapevolezza, per recuperare il significato della festa, della gioia, della comunità parrocchiale, della solidarietà, del riposo che ristora l’anima e il corpo. Di tutti questi valori ci è maestra l’Eucaristia, domenica dopo domenica. Per questo – ha proseguito Francesco citando la costituzione apostolica Sacrosanctum Concilium – il Concilio Vaticano II ha voluto ribadire che “la domenica è il giorno di festa primordiale che deve essere proposto e inculcato alla pietà dei fedeli, in modo che divenga anche giorno di gioia e di astensione dal lavoro”».
 

«L’astensione domenicale dal lavoro non esisteva nei primi secoli: è un apporto specifico del cristianesimo. Per tradizione biblica gli ebrei riposano il sabato, mentre nella società romana non era previsto un giorno settimanale di astensione dai lavori servili. Fu il senso cristiano del vivere da figli e non da schiavi, animato dall’Eucaristia», ha sottolineato il Papa, «a fare della domenica – quasi universalmente – il giorno del riposo. Senza Cristo siamo condannati ad essere dominati dalla stanchezza del quotidiano, con le sue preoccupazioni, e dalla paura del domani». E l’Eucaristia domenicale «anticipa la domenica senza tramonto» dopo la morte «quando non ci sarà più fatica né dolore né lutto né lacrime, ma solo la gioia di vivere pienamente e per sempre col Signore». 

Il Pontefice latinoamericano ha peraltro notato che vi sono anche «comunità cristiane che, purtroppo, non possono godere della messa ogni domenica; anch’esse tuttavia, in questo santo giorno, sono chiamate a raccogliersi in preghiera nel nome del Signore, ascoltando la Parola di Dio e tenendo vivo il desiderio dell’Eucaristia». 

«Cosa possiamo rispondere a chi dice che non serve andare a messa, nemmeno la domenica, perché l’importante è vivere bene, amare il prossimo?», si è chiesto infine Francesco. «È vero che la qualità della vita cristiana si misura dalla capacità di amare» ma «come possiamo praticare il Vangelo senza attingere l’energia necessaria per farlo, una domenica dopo l’altra, alla fonte inesauribile dell’Eucaristia? Non andiamo a messa per dare qualcosa a Dio, ma per ricevere da Lui ciò di cui abbiamo davvero bisogno». Non basta insomma dire che si va a messa la domenica perché è un precetto della Chiesa: «Noi cristiani abbiamo bisogno di partecipare alla messa domenicale perché solo con la grazia di Gesù, con la sua presenza viva in noi e tra di noi, possiamo mettere in pratica il suo comandamento, e così essere suoi testimoni credibili». 

A conclusione della catechesi il Papa, che prima dell’udienza aveva ricevuto i loro rappresentanti nell’Auletta adiacente la sala delle udienze, ha ringraziato i partecipanti al Forum delle Organizzazioni non-governative di ispirazione cattolica: «Esprimo vivo apprezzamento per i vostri sforzi di portare la luce del Vangelo alle varie periferie del nostro mondo, per difendere la dignità dell’uomo, per promuovere lo sviluppo integrale dei popoli, e per venire incontro ai bisogni materiali e spirituali di tanti membri della nostra famiglia umana. Vi incoraggio a lavorare sempre in uno spirito di comunione e collaborazione con le altre Ong cattoliche ed anche con i rappresentanti della Santa Sede, quale segno dell’impegno della Chiesa nella costruzione di un mondo sempre più giusto e solidale». Prima dell’udienza il Papa ha ricevuto monsignor Claudio Maria Celli, presidente emerito del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali e, l’anno scorso, inviato della Santa Sede in Venezuela. 

Originale: Vatican Insider
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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«Alcune società secolarizzate hanno smarrito il senso cristiano della domenica illuminata dall’Eucaristia. È un peccato questo». Papa Francesco risponde alla domanda del «perché andiamo a messa la domenica?», nel corso dell’udienza generale, e ricorda, in particolare, che in origine «fu il senso cristiano del vivere da figli e non da schiavi, animato dall’Eucaristia, a fare della domenica – quasi universalmente – il giorno del riposo». A conclusione della catechesi Francesco ha ringraziato le Ong cattoliche presenti in Aula Paolo VI «per difendere la dignità dell’uomo, per promuovere lo sviluppo integrale dei popoli, e per venire incontro ai bisogni materiali e spirituali di tanti membri della nostra famiglia umana».  

«Riprendendo il cammino di catechesi sulla messa», ha detto il Papa che la scorsa settimana aveva dedicato l’appuntamento pubblico del mercoledì al viaggio appena concluso in Myanmar e Bangladesh, «oggi ci chiediamo: perché andare a messa la domenica?». La celebrazione domenicale dell’Eucaristia «è al centro della vita della Chiesa», ha detto Jorge Mario Bergoglio, ricordando che i discepoli di Gesù «hanno celebrato l’incontro eucaristico con il Signore nel giorno della settimana che gli ebrei chiamavano “il primo della settimana” e i romani “il giorno del sole”, perché in quel giorno Gesù era risorto dai morti». È la messa, ha rimarcato il Papa, «che fa la domenica cristiana», ma «alcune società secolarizzate hanno smarrito il senso cristiano della domenica illuminata dall’Eucaristia. È un peccato questo. In questi contesti è necessario ravvivare questa consapevolezza, per recuperare il significato della festa, della gioia, della comunità parrocchiale, della solidarietà, del riposo che ristora l’anima e il corpo. Di tutti questi valori ci è maestra l’Eucaristia, domenica dopo domenica. Per questo – ha proseguito Francesco citando la costituzione apostolica Sacrosanctum Concilium – il Concilio Vaticano II ha voluto ribadire che “la domenica è il giorno di festa primordiale che deve essere proposto e inculcato alla pietà dei fedeli, in modo che divenga anche giorno di gioia e di astensione dal lavoro”».
 

«L’astensione domenicale dal lavoro non esisteva nei primi secoli: è un apporto specifico del cristianesimo. Per tradizione biblica gli ebrei riposano il sabato, mentre nella società romana non era previsto un giorno settimanale di astensione dai lavori servili. Fu il senso cristiano del vivere da figli e non da schiavi, animato dall’Eucaristia», ha sottolineato il Papa, «a fare della domenica – quasi universalmente – il giorno del riposo. Senza Cristo siamo condannati ad essere dominati dalla stanchezza del quotidiano, con le sue preoccupazioni, e dalla paura del domani». E l’Eucaristia domenicale «anticipa la domenica senza tramonto» dopo la morte «quando non ci sarà più fatica né dolore né lutto né lacrime, ma solo la gioia di vivere pienamente e per sempre col Signore». 

Il Pontefice latinoamericano ha peraltro notato che vi sono anche «comunità cristiane che, purtroppo, non possono godere della messa ogni domenica; anch’esse tuttavia, in questo santo giorno, sono chiamate a raccogliersi in preghiera nel nome del Signore, ascoltando la Parola di Dio e tenendo vivo il desiderio dell’Eucaristia». 

«Cosa possiamo rispondere a chi dice che non serve andare a messa, nemmeno la domenica, perché l’importante è vivere bene, amare il prossimo?», si è chiesto infine Francesco. «È vero che la qualità della vita cristiana si misura dalla capacità di amare» ma «come possiamo praticare il Vangelo senza attingere l’energia necessaria per farlo, una domenica dopo l’altra, alla fonte inesauribile dell’Eucaristia? Non andiamo a messa per dare qualcosa a Dio, ma per ricevere da Lui ciò di cui abbiamo davvero bisogno». Non basta insomma dire che si va a messa la domenica perché è un precetto della Chiesa: «Noi cristiani abbiamo bisogno di partecipare alla messa domenicale perché solo con la grazia di Gesù, con la sua presenza viva in noi e tra di noi, possiamo mettere in pratica il suo comandamento, e così essere suoi testimoni credibili». 

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