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Festa dell’Assunta. Il Papa: Maria è sempre con noi, ci sostiene dal cielo nelle prove più difficili.

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Solennità dell'Assunta
Solennità dell’Assunta

Maria è entrata nella gloria del cielo, ma è sempre con noi in ogni prova. E’ quanto affermato da Papa Francesco nella Messa a Castel Gandolfo per la Solennità dell’Assunta. Il Pontefice ha celebrato l’Eucaristia nella piazza antistante il Palazzo Apostolico, gremita di fedeli. L’indirizzo d’omaggio al Papa è stato rivolto dal parroco di Castel Gandolfo, don Pietro Diletti, che ha riassunto i sentimenti di gioia di tutta la comunità locale per un avvenimento tanto atteso. Il servizio di Alessandro Gisotti:

La piccola Piazza della Libertà di Castel Gandolfo diventa per un giorno come Piazza San Pietro. Migliaia di fedeli – tra cui spiccano un gruppo di cinesi e uno di messicani, tante anche le bandiere argentine – si sono riuniti fin dal primo mattino davanti al Palazzo Apostolico. Una folla multicolore e gioiosa – tante le famiglie presenti – per una duplice occasione di festa: la Solennità dell’Assunta e il nuovo incontro con Papa Francesco, dopo l’Angelus a Castel Gandolfo del 14 luglio scorso. All’inizio dell’omelia, il Papa ha voluto ricordare l’immagine che della Vergine ci ha dato la Lumen Gentium: Maria, ha detto, brilla sulla terra “come segno di sicura speranza e di consolazione per il Popolo di Dio in cammino”. Quindi, si è soffermato su tre parole chiave: “lotta, risurrezione, speranza”.
Il Papa ha osservato innanzitutto che nell’Apocalisse si parla della “lotta tra la donna e il drago”. La figura della donna “che rappresenta la Chiesa è, da una parte gloriosa, trionfante, e dall’altra ancora in travaglio”. Così, è stata la sua riflessione, è la Chiesa che nella storia “vive continuamente le prove e le sfide che comporta il conflitto tra Dio e il maligno”. Una lotta che non dobbiamo affrontare da soli:
“La Madre di Cristo e della Chiesa è sempre con noi. Sempre: cammina con noi. E’ con noi. Anche Maria, in un certo senso, condivide questa duplice condizione. Lei, naturalmente, è ormai una volta per sempre entrata nella gloria del Cielo. Ma questo non significa che sia lontana, che sia staccata da noi; anzi, Maria ci accompagna, lotta con noi, sostiene i cristiani nel combattimento contro le forze del male”.

Ecco allora che la preghiera con Maria, specie il Rosario, “ha anche questa dimensioneagonistica”, di lotta contro “il maligno e si suoi complici”. E su questo dialoga con i fedeli in piazza:
“…Ma sentite bene: il Rosario! Voi pregate il Rosario tutti i giorni? Ma, non so… Sicuro? Eh? Ecco!”

Si è così soffermato sulla risurrezione, sottolineando che “essere cristiani significa credere che Cristo è veramente risorto dai morti”. Tutta la nostra fede, ha soggiunto, “si basa su questa verità fondamentale che non è un’idea ma un evento”. E anche il mistero dell’Assunzione di Maria è inscritto nella Risurrezione di Gesù:
“L’umanità della Madre è stata ‘attratta’ dal Figlio nel suo passaggio attraverso la morte. Gesù è entrato una volta per sempre nella vita eterna con tutta la sua umanità, quella che aveva preso da Maria; così lei, la Madre, che Lo ha seguito fedelmente per tutta la vita, Lo ha seguito con il cuore, è entrata con Lui nella vita eterna, che chiamiamo anche Cielo, Paradiso, Casa del Padre”.
Anche Maria, ha detto il Papa, “ha conosciuto il martirio della croce, il martirio del suo cuore”: “Lei ha sofferto tanto, nel suo cuore, mentre Gesù soffriva sulla Croce”:
“E’ stata pienamente unita a Lui nella morte, e per questo le è stato dato il dono della risurrezione. Cristo è la primizia dei risorti, e Maria è la primizia dei redenti, la prima di quelli che sono di Cristo”.

Il Papa ha quindi offerto la sua riflessione sul legame tra Maria e la speranza. Una virtù, ha detto, che è propria di chi, “sperimentando il conflitto, la lotta quotidiana tra la vita e la morte, tra il bene e il male, crede nella Risurrezione di Cristo, nella vittoria dell’Amore”. E ha aggiunto che il canto di Maria, Magnificat, è proprio “il cantico della speranza, è il cantico del Popolo di Dio in cammino nella storia”:
“E’ il cantico di tanti santi e sante, alcuni noti, altri, moltissimi, ignoti, ma ben conosciuti a Dio: mamme, papà, catechisti, missionari, preti, suore, giovani, anche bambini, nonne, nonni: questi hanno affrontato la lotta della vita portando nel cuore la speranza dei piccoli e degli umili”.
Questo cantico, ha affermato ancora, “è particolarmente intenso là dove il Corpo di Cristo patisce oggi la Passione”. E Maria è lì, “vicina a queste comunità, a questi nostri fratelli, cammina con loro, soffre con loro, e canta con loro il Magnificat della speranza”:
“Dove c’è la Croce, per noi cristiani c’è la speranza: sempre. Se non c’è la speranza, noi non siamo cristiani. Per questo a me piace dire: non lasciatevi rubare la speranza. Che non ci rubino la speranza, perché questa forza è una grazia, un dono di Dio che ci porta avanti guardando il Cielo”.
“Cari fratelli e sorelle – ha concluso il Papa – uniamoci anche noi, con tutto il cuore, a questo cantico di pazienza e di vittoria, di lotta e di gioia, che unisce la Chiesa trionfante con quella pellegrinante, che unisce la terra con il Cielo, che unisce la nostra storia con l’eternità, verso la quale camminiamo”.

da Radiovaticana

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Maria è entrata nella gloria del cielo, ma è sempre con noi in ogni prova. E’ quanto affermato da Papa Francesco nella Messa a Castel Gandolfo per la Solennità dell’Assunta. Il Pontefice ha celebrato l’Eucaristia nella piazza antistante il Palazzo Apostolico, gremita di fedeli. L’indirizzo d’omaggio al Papa è stato rivolto dal parroco di Castel Gandolfo, don Pietro Diletti, che ha riassunto i sentimenti di gioia di tutta la comunità locale per un avvenimento tanto atteso. Il servizio di Alessandro Gisotti:

La piccola Piazza della Libertà di Castel Gandolfo diventa per un giorno come Piazza San Pietro. Migliaia di fedeli – tra cui spiccano un gruppo di cinesi e uno di messicani, tante anche le bandiere argentine – si sono riuniti fin dal primo mattino davanti al Palazzo Apostolico. Una folla multicolore e gioiosa – tante le famiglie presenti – per una duplice occasione di festa: la Solennità dell’Assunta e il nuovo incontro con Papa Francesco, dopo l’Angelus a Castel Gandolfo del 14 luglio scorso. All’inizio dell’omelia, il Papa ha voluto ricordare l’immagine che della Vergine ci ha dato la Lumen Gentium: Maria, ha detto, brilla sulla terra “come segno di sicura speranza e di consolazione per il Popolo di Dio in cammino”. Quindi, si è soffermato su tre parole chiave: “lotta, risurrezione, speranza”.
Il Papa ha osservato innanzitutto che nell’Apocalisse si parla della “lotta tra la donna e il drago”. La figura della donna “che rappresenta la Chiesa è, da una parte gloriosa, trionfante, e dall’altra ancora in travaglio”. Così, è stata la sua riflessione, è la Chiesa che nella storia “vive continuamente le prove e le sfide che comporta il conflitto tra Dio e il maligno”. Una lotta che non dobbiamo affrontare da soli:
“La Madre di Cristo e della Chiesa è sempre con noi. Sempre: cammina con noi. E’ con noi. Anche Maria, in un certo senso, condivide questa duplice condizione. Lei, naturalmente, è ormai una volta per sempre entrata nella gloria del Cielo. Ma questo non significa che sia lontana, che sia staccata da noi; anzi, Maria ci accompagna, lotta con noi, sostiene i cristiani nel combattimento contro le forze del male”.

Ecco allora che la preghiera con Maria, specie il Rosario, “ha anche questa dimensioneagonistica”, di lotta contro “il maligno e si suoi complici”. E su questo dialoga con i fedeli in piazza:
“…Ma sentite bene: il Rosario! Voi pregate il Rosario tutti i giorni? Ma, non so… Sicuro? Eh? Ecco!”

Si è così soffermato sulla risurrezione, sottolineando che “essere cristiani significa credere che Cristo è veramente risorto dai morti”. Tutta la nostra fede, ha soggiunto, “si basa su questa verità fondamentale che non è un’idea ma un evento”. E anche il mistero dell’Assunzione di Maria è inscritto nella Risurrezione di Gesù:
“L’umanità della Madre è stata ‘attratta’ dal Figlio nel suo passaggio attraverso la morte. Gesù è entrato una volta per sempre nella vita eterna con tutta la sua umanità, quella che aveva preso da Maria; così lei, la Madre, che Lo ha seguito fedelmente per tutta la vita, Lo ha seguito con il cuore, è entrata con Lui nella vita eterna, che chiamiamo anche Cielo, Paradiso, Casa del Padre”.
Anche Maria, ha detto il Papa, “ha conosciuto il martirio della croce, il martirio del suo cuore”: “Lei ha sofferto tanto, nel suo cuore, mentre Gesù soffriva sulla Croce”:
“E’ stata pienamente unita a Lui nella morte, e per questo le è stato dato il dono della risurrezione. Cristo è la primizia dei risorti, e Maria è la primizia dei redenti, la prima di quelli che sono di Cristo”.

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Il Papa ha quindi offerto la sua riflessione sul legame tra Maria e la speranza. Una virtù, ha detto, che è propria di chi, “sperimentando il conflitto, la lotta quotidiana tra la vita e la morte, tra il bene e il male, crede nella Risurrezione di Cristo, nella vittoria dell’Amore”. E ha aggiunto che il canto di Maria, Magnificat, è proprio “il cantico della speranza, è il cantico del Popolo di Dio in cammino nella storia”:
“E’ il cantico di tanti santi e sante, alcuni noti, altri, moltissimi, ignoti, ma ben conosciuti a Dio: mamme, papà, catechisti, missionari, preti, suore, giovani, anche bambini, nonne, nonni: questi hanno affrontato la lotta della vita portando nel cuore la speranza dei piccoli e degli umili”.
Questo cantico, ha affermato ancora, “è particolarmente intenso là dove il Corpo di Cristo patisce oggi la Passione”. E Maria è lì, “vicina a queste comunità, a questi nostri fratelli, cammina con loro, soffre con loro, e canta con loro il Magnificat della speranza”:
“Dove c’è la Croce, per noi cristiani c’è la speranza: sempre. Se non c’è la speranza, noi non siamo cristiani. Per questo a me piace dire: non lasciatevi rubare la speranza. Che non ci rubino la speranza, perché questa forza è una grazia, un dono di Dio che ci porta avanti guardando il Cielo”.
“Cari fratelli e sorelle – ha concluso il Papa – uniamoci anche noi, con tutto il cuore, a questo cantico di pazienza e di vittoria, di lotta e di gioia, che unisce la Chiesa trionfante con quella pellegrinante, che unisce la terra con il Cielo, che unisce la nostra storia con l’eternità, verso la quale camminiamo”.

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