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“Fede e religione non sono spettacolo, ma Dio che agisce nei cuori”

Il Papa a Santa Marta

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 Il Papa a Santa Marta: bisogna pensare con lo spirito del Signore, non «del gruppo o della classe sociale o del partito al quale appartengo». Anche i «sentimenti devono convertirsi»
 

DOMENICO AGASSO JR
CITTÀ DEL VATICANO

In Quaresima la Chiesa fa riflettere sulla conversione delle opere e dei sentimenti. Dunque dello stile di vita, a cominciare dal modo di pensare. Perciò papa Francesco sottolinea che la religione e la fede non sono «uno spettacolo, ma la Parola di Dio che agisce nei cuori»; ed esorta a ragionare, vivere e procedere con lo spirito del Signore, non «del gruppetto o della classe sociale o del partito politico» al quale si appartiene. Lo afferma nella Messa di questa mattina, 5 marzo 2018, a Casa Santa Marta, come riporta Vatican News . 

 Il Pontefice nell’omelia riflette sulla Prima Lettura di oggi, dedicata a Naamàn il Siro, e sul Vangelo odierno di Luca in cui Cristo spiega che nessun profeta è bene accetto in patria.  

Leggi anche: «Dio esaudisce chi ha fede, non le richieste autoreferenziali»
 
La Chiesa «ci dice che le nostre opere devono convertirsi, e ci parla del digiuno, dell’elemosina, della penitenza: è una conversione delle opere. Fare opere nuove, opere con lo stile cristiano, quello stile che viene dalle Beatitudini, in Matteo 25: fare questo». E appunto pure la Chiesa parla della conversione «dei sentimenti: anche i sentimenti devono convertirsi». A che cosa? «Pensiamo per esempio alla Parabola del Buon Samaritano: convertirsi alla compassione. Sentimenti cristiani. Conversione delle opere; conversione dei sentimenti; ma, oggi, ci parla della “conversione del pensiero”: non di quello che pensiamo, ma anche di come pensiamo, dello stile di pensiero. Io penso con uno stile cristiano o con uno stile pagano? Questo è il messaggio che oggi la Chiesa ci dà». 
 
Riguardo all’episodio di Naamàn il Siro, malato di lebbra, il Vescovo di Roma evidenzia che «va da Elisèo per essere guarito» e riceve il consiglio di bagnarsi sette volte nel Giordano; ritiene invece che i fiumi di Damasco siano preferibili delle acque d’Israele, «si arrabbia, si sdegna e vuol tornare senza farlo»: Perché tutto ciò? Perchè «quest’uomo aspettava lo spettacolo».  
 
Avverte Francesco: lo stile del Signore è un altro: «Guarisce in un altro modo». 
 
Una stessa dinamica avviene con Gesù che ritorna a Nazareth e va alla Sinagoga: «La gente lo guardava, era stupita, era contenta. Ma mai manca un chiacchierone, che ha cominciato a dire: “Ma questo, questo è il figlio del falegname. Cosa ci insegna? In quale università ha studiato questo?”. “Sì! È il figlio di Giuseppe”. Incominciarono a incrociarsi le opinioni; e cambia l’atteggiamento della gente, e vogliono ucciderlo». Così dalla stima, «dall’ammirazione, dallo stupore», si passa all’intenzione di assassinarlo. Perché anche «questi volevano lo spettacolo. “Ma, che faccia dei miracoli, quello che dicono che ha fatto nella Galilea, e noi crederemo”. E Gesù spiega: “In verità io vi dico: Nessun profeta è ben accetto nella sua patria”. Perché noi facciamo resistenza a dire che qualcuno di noi può correggerci. Deve venire uno con lo spettacolo, a correggerci». 
 
A questo punto Papa Bergoglio ammonisce: «La religione non è uno spettacolo. La fede non è uno spettacolo: è la Parola di Dio e lo Spirito Santo che agisce nei cuori».  
 
Ecco che la Chiesa invita a modificare il modo di pensare, lo stile del pensiero. Nota il Papa: si può recitare «tutto il Credo, anche tutti i dogmi della Chiesa», ma se non lo si fa «con lo spirito cristiano», serve a «nulla».  
 
Francesco si sofferma sulla «conversione del pensiero. Non è abituale che noi pensiamo in questo modo. Non è abituale. Anche il modo di pensare, il modo di credere, va convertito», dice.  
 
Poi consiglia: «Possiamo fare la domanda: “Con quale spirito io penso? Con lo spirito del Signore o con lo spirito proprio, lo spirito della comunità alla quale appartengo o del gruppetto o della classe sociale alla quale appartengo, o del partito politico al quale appartengo? Con quale spirito io penso?” E cercare se io penso davvero con lo spirito di Dio». Infine, domandare «la grazia di discernere quando penso con lo spirito del mondo, e quando penso con lo spirito di Dio. E chiedere la grazia della conversione del pensiero». 

Originale: Vatican Insider
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Il Papa a Santa Marta

  

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DOMENICO AGASSO JR
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In Quaresima la Chiesa fa riflettere sulla conversione delle opere e dei sentimenti. Dunque dello stile di vita, a cominciare dal modo di pensare. Perciò papa Francesco sottolinea che la religione e la fede non sono «uno spettacolo, ma la Parola di Dio che agisce nei cuori»; ed esorta a ragionare, vivere e procedere con lo spirito del Signore, non «del gruppetto o della classe sociale o del partito politico» al quale si appartiene. Lo afferma nella Messa di questa mattina, 5 marzo 2018, a Casa Santa Marta, come riporta Vatican News . 

 Il Pontefice nell’omelia riflette sulla Prima Lettura di oggi, dedicata a Naamàn il Siro, e sul Vangelo odierno di Luca in cui Cristo spiega che nessun profeta è bene accetto in patria.  

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La Chiesa «ci dice che le nostre opere devono convertirsi, e ci parla del digiuno, dell’elemosina, della penitenza: è una conversione delle opere. Fare opere nuove, opere con lo stile cristiano, quello stile che viene dalle Beatitudini, in Matteo 25: fare questo». E appunto pure la Chiesa parla della conversione «dei sentimenti: anche i sentimenti devono convertirsi». A che cosa? «Pensiamo per esempio alla Parabola del Buon Samaritano: convertirsi alla compassione. Sentimenti cristiani. Conversione delle opere; conversione dei sentimenti; ma, oggi, ci parla della “conversione del pensiero”: non di quello che pensiamo, ma anche di come pensiamo, dello stile di pensiero. Io penso con uno stile cristiano o con uno stile pagano? Questo è il messaggio che oggi la Chiesa ci dà». 
 
Riguardo all’episodio di Naamàn il Siro, malato di lebbra, il Vescovo di Roma evidenzia che «va da Elisèo per essere guarito» e riceve il consiglio di bagnarsi sette volte nel Giordano; ritiene invece che i fiumi di Damasco siano preferibili delle acque d’Israele, «si arrabbia, si sdegna e vuol tornare senza farlo»: Perché tutto ciò? Perchè «quest’uomo aspettava lo spettacolo».  
 
Avverte Francesco: lo stile del Signore è un altro: «Guarisce in un altro modo». 
 
Una stessa dinamica avviene con Gesù che ritorna a Nazareth e va alla Sinagoga: «La gente lo guardava, era stupita, era contenta. Ma mai manca un chiacchierone, che ha cominciato a dire: “Ma questo, questo è il figlio del falegname. Cosa ci insegna? In quale università ha studiato questo?”. “Sì! È il figlio di Giuseppe”. Incominciarono a incrociarsi le opinioni; e cambia l’atteggiamento della gente, e vogliono ucciderlo». Così dalla stima, «dall’ammirazione, dallo stupore», si passa all’intenzione di assassinarlo. Perché anche «questi volevano lo spettacolo. “Ma, che faccia dei miracoli, quello che dicono che ha fatto nella Galilea, e noi crederemo”. E Gesù spiega: “In verità io vi dico: Nessun profeta è ben accetto nella sua patria”. Perché noi facciamo resistenza a dire che qualcuno di noi può correggerci. Deve venire uno con lo spettacolo, a correggerci». 
 
A questo punto Papa Bergoglio ammonisce: «La religione non è uno spettacolo. La fede non è uno spettacolo: è la Parola di Dio e lo Spirito Santo che agisce nei cuori».  
 
Ecco che la Chiesa invita a modificare il modo di pensare, lo stile del pensiero. Nota il Papa: si può recitare «tutto il Credo, anche tutti i dogmi della Chiesa», ma se non lo si fa «con lo spirito cristiano», serve a «nulla».  
 
Francesco si sofferma sulla «conversione del pensiero. Non è abituale che noi pensiamo in questo modo. Non è abituale. Anche il modo di pensare, il modo di credere, va convertito», dice.  
 
Poi consiglia: «Possiamo fare la domanda: “Con quale spirito io penso? Con lo spirito del Signore o con lo spirito proprio, lo spirito della comunità alla quale appartengo o del gruppetto o della classe sociale alla quale appartengo, o del partito politico al quale appartengo? Con quale spirito io penso?” E cercare se io penso davvero con lo spirito di Dio». Infine, domandare «la grazia di discernere quando penso con lo spirito del mondo, e quando penso con lo spirito di Dio. E chiedere la grazia della conversione del pensiero». 

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