Fatima, Congresso eucaristico. Piero Marini: Messa è misericordia


0


  

R. – L’Eucaristia non è una dottrina, è una esperienza. Cioè, partecipare all’Eucaristia, soprattutto la domenica, significa prima di tutto fare esperienza di misericordia e questa esperienza di misericordia la troviamo subito, all’inizio della Messa, quando noi – appena riuniti insieme – domandiamo al Signore: “Kyrie eleison”, Signore, abbi pietà di noi. Un altro momento forte di misericordia è la Parola di Dio, perché quando noi ascoltiamo la Parola, queste parole se sono accolte da noi in vista di un rinnovamento della vita diventano parole di misericordia e di perdono: “I tuoi peccati ti sono perdonati”. E poi, non è solo un’esperienza di incontro con il Signore misericordioso, ma è anche una esperienza di un cammino che ha necessità della nostra conversione.

D. – In uno degli appelli di Fatima – quella sorta di catechismo di Suor Lucia nato dalle apparizioni – si afferma: “Prendete e bevete il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo orribilmente oltraggiato dagli uomini ingrati, riparate i loro delitti e consolate il vostro Dio”. Cento anni dopo, come risuonano in lei, queste parole?

R. – Io direi che il messaggio di Fatima, prima di tutto, è un messaggio di conversione. Per capire la conversione che vuole da noi Fatima, non c’è altro che ritornare al Vangelo. Questo messaggio sulla riparazione è un po’ un messaggio che si è trascinato per tutto il 1800, in quanto il 1800 è stato una reazione dei cattolici contro la Rivoluzione francese, contro i poteri del tempo che erano tutti di origine massonica e quindi contro al Chiesa. E allora, la reazione dei cattolici, di fronte agli eventi così disastrosi della Rivoluzione francese, pensò alla riparazione. C’è un potere superiore che è quello di Cristo e allora ecco “Cristo Re”, che viene poi proclamato come festa proprio all’inizio del 1900, periodo di Fatima… Quindi, io vedrei questo messaggio di Fatima nel contesto storico in cui è nato e si è manifestato, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

D. – Dal punto di vista della sua esperienza, del suo osservatorio internazionale direi, come definirebbe il rapporto dei cristiani di oggi con l’Eucaristia?

R. – I cristiani di oggi, attraverso il Concilio Vaticano II, attraverso la riforma liturgica hanno riscoperto che la liturgia è il culmine e la fonte della loro vita. Se noi vogliamo essere cristiani, lo dimostriamo andando a Messa la domenica, e come partecipiamo alla domenica, come usciamo dalla Messa domenicale trasformati dal Corpo di Cristo che abbiamo ricevuto, e come testimoniamo questa nostra fede in mezzo al mondo.

D. – C’è un’esperienza particolare, vissuta durante i Congressi eucaristici in giro per il mondo, che lei porta nel cuore in modo speciale?

R. – Io ho partecipato a vari Congressi eucaristici e in tutti i Congressi eucaristici c’è sempre un momento particolare di commozione. Ricordo, per esempio, a Dublino, quando si è celebrato il Sacramento della unzione degli infermi: io non me la sono sentita di andare a ricevere il Sacramento dell’unzione degli infermi perché è il sacramento di una malattia grave, ma ho visto alcuni miei confratelli vescovi che si sono avvicinati al sacerdote per farsi ungere. E’ stato un esempio che mi ha fatto molto riflettere. Oppure, a Cebu, nella testimonianza di questa signora che era stata una bambina di strada, che andava a frugare nei cassonetti, e che poi è stata salvata da una famiglia, ha studiato all’università e ora ha organizzato un’associazione che si occupa di queste migliaia di bambini senza famiglia che ancora oggi popolano le città, le megalopoli delle Filippine. Penso sia stata una delle testimonianze che ha toccato di più il cuore di tutti.

Libri consigliati