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Fare cultura del dialogo e del reciproco rispetto

Il confronto tra due studiosi di parte cattolica e islamica

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Incontro ieri alla Pontificia Università Salesiana (Ups) per approfondire sfide e risposte da dare al Documento sulla Fratellanza umana: ospiti don Valentino Cottini e l’iman Yahya Pallavicini
 

Roberta Gisotti – Città del Vaticano

Un incontro atteso, dedicato ad approfondire un testo che segna la storia dei rapporti tra cristiani e musulmani e indica la strada a tutti gli uomini credenti  non credenti del terzo millennio per riconoscersi fratelli nell’umanità.

Libertà di credo, di pensiero, di espressione

La Dichiarazione sulla Fratellanza umana, firmata il 4 febbraio scorso ad Abu Dhabi, da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar, Al-Tayyeb, suggella infatti un’alleanza tra cristiani e islamici, che s’impegnano con parole chiare, senza ombre di dubbia interpretazione, a difendere la libertà di essere cittadini del mondo e di esercitare “la libertà di credo, di pensiero, di espressione” ma anche prendono atto dei mali della società contemporanea, che attraversano il nord e il sud del mondo, che travagliano le civiltà dell’est e dell’ovest, che mettono in crisi le religioni e l’etica degli Stati.

Maturare la cultura della fratellanza

Da qui l’importanza – sottolineata in apertura dell’incontro che ha riunito la Comunità accademica della Pontificia Università Salesiana – di dare subito seguito a quanto richiesto da Francesco e da Al-Tayyeb di riflettere e ricercare “nelle scuole, nelle università, negli istituti di educazione e formazione” su quanto è stato messo nero su bianco e sottoscritto a nome della Chiesa cattolica e della Comunità islamica di Al-Azhar, perché le speranze sono riposte massimamente  in una maturazione culturale di questa fratellanza tra i popoli, vista l’urgenza di alcuni temi drammatici, come l’espandersi del terrorismo e del fondamentalismo religioso e nazionalistico.    

Il confronto tra due studiosi di parte cattolica e islamica

Su queste premesse si sono confrontati i due ospiti che hanno animato il dibattito: don Valentino Cottini, docente di Relazioni islamo-cristiane al Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica (Pisai), di cui è stato preside, e l’Iman Sergio Yahe Yahya Pallavicini, presidente della Comunità religiosa islamica italiana (Co.re.is.)

La novità di un testo pensato e scritto insieme

“La vera novità della Dichiarazione” – ha osservato il prof. Cottini – è che per la prima volta “il documento è stato pensato ed è stato scritto insieme, per questo rappresenta l’unica strada percorribile per un reale dialogo religioso costruttivo. Cattolici e sunniti si percepiscono parte della medesima storia, sono consapevoli di condividere un unico destino, che è quello dell’uomo, e rinunciano a percepire l’altro come nemico”.

Le differenze permangono ma sono ricchezze

Don Cottini ha ricordato come negli anni si siano susseguiti innumerevoli incontri islamo–cristiani “ma nessuno – ha constatato – è stato in grado di incidere  a livello della strada, della gente comune…”. La Dichiarazione “spinge a cambiare paradigma, guardando al futuro e considerando le emergenze del mondo attuale, in particolare l’educazione delle nuove generazioni”. Per questo il Documento non insiste su questioni antropologiche, teologiche, filosofiche – le differenze permangono e costituiscono una ricchezza – ma non rappresentano più elementi di chiusura e divisione.

I frutti si avranno operando sull’educazione

“I pregiudizi – ha asserito don Cottini – non sono finiti. Nel breve periodo non cambierà nulla, il documento sulla Fratellanza umana è programmatico, la vera sfida è che questo documento innesti un nuovo processo di educazione, perché niente di ciò che è umano può rimanere estraneo. Da teologo e da biblista – ha detto – confesso di aver imparato moltissimo dai testi musulmani, tanto da non riuscire più a leggere la Bibbia senza pensare al Corano e viceversa.”

Un abbraccio inedito tra Oriente ed Occidente

A sottolineare la portata innovativa del Documento che “avvolge in un abbraccio inedito l’Oriente e l’Occidente, il mondo sunnita e la Chiesa cattolica”, è stato anche l’Imam Pallavicini, ricordando il particolare coinvolgimento del mondo islamico nei giorni precedenti la firma: “ad Abu Dhabi sono stati radunati teologi, maestri spirituali, movimenti, al fine di riflettere sulla fratellanza in maniera interculturale e interreligiosa”.

Parlare alle genti con un linguaggio comune

Non ha nascosto l’imam Pallavicini le riserve, le polemiche e le prese di distanza dalla Dichiarazione all’interno del mondo musulmano, di chi non si riconosce nell’autorità sunnita di Al-Azhar. Un Documento di cui ha lodato la bellezza, non solo stilistica, ma di intenti, permeato di una “matrice invisibile di insegnamenti biblici e della dottrina coranica insieme”. “Non si voleva – ha osservato l’imam Pallavicini – dare una ridondanza apologetica delle differenze, piuttosto parlare a tutte le genti con un linguaggio comune”.

La condanna di qualsiasi abuso in nome di Dio

Rilevante in tal senso che “la massima autorità della Chiesa cattolica, cristiana, e una delle più eminenti personalità di dottrina e teologia islamica sunnita, come lo shaykh di al-Azhar, condividono la condanna di qualsiasi abuso di potere o di ambiguità politica, che strumentalizzi le religioni in nome di Dio per legittimare una violenza. Quindi, tutte le forme che sono esplicitamente citate come terrorismo, fondamentalismo, integralismo, abuso, uso politico e quant’altro, tradiscono l’autentica dimensione religiosa”.

L’alleanza tra i credenti contro il declino morale

Nel documento si parla anche del declino culturale e morale che affligge il mondo contemporaneo, e si individuano i mali che attraversano il Nord e il Sud del mondo, le civiltà dell’Est e dell’Ovest, prospettando una sorta di alleanza tra uomini di fede per farvi fronte.

“Non è un documento contro il mondo contemporaneo – ha spiegato il prof. Cottini – ma certamente le persone di fede – cioè i credenti – sono stimolati ad ovviare a questi mali attraverso aspetti positivi, citando da una parte il Corano, e dall’altra la Bibbia: potrei dire, rispondere al male con il bene. E quindi in realtà, cercare, attraverso un’azione concreta, non teorica – questo documento non è teorico, è pratico – di operare in maniera tale che questi elementi negativi perlomeno si affievoliscano. Non è possibile eliminare il male, ma almeno combatterlo sì”.

“ E’ un appello ai credenti – ha concluso l’imam Pallavicini – ma anche ai cittadini, ai governanti, e alle istituzioni internazionali. Il fatto comunque che ci sia una coerenza o almeno una sensibilità nel rispettare che, a prescindere dal numero minoritario o maggioritario, i cittadini sono anche religiosi, sono anche credenti ed hanno anche dei valori e non si possono togliere certi valori, certi riferimenti, per creare una idolatria della modernità o dell’ateismo, che con aggressività, magari meno violente rispetto al terrorismo, però poi alla fine privano la natura umana di una dimensione del cuore e della sensibilità spirituale che rischierebbe di appiattire e snaturare la vita dell’uomo”.

Il ruolo delle università di rendere ‘viva’ la fratellanza umana

A tirare le conclusioni dell’incontro è stato il rettore della Pontificia Università Salesiana, don Mauro Mantovani, rimarcando l’importanza di rendere vivo il Documento negli atenei, “che hanno il nobile compito di educare donne e uomini alla conoscenza critica, alla fratellanza universale e alla responsabilità verso i più deboli”.

Originale: Vatican News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Roberta Gisotti – Città del Vaticano

Un incontro atteso, dedicato ad approfondire un testo che segna la storia dei rapporti tra cristiani e musulmani e indica la strada a tutti gli uomini credenti  non credenti del terzo millennio per riconoscersi fratelli nell’umanità.

Libertà di credo, di pensiero, di espressione

La Dichiarazione sulla Fratellanza umana, firmata il 4 febbraio scorso ad Abu Dhabi, da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar, Al-Tayyeb, suggella infatti un’alleanza tra cristiani e islamici, che s’impegnano con parole chiare, senza ombre di dubbia interpretazione, a difendere la libertà di essere cittadini del mondo e di esercitare “la libertà di credo, di pensiero, di espressione” ma anche prendono atto dei mali della società contemporanea, che attraversano il nord e il sud del mondo, che travagliano le civiltà dell’est e dell’ovest, che mettono in crisi le religioni e l’etica degli Stati.

Maturare la cultura della fratellanza

Da qui l’importanza – sottolineata in apertura dell’incontro che ha riunito la Comunità accademica della Pontificia Università Salesiana – di dare subito seguito a quanto richiesto da Francesco e da Al-Tayyeb di riflettere e ricercare “nelle scuole, nelle università, negli istituti di educazione e formazione” su quanto è stato messo nero su bianco e sottoscritto a nome della Chiesa cattolica e della Comunità islamica di Al-Azhar, perché le speranze sono riposte massimamente  in una maturazione culturale di questa fratellanza tra i popoli, vista l’urgenza di alcuni temi drammatici, come l’espandersi del terrorismo e del fondamentalismo religioso e nazionalistico.    

Il confronto tra due studiosi di parte cattolica e islamica

Su queste premesse si sono confrontati i due ospiti che hanno animato il dibattito: don Valentino Cottini, docente di Relazioni islamo-cristiane al Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica (Pisai), di cui è stato preside, e l’Iman Sergio Yahe Yahya Pallavicini, presidente della Comunità religiosa islamica italiana (Co.re.is.)

La novità di un testo pensato e scritto insieme

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“La vera novità della Dichiarazione” – ha osservato il prof. Cottini – è che per la prima volta “il documento è stato pensato ed è stato scritto insieme, per questo rappresenta l’unica strada percorribile per un reale dialogo religioso costruttivo. Cattolici e sunniti si percepiscono parte della medesima storia, sono consapevoli di condividere un unico destino, che è quello dell’uomo, e rinunciano a percepire l’altro come nemico”.

Le differenze permangono ma sono ricchezze

Don Cottini ha ricordato come negli anni si siano susseguiti innumerevoli incontri islamo–cristiani “ma nessuno – ha constatato – è stato in grado di incidere  a livello della strada, della gente comune…”. La Dichiarazione “spinge a cambiare paradigma, guardando al futuro e considerando le emergenze del mondo attuale, in particolare l’educazione delle nuove generazioni”. Per questo il Documento non insiste su questioni antropologiche, teologiche, filosofiche – le differenze permangono e costituiscono una ricchezza – ma non rappresentano più elementi di chiusura e divisione.

I frutti si avranno operando sull’educazione

“I pregiudizi – ha asserito don Cottini – non sono finiti. Nel breve periodo non cambierà nulla, il documento sulla Fratellanza umana è programmatico, la vera sfida è che questo documento innesti un nuovo processo di educazione, perché niente di ciò che è umano può rimanere estraneo. Da teologo e da biblista – ha detto – confesso di aver imparato moltissimo dai testi musulmani, tanto da non riuscire più a leggere la Bibbia senza pensare al Corano e viceversa.”

Un abbraccio inedito tra Oriente ed Occidente

A sottolineare la portata innovativa del Documento che “avvolge in un abbraccio inedito l’Oriente e l’Occidente, il mondo sunnita e la Chiesa cattolica”, è stato anche l’Imam Pallavicini, ricordando il particolare coinvolgimento del mondo islamico nei giorni precedenti la firma: “ad Abu Dhabi sono stati radunati teologi, maestri spirituali, movimenti, al fine di riflettere sulla fratellanza in maniera interculturale e interreligiosa”.

Parlare alle genti con un linguaggio comune

Non ha nascosto l’imam Pallavicini le riserve, le polemiche e le prese di distanza dalla Dichiarazione all’interno del mondo musulmano, di chi non si riconosce nell’autorità sunnita di Al-Azhar. Un Documento di cui ha lodato la bellezza, non solo stilistica, ma di intenti, permeato di una “matrice invisibile di insegnamenti biblici e della dottrina coranica insieme”. “Non si voleva – ha osservato l’imam Pallavicini – dare una ridondanza apologetica delle differenze, piuttosto parlare a tutte le genti con un linguaggio comune”.

La condanna di qualsiasi abuso in nome di Dio

Rilevante in tal senso che “la massima autorità della Chiesa cattolica, cristiana, e una delle più eminenti personalità di dottrina e teologia islamica sunnita, come lo shaykh di al-Azhar, condividono la condanna di qualsiasi abuso di potere o di ambiguità politica, che strumentalizzi le religioni in nome di Dio per legittimare una violenza. Quindi, tutte le forme che sono esplicitamente citate come terrorismo, fondamentalismo, integralismo, abuso, uso politico e quant’altro, tradiscono l’autentica dimensione religiosa”.

L’alleanza tra i credenti contro il declino morale

Nel documento si parla anche del declino culturale e morale che affligge il mondo contemporaneo, e si individuano i mali che attraversano il Nord e il Sud del mondo, le civiltà dell’Est e dell’Ovest, prospettando una sorta di alleanza tra uomini di fede per farvi fronte.

“Non è un documento contro il mondo contemporaneo – ha spiegato il prof. Cottini – ma certamente le persone di fede – cioè i credenti – sono stimolati ad ovviare a questi mali attraverso aspetti positivi, citando da una parte il Corano, e dall’altra la Bibbia: potrei dire, rispondere al male con il bene. E quindi in realtà, cercare, attraverso un’azione concreta, non teorica – questo documento non è teorico, è pratico – di operare in maniera tale che questi elementi negativi perlomeno si affievoliscano. Non è possibile eliminare il male, ma almeno combatterlo sì”.

“ E’ un appello ai credenti – ha concluso l’imam Pallavicini – ma anche ai cittadini, ai governanti, e alle istituzioni internazionali. Il fatto comunque che ci sia una coerenza o almeno una sensibilità nel rispettare che, a prescindere dal numero minoritario o maggioritario, i cittadini sono anche religiosi, sono anche credenti ed hanno anche dei valori e non si possono togliere certi valori, certi riferimenti, per creare una idolatria della modernità o dell’ateismo, che con aggressività, magari meno violente rispetto al terrorismo, però poi alla fine privano la natura umana di una dimensione del cuore e della sensibilità spirituale che rischierebbe di appiattire e snaturare la vita dell’uomo”.

Il ruolo delle università di rendere ‘viva’ la fratellanza umana

A tirare le conclusioni dell’incontro è stato il rettore della Pontificia Università Salesiana, don Mauro Mantovani, rimarcando l’importanza di rendere vivo il Documento negli atenei, “che hanno il nobile compito di educare donne e uomini alla conoscenza critica, alla fratellanza universale e alla responsabilità verso i più deboli”.

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