Famiglie in pellegrinaggio a Pompei: gioiose e rigenerate dallo Spirito Santo


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“Pregare per le famiglie provate a causa della mancanza di lavoro, per quelle perseguitate a motivo della fede e per ogni famiglia in situazione di sofferenza”. Lo ha chiesto Papa Francesco in un Messaggioinviato ieri in occasione del decimo ‘Pellegrinaggio nazionale delle famiglie per la famiglia’  svoltosi da Scafati a Pompei.

L’evento, promosso da Rinnovamento nello Spirito Santo con il patrocinio del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, quest’anno aveva come filo conduttore il tema ‘La gioia dell’amore che si vive nelle famiglie è anche il giubileo della Chiesa’, tratto dall’ Esortazione apostolica Amoris Laetitia. Per conoscere meglio l’importanza del pellegrinaggio e del tema di questa edizione, Federico Piana ha intervistato Salvatore Martinezpresidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo: 

R. – Un pellegrinaggio di famiglie per la famiglia. Un gesto semplice, popolare e dunque anche l’idea di unire tre generazioni – nonni, genitori e figli – intorno al Rosario e al rosario della famiglia una selezione di venti misteri canonici, ci è sembrata una buona intuizione, condivisa subito con la prelatura di Pompei, il forum delle associazioni famigliari, l’ufficio della Pastorale della famiglia della Cei e lo stesso Dicastero vaticano dedicato alla Famiglia. Dunque un gesto di unità per unire le famiglie e per mostrare il volto gioioso delle famiglie stesse. Per cui se è vero che la famiglia ha bisogno di protezione sociale, economica, fiscale e di essere difesa, i credenti sanno che si difende da sé, nel senso che lo Spirito Santo che continuamente la genera non solo la tiene in vita, ma la promuove.

D. – Nel titolo c’è anche un’altra chiave di lettura: la gioia dell’amore che si vie nelle famiglie è anche il giubilo della Chiesa. Quindi giubila la famiglia quando questa è felice, ma anche al Chiesa  …

R. – Gioisce ed è nel giubilo a partire dalla vita, non alienandosi dalla vita. Questa è la grande e profonda differenza; c’è gioia e gioia. Ci sono tante gioie umane di cui la famiglia vive, ma la gioia divina, la gioia della Chiesa, è un’altra cosa: parte proprio dalla necessità di non perdere  – e la preghiera è il più grande allato – la presenza di Dio. Non c’è gioia più grande di questa per chi crede: includere Dio nella propria vita, includere Dio nelle proprie relazioni famigliari. Questa è la prima gioia che si sperimenta. E Gesù dice: “Questa gioia non potrà togliervela nessuno”. In fondo è una gioia eterna quella che si alimenta nelle nostre case. È dunque interessante poter raccontare tutto questo e raccontarlo a partire dalla vita, dalle sfide delle nostre famiglie: sfide di povertà, di migranti, di persone che non trovano lavoro e che perdono lavoro. Queste sono le famiglie che hanno vissuto il pellegrinaggio; le famiglie che hanno testimoniato come nonostante tutto questo la gioia si possa conservare; la  gioia di credere, la gioia di sperare, la gioia di non sapersi soli e dunque inseriti in comunità, in movimenti della vita delle nostre parrocchie. Dunque è una gioia che si alimenta attraverso la preghiera; è una gioia che non si perde se si dona, se si apre agli altri, ed è soprattutto una gioia difesa da Dio. Dunque se lo spirito del mondo scimmiotta la gioia di Dio, la offende, la mortifica, Dio la rigenera e lo fa nella famiglia.

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