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Eutanasia, Parolin: in gioco c’è la dignità delle persone e il futuro dell’umanità

Un ricordo del caso di Vincent Lambert: custodire sempre la vita, ci sono malattie inguaribili ma non incurabili

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Il Segretario di Stato vaticano alla presentazione a Roma del bilancio sociale e della relazione sanitaria e scientifica 2018 del Bambino Gesù. Un ricordo del caso di Vincent Lambert: custodire sempre la vita, ci sono malattie inguaribili ma non incurabili

ROMA. «Abbiamo il compito di affermare che esistono malattie inguaribili, ma non esistono malattie incurabili. Perché curare non significa solo guarire, ma anche accompagnare e custodire». Lo ha affermato il cardinale segretario di Stato vaticano Pietro Parolin nel suo saluto alla presentazione del bilancio sociale e della relazione sanitaria e scientifica dell’anno 2018 dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù. L’evento si è svolto questo pomeriggio a Roma, presso l’Auditorium di San Paolo Fuori le Mura.

Nell’intervento del porporato è stata centrale la dolorosa vicenda di Vincent Lambert, il tetraplegico francese in stato vegetativo dal 2008 morto lo scorso 11 luglio dopo l’interruzione dei trattamenti da parte dei medici. Parolin ha ribadito le dichiarazioni del Papa sul caso: «Dio è l’unico padrone della vita dall’inizio alla fine naturale ed è nostro dovere custodirla sempre». Poi ha aggiunto che «dentro una solida e oculata gestione amministrativa è possibile promuovere investimenti», evidenziando «l’impegno assunto per realizzare l’Istituto per i tumori e i trapianti o alla progettazione di un hospice pediatrico, quanto mai attuale in questi giorni, dopo la morte di Vincent Lambert, che ha risvegliato in noi il ricordo dei bambini Alfie Evans e Charlie Gard».

«Il ruolo dell’Ospedale in quelle occasioni è stato centrale», ha detto il cardinale Parolin. Questo anche perché nell’esperienza del Bambino Gesù «c’è l’apertura al mondo»: «Come struttura della Chiesa il Bambino Gesù deve essere sempre un segno di carità e misericordia», ha sottolineato il porporato.

E ha ricordato le parole messe nere su bianco da Papa Francesco nella lettera inviata in occasione dei 150 anni di attività dell’Ospedale pediatrico, ovvero l’invito alla vigilanza per non cadere «nei rischi della corruzione: tentazione sempre in agguato, tanto più insidiosa in momenti di disattenzione, di superficialità, e anche di euforia quando le cose vanno bene».

Rammentando le indicazioni del Pontefice, il porporato suo più stretto collaboratore ha rimarcato che «è necessario conservare la cultura del limite per non illudere con false speranze, ma per costruire con umiltà nella credibilità un futuro migliore». Il Bambino Gesù è in crescita e questa crescita va accompagnata con il necessario discernimento, la necessaria prudenza e vigilanza, ha aggiunto.

A margine dell’evento, il cardinale segretario di Stato ha risposto ad alcune domande dei giornalisti, tra cui quella se il Vaticano sia interessato al dibattito politico italiano sul fine vita in vista della sentenza della Corte costituzionale di settembre. «Certo che è un tema che ci interessa, ha a che vedere con la dignità delle persone,e col futuro dell’umanità. Quando entrano in gioco questi valori fondamentali non possiamo non interessarci», ha risposto.

Al cardinale è stato poi domandato un commento sulla recente lettera del Papa al presidente siriano Bashar Hafez al-Assad recapitata personalmente dai cardinali Peter Turkson e Mario Zenari. «Tra le tante preoccupazioni della Santa sede c’è anche la preoccupazione umanitaria», ha detto. «In questa lettera del Papa ad Assad abbiamo raccolto tante voci di inquietudine per questa possibile emergenza umanitaria che sarebbe capitata nella provincia di Idlib dove si erano raccolti i ribelli. Noi volevamo intervenire proprio in quel senso, non si poteva farlo se non intervenendo presso chi detiene ancora l’autorità, volevamo farlo proprio per evitare la crisi umanitaria», ha spiegato il Segretario di Stato. «Approfittando di questo – ha aggiunto sulle richieste riguardo ai prigionieri politici – sono state portate tutta un’altra serie di preoccupazioni che fanno parte delle questioni umanitarie».

Originale: Vatican Insider
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Il Segretario di Stato vaticano alla presentazione a Roma del bilancio sociale e della relazione sanitaria e scientifica 2018 del Bambino Gesù. Un ricordo del caso di Vincent Lambert: custodire sempre la vita, ci sono malattie inguaribili ma non incurabili

ROMA. «Abbiamo il compito di affermare che esistono malattie inguaribili, ma non esistono malattie incurabili. Perché curare non significa solo guarire, ma anche accompagnare e custodire». Lo ha affermato il cardinale segretario di Stato vaticano Pietro Parolin nel suo saluto alla presentazione del bilancio sociale e della relazione sanitaria e scientifica dell’anno 2018 dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù. L’evento si è svolto questo pomeriggio a Roma, presso l’Auditorium di San Paolo Fuori le Mura.

Nell’intervento del porporato è stata centrale la dolorosa vicenda di Vincent Lambert, il tetraplegico francese in stato vegetativo dal 2008 morto lo scorso 11 luglio dopo l’interruzione dei trattamenti da parte dei medici. Parolin ha ribadito le dichiarazioni del Papa sul caso: «Dio è l’unico padrone della vita dall’inizio alla fine naturale ed è nostro dovere custodirla sempre». Poi ha aggiunto che «dentro una solida e oculata gestione amministrativa è possibile promuovere investimenti», evidenziando «l’impegno assunto per realizzare l’Istituto per i tumori e i trapianti o alla progettazione di un hospice pediatrico, quanto mai attuale in questi giorni, dopo la morte di Vincent Lambert, che ha risvegliato in noi il ricordo dei bambini Alfie Evans e Charlie Gard».

«Il ruolo dell’Ospedale in quelle occasioni è stato centrale», ha detto il cardinale Parolin. Questo anche perché nell’esperienza del Bambino Gesù «c’è l’apertura al mondo»: «Come struttura della Chiesa il Bambino Gesù deve essere sempre un segno di carità e misericordia», ha sottolineato il porporato.

E ha ricordato le parole messe nere su bianco da Papa Francesco nella lettera inviata in occasione dei 150 anni di attività dell’Ospedale pediatrico, ovvero l’invito alla vigilanza per non cadere «nei rischi della corruzione: tentazione sempre in agguato, tanto più insidiosa in momenti di disattenzione, di superficialità, e anche di euforia quando le cose vanno bene».

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Rammentando le indicazioni del Pontefice, il porporato suo più stretto collaboratore ha rimarcato che «è necessario conservare la cultura del limite per non illudere con false speranze, ma per costruire con umiltà nella credibilità un futuro migliore». Il Bambino Gesù è in crescita e questa crescita va accompagnata con il necessario discernimento, la necessaria prudenza e vigilanza, ha aggiunto.

A margine dell’evento, il cardinale segretario di Stato ha risposto ad alcune domande dei giornalisti, tra cui quella se il Vaticano sia interessato al dibattito politico italiano sul fine vita in vista della sentenza della Corte costituzionale di settembre. «Certo che è un tema che ci interessa, ha a che vedere con la dignità delle persone,e col futuro dell’umanità. Quando entrano in gioco questi valori fondamentali non possiamo non interessarci», ha risposto.

Al cardinale è stato poi domandato un commento sulla recente lettera del Papa al presidente siriano Bashar Hafez al-Assad recapitata personalmente dai cardinali Peter Turkson e Mario Zenari. «Tra le tante preoccupazioni della Santa sede c’è anche la preoccupazione umanitaria», ha detto. «In questa lettera del Papa ad Assad abbiamo raccolto tante voci di inquietudine per questa possibile emergenza umanitaria che sarebbe capitata nella provincia di Idlib dove si erano raccolti i ribelli. Noi volevamo intervenire proprio in quel senso, non si poteva farlo se non intervenendo presso chi detiene ancora l’autorità, volevamo farlo proprio per evitare la crisi umanitaria», ha spiegato il Segretario di Stato. «Approfittando di questo – ha aggiunto sulle richieste riguardo ai prigionieri politici – sono state portate tutta un’altra serie di preoccupazioni che fanno parte delle questioni umanitarie».

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