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Etiopia: risanato lo scisma nella Chiesa ortodossa

Dopo 27 anni termina lo scisma

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Lo scisma nella Chiesa ortodossa etiopica, dopo 27 anni, è terminato. Dopo il cambio di potere politico ad Addis Abeba nel 1991, l’allora patriarca Abuna Merkurios era stato deposto; assieme ad altri vescovi, andò negli Stati Uniti, dove istituì il quartier generale del «legittimo Santo Sinodo della Chiesa etiopica in esilio» nella città californiana di Oakland e stabilì la sua residenza personale nel New Jersey. In patria assunse momentaneamente la carica di patriarca Abuna Paulos (morto nel 2012). I patriarchi e i sinodi non si riconoscevano reciprocamente, anche se, dopo l’assunzione della carica da parte di Abuna Mathias, ci furono dei tentativi di riconciliazione.

«Con preghiera e benedizione»

Ora, con il contributo efficace del primo ministro Ahmed Abiy, lo scisma è finito. La solenne riconciliazione ha avuto luogo durante la visita negli Stati Uniti di Ahmed Abiy. La Chiesa ortodossa-etiopica d’ora in avanti avrà due patriarchi: Abuna Merkurios torna ad Addis Abeba e servirà la Chiesa con «preghiera e benedizione». L’Abuna Mathias si occuperà dell’amministrazione della Chiesa, e svolgerà anch’egli le sue mansioni con «preghiera e benedizione». Ambedue i patriarchi saranno nominati nella liturgia. I due Santi Sinodi si fonderanno tra di loro e tutte le reciproche scomuniche saranno revocate.

Quando, in aprile, Ahmned Abiy si insediò al potere disse che il suo governo intendeva appoggiare pienamente «il risanamento dello scisma» nella Chiesa ortodossa del paese. Aveva comunicato questo messaggio non solo nel parlamento di Addis Abeba, ma anche in una conversazione diretta con Abuna Mathias, durante contatti con rappresentanti di Abuna Merkurios e con rappresentanti del «comitato di riconciliazione» che operava già da diverso tempo.

Abiy ha ripetutamente sottolineato l’importanza dell’unità della Chiesa ortodossa etiopica per l’unità dello stato; egli stesso proviene da una famiglia di mista religione, sua madre è una cristiana ortodossa etiopica, sua padre è un musulmano sunnita, e personalmente egli appartiene alla Chiesa evangelica Mekane Yesus.

A metà luglio ci si rese chiaramente conto che era stato raggiunto un accordo, quando l’arcivescovo etiopico ortodosso di Washington, Abuna Fanuel, annunciò che, in occasione della visita del primo ministro Abiy nella capitale americana, ci sarebbe stata una conferenza di riconciliazione dei due sinodi e in quella circostanza parlò esplicitamente di «due patriarchi». Il giorno seguente anche Abuna Barnabas, in quanto portavoce del “Sinodo dell’esilio”, usò la formula dei «due Santi Patriarchi». Fino ad allora da ambedue le parti c’era stato il rifiuto di riconoscere «l’altro».

La delegazione del “Sinodo di Addis Abeba”, prima di partire per Washington, aveva avuto un incontro con il primo ministro. Abiy sottolineò in quella circostanza che «l’unità dell’ortodossia» aveva la massima importanza non solo per i membri della Chiesa ortodossa etiopica, ma anche per «la lingua, la cultura, la storia e l’unità del paese». Nello stesso tempo sottolineò che i conflitti e le divisioni sono facili, ma la riconciliazione e la guarigione sono molto più difficili. Della delegazione facevano parte, oltre a tre vescovi, anche laici di spicco, come l’ex direttore generale della “Ethiopian Airlines”, Girma Wake, e il corridore di lunga distanza e agente immobiliare Hailé Gebre Selassié.

Punti dell’accordo

Nella conferenza di riconciliazione del “Sinodo di Addis Abeba” e del “Sinodo dell’esilio” a Washington furono regolate accuratamente le formalità «dell’unità e della pace nella santa Chiesa».

Nella conferenza stampa finale, Abuna Abraham, arcivescovo di Misraq Gojjam (Est Gojjam), a nome del ricongiunto Santo Sinodo, espose i punti essenziali: Abuna Merkurios ritorna ad Addis Abeba (lunedì è volato, accompagnato da un gruppo di vescovi in esilio, con il primo ministro Abiy, nella capitale etiopica), per «prendere nuovamente possesso del trono patriarcale». Senza entrare nei dettagli, nell’accordo è chiaramente scritto che, nel palazzo patriarcale di Addis Abeba, ci sarà una specie di «coabitazione» dei due patriarchi (anche se corre voce che Abuna Mathias assumerà il titolo di «Katholicos»).

Rivisitando il passato, è detto che la Chiesa etiopica dal 1976 – quando il patriarca Abuna Theophilos fu assassinato dagli sgherri della rivoluzione comunista “Derg” – ha vissuto in uno stato di violazione del diritto canonico. Né il “Sinodo di Addis Abeba” né il “Sinodo dell’esilio”, in quella situazione, furono in grado di proteggere «la dignità e i diritti della Chiesa». I membri dei due sinodi chiedono perciò perdono «ai vivi e ai defunti». Tutte le reciproche scomuniche di vescovi saranno ritirate in un’assemblea plenaria del Santo Sinodo riunificato. Anche le eparchie della diaspora, in particolare quelle degli Stati Uniti, saranno soggette in futuro all’autorità del Santo Sinodo riunificato.

In conclusione, nel documento firmato il 26 luglio è detto che la pericolosa situazione della Chiesa ortodossa etiopica negli anni scorsi è cambiata in meglio grazie alle preghiere dei monaci e di tutti i fedeli «e agli sforzi del primo ministro Ahmed Abiy». Particolarmente apprezzato anche il lavoro dei comitati di riconciliazione che hanno cooperato a fare sì che la Chiesa potesse di nuovo riacquistare «la libertà, la dignità e la pace del proprio gregge».

Il solenne annuncio

Il solenne annuncio della fine dello scisma ha avuto luogo il 27 luglio nella cattedrale ortodossa-etiopica di San Michele a Washington, alla presenza del primo ministro etiopico. Alla celebrazione liturgica è seguito un festoso ricevimento nello storico Hotel “Watergate”. Contemporaneamente all’annuncio del ritorno dell’Abuna Merkurios il lunedì a Washington, anche l’Abuna Mathias ad Addis Abeba, dopo una riunione del Santo Sinodo ha espresso ai giornalisti «la gioia degli etiopici per la fine dello scisma».

Sono stati molti coloro che si sono impegnati affinché lo scisma finisse durante la vita dei contraenti, per evitare un consolidamento della divisione. Secondo l’emittente del servizio pubblico etiopico, era prevista per il 4 agosto una grande festa nella Sala del Millennio ad Addis Abeba in occasione della riconciliazione della Chiesa ortodossa etiopica.

Comincia una nuova epoca di speranza

La riconciliazione della Chiesa ortodossa etiopica divisa fa parte chiaramente di una concezione più ampia del 41enne primo ministro Ahmed Abiy. Egli ha rotto con molti atteggiamenti del Fronte democratico rivoluzionario (EPRDF), al potere dal 1991 e, tra l’altro, ha avviato la riconciliazione con l’Eritrea, ha liberato numerosi prigionieri politici e, pochi giorni fa, si è espresso a favore di un «sistema pluripartitico» in Etiopia.

Negli ambienti ecclesiastici di Addis Abeba viene sottolineato che adesso la Chiesa deve cogliere il momento favorevole e prendere sul serio il suo ruolo di maestra e protettrice dei fedeli sulla via del rinnovamento sociale. È compito della «gerarchia ecclesiastica, dei monaci e di tutto il popolo di Dio» proseguire nel processo di riconciliazione all’interno dell’Etiopia e anche con i vicini.

La Chiesa ortodossa etiopica

La Chiesa ortodossa etiopica, con circa 60 milioni di fedeli, è la seconda Chiesa orientale più numerosa, dopo quella russa. Affonda le sue radici nell’antichità. Essendo l’unico stato cristiano in Africa, l’Etiopia ha resistito con successo a più di 1.000 anni di tentativi di conquista da parte dei musulmani.

La Chiesa ortodossa etiopica fa parte della famiglia delle Chiese orientali ortodosse che non hanno riconosciuto le decisioni del concilio di Calcedonia nel 451.

L’imperatore Hailé Selassié, prima della sua caduta da parte dei “Derg”, cercò di fare di Addis Abeba un centro della famiglia ortodossa orientale. Nel gennaio 1965 riuscì a riunire nella capitale etiopica la prima conferenza dei capi di tutte le Chiese ortodosse orientali sullo stile di un concilio dell’antichità.

Originale: Settimana News
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Etiopia: risanato lo scisma nella Chiesa ortodossa

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Lo scisma nella Chiesa ortodossa etiopica, dopo 27 anni, è terminato. Dopo il cambio di potere politico ad Addis Abeba nel 1991, l’allora patriarca Abuna Merkurios era stato deposto; assieme ad altri vescovi, andò negli Stati Uniti, dove istituì il quartier generale del «legittimo Santo Sinodo della Chiesa etiopica in esilio» nella città californiana di Oakland e stabilì la sua residenza personale nel New Jersey. In patria assunse momentaneamente la carica di patriarca Abuna Paulos (morto nel 2012). I patriarchi e i sinodi non si riconoscevano reciprocamente, anche se, dopo l’assunzione della carica da parte di Abuna Mathias, ci furono dei tentativi di riconciliazione.

«Con preghiera e benedizione»

Ora, con il contributo efficace del primo ministro Ahmed Abiy, lo scisma è finito. La solenne riconciliazione ha avuto luogo durante la visita negli Stati Uniti di Ahmed Abiy. La Chiesa ortodossa-etiopica d’ora in avanti avrà due patriarchi: Abuna Merkurios torna ad Addis Abeba e servirà la Chiesa con «preghiera e benedizione». L’Abuna Mathias si occuperà dell’amministrazione della Chiesa, e svolgerà anch’egli le sue mansioni con «preghiera e benedizione». Ambedue i patriarchi saranno nominati nella liturgia. I due Santi Sinodi si fonderanno tra di loro e tutte le reciproche scomuniche saranno revocate.

Quando, in aprile, Ahmned Abiy si insediò al potere disse che il suo governo intendeva appoggiare pienamente «il risanamento dello scisma» nella Chiesa ortodossa del paese. Aveva comunicato questo messaggio non solo nel parlamento di Addis Abeba, ma anche in una conversazione diretta con Abuna Mathias, durante contatti con rappresentanti di Abuna Merkurios e con rappresentanti del «comitato di riconciliazione» che operava già da diverso tempo.

Abiy ha ripetutamente sottolineato l’importanza dell’unità della Chiesa ortodossa etiopica per l’unità dello stato; egli stesso proviene da una famiglia di mista religione, sua madre è una cristiana ortodossa etiopica, sua padre è un musulmano sunnita, e personalmente egli appartiene alla Chiesa evangelica Mekane Yesus.

A metà luglio ci si rese chiaramente conto che era stato raggiunto un accordo, quando l’arcivescovo etiopico ortodosso di Washington, Abuna Fanuel, annunciò che, in occasione della visita del primo ministro Abiy nella capitale americana, ci sarebbe stata una conferenza di riconciliazione dei due sinodi e in quella circostanza parlò esplicitamente di «due patriarchi». Il giorno seguente anche Abuna Barnabas, in quanto portavoce del “Sinodo dell’esilio”, usò la formula dei «due Santi Patriarchi». Fino ad allora da ambedue le parti c’era stato il rifiuto di riconoscere «l’altro».

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La delegazione del “Sinodo di Addis Abeba”, prima di partire per Washington, aveva avuto un incontro con il primo ministro. Abiy sottolineò in quella circostanza che «l’unità dell’ortodossia» aveva la massima importanza non solo per i membri della Chiesa ortodossa etiopica, ma anche per «la lingua, la cultura, la storia e l’unità del paese». Nello stesso tempo sottolineò che i conflitti e le divisioni sono facili, ma la riconciliazione e la guarigione sono molto più difficili. Della delegazione facevano parte, oltre a tre vescovi, anche laici di spicco, come l’ex direttore generale della “Ethiopian Airlines”, Girma Wake, e il corridore di lunga distanza e agente immobiliare Hailé Gebre Selassié.

Punti dell’accordo

Nella conferenza di riconciliazione del “Sinodo di Addis Abeba” e del “Sinodo dell’esilio” a Washington furono regolate accuratamente le formalità «dell’unità e della pace nella santa Chiesa».

Nella conferenza stampa finale, Abuna Abraham, arcivescovo di Misraq Gojjam (Est Gojjam), a nome del ricongiunto Santo Sinodo, espose i punti essenziali: Abuna Merkurios ritorna ad Addis Abeba (lunedì è volato, accompagnato da un gruppo di vescovi in esilio, con il primo ministro Abiy, nella capitale etiopica), per «prendere nuovamente possesso del trono patriarcale». Senza entrare nei dettagli, nell’accordo è chiaramente scritto che, nel palazzo patriarcale di Addis Abeba, ci sarà una specie di «coabitazione» dei due patriarchi (anche se corre voce che Abuna Mathias assumerà il titolo di «Katholicos»).

Rivisitando il passato, è detto che la Chiesa etiopica dal 1976 – quando il patriarca Abuna Theophilos fu assassinato dagli sgherri della rivoluzione comunista “Derg” – ha vissuto in uno stato di violazione del diritto canonico. Né il “Sinodo di Addis Abeba” né il “Sinodo dell’esilio”, in quella situazione, furono in grado di proteggere «la dignità e i diritti della Chiesa». I membri dei due sinodi chiedono perciò perdono «ai vivi e ai defunti». Tutte le reciproche scomuniche di vescovi saranno ritirate in un’assemblea plenaria del Santo Sinodo riunificato. Anche le eparchie della diaspora, in particolare quelle degli Stati Uniti, saranno soggette in futuro all’autorità del Santo Sinodo riunificato.

In conclusione, nel documento firmato il 26 luglio è detto che la pericolosa situazione della Chiesa ortodossa etiopica negli anni scorsi è cambiata in meglio grazie alle preghiere dei monaci e di tutti i fedeli «e agli sforzi del primo ministro Ahmed Abiy». Particolarmente apprezzato anche il lavoro dei comitati di riconciliazione che hanno cooperato a fare sì che la Chiesa potesse di nuovo riacquistare «la libertà, la dignità e la pace del proprio gregge».

Il solenne annuncio

Il solenne annuncio della fine dello scisma ha avuto luogo il 27 luglio nella cattedrale ortodossa-etiopica di San Michele a Washington, alla presenza del primo ministro etiopico. Alla celebrazione liturgica è seguito un festoso ricevimento nello storico Hotel “Watergate”. Contemporaneamente all’annuncio del ritorno dell’Abuna Merkurios il lunedì a Washington, anche l’Abuna Mathias ad Addis Abeba, dopo una riunione del Santo Sinodo ha espresso ai giornalisti «la gioia degli etiopici per la fine dello scisma».

Sono stati molti coloro che si sono impegnati affinché lo scisma finisse durante la vita dei contraenti, per evitare un consolidamento della divisione. Secondo l’emittente del servizio pubblico etiopico, era prevista per il 4 agosto una grande festa nella Sala del Millennio ad Addis Abeba in occasione della riconciliazione della Chiesa ortodossa etiopica.

Comincia una nuova epoca di speranza

La riconciliazione della Chiesa ortodossa etiopica divisa fa parte chiaramente di una concezione più ampia del 41enne primo ministro Ahmed Abiy. Egli ha rotto con molti atteggiamenti del Fronte democratico rivoluzionario (EPRDF), al potere dal 1991 e, tra l’altro, ha avviato la riconciliazione con l’Eritrea, ha liberato numerosi prigionieri politici e, pochi giorni fa, si è espresso a favore di un «sistema pluripartitico» in Etiopia.

Negli ambienti ecclesiastici di Addis Abeba viene sottolineato che adesso la Chiesa deve cogliere il momento favorevole e prendere sul serio il suo ruolo di maestra e protettrice dei fedeli sulla via del rinnovamento sociale. È compito della «gerarchia ecclesiastica, dei monaci e di tutto il popolo di Dio» proseguire nel processo di riconciliazione all’interno dell’Etiopia e anche con i vicini.

La Chiesa ortodossa etiopica

La Chiesa ortodossa etiopica, con circa 60 milioni di fedeli, è la seconda Chiesa orientale più numerosa, dopo quella russa. Affonda le sue radici nell’antichità. Essendo l’unico stato cristiano in Africa, l’Etiopia ha resistito con successo a più di 1.000 anni di tentativi di conquista da parte dei musulmani.

La Chiesa ortodossa etiopica fa parte della famiglia delle Chiese orientali ortodosse che non hanno riconosciuto le decisioni del concilio di Calcedonia nel 451.

L’imperatore Hailé Selassié, prima della sua caduta da parte dei “Derg”, cercò di fare di Addis Abeba un centro della famiglia ortodossa orientale. Nel gennaio 1965 riuscì a riunire nella capitale etiopica la prima conferenza dei capi di tutte le Chiese ortodosse orientali sullo stile di un concilio dell’antichità.

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