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HomeParola di DioIl Vangelo della Festa - Anno CEsaltazione della S. Croce - Anno C - 14 settembre 2013.

Esaltazione della S. Croce – Anno C – 14 settembre 2013.

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Esaltazione della croce

La croce firma di Dio sulla creazione.

Nm 21, 4b-9; Gv 3, 13-17

 

La vita di Gesù è piena di non-sensi: quello più grande – al centro del mistero di Cristo – è la Croce. Sì, è vero: la croce l’ha inventata l’uomo per uccidere, nella maniera più infame chi è pericoloso, mettendo insieme cattiveria, ignoranza e rifiuto; l’ha scelta Dio, però, per manifestare il suo infinito amore per l’uomo. Il Figlio che muore sulla croce salva definitivamente ogni uomo con una “redenzione irreversibile”. La croce allora, è l’unica vera speranza del mondo. È la firma di Dio sulla creazione che “attende e geme in vista della liberazione”; è il caro prezzo con il quale siamo stati comprati. Esprime la sapienza di Dio, «scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani» (1Cor 1, 23); dice la debolezza di Dio che è più forte degli uomini. È la sintesi della storia della salvezza. Di fronte al peccato dell’uomo, il Padre ha deciso di mettere in gioco se stesso, ha scelto la bontà che si fa misericordia, ha “inventato” la redenzione tramite la croce, l’opera più grande del suo amore. Il Figlio si fa uomo per giustificare l’uomo, si fa peccato per operare la redenzione, muore in croce per donare la resurrezione. «Cristianesimo e croce sono, dunque, inseparabili» (Guardini). Qui la radice, allora, dell’esaltazione della croce. Il risvolto positivo sta nel coraggio di accettare la verità, di farla scendere nella propria vita, di proclamarla ad alta voce, di testimoniarla con la coerenza; consiste nel rifiuto di ogni violenza, di ogni sopraffazione, di ogni strumentalizzazione del proprio simile. Gesù nel momento in cui si avvia verso la croce proclama se stesso “testimone della verità”: è per la Verità che ha pagato di persona. Una potente lezione quella della croce e di grande significato la sua esaltazione: Dio ha dato agli uomini la possibilità di liberarsi dall’egoismo, di combattere il male in radice, di ritrovare la speranza. Come? Incontrando il Cristo morto, ma pure esaltato sulla croce.

Don Roberto Antonucci   

R. Antonucci
Sacerdote dell'Arcidiocesi Metropolitana di Chieti-Vasto. Ordinato presbitero il 29 giugno 2011, è attualmente Parroco delle Parrocchie di Santa Maria ad Nives a Filetto e di San Cristinziano Martire a San Martino sulla Marrucina. Oltre agli studi filosofico-teologici, ha compiuto con successo il curriculum accademico in Giurisprudenza.

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La croce firma di Dio sulla creazione.

Nm 21, 4b-9; Gv 3, 13-17

 

La vita di Gesù è piena di non-sensi: quello più grande – al centro del mistero di Cristo – è la Croce. Sì, è vero: la croce l’ha inventata l’uomo per uccidere, nella maniera più infame chi è pericoloso, mettendo insieme cattiveria, ignoranza e rifiuto; l’ha scelta Dio, però, per manifestare il suo infinito amore per l’uomo. Il Figlio che muore sulla croce salva definitivamente ogni uomo con una “redenzione irreversibile”. La croce allora, è l’unica vera speranza del mondo. È la firma di Dio sulla creazione che “attende e geme in vista della liberazione”; è il caro prezzo con il quale siamo stati comprati. Esprime la sapienza di Dio, «scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani» (1Cor 1, 23); dice la debolezza di Dio che è più forte degli uomini. È la sintesi della storia della salvezza. Di fronte al peccato dell’uomo, il Padre ha deciso di mettere in gioco se stesso, ha scelto la bontà che si fa misericordia, ha “inventato” la redenzione tramite la croce, l’opera più grande del suo amore. Il Figlio si fa uomo per giustificare l’uomo, si fa peccato per operare la redenzione, muore in croce per donare la resurrezione. «Cristianesimo e croce sono, dunque, inseparabili» (Guardini). Qui la radice, allora, dell’esaltazione della croce. Il risvolto positivo sta nel coraggio di accettare la verità, di farla scendere nella propria vita, di proclamarla ad alta voce, di testimoniarla con la coerenza; consiste nel rifiuto di ogni violenza, di ogni sopraffazione, di ogni strumentalizzazione del proprio simile. Gesù nel momento in cui si avvia verso la croce proclama se stesso “testimone della verità”: è per la Verità che ha pagato di persona. Una potente lezione quella della croce e di grande significato la sua esaltazione: Dio ha dato agli uomini la possibilità di liberarsi dall’egoismo, di combattere il male in radice, di ritrovare la speranza. Come? Incontrando il Cristo morto, ma pure esaltato sulla croce.

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Don Roberto Antonucci   

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R. Antonucci
Sacerdote dell'Arcidiocesi Metropolitana di Chieti-Vasto. Ordinato presbitero il 29 giugno 2011, è attualmente Parroco delle Parrocchie di Santa Maria ad Nives a Filetto e di San Cristinziano Martire a San Martino sulla Marrucina. Oltre agli studi filosofico-teologici, ha compiuto con successo il curriculum accademico in Giurisprudenza.

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