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Epifania, il Papa: la vita cristiana è una storia d’amore con Dio

"Adorare - afferma il Pontefice - è andare all’essenziale: è la via per disintossicarsi da tante cose inutili"

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Santa Messa nella Basilica di San Pietro per l’Epifania incentrata sul senso e sull’importanza dell’adorazione: “Adorare – afferma il Pontefice – è andare all’essenziale: è la via per disintossicarsi da tante cose inutili”

Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

“Adorare è un gesto d’amore che cambia la vita”. L’omelia di Papa Francesco nella Solennità dell’Epifania del Signore, ruota innanzitutto intorno alle figure dei Magi ed Erode, metafore di due diversi cammini. Il traguardo del percorso dei Magi è adorare Dio poiché questo, afferma il Pontefice, “è il senso di marcia della vita cristiana”: “un cammino verso il Signore, non verso di noi”. Erode, invece, adora solo sé stesso. Cosa ci insegna questo?

Che l’uomo, quando non adora Dio, è portato ad adorare il suo io. E anche la vita cristiana, senza adorare il Signore, può diventare un modo educato per approvare sé stessi e la propria bravura: cristiani che non sanno adorare, che non sanno pregare adorando. È un rischio serio: servirci di Dio anziché servire Dio. Quante volte abbiamo scambiato gli interessi del Vangelo con i nostri, quante volte abbiamo ammantato di religiosità quel che ci faceva comodo, quante volte abbiamo confuso il potere secondo Dio, che è servire gli altri, col potere secondo il mondo, che è servire sé stessi!

Senza adorare non si conosce Dio

Nel Vangelo, ricorda il Pontefice, ci sono altre persone oltre ad Erode che non riescono ad adorare. Sono i “capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo”. “Conoscono le profezie”, “sanno dove andare, ma non vanno”. Anche da questo, spiega il Papa, possiamo trarre un insegnamento:

Nella vita cristiana non basta sapere: senza uscire da sé stessi, senza incontrare, senza adorare non si conosce Dio. La teologia e l’efficienza pastorale servono a poco o nulla se non si piegano le ginocchia; se non si fa come i Magi, che non furono solo sapienti organizzatori di un viaggio, ma camminarono e adorarono. Quando si adora ci si rende conto che la fede non si riduce a un insieme di belle dottrine, ma è il rapporto con una Persona viva da amare. È stando faccia a faccia con Gesù che ne conosciamo il volto. Adorando, scopriamo che la vita cristiana è una storia d’amore con Dio, dove non bastano le buone idee, ma bisogna mettere Lui al primo posto, come fa un innamorato con la persona che ama. Così dev’essere la Chiesa, un’adoratrice innamorata di Gesù suo sposo.

Adorare è compiere un esodo dalla schiavitù

Francesco esorta poi a riscoprire l’adorazione “come esigenza della fede”:

Se sapremo inginocchiarci davanti a Gesù, vinceremo la tentazione di tirare dritto ognuno per la sua strada. Adorare, infatti, è compiere un esodo dalla schiavitù più grande, quella di sé stessi. Adorare è mettere il Signore al centro per non essere più centrati su noi stessi. È dare il giusto ordine alle cose, lasciando a Dio il primo posto. Adorare è mettere i piani di Dio prima del mio tempo, dei miei diritti, dei miei spazi. È accogliere l’insegnamento della Scrittura: «Il Signore, Dio tuo, adorerai» (Mt 4,10). Dio tuo: adorare è sentire di appartenersi a vicenda con Dio. È dargli del “tu” nell’intimità, è portargli la vita permettendo a Lui di entrare nelle nostre vite. È far discendere la sua consolazione sul mondo. Adorare è scoprire che per pregare basta dire: «Mio Signore e mio Dio!» (Gv 20,28), e lasciarci pervadere dalla sua tenerezza.

Quando adoriamo permettiamo a Gesù di cambiarci

“Adorare – osserva il Papa – è incontrare Gesù senza la lista delle richieste, ma con l’unica richiesta di stare con Lui”. “Quando adoriamo – aggiunge il Santo Padre – permettiamo a Gesù di guarirci e cambiarci”:

Adorando diamo al Signore la possibilità di trasformarci col suo amore, di illuminare le nostre oscurità, di darci forza nella debolezza e coraggio nelle prove. Adorare è andare all’essenziale: è la via per disintossicarsi da tante cose inutili, da dipendenze che anestetizzano il cuore e intontiscono la mente.

Adorare è riscoprirci fratelli

“Adorando – spiega il Papa – si impara a rifiutare quello che non va adorato: il dio denaro, il dio consumo, il dio piacere, il dio successo, il nostro io eretto a dio”:

Adorare è farsi piccoli al cospetto dell’Altissimo, per scoprire davanti a Lui che la grandezza della vita non consiste nell’avere, ma nell’amare. Adorare è riscoprirci fratelli e sorelle davanti al mistero dell’amore che supera ogni distanza: è attingere il bene alla sorgente, è trovare nel Dio vicino il coraggio di avvicinare gli altri. Adorare è saper tacere davanti al Verbo divino, per imparare a dire parole che non feriscono, ma consolano.

Adoro il Signore?

Francesco esorta infine a porsi questa domanda: “Sono un cristiano adoratore?”.  La Chiesa – sottolinea il Pontefice – deve andare più avanti con la preghiera di adorazione. Dobbiamo crescere nell’adorazione. È una saggezza che dobbiamo imparare ogni giorno”. “Tanti cristiani che pregano – aggiunge – non sanno adorare”. “Troviamo tempi – conclude il Papa – per l’adorazione nelle nostre giornate e creiamo spazi per l’adorazione nelle nostre comunità”. “E, come i Magi, proveremo una gioia grandissima”.

Originale: Vatican News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Epifania, il Papa: la vita cristiana è una storia d’amore con Dio

"Adorare - afferma il Pontefice - è andare all’essenziale: è la via per disintossicarsi da tante cose inutili"

  

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Santa Messa nella Basilica di San Pietro per l’Epifania incentrata sul senso e sull’importanza dell’adorazione: “Adorare – afferma il Pontefice – è andare all’essenziale: è la via per disintossicarsi da tante cose inutili”

Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

“Adorare è un gesto d’amore che cambia la vita”. L’omelia di Papa Francesco nella Solennità dell’Epifania del Signore, ruota innanzitutto intorno alle figure dei Magi ed Erode, metafore di due diversi cammini. Il traguardo del percorso dei Magi è adorare Dio poiché questo, afferma il Pontefice, “è il senso di marcia della vita cristiana”: “un cammino verso il Signore, non verso di noi”. Erode, invece, adora solo sé stesso. Cosa ci insegna questo?

Che l’uomo, quando non adora Dio, è portato ad adorare il suo io. E anche la vita cristiana, senza adorare il Signore, può diventare un modo educato per approvare sé stessi e la propria bravura: cristiani che non sanno adorare, che non sanno pregare adorando. È un rischio serio: servirci di Dio anziché servire Dio. Quante volte abbiamo scambiato gli interessi del Vangelo con i nostri, quante volte abbiamo ammantato di religiosità quel che ci faceva comodo, quante volte abbiamo confuso il potere secondo Dio, che è servire gli altri, col potere secondo il mondo, che è servire sé stessi!

Senza adorare non si conosce Dio

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Nella vita cristiana non basta sapere: senza uscire da sé stessi, senza incontrare, senza adorare non si conosce Dio. La teologia e l’efficienza pastorale servono a poco o nulla se non si piegano le ginocchia; se non si fa come i Magi, che non furono solo sapienti organizzatori di un viaggio, ma camminarono e adorarono. Quando si adora ci si rende conto che la fede non si riduce a un insieme di belle dottrine, ma è il rapporto con una Persona viva da amare. È stando faccia a faccia con Gesù che ne conosciamo il volto. Adorando, scopriamo che la vita cristiana è una storia d’amore con Dio, dove non bastano le buone idee, ma bisogna mettere Lui al primo posto, come fa un innamorato con la persona che ama. Così dev’essere la Chiesa, un’adoratrice innamorata di Gesù suo sposo.

Adorare è compiere un esodo dalla schiavitù

Francesco esorta poi a riscoprire l’adorazione “come esigenza della fede”:

Se sapremo inginocchiarci davanti a Gesù, vinceremo la tentazione di tirare dritto ognuno per la sua strada. Adorare, infatti, è compiere un esodo dalla schiavitù più grande, quella di sé stessi. Adorare è mettere il Signore al centro per non essere più centrati su noi stessi. È dare il giusto ordine alle cose, lasciando a Dio il primo posto. Adorare è mettere i piani di Dio prima del mio tempo, dei miei diritti, dei miei spazi. È accogliere l’insegnamento della Scrittura: «Il Signore, Dio tuo, adorerai» (Mt 4,10). Dio tuo: adorare è sentire di appartenersi a vicenda con Dio. È dargli del “tu” nell’intimità, è portargli la vita permettendo a Lui di entrare nelle nostre vite. È far discendere la sua consolazione sul mondo. Adorare è scoprire che per pregare basta dire: «Mio Signore e mio Dio!» (Gv 20,28), e lasciarci pervadere dalla sua tenerezza.

Quando adoriamo permettiamo a Gesù di cambiarci

“Adorare – osserva il Papa – è incontrare Gesù senza la lista delle richieste, ma con l’unica richiesta di stare con Lui”. “Quando adoriamo – aggiunge il Santo Padre – permettiamo a Gesù di guarirci e cambiarci”:

Adorando diamo al Signore la possibilità di trasformarci col suo amore, di illuminare le nostre oscurità, di darci forza nella debolezza e coraggio nelle prove. Adorare è andare all’essenziale: è la via per disintossicarsi da tante cose inutili, da dipendenze che anestetizzano il cuore e intontiscono la mente.

Adorare è riscoprirci fratelli

“Adorando – spiega il Papa – si impara a rifiutare quello che non va adorato: il dio denaro, il dio consumo, il dio piacere, il dio successo, il nostro io eretto a dio”:

Adorare è farsi piccoli al cospetto dell’Altissimo, per scoprire davanti a Lui che la grandezza della vita non consiste nell’avere, ma nell’amare. Adorare è riscoprirci fratelli e sorelle davanti al mistero dell’amore che supera ogni distanza: è attingere il bene alla sorgente, è trovare nel Dio vicino il coraggio di avvicinare gli altri. Adorare è saper tacere davanti al Verbo divino, per imparare a dire parole che non feriscono, ma consolano.

Adoro il Signore?

Francesco esorta infine a porsi questa domanda: “Sono un cristiano adoratore?”.  La Chiesa – sottolinea il Pontefice – deve andare più avanti con la preghiera di adorazione. Dobbiamo crescere nell’adorazione. È una saggezza che dobbiamo imparare ogni giorno”. “Tanti cristiani che pregano – aggiunge – non sanno adorare”. “Troviamo tempi – conclude il Papa – per l’adorazione nelle nostre giornate e creiamo spazi per l’adorazione nelle nostre comunità”. “E, come i Magi, proveremo una gioia grandissima”.

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