14.4 C
Roma
Mer, 14 Aprile 2021

ROTATE FOR FULL CONTENT

MOBILE THEME

HomeParola di DioIl Vangelo della Festa - Anno CEpifania del Signore - Anno C - 6 Gennaio 2013

Epifania del Signore – Anno C – 6 Gennaio 2013

- Advertisement -

Quel bambino era re, il Figlio di Dio fatto povero come noi per farci ricchi come lui: figli di Dio, avviati a vivere per sempre. Quell’umile donna di casa, aveva dato alla luce il Salvatore del mondo; la manifestazione di Dio non avvenne nell’opulenza, ma nell’umiltà e povertà. I pastori di Betlemme l’avevano vista e accettata con gioia: perché finalmente Dio veniva a vivere con loro, come loro, a dare gioia e salvezza alla loro povertà.
Quel bambino era re, il Figlio di Dio fatto povero come noi per farci ricchi come lui: figli di Dio, avviati a vivere per sempre. Quell’umile donna di casa, aveva dato alla luce il Salvatore del mondo; la manifestazione di Dio non avvenne nell’opulenza, ma nell’umiltà e povertà. I pastori di Betlemme l’avevano vista e accettata con gioia: perché finalmente Dio veniva a vivere con loro, come loro, a dare gioia e salvezza alla loro povertà.

Epifania, eredità per il genere umano:

condividere l’indivisibile, conoscere l’inconoscibile.

 

Is 60,1-6

Ef 3,2-3a.5-6

Mt 2,1-12

 

«Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono» (Mt 2,11). In questa domenica – in cui si celebra la Solennità dell’Epifania del Signore – la ricchezza della parola di Dio, converge sulla particolarità di un evento: la “manifestazione dall’alto” di Gesù, Figlio di Dio. Egli, re dei Giudei, attraverso la figura dei Magi, giunti a Betlemme per adorarlo, si svela ai popoli (soprattutto pagani), dichiarandosi re. Probabilmente – questi personaggi – degli astronomi e sapienti, venuti da lontano alla ricerca un re-Dio, ma imbattutisi in un esile bambino da adorare. Il Natale, allora, non è una festa per soli intimi; è l’accadimento cosmico dove Dio s’inchioda alla storia dell’uomo, cucendosi a una realtà nella quale è necessario ampliare il presepe, facendo posto a ospiti nuovi, imprevisti e persino inattesi.

È un episodio singolare quello narrato da Matteo. Dei maghi orientali, affidano il loro cammino, al bagliore di una stella annunciante la nascita del “re dei Giudei” e, come gesto di adorazione, offrono oro, incenso e mirra, le ricchezze e i profumi tradizionali dell’Arabia. Non trovano, tuttavia, una reggia ad accoglierli, ma una mangiatoia modesta, arricchita dal vagito di un bambino, tra poveri genitori. Cercavano un re, magari un ricco castello, eppure, la regalità è rifulsa negli occhi di quel bimbo desiderabile. Fu così che, i pastori di Betlemme, ammirarono per la prima volta, il loro Dio incarnato.

Quel bambino era re, il Figlio di Dio fatto povero come noi per farci ricchi come lui: figli di Dio, avviati a vivere per sempre. Quell’umile donna di casa, aveva dato alla luce il Salvatore del mondo; la manifestazione di Dio non avvenne nell’opulenza, ma nell’umiltà e povertà. I pastori di Betlemme l’avevano vista e accettata con gioia: perché finalmente Dio veniva a vivere con loro, come loro, a dare gioia e salvezza alla loro povertà.

Se il tempo d’Avvento era stato inaugurato e pervaso da una posa di stupore, oggi, l’Epifania segna la tappa del riconoscimento. Il gesto apicale che sancisce questa identificazione, è l’adorazione; una vera movenza etica che educa a stare nel mondo, a convivere tra popoli, tra culture e con il mistero. È in questa logica che, si vedono fruire doni, simboli e linguaggi preziosi di stranieri, pagani o saggi di altre filosofie. In verità, Epifania vuol dire, assistere alla narrazione di una società che, già porta inscritta l’esperienza della resurrezione.

È come se, Matteo volesse trasmettere la grande intuizione della resurrezione, ogiva in cui gli orizzonti si stravolgono, i confini si dilatano, i discepoli diventano apostoli. I Magi dunque, per la comunità matteana, sono una teologia, un modo nuovo di pensare, un simbolo atto a introdurre nella contemplazione del mistero.

L’Epifania ricolloca le dimensioni; concepita – da sempre – come la manifestazione di Dio ai popoli e alle culture, va epurata da quella che sembra essere più una nostra preoccupazione, che di Dio. Epifania, allora, è l’eredità che spetta a tutto il genere umano e a cui esso è indirizzato: condividere l’indivisibile, conoscere l’inconoscibile.

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Vedi tutti i commenti

Epifania del Signore – Anno C – 6 Gennaio 2013

- Advertisement -

Quel bambino era re, il Figlio di Dio fatto povero come noi per farci ricchi come lui: figli di Dio, avviati a vivere per sempre. Quell’umile donna di casa, aveva dato alla luce il Salvatore del mondo; la manifestazione di Dio non avvenne nell’opulenza, ma nell’umiltà e povertà. I pastori di Betlemme l’avevano vista e accettata con gioia: perché finalmente Dio veniva a vivere con loro, come loro, a dare gioia e salvezza alla loro povertà.
Quel bambino era re, il Figlio di Dio fatto povero come noi per farci ricchi come lui: figli di Dio, avviati a vivere per sempre. Quell’umile donna di casa, aveva dato alla luce il Salvatore del mondo; la manifestazione di Dio non avvenne nell’opulenza, ma nell’umiltà e povertà. I pastori di Betlemme l’avevano vista e accettata con gioia: perché finalmente Dio veniva a vivere con loro, come loro, a dare gioia e salvezza alla loro povertà.

Epifania, eredità per il genere umano:

condividere l’indivisibile, conoscere l’inconoscibile.

 

Is 60,1-6

Ef 3,2-3a.5-6

Mt 2,1-12

- Advertisement -

 

«Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono» (Mt 2,11). In questa domenica – in cui si celebra la Solennità dell’Epifania del Signore – la ricchezza della parola di Dio, converge sulla particolarità di un evento: la “manifestazione dall’alto” di Gesù, Figlio di Dio. Egli, re dei Giudei, attraverso la figura dei Magi, giunti a Betlemme per adorarlo, si svela ai popoli (soprattutto pagani), dichiarandosi re. Probabilmente – questi personaggi – degli astronomi e sapienti, venuti da lontano alla ricerca un re-Dio, ma imbattutisi in un esile bambino da adorare. Il Natale, allora, non è una festa per soli intimi; è l’accadimento cosmico dove Dio s’inchioda alla storia dell’uomo, cucendosi a una realtà nella quale è necessario ampliare il presepe, facendo posto a ospiti nuovi, imprevisti e persino inattesi.

È un episodio singolare quello narrato da Matteo. Dei maghi orientali, affidano il loro cammino, al bagliore di una stella annunciante la nascita del “re dei Giudei” e, come gesto di adorazione, offrono oro, incenso e mirra, le ricchezze e i profumi tradizionali dell’Arabia. Non trovano, tuttavia, una reggia ad accoglierli, ma una mangiatoia modesta, arricchita dal vagito di un bambino, tra poveri genitori. Cercavano un re, magari un ricco castello, eppure, la regalità è rifulsa negli occhi di quel bimbo desiderabile. Fu così che, i pastori di Betlemme, ammirarono per la prima volta, il loro Dio incarnato.

Quel bambino era re, il Figlio di Dio fatto povero come noi per farci ricchi come lui: figli di Dio, avviati a vivere per sempre. Quell’umile donna di casa, aveva dato alla luce il Salvatore del mondo; la manifestazione di Dio non avvenne nell’opulenza, ma nell’umiltà e povertà. I pastori di Betlemme l’avevano vista e accettata con gioia: perché finalmente Dio veniva a vivere con loro, come loro, a dare gioia e salvezza alla loro povertà.

Se il tempo d’Avvento era stato inaugurato e pervaso da una posa di stupore, oggi, l’Epifania segna la tappa del riconoscimento. Il gesto apicale che sancisce questa identificazione, è l’adorazione; una vera movenza etica che educa a stare nel mondo, a convivere tra popoli, tra culture e con il mistero. È in questa logica che, si vedono fruire doni, simboli e linguaggi preziosi di stranieri, pagani o saggi di altre filosofie. In verità, Epifania vuol dire, assistere alla narrazione di una società che, già porta inscritta l’esperienza della resurrezione.

È come se, Matteo volesse trasmettere la grande intuizione della resurrezione, ogiva in cui gli orizzonti si stravolgono, i confini si dilatano, i discepoli diventano apostoli. I Magi dunque, per la comunità matteana, sono una teologia, un modo nuovo di pensare, un simbolo atto a introdurre nella contemplazione del mistero.

L’Epifania ricolloca le dimensioni; concepita – da sempre – come la manifestazione di Dio ai popoli e alle culture, va epurata da quella che sembra essere più una nostra preoccupazione, che di Dio. Epifania, allora, è l’eredità che spetta a tutto il genere umano e a cui esso è indirizzato: condividere l’indivisibile, conoscere l’inconoscibile.

- Advertisement -

Leggi qui il disclaimer sul materiale pubblicato da SpeSalvi.it

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Vedi tutti i commenti
293FansMi piace
1,020FollowerSegui
13,000FollowerSegui
646FollowerSegui
223IscrittiIscriviti

Consigli pubblicitari

Top News

Top Video

Consigli pubblicitari

Ultimi Articoli

Articoli Popolari

Che differenza c’è tra “padre” e “don”?

E quale titolo si utilizza per monaci e frati? Gentile direttore, forse la mia le sembrerà una domanda banale. Può però spiegarmi la differenza tra...

X Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 5 giungo 2016

IL VANGELO STRABICO X Domenica del tempo Ordinario   - C A  cura di Benito Giorgetta (1Re 17,17-24; Galati 1,11-19; Luca 7,11-17) Imparare a suonare lo spartito della compassione Ascoltiamo...

Francesco in Armenia, preghiera con Karekin II

Dopo quattro ore di volo comincia il viaggio di Francesco in Armenia. L'aereo con a bordo il Pontefice è partito questa mattina alle 9.20...

Mamma Natuzza parlava proprio con Gesù. Ecco un suo colloquio con il Re dei...

Io ero inquieta, turbata… Gesù: Alzati e piglia il ritmo dei vecchi tempi. Natuzza: Come parlate, Gesù? Cosa devo fare? Gesù: Ci sono tante cose che puoi...

Qual è la differenza tra cattolico e cristiano?

Il cristiano è colui che ha Cristo come Signore Nel Nuovo Testamento si fa riferimento quattro volte ai seguaci di Cristo: 1. 1 Pt 4,16: “Ma...

Libri consigliati

12 storie di ordinaria santità

Desiderio e sequela

“Non fare come gli ipocriti”

Consigli pubblicitari

Seguici su Instagram

Seguici su Facebook

Seguici su Twitter

Consigli Pubblicitari

Accessibility
0
Dicci il tuo pensiero, per favore commenta.x
()
x