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HomeParola di DioIl Vangelo della Festa - Anno AEpifania del Signore - Anno A - 6 genn. 2014

Epifania del Signore – Anno A – 6 genn. 2014

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…e la grotta di Betlemme non fu più buia.

Is 60, 1-6; Ef 3, 2-3a.5-6; Mt 2, 1-12

Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra.

 

La liturgia della notte di Natale ci ha aiutato a contemplare Gesù Cristo come figlio di Dio e luce radiosa che spezza il buio delle tenebre. Nella kenosi del figlio si nasconde l’umiliazione di tutta la Trinità; Dio, assumendo una carne umana, decide di condividere la fragilità e la debolezza delle creature e, perciò, è pronto a mettersi in gioco per il mondo.

Il tema della luce è prerogativa anche della Solennità dell’Epifania, la quale sottolinea appunto l’aspetto paradossale dei piani della salvezza: in Gesù Dio si rivela. Dio si rivela e sceglie di farlo nella fragilità e nella debolezza di un bambino nato nel nascondimento. Solo accettando questa tensione dialettica di svelamento e velamento si può comprendere l’esperienza dei Magi: «entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono» (Mt 2, 11).

Tuttavia, per giungere a quel momento, i Magi dovettero accettare il peso della fatica e del pericolo connesso al lungo viaggio intrapreso. Essi non solo «vennero dall’oriente» (Mt 2, 1), ma dai luoghi sconfinati della tenebra umana; sono il segno del pellegrinaggio intrapreso dal cuore verso la luce.

Il pellegrinare dei Magi costituisce il paradigma del faticoso cammino della fede. Colgono un segno nel firmamento: la stella; ma questa va interpretata, è l’emblema della fatica umana incapace di cogliere le differenze. I Magi infatti, giungendo a Gerusalemme, hanno ancora bisogno di credere, di informazioni utili: la stella non basta. Ma in città incontrano la Scrittura, si tuffano alla ricerca della verità benché intrisi dell’inquietudine che spinge a interrogare e interrogarsi. Gerusalemme così, diventa il luogo che svela la caratteristica fondamentale di tutta l’umanità: tutti gli uomini sono chiamati alla fede, ciascuno nel personale viaggio di vita.

I Magi incontrano il Signore che si rivela nella debolezza della carne: l’umanità nella sua dimensione di fragilità, di vulnerabilità e incapacità di reagire al dolore. La carne è un’esperienza antropologica, non confinata ad una cultura o a un’epoca storica, l’esperienza del dolore allora, ci accomuna, ci insegna che tutti sono fratelli. I Magi riconoscono Dio nella carne perché è questo il tabernacolo di condivisione della povertà, lì rivela e nasconde la sua divinità. In questo consiste il mistero dell’incarnazione.

La carne condivisa da Dio in Gesù è la capanna in cui si attua e manifesta il suo piano di salvezza. Per mezzo di quella carne tutti gli uomini sono chiamati a far parte della Chiesa nella fede e a partecipare alla gloria della salvezza.

Giuseppe Gravante

 

 

 

 

 

 

 

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
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Epifania del Signore – Anno A – 6 genn. 2014

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…e la grotta di Betlemme non fu più buia.

Is 60, 1-6; Ef 3, 2-3a.5-6; Mt 2, 1-12

Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra.

 

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La liturgia della notte di Natale ci ha aiutato a contemplare Gesù Cristo come figlio di Dio e luce radiosa che spezza il buio delle tenebre. Nella kenosi del figlio si nasconde l’umiliazione di tutta la Trinità; Dio, assumendo una carne umana, decide di condividere la fragilità e la debolezza delle creature e, perciò, è pronto a mettersi in gioco per il mondo.

Il tema della luce è prerogativa anche della Solennità dell’Epifania, la quale sottolinea appunto l’aspetto paradossale dei piani della salvezza: in Gesù Dio si rivela. Dio si rivela e sceglie di farlo nella fragilità e nella debolezza di un bambino nato nel nascondimento. Solo accettando questa tensione dialettica di svelamento e velamento si può comprendere l’esperienza dei Magi: «entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono» (Mt 2, 11).

Tuttavia, per giungere a quel momento, i Magi dovettero accettare il peso della fatica e del pericolo connesso al lungo viaggio intrapreso. Essi non solo «vennero dall’oriente» (Mt 2, 1), ma dai luoghi sconfinati della tenebra umana; sono il segno del pellegrinaggio intrapreso dal cuore verso la luce.

Il pellegrinare dei Magi costituisce il paradigma del faticoso cammino della fede. Colgono un segno nel firmamento: la stella; ma questa va interpretata, è l’emblema della fatica umana incapace di cogliere le differenze. I Magi infatti, giungendo a Gerusalemme, hanno ancora bisogno di credere, di informazioni utili: la stella non basta. Ma in città incontrano la Scrittura, si tuffano alla ricerca della verità benché intrisi dell’inquietudine che spinge a interrogare e interrogarsi. Gerusalemme così, diventa il luogo che svela la caratteristica fondamentale di tutta l’umanità: tutti gli uomini sono chiamati alla fede, ciascuno nel personale viaggio di vita.

I Magi incontrano il Signore che si rivela nella debolezza della carne: l’umanità nella sua dimensione di fragilità, di vulnerabilità e incapacità di reagire al dolore. La carne è un’esperienza antropologica, non confinata ad una cultura o a un’epoca storica, l’esperienza del dolore allora, ci accomuna, ci insegna che tutti sono fratelli. I Magi riconoscono Dio nella carne perché è questo il tabernacolo di condivisione della povertà, lì rivela e nasconde la sua divinità. In questo consiste il mistero dell’incarnazione.

La carne condivisa da Dio in Gesù è la capanna in cui si attua e manifesta il suo piano di salvezza. Per mezzo di quella carne tutti gli uomini sono chiamati a far parte della Chiesa nella fede e a partecipare alla gloria della salvezza.

Giuseppe Gravante

 

 

 

 

 

 

 

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G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
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