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Ecumenismo, il Papa: “Non ci attardiamo su torti subiti e fatti”

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Francesco conclude la Settimana per l’Unità dei Cristiani, ricorda il «traguardo» della commemorazione comune della riforma luterana e la «eroica testimonianza» dei martiri

«Guardare indietro è d’aiuto e quanto mai necessario per purificare la memoria, ma fissarsi sul passato, attardandosi a ricordare i torti subiti e fatti e giudicando con parametri solo umani, può paralizzare e impedire di vivere il presente». Lo ha detto il Papa nel corso dei secondi Vespri della solennità della conversione di san Paolo apostolo, a conclusione della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, nella basilica romana di San Paolo fuori le Mura. Una autentica riconciliazione tra cristiani potrà realizzarsi quando saremo capaci di «imparare gli uni dagli altri, senza attendere che siano gli altri a imparare prima da noi», ha sottolineato Francesco, ricordando il «traguardo notevole» della comune commemorazione, l’anno scorso a Lund, in Svezia, del cinquecentesimo anniversario della riforma luterana, un evento che in passato «ha diviso i cristiani», ed ha infine esortato a procedere «incoraggiati dalla testimonianza eroica» dei martiri cristiani «uniti ieri e oggi nel soffrire per il nome di Gesù».  

 

 

La Settimana ecumenica, che cade nell’anniversario della conversione di san Paolo, è giunta quest’anno alla sua cinquantesima edizione ed è dedicata al tema, tratto dalla Seconda Lettera di San Paolo ai Corinzi, «L’amore di Cristo ci spinge verso la riconciliazione». Hanno preso parte alla celebrazione, come di consueto, i rappresentanti delle altre confessioni cristiane presenti a Roma, a partire dal metropolita Gennadios, rappresentante del Patriarcato ecumenico, David Moxon, rappresentante personale a Roma dell’arcivescovo di Canterbury, il pastore luterano Jens-Martin Kruse. La musica è stata eseguita dalla Cappella musicale Pontificia «Sistina» insieme con il Coro Anglicano di Westminster Abbey. 

 

L’incontro con Gesù sulla strada verso Damasco, ha esordito il Papa, «trasforma radicalmente la vita di san Paolo. Da quel momento in poi, per lui il significato dell’esistenza non sta più nell’affidarsi alle proprie forze per osservare scrupolosamente la Legge, ma nell’aderire con tutto sé stesso all’amore gratuito e immeritato di Dio, a Gesù Cristo crocifisso e risorto». La «rivoluzione» che Paolo ha vissuto «è la rivoluzione cristiana di sempre: non vivere più per noi stessi, per i nostri interessi e ritorni di immagine, ma ad immagine di Cristo, per lui e secondo lui, col suo amore e nel suo amore».  

 

«Per la Chiesa, per ogni confessione cristiana – ha proseguito il Papa – è un invito a non basarsi sui programmi, sui calcoli e sui vantaggi, a non affidarsi alle opportunità e alle mode del momento, ma a cercare la via guardando sempre alla croce del Signore: sta lì il nostro programma di vita. È un invito anche ad uscire da ogni isolamento, a superare la tentazione dell’autoreferenzialità, che impedisce di cogliere ciò che lo Spirito Santo opera al di fuori dei propri spazi. Un’autentica riconciliazione tra i cristiani potrà realizzarsi quando sapremo riconoscere i doni gli uni degli altri e saremo capaci, con umiltà e docilità, di imparare gli uni dagli altri, imparare gli uni dagli altri – ha ripetuto Francesco – senza attendere che siano gli altri a imparare prima da noi. Se viviamo questo morire a noi stessi per Gesù, il nostro vecchio stile di vita viene relegato al passato e, come è accaduto a san Paolo, entriamo in una nuova forma di esistenza e di comunione. Con Paolo potremo dire: “Le cose vecchie sono passate”. Guardare indietro – ha proseguito il Papa – è d’aiuto e quanto mai necessario per purificare la memoria, ma fissarsi sul passato, attardandosi a ricordare i torti subiti e fatti e giudicando con parametri solo umani, può paralizzare e impedire di vivere il presente. La Parola di Dio ci incoraggia a trarre forza dalla memoria, a ricordare il bene ricevuto dal Signore; ma ci chiede anche di lasciarci alle spalle il passato per seguire Gesù nell’oggi e vivere una vita nuova in lui».  

 

«Mentre camminiamo sulla via dell’unità, quest’anno – ha sottolineato il Papa – ricordiamo in modo particolare il quinto centenario della Riforma protestante. Il fatto che oggi cattolici e luterani possano ricordare insieme un evento che ha diviso i cristiani, e lo facciano con speranza, ponendo l’accento su Gesù e sulla sua opera di riconciliazione, è un traguardo notevole, raggiunto grazie a Dio e alla preghiera, attraverso cinquant’anni di conoscenza reciproca e di dialogo ecumenico».  

 

Il Papa, che ha salutato i rappresentanti delle altre confessioni cristiane ed ha salutato in particolare gli studenti dell’Ecumenical Institute of Bossey, ha concluso la sua omelia affermando che «nella paziente e fiduciosa attesa che il Padre conceda a tutti i credenti il bene della piena comunione visibile, andiamo avanti nel nostro cammino di riconciliazione e di dialogo, incoraggiati dalla testimonianza eroica di tanti fratelli e sorelle, uniti ieri e oggi nel soffrire per il nome di Gesù. Approfittiamo di ogni occasione che la Provvidenza ci offre per pregare insieme, per annunciare insieme, per amare e servire insieme, soprattutto chi è più povero e trascurato». 

 

L’amore, ha detto da parte sua il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani nel saluto conclusivo della cerimonia, «è il motore di ogni sforzo ecumenico. Il vero amore non cancella le legittime differenze tra le Chiese cristiane, ma le conduce insieme, riconciliate, a una più profonda unità». 

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Ecumenismo, il Papa: “Non ci attardiamo su torti subiti e fatti”

  

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Francesco conclude la Settimana per l’Unità dei Cristiani, ricorda il «traguardo» della commemorazione comune della riforma luterana e la «eroica testimonianza» dei martiri

«Guardare indietro è d’aiuto e quanto mai necessario per purificare la memoria, ma fissarsi sul passato, attardandosi a ricordare i torti subiti e fatti e giudicando con parametri solo umani, può paralizzare e impedire di vivere il presente». Lo ha detto il Papa nel corso dei secondi Vespri della solennità della conversione di san Paolo apostolo, a conclusione della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, nella basilica romana di San Paolo fuori le Mura. Una autentica riconciliazione tra cristiani potrà realizzarsi quando saremo capaci di «imparare gli uni dagli altri, senza attendere che siano gli altri a imparare prima da noi», ha sottolineato Francesco, ricordando il «traguardo notevole» della comune commemorazione, l’anno scorso a Lund, in Svezia, del cinquecentesimo anniversario della riforma luterana, un evento che in passato «ha diviso i cristiani», ed ha infine esortato a procedere «incoraggiati dalla testimonianza eroica» dei martiri cristiani «uniti ieri e oggi nel soffrire per il nome di Gesù».  

 

 

La Settimana ecumenica, che cade nell’anniversario della conversione di san Paolo, è giunta quest’anno alla sua cinquantesima edizione ed è dedicata al tema, tratto dalla Seconda Lettera di San Paolo ai Corinzi, «L’amore di Cristo ci spinge verso la riconciliazione». Hanno preso parte alla celebrazione, come di consueto, i rappresentanti delle altre confessioni cristiane presenti a Roma, a partire dal metropolita Gennadios, rappresentante del Patriarcato ecumenico, David Moxon, rappresentante personale a Roma dell’arcivescovo di Canterbury, il pastore luterano Jens-Martin Kruse. La musica è stata eseguita dalla Cappella musicale Pontificia «Sistina» insieme con il Coro Anglicano di Westminster Abbey. 

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L’incontro con Gesù sulla strada verso Damasco, ha esordito il Papa, «trasforma radicalmente la vita di san Paolo. Da quel momento in poi, per lui il significato dell’esistenza non sta più nell’affidarsi alle proprie forze per osservare scrupolosamente la Legge, ma nell’aderire con tutto sé stesso all’amore gratuito e immeritato di Dio, a Gesù Cristo crocifisso e risorto». La «rivoluzione» che Paolo ha vissuto «è la rivoluzione cristiana di sempre: non vivere più per noi stessi, per i nostri interessi e ritorni di immagine, ma ad immagine di Cristo, per lui e secondo lui, col suo amore e nel suo amore».  

 

«Per la Chiesa, per ogni confessione cristiana – ha proseguito il Papa – è un invito a non basarsi sui programmi, sui calcoli e sui vantaggi, a non affidarsi alle opportunità e alle mode del momento, ma a cercare la via guardando sempre alla croce del Signore: sta lì il nostro programma di vita. È un invito anche ad uscire da ogni isolamento, a superare la tentazione dell’autoreferenzialità, che impedisce di cogliere ciò che lo Spirito Santo opera al di fuori dei propri spazi. Un’autentica riconciliazione tra i cristiani potrà realizzarsi quando sapremo riconoscere i doni gli uni degli altri e saremo capaci, con umiltà e docilità, di imparare gli uni dagli altri, imparare gli uni dagli altri – ha ripetuto Francesco – senza attendere che siano gli altri a imparare prima da noi. Se viviamo questo morire a noi stessi per Gesù, il nostro vecchio stile di vita viene relegato al passato e, come è accaduto a san Paolo, entriamo in una nuova forma di esistenza e di comunione. Con Paolo potremo dire: “Le cose vecchie sono passate”. Guardare indietro – ha proseguito il Papa – è d’aiuto e quanto mai necessario per purificare la memoria, ma fissarsi sul passato, attardandosi a ricordare i torti subiti e fatti e giudicando con parametri solo umani, può paralizzare e impedire di vivere il presente. La Parola di Dio ci incoraggia a trarre forza dalla memoria, a ricordare il bene ricevuto dal Signore; ma ci chiede anche di lasciarci alle spalle il passato per seguire Gesù nell’oggi e vivere una vita nuova in lui».  

 

«Mentre camminiamo sulla via dell’unità, quest’anno – ha sottolineato il Papa – ricordiamo in modo particolare il quinto centenario della Riforma protestante. Il fatto che oggi cattolici e luterani possano ricordare insieme un evento che ha diviso i cristiani, e lo facciano con speranza, ponendo l’accento su Gesù e sulla sua opera di riconciliazione, è un traguardo notevole, raggiunto grazie a Dio e alla preghiera, attraverso cinquant’anni di conoscenza reciproca e di dialogo ecumenico».  

 

Il Papa, che ha salutato i rappresentanti delle altre confessioni cristiane ed ha salutato in particolare gli studenti dell’Ecumenical Institute of Bossey, ha concluso la sua omelia affermando che «nella paziente e fiduciosa attesa che il Padre conceda a tutti i credenti il bene della piena comunione visibile, andiamo avanti nel nostro cammino di riconciliazione e di dialogo, incoraggiati dalla testimonianza eroica di tanti fratelli e sorelle, uniti ieri e oggi nel soffrire per il nome di Gesù. Approfittiamo di ogni occasione che la Provvidenza ci offre per pregare insieme, per annunciare insieme, per amare e servire insieme, soprattutto chi è più povero e trascurato». 

 

L’amore, ha detto da parte sua il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani nel saluto conclusivo della cerimonia, «è il motore di ogni sforzo ecumenico. Il vero amore non cancella le legittime differenze tra le Chiese cristiane, ma le conduce insieme, riconciliate, a una più profonda unità». 

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