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E ora c’è chi scrive che Charlie è stato ucciso dal “silenzio” del Papa

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La drammatica vicenda del piccolo affetto da una malattia rara scatena commenti senza alcun rispetto per la realtà
 
ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO

La triste vicenda del piccolo Charlie Gard, gravemente ammalato di una rara sindrome, morto il 28 luglio dopo che gli è stata staccata la macchina che lo faceva respirare artificialmente, avrebbe meritato silenzio e preghiera. E vicinanza ai genitori, come quella manifestata da Papa Francesco, che nelle ultime settimane aveva fatto scendere in campo l’Ospedale Bambino Gesù per cercare di accompagnare dignitosamente l’ultima fase della vita del bambino, arrivando persino a ipotizzare la cittadinanza vaticana per la famiglia Gard al fine di agevolare un trasferimento del piccolo paziente. 

 

Sulla vicenda, e su come è stata gestita dai media, dai politici, dagli esperti, dai medici, dagli uomini di Chiesa, e dai naviganti dei social, molto si è discusso e molto si discuterà, con diversità di posizioni e di opinioni anche tra chi condivide la stessa fede religiosa. La morte di Charlie sembra però aver scatenato commenti dai contenuti sconcertanti. Come quello messo online il 29 luglio sul giornale cattolico online “La Nuova Bussola Quotidiana”, a firma del suo direttore Riccardo Cascioli, che dirige anche il mensile “Il Timone”. 

Scrive Cascioli: «È stato ucciso. Sia ben chiaro e non facciamoci prendere in giro. Charlie Gard è stato ucciso. Ucciso da medici e giudici, che hanno voluto questa morte con ferocia determinazione, e ucciso dal silenzio di quanti avrebbero avuto l’autorità morale (e non solo) per intervenire e non l’hanno fatto». A chi si riferisca l’autore quando parla di quanti avrebbero avuto «l’autorità morale (e non solo)» è chiaro qualche paragrafo dopo, quando aggiunge: «E infine non si può non provare sgomento per l’assenza ingiustificata della Chiesa, anzi dei suoi pastori, fatte salve alcune, rare, eccezioni. Ancora una volta, davanti a un popolo che si è mobilitato anzitutto con la preghiera, ha fatto da contraltare il silenzio di vescovi e sacerdoti, a cominciare da quelli più vicini ai Gard. In tanti mesi solo qualche scarno comunicato, peraltro all’insegna del cerchiobottismo, qualche parola di generico sostegno ai genitori di Charlie, un paio di tweet. Nessun giudizio chiaro per sostenere la battaglia per la vita di Chris e Connie, nessun segno concreto di vicinanza, guai a porre gesti che avrebbero potuto essere interpretati come sfida al Potere. Silenzio. Dove erano quelli che si riempiono sempre la bocca di parole come “accompagnamento”? E quelli che urlano contro la “cultura dello scarto” hanno perso la voce?». 

Il riferimento è piuttosto evidente: a fare dei tweet sul caso sostenendo ai genitori e assicurando la sua vicinanza e la sua preghiera è stato Papa Francesco. Come pure è Papa Francesco a usare di frequente nel suo magistero l’espressione «cultura dello scarto». 

Dunque il direttore della “Nuova Bussola Quotidiana” annovera la Chiesa e senza neanche troppi sottintesi, lo stesso Pontefice, tra coloro che hanno «ucciso Charlie» con il loro presunto “silenzio”. È legittimo – e lo sport trova quotidianamente un crescente numero di aderenti – voler insegnare al Papa che cosa dire, quando e come parlare, ogni quanto ripetere gli stessi appelli, sindacare se sarebbe più opportuna un’enciclica o un Angelus, etc. Ma non occorre andare troppo indietro nel tempo per verificare come un altro Pontefice, oggi emerito e quotidianamente strumentalizzato contro l’attuale Successore di Pietro dagli ambienti iper-critici verso Francesco, si sia comportato.  

Stiamo parlando del caso di Eluana Englaro, morta il 9 febbraio 2009 dopo sei giorni prima era stata interrotta l’alimentazione e idratazione artificiale che la teneva in vita. Caso simile per certi versi a quello di Charlie, diverso per altri, perché Eluana non respirava grazie a una macchina e soprattutto non era affetta da una grave malattia dagli esiti purtroppo infausti, ma viveva in stato vegetativo dal 1992 a seguito di un incidente stradale. Che cosa fece allora il Papa, che era Benedetto XVI? Ebbene, non vi furono appelli pubblici espliciti. Papa Ratzinger non pronunciò il nome di Eluana. Il 1° febbraio 2009, ormai al culmine della tormentata vicenda giudiziaria che riguardava la ragazza a motivo della richiesta del padre di sospendere l’alimentazione e l’idratazione (sostegni vitali, non cure), Benedetto XVI all’Angelus celebrando la Giornata per la Vita disse che l’eutanasia è «una falsa soluzione al dramma della sofferenza». «La vera risposta infatti – aggiunse – non può essere dare la morte, per quanto “dolce”, ma testimoniare l’amore che aiuta ad affrontare il dolore e l’agonia in modo umano». Allora tutti i media legarono queste parole al caso Englaro. 

Sul caso Charlie Francesco ha seguito una via inedita. Prima è intervenuto con un tweet, la sera del 30 giugno, senza riferimenti diretti al caso (anche se tutti i media l’avevano collegato alla vicenda del piccolo inglese), scrivendo: «Difendere la vita umana, soprattutto quando è ferita dalla malattia, è un impegno d’amore che Dio affida ad ogni uomo». Poi, con una decisione inedita, ha voluto che la vicenda fosse direttamente citata. «Il Santo Padre segue con affetto e commozione la vicenda del piccolo Charlie Gard ed esprime la propria vicinanza ai suoi genitori. Per essi prega, auspicando che non si trascuri il loro desiderio di accompagnare e curare sino alla fine il proprio bimbo», ha dichiarato la sera del 3 luglio 2017 il direttore della Sala Stampa Vaticana, Greg Burke. Una dichiarazione esplicita e diretta. In quelle stesse ore la Conferenza episcopale italiana precisava che gli ospedali cattolici si offrivano di ospitare il bambino «per potergli dare vita». E la presidente dell’ospedale vaticano Bambino Gesù, Mariella Enoc, annunciava di aver contattato la direzione del Great Ormond Street Hospital di Londra per offrire la disponibilità a ospitare e assistere Charlie: «Ci siamo allineati alla richiesta del Papa. Non ci sono cure per la malattia di Charlie. Non facciamo miracoli, ma garantiamo accoglienza e amore». Di più, in quelle stesse ore ai vertici della Santa Sede, in contatto con la nunziatura a Londra, venivano studiate tutte le possibili vie per favorire il trasferimento in Italia del bambino, compresa l’eventualità di concedere alla sua famiglia la cittadinanza vaticana. Una soluzione dimostratasi impraticabile perché non avrebbe sortito effetti. 

Il 24 luglio, dopo che i genitori avevano deciso di sospendere la battaglia legale per continuare le cure per il loro figlio (attirandosi commenti feroci e senza cuore da parte di ambienti sedicenti “cattolici”), Bergoglio ha voluto manifestare pubblicamente e nuovamente la sua vicinanza alla famiglia, attraverso il direttore della Sala Stampa della Santa Sede: «Papa Francesco sta pregando per Charlie e per i suoi genitori e si sente particolarmente vicino a loro in questo momento di immensa sofferenza. Il Santo Padre chiede di unirci in preghiera perché possano trovare la consolazione e l’amore di Dio». L’ultimo messaggio, la sera del 28 luglio, dopo la morte del piccolo, anche questo via tweet e dunque immediatamente diffuso: «Affido al Padre il piccolo Charlie e prego per i genitori e le persone che gli hanno voluto bene». 

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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ANDREA TORNIELLI
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La triste vicenda del piccolo Charlie Gard, gravemente ammalato di una rara sindrome, morto il 28 luglio dopo che gli è stata staccata la macchina che lo faceva respirare artificialmente, avrebbe meritato silenzio e preghiera. E vicinanza ai genitori, come quella manifestata da Papa Francesco, che nelle ultime settimane aveva fatto scendere in campo l’Ospedale Bambino Gesù per cercare di accompagnare dignitosamente l’ultima fase della vita del bambino, arrivando persino a ipotizzare la cittadinanza vaticana per la famiglia Gard al fine di agevolare un trasferimento del piccolo paziente. 

 

Sulla vicenda, e su come è stata gestita dai media, dai politici, dagli esperti, dai medici, dagli uomini di Chiesa, e dai naviganti dei social, molto si è discusso e molto si discuterà, con diversità di posizioni e di opinioni anche tra chi condivide la stessa fede religiosa. La morte di Charlie sembra però aver scatenato commenti dai contenuti sconcertanti. Come quello messo online il 29 luglio sul giornale cattolico online “La Nuova Bussola Quotidiana”, a firma del suo direttore Riccardo Cascioli, che dirige anche il mensile “Il Timone”. 

Scrive Cascioli: «È stato ucciso. Sia ben chiaro e non facciamoci prendere in giro. Charlie Gard è stato ucciso. Ucciso da medici e giudici, che hanno voluto questa morte con ferocia determinazione, e ucciso dal silenzio di quanti avrebbero avuto l’autorità morale (e non solo) per intervenire e non l’hanno fatto». A chi si riferisca l’autore quando parla di quanti avrebbero avuto «l’autorità morale (e non solo)» è chiaro qualche paragrafo dopo, quando aggiunge: «E infine non si può non provare sgomento per l’assenza ingiustificata della Chiesa, anzi dei suoi pastori, fatte salve alcune, rare, eccezioni. Ancora una volta, davanti a un popolo che si è mobilitato anzitutto con la preghiera, ha fatto da contraltare il silenzio di vescovi e sacerdoti, a cominciare da quelli più vicini ai Gard. In tanti mesi solo qualche scarno comunicato, peraltro all’insegna del cerchiobottismo, qualche parola di generico sostegno ai genitori di Charlie, un paio di tweet. Nessun giudizio chiaro per sostenere la battaglia per la vita di Chris e Connie, nessun segno concreto di vicinanza, guai a porre gesti che avrebbero potuto essere interpretati come sfida al Potere. Silenzio. Dove erano quelli che si riempiono sempre la bocca di parole come “accompagnamento”? E quelli che urlano contro la “cultura dello scarto” hanno perso la voce?». 

Il riferimento è piuttosto evidente: a fare dei tweet sul caso sostenendo ai genitori e assicurando la sua vicinanza e la sua preghiera è stato Papa Francesco. Come pure è Papa Francesco a usare di frequente nel suo magistero l’espressione «cultura dello scarto». 

Dunque il direttore della “Nuova Bussola Quotidiana” annovera la Chiesa e senza neanche troppi sottintesi, lo stesso Pontefice, tra coloro che hanno «ucciso Charlie» con il loro presunto “silenzio”. È legittimo – e lo sport trova quotidianamente un crescente numero di aderenti – voler insegnare al Papa che cosa dire, quando e come parlare, ogni quanto ripetere gli stessi appelli, sindacare se sarebbe più opportuna un’enciclica o un Angelus, etc. Ma non occorre andare troppo indietro nel tempo per verificare come un altro Pontefice, oggi emerito e quotidianamente strumentalizzato contro l’attuale Successore di Pietro dagli ambienti iper-critici verso Francesco, si sia comportato.  

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Sul caso Charlie Francesco ha seguito una via inedita. Prima è intervenuto con un tweet, la sera del 30 giugno, senza riferimenti diretti al caso (anche se tutti i media l’avevano collegato alla vicenda del piccolo inglese), scrivendo: «Difendere la vita umana, soprattutto quando è ferita dalla malattia, è un impegno d’amore che Dio affida ad ogni uomo». Poi, con una decisione inedita, ha voluto che la vicenda fosse direttamente citata. «Il Santo Padre segue con affetto e commozione la vicenda del piccolo Charlie Gard ed esprime la propria vicinanza ai suoi genitori. Per essi prega, auspicando che non si trascuri il loro desiderio di accompagnare e curare sino alla fine il proprio bimbo», ha dichiarato la sera del 3 luglio 2017 il direttore della Sala Stampa Vaticana, Greg Burke. Una dichiarazione esplicita e diretta. In quelle stesse ore la Conferenza episcopale italiana precisava che gli ospedali cattolici si offrivano di ospitare il bambino «per potergli dare vita». E la presidente dell’ospedale vaticano Bambino Gesù, Mariella Enoc, annunciava di aver contattato la direzione del Great Ormond Street Hospital di Londra per offrire la disponibilità a ospitare e assistere Charlie: «Ci siamo allineati alla richiesta del Papa. Non ci sono cure per la malattia di Charlie. Non facciamo miracoli, ma garantiamo accoglienza e amore». Di più, in quelle stesse ore ai vertici della Santa Sede, in contatto con la nunziatura a Londra, venivano studiate tutte le possibili vie per favorire il trasferimento in Italia del bambino, compresa l’eventualità di concedere alla sua famiglia la cittadinanza vaticana. Una soluzione dimostratasi impraticabile perché non avrebbe sortito effetti. 

Il 24 luglio, dopo che i genitori avevano deciso di sospendere la battaglia legale per continuare le cure per il loro figlio (attirandosi commenti feroci e senza cuore da parte di ambienti sedicenti “cattolici”), Bergoglio ha voluto manifestare pubblicamente e nuovamente la sua vicinanza alla famiglia, attraverso il direttore della Sala Stampa della Santa Sede: «Papa Francesco sta pregando per Charlie e per i suoi genitori e si sente particolarmente vicino a loro in questo momento di immensa sofferenza. Il Santo Padre chiede di unirci in preghiera perché possano trovare la consolazione e l’amore di Dio». L’ultimo messaggio, la sera del 28 luglio, dopo la morte del piccolo, anche questo via tweet e dunque immediatamente diffuso: «Affido al Padre il piccolo Charlie e prego per i genitori e le persone che gli hanno voluto bene». 

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