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È meglio parlare o tacere?

Quando la vostra perfezione vi ossessiona, ricordate che non siete Dio

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Quando la vostra perfezione vi ossessiona, ricordate che non siete Dio

 

A volte non so se è meglio tacere o parlare. Alzare la voce e gridare perché mi ascoltino o rimanere in silenzio nascondendo ciò che penso, ciò che so, ciò che desidero.

Non so se parlando provocherò il rifiuto, il rancore o l’odio, o se tacendo otterrò l’ira di chi non mi ama e si aspetta qualche parola.

Non so se è più umile il mio silenzio o la mia parola, o se è possibile cambiare in qualche modo la mia vita e quella altrui.

Vedo Dio che tace e penso al suo silenzio. “Il silenzio di Dio dovrebbe insegnarci che spesso bisogna tacere”.

Forse allora, guardando Dio, dovrei imparare a tacere più. A parlare meno. Ad aspettare con pazienza.

Non essere precipitoso nelle mie decisioni. Avere calma e pace. Non vivere con la fretta. La vita si cucina a fuoco lento. Tra silenzi e attese. Imparo a tacere, senza parlare più del dovuto.

Sono padrone dei miei silenzi. Schiavo delle mie parole. Accetto di sbagliarmi parlando più del dovuto. Taccio. Resto in silenzio. Aspetto.

Desidero una vita lunga per donare i miei passi. Per lasciar risuonare la mia voce o mettere a tacere il mio grido. Desidero che tutto passi e arrivi presto il cielo, il paradiso. Non come retribuzione per i miei meriti, ma come espressione dell’amore più grande che mi abbraccia e mi sostiene.

Voglio vivere qui e ora, e non nel futuro, né ancorato nel passato. Sogno un’eternità, e a volte vedo che l’attesa mi stanca.

Spesso non so se sto facendo la cosa corretta. Se la cosa corretta è quella morale, quella giusta o quella che vale. Non so se mi trovo al posto giusto o ce n’è qualcun altro più adeguato.

Non so se quello che vivo ora lo vivo al momento opportuno. Non so se sto facendo quello che devo fare o solo quello che mi piace.

Non lo so, vivo tra i dubbi.

E nei dubbi la mia anima si consuma con paure e desideri. Scelgo allora di lasciare che sia Dio a portare consolazione e pace all’anima una volta fatto il primo passo.

 

Originale: Aleteia.org
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Quando la vostra perfezione vi ossessiona, ricordate che non siete Dio

  

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A volte non so se è meglio tacere o parlare. Alzare la voce e gridare perché mi ascoltino o rimanere in silenzio nascondendo ciò che penso, ciò che so, ciò che desidero.

Non so se parlando provocherò il rifiuto, il rancore o l’odio, o se tacendo otterrò l’ira di chi non mi ama e si aspetta qualche parola.

Non so se è più umile il mio silenzio o la mia parola, o se è possibile cambiare in qualche modo la mia vita e quella altrui.

Vedo Dio che tace e penso al suo silenzio. “Il silenzio di Dio dovrebbe insegnarci che spesso bisogna tacere”.

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Forse allora, guardando Dio, dovrei imparare a tacere più. A parlare meno. Ad aspettare con pazienza.

Non essere precipitoso nelle mie decisioni. Avere calma e pace. Non vivere con la fretta. La vita si cucina a fuoco lento. Tra silenzi e attese. Imparo a tacere, senza parlare più del dovuto.

Sono padrone dei miei silenzi. Schiavo delle mie parole. Accetto di sbagliarmi parlando più del dovuto. Taccio. Resto in silenzio. Aspetto.

Desidero una vita lunga per donare i miei passi. Per lasciar risuonare la mia voce o mettere a tacere il mio grido. Desidero che tutto passi e arrivi presto il cielo, il paradiso. Non come retribuzione per i miei meriti, ma come espressione dell’amore più grande che mi abbraccia e mi sostiene.

Voglio vivere qui e ora, e non nel futuro, né ancorato nel passato. Sogno un’eternità, e a volte vedo che l’attesa mi stanca.

Spesso non so se sto facendo la cosa corretta. Se la cosa corretta è quella morale, quella giusta o quella che vale. Non so se mi trovo al posto giusto o ce n’è qualcun altro più adeguato.

Non so se quello che vivo ora lo vivo al momento opportuno. Non so se sto facendo quello che devo fare o solo quello che mi piace.

Non lo so, vivo tra i dubbi.

E nei dubbi la mia anima si consuma con paure e desideri. Scelgo allora di lasciare che sia Dio a portare consolazione e pace all’anima una volta fatto il primo passo.

 

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