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E il Circo Massimo disse: potenti, ci ricorderemo

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Ritornato dall’esperienza straordinaria, unica, che permarrà nelle memoria personale e collettiva, mi viene inevitabile domandarmi: come è potuto accadere?

Come è potuto accadere che una dozzina di bravi ma non straordinari individui, guidati da un neurochirurgo che fa della serietà la sua cifra stilistica, di grande levatura ma sostanzialmente ignoto al grande pubblico, siano riusciti a chiamare a raccolta un popolo vastissimo per mettere in discussione democraticamente un singolo progetto di legge, a stupire l’Italia anche più di quanto non l’abbiano stupita il 20 giugno, mettendo oggettivamente in crisi i potenti in una dinamica che pareva avere l’esito già scritto?

Come è potuto accadere che persino la grande stampa e le televisioni, che prima del Circo Massimo tendevano addirittura a togliere legittimità al diritto dei dissenzienti di manifestare rispetto al ddl Cirinnà, abbiano nelle loro cronache inevitabilmente dovuto tributare una attenzione rispettosa per una piazza che, pur coinvolgendo due milioni di persone, non ha vissuto neanche la minima sbavatura, il minimo accento fuori posto?

Verrebbe da gridare al miracolo e miracolo in parte certamente è stato. Poi c’è da riconoscere l’ostinazione coraggiosa del comitato Difendiamo i nostri figli, i “convocatori” della manifestazione, dove convivono cavalli di razza che hanno avuto l’intelligenza di riporre il loro ego nel taschino per cooperare efficacemente alla formazione di un popolo consapevole sui difficili argomenti oggetto del contendere oltre che dei raduni di giugno e del 30 gennaio. Infine c’è il lavoro straordinario svolto da un Massimo Gandolfini, che ha sfoggiato capacità di leadership, di mediazione, persino di oratoria francamente inaspettate in un neurochirurgo che ha dedicato tutta la sua vita alla professione e alla famiglia, alla moglie che ama fin dai banchi del liceo, ai sette figli tutti adottivi, ai sei nipoti che compongono una esemplificazione plastica dei frutti nobili dell’amore familiare.

Ma questi fattori da soli non bastano a spiegare il successo del Circo Massimo. Il fattore decisivo, che ha travolto in qualche caso persino emotivamente i commentatori, è stato il fattore umano di questa piazza: le persone. La vittoria è una vittoria tutta da consegnare ai due milioni di italiani che sono saliti su migliaia di pullman con i loro figli, percorrendo tragitti brevi o anche lunghissimi, qualche volta di notte, per poter testimoniare la loro opposizione a una legge che lede i diritti civili della famiglia e trasforma i bambini in oggetto di una compravendita, negando loro il diritto umano primario ad avere una mamma e un papà riconoscibili. Questa testimonianza tutta politica, che si concentra su un progetto di legge e dunque non è generica o ideologica, ha visto manifestarsi per la prima volta dopo decenni un popolo che veniva dato per disperso o costretto all’irrilevanza: il popolo cattolico. Dopo il 30 gennaio 2016, dopo il Circo Massimo, la stagione dell’irrilevanza politica dei cattolici durata oltre due decenni arriva al capolinea. Nella maniera più inaspettata e imponente, i cattolici si riprendono il proprio spazio nell’arena pubblica, tra l’altro in maniera unitaria e compatta.

Certo, il dopo Circo Massimo allarma, è noto che ci sono diverse scuole di pensiero sul ruolo politico del laicato cattolico. Di certo il 30 gennaio 2016 proprio la piazza così protagonista, così matura ed educata ma allo stesso tempo così netta e “radicale” nella piattaforma della rivendicazione di un ritiro senza compromessi possibili del ddl Cirinnà, ha dimostrato che esiste uno spazio politico enorme che ha trovato il suo luogo di rappresentanza ed è, paradossalmente, la piazza stessa. Non c’è bisogno di “vescovi-pilota” e neanche di “politici-pilota”: nessuno dei parlamentari presenti può intestarsi la rappresentanza del popolo del Circo Massimo. Eppure c’è. E chi scriveva, dopo il 20 giugno, che quel popolo era irrilevante perché non aggregato a qualche carrozzone partitico, dopo il 30 gennaio si è inevitabilmente ricreduto. E’ nato un luogo politico di rappresentanza tutto legato alla spinta dal basso, che si innerva sui social network ma non è virtuale, che è temprato da una battaglia faticosissima come quella sul ddi Cirinnà, che ormai potrebbe riconvocarsi domani e anche dopodomani ogni volta ampliando i suoi numeri. Perché i numeri del Circo Massimo sono il doppio di quelli di San Giovanni sei mesi fa. E la progressione è geometrica.

La consapevolezza politica di questa nuova piazza cattolica spontanea è emersa nei mille striscioni agitati prevalentemente da giovani e giovanissimi al Circo Massimo (altro dato che ha stupito che si aspettava “le vecchiette” e invece ha scoperto il dato anagrafico medio del cattolico impegnato, rimanendone sorpreso credo). I titoli su tutti i giornali sono stati consegnati a quello striscione di nove metri aperto da un hashtag che riportava la scritta: “Renzi ci ricorderemo”. Tre parole che dimostrano una maturità politica, una consapevolezza anche tattica nel voler mettere pressione su colui che inevitabilmente deciderà le sorti del ddl Cirinnà, promettendo che se insisterà nella sua insipienza ci saranno conseguenze politiche in termini di consenso per lui difficilmente sostenibili. Un capolavoro politico in tre parole. Ed è stato il messaggio che la piazza ha consegnato al palco e non è un caso che più di un oratore abbia citato proprio quello striscione.

Circo Massimo ora è vuoto, l’evento è finito. Ma un pezzo di storia è solo all’inizio.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Ritornato dall’esperienza straordinaria, unica, che permarrà nelle memoria personale e collettiva, mi viene inevitabile domandarmi: come è potuto accadere?

Come è potuto accadere che una dozzina di bravi ma non straordinari individui, guidati da un neurochirurgo che fa della serietà la sua cifra stilistica, di grande levatura ma sostanzialmente ignoto al grande pubblico, siano riusciti a chiamare a raccolta un popolo vastissimo per mettere in discussione democraticamente un singolo progetto di legge, a stupire l’Italia anche più di quanto non l’abbiano stupita il 20 giugno, mettendo oggettivamente in crisi i potenti in una dinamica che pareva avere l’esito già scritto?

Come è potuto accadere che persino la grande stampa e le televisioni, che prima del Circo Massimo tendevano addirittura a togliere legittimità al diritto dei dissenzienti di manifestare rispetto al ddl Cirinnà, abbiano nelle loro cronache inevitabilmente dovuto tributare una attenzione rispettosa per una piazza che, pur coinvolgendo due milioni di persone, non ha vissuto neanche la minima sbavatura, il minimo accento fuori posto?

Verrebbe da gridare al miracolo e miracolo in parte certamente è stato. Poi c’è da riconoscere l’ostinazione coraggiosa del comitato Difendiamo i nostri figli, i “convocatori” della manifestazione, dove convivono cavalli di razza che hanno avuto l’intelligenza di riporre il loro ego nel taschino per cooperare efficacemente alla formazione di un popolo consapevole sui difficili argomenti oggetto del contendere oltre che dei raduni di giugno e del 30 gennaio. Infine c’è il lavoro straordinario svolto da un Massimo Gandolfini, che ha sfoggiato capacità di leadership, di mediazione, persino di oratoria francamente inaspettate in un neurochirurgo che ha dedicato tutta la sua vita alla professione e alla famiglia, alla moglie che ama fin dai banchi del liceo, ai sette figli tutti adottivi, ai sei nipoti che compongono una esemplificazione plastica dei frutti nobili dell’amore familiare.

Ma questi fattori da soli non bastano a spiegare il successo del Circo Massimo. Il fattore decisivo, che ha travolto in qualche caso persino emotivamente i commentatori, è stato il fattore umano di questa piazza: le persone. La vittoria è una vittoria tutta da consegnare ai due milioni di italiani che sono saliti su migliaia di pullman con i loro figli, percorrendo tragitti brevi o anche lunghissimi, qualche volta di notte, per poter testimoniare la loro opposizione a una legge che lede i diritti civili della famiglia e trasforma i bambini in oggetto di una compravendita, negando loro il diritto umano primario ad avere una mamma e un papà riconoscibili. Questa testimonianza tutta politica, che si concentra su un progetto di legge e dunque non è generica o ideologica, ha visto manifestarsi per la prima volta dopo decenni un popolo che veniva dato per disperso o costretto all’irrilevanza: il popolo cattolico. Dopo il 30 gennaio 2016, dopo il Circo Massimo, la stagione dell’irrilevanza politica dei cattolici durata oltre due decenni arriva al capolinea. Nella maniera più inaspettata e imponente, i cattolici si riprendono il proprio spazio nell’arena pubblica, tra l’altro in maniera unitaria e compatta.

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Certo, il dopo Circo Massimo allarma, è noto che ci sono diverse scuole di pensiero sul ruolo politico del laicato cattolico. Di certo il 30 gennaio 2016 proprio la piazza così protagonista, così matura ed educata ma allo stesso tempo così netta e “radicale” nella piattaforma della rivendicazione di un ritiro senza compromessi possibili del ddl Cirinnà, ha dimostrato che esiste uno spazio politico enorme che ha trovato il suo luogo di rappresentanza ed è, paradossalmente, la piazza stessa. Non c’è bisogno di “vescovi-pilota” e neanche di “politici-pilota”: nessuno dei parlamentari presenti può intestarsi la rappresentanza del popolo del Circo Massimo. Eppure c’è. E chi scriveva, dopo il 20 giugno, che quel popolo era irrilevante perché non aggregato a qualche carrozzone partitico, dopo il 30 gennaio si è inevitabilmente ricreduto. E’ nato un luogo politico di rappresentanza tutto legato alla spinta dal basso, che si innerva sui social network ma non è virtuale, che è temprato da una battaglia faticosissima come quella sul ddi Cirinnà, che ormai potrebbe riconvocarsi domani e anche dopodomani ogni volta ampliando i suoi numeri. Perché i numeri del Circo Massimo sono il doppio di quelli di San Giovanni sei mesi fa. E la progressione è geometrica.

La consapevolezza politica di questa nuova piazza cattolica spontanea è emersa nei mille striscioni agitati prevalentemente da giovani e giovanissimi al Circo Massimo (altro dato che ha stupito che si aspettava “le vecchiette” e invece ha scoperto il dato anagrafico medio del cattolico impegnato, rimanendone sorpreso credo). I titoli su tutti i giornali sono stati consegnati a quello striscione di nove metri aperto da un hashtag che riportava la scritta: “Renzi ci ricorderemo”. Tre parole che dimostrano una maturità politica, una consapevolezza anche tattica nel voler mettere pressione su colui che inevitabilmente deciderà le sorti del ddl Cirinnà, promettendo che se insisterà nella sua insipienza ci saranno conseguenze politiche in termini di consenso per lui difficilmente sostenibili. Un capolavoro politico in tre parole. Ed è stato il messaggio che la piazza ha consegnato al palco e non è un caso che più di un oratore abbia citato proprio quello striscione.

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