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E’ boom di richieste di fecondazione eterologa.

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E’ la conseguenza dell’ultima sentenza della Corte Costituzionale sulla legge 40 ma servono regole sicure

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Nello spazio di circa 20 giorni sono già arrivate 3500 richieste di informazioni: da quando il 9 aprile scorso la Corte costituzionale ha dichiarato l’incostituzionalità del divieto di fecondazione eterologa previsto dalla legge 40 del 2004, si è verificato un boom di contatti nei centri di fecondazione Cecos Italia, l’associazione che raggruppa una rete di centri di fecondazione pubblici e privati in cui si effettuano circa 10 mila cicli l’anno. Ma servono norme certe sull’intera materia che tengano conto soprattutto dei diritti di chi è chiamato a venire al mondo.

A fronte di questa valanga di richieste – una media di 150 al giorno – i centri non sono in grado di dare indicazioni agli aspiranti genitori. “Tutte le coppie – spiega  Elisabetta Coccia, presidente Cecos e docente di Ginecologia e Ostetricia all’università di Firenze fanno la stessa domanda: qual è l’iter da seguire per la fecondazione eterologa? Chiedono se ci sono liste di attesa, quali sono i costi, le procedure tecniche, le garanzie del centro”. Si tratta di “coppie consapevoli che vogliono risposte certe” ma a cui non si possono dare risposte certe perchè ad oggi non sono state emanate le necessarie linee guida dal ministero della Salute, nonostante “noi società della riproduzione abbiamo dato la nostra totale disponibilità a un tavolo tecnico di confronto” (La Repubblica.it 30 aprile).

Le richieste rivolte ai centri Cecos riguardano soprattutto “ovodonazione e non solo limitatamente all’età di accesso all’eterologa – precisa l’associazione in una nota –. Sono molte, infatti, le donne la cui fertilità è stata purtroppo compromessa a cause di neoplasie o menopausa precoce o interventi chirurgici, o casi in cui la donna è fertile ma è portatrice di una malattia genetica, o i casi di ripetuti tentativi fallimentari che portano la coppia stessa a intraprendere altre strade” (Il Fattoquotidiano.it 30 aprile).

Il Ministero della salute potrebbe intervenire con delle linee guida nel giro di poche settimane, non appena, come spiega una nota, si conosceranno le motivazioni della sentenza con cui la corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità del divieto di eterologa. Da quel momento, infatti, sarà possibile per il ministero “individuarne le modalità di attuazione”. Il tutto dovrà essere inserito in un quadro normativo che coinvolgerà il Parlamento e le altre istituzioni interessate (La Repubblica.it 30 aprile).

Preoccupano ulteriori vulnus normativi riguardo una materia così delicata nella quale fanno fatica a trovare riconoscimento i diritti dei più indifesi: “nel 5% dei test genomici – ha rilevato il genetista Bruno Dallapiccola a proposito della vicenda dello scambio di embrioni avvenuto all’ospedale Pertini di Roma – si scopre che la paternità non è quella dichiarata. In Italia l’intero settore è sprovvisto di regolamentazione e il vuoto legislativo è pesantemente aumentato dopo che la Consulta ha bocciato il divieto di fecondazione eterologa, ossia praticata con gameti di un donatore esterno alla coppia. Nel caso accaduto al “Pertini” la gestante dei gemelli funge da madre, ma al momento della nascita dei bambini il donatore del gamete maschile potrà richiedere il test di paternità. In questo modo l’interesse dei neonati è del tutto assente. Con gravi danni” (La Stampa.it 19 aprile).

La regolamentazione di una materia così nuova da non avere ancora regole ben definite è urgente anche in rapporto ad interessi economici non sempre evidenti ad essa legati. “Senza regole certe le probabilità di errori umani aumentano – ha aggiunto Dallapiccola sempre in riferimento alla vicenda del Pertini -, tanto più in presenza di una non-cultura ideologica, spesso propagandata per fini commerciali. Bisogna rendersi conto che vi sono dietro interessi economici enormi. Le applicazioni inappropriate della scienza producono disastri (…)La scienza è in grado di spostare la soglia delle scoperte sempre più in avanti senza che vi sia un’adeguata informazione delle implicazioni e delle conseguenze. Le coppie non sono ben consigliate. E’ il momento di regolamentare i test genetici e di vigilare sulle procedure della fecondazione. Il nodo dei bambini in provetta geneticamente perfetti ci porta verso una pericolosa deriva etica eugenetica. I difetti fanno parte della vita non c’è algoritmo che tenga. Prima il legislatore interviene, meglio è” (La Stampa.it 19 aprile).

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Nello spazio di circa 20 giorni sono già arrivate 3500 richieste di informazioni: da quando il 9 aprile scorso la Corte costituzionale ha dichiarato l’incostituzionalità del divieto di fecondazione eterologa previsto dalla legge 40 del 2004, si è verificato un boom di contatti nei centri di fecondazione Cecos Italia, l’associazione che raggruppa una rete di centri di fecondazione pubblici e privati in cui si effettuano circa 10 mila cicli l’anno. Ma servono norme certe sull’intera materia che tengano conto soprattutto dei diritti di chi è chiamato a venire al mondo.

A fronte di questa valanga di richieste – una media di 150 al giorno – i centri non sono in grado di dare indicazioni agli aspiranti genitori. “Tutte le coppie – spiega  Elisabetta Coccia, presidente Cecos e docente di Ginecologia e Ostetricia all’università di Firenze fanno la stessa domanda: qual è l’iter da seguire per la fecondazione eterologa? Chiedono se ci sono liste di attesa, quali sono i costi, le procedure tecniche, le garanzie del centro”. Si tratta di “coppie consapevoli che vogliono risposte certe” ma a cui non si possono dare risposte certe perchè ad oggi non sono state emanate le necessarie linee guida dal ministero della Salute, nonostante “noi società della riproduzione abbiamo dato la nostra totale disponibilità a un tavolo tecnico di confronto” (La Repubblica.it 30 aprile).

Le richieste rivolte ai centri Cecos riguardano soprattutto “ovodonazione e non solo limitatamente all’età di accesso all’eterologa – precisa l’associazione in una nota –. Sono molte, infatti, le donne la cui fertilità è stata purtroppo compromessa a cause di neoplasie o menopausa precoce o interventi chirurgici, o casi in cui la donna è fertile ma è portatrice di una malattia genetica, o i casi di ripetuti tentativi fallimentari che portano la coppia stessa a intraprendere altre strade” (Il Fattoquotidiano.it 30 aprile).

Il Ministero della salute potrebbe intervenire con delle linee guida nel giro di poche settimane, non appena, come spiega una nota, si conosceranno le motivazioni della sentenza con cui la corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità del divieto di eterologa. Da quel momento, infatti, sarà possibile per il ministero “individuarne le modalità di attuazione”. Il tutto dovrà essere inserito in un quadro normativo che coinvolgerà il Parlamento e le altre istituzioni interessate (La Repubblica.it 30 aprile).

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Preoccupano ulteriori vulnus normativi riguardo una materia così delicata nella quale fanno fatica a trovare riconoscimento i diritti dei più indifesi: “nel 5% dei test genomici – ha rilevato il genetista Bruno Dallapiccola a proposito della vicenda dello scambio di embrioni avvenuto all’ospedale Pertini di Roma – si scopre che la paternità non è quella dichiarata. In Italia l’intero settore è sprovvisto di regolamentazione e il vuoto legislativo è pesantemente aumentato dopo che la Consulta ha bocciato il divieto di fecondazione eterologa, ossia praticata con gameti di un donatore esterno alla coppia. Nel caso accaduto al “Pertini” la gestante dei gemelli funge da madre, ma al momento della nascita dei bambini il donatore del gamete maschile potrà richiedere il test di paternità. In questo modo l’interesse dei neonati è del tutto assente. Con gravi danni” (La Stampa.it 19 aprile).

La regolamentazione di una materia così nuova da non avere ancora regole ben definite è urgente anche in rapporto ad interessi economici non sempre evidenti ad essa legati. “Senza regole certe le probabilità di errori umani aumentano – ha aggiunto Dallapiccola sempre in riferimento alla vicenda del Pertini -, tanto più in presenza di una non-cultura ideologica, spesso propagandata per fini commerciali. Bisogna rendersi conto che vi sono dietro interessi economici enormi. Le applicazioni inappropriate della scienza producono disastri (…)La scienza è in grado di spostare la soglia delle scoperte sempre più in avanti senza che vi sia un’adeguata informazione delle implicazioni e delle conseguenze. Le coppie non sono ben consigliate. E’ il momento di regolamentare i test genetici e di vigilare sulle procedure della fecondazione. Il nodo dei bambini in provetta geneticamente perfetti ci porta verso una pericolosa deriva etica eugenetica. I difetti fanno parte della vita non c’è algoritmo che tenga. Prima il legislatore interviene, meglio è” (La Stampa.it 19 aprile).

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