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HomeParola di DioIl Vangelo della Festa - Anno CDomenica di Risurrezione - Anno C - 31 marzo 2013

Domenica di Risurrezione – Anno C – 31 marzo 2013

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La novità della Pasqua ci interpella radicalmente sul nostro modo di intendere la vita e la solidarietà. Nella Pasqua si rivela - ed è questo il primo aspetto - la fedeltà e la solidarietà di Dio all’uomo, a ogni uomo. Cristo infatti ha salvato l’uomo e la sua storia non respingendola, né criticandola; l’ha salvata, assumendola fino in fondo, vivendola pienamente, condividendola. La salvezza si pone nella linea della condivisione, della solidarietà e non dell’opposizione.
La novità della Pasqua ci interpella radicalmente sul nostro modo di intendere la vita e la solidarietà. Nella Pasqua si rivela – ed è questo il primo aspetto – la fedeltà e la solidarietà di Dio all’uomo, a ogni uomo. Cristo infatti ha salvato l’uomo e la sua storia non respingendola, né criticandola; l’ha salvata, assumendola fino in fondo, vivendola pienamente, condividendola. La salvezza si pone nella linea della condivisione, della solidarietà e non dell’opposizione.

Con la risurrezione di Cristo,

anche a Mosè è concesso entrare nella terra promessa.

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At 10, 34a.37-43

1Cor 5, 6-8

Gv 20, 1-9

 

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II pellegrinaggio quaresimale ci ha educati – mediante un faticoso percorso di conversione – ad accogliere l’evento cardine della nostra fede: la risurrezione di Gesù Cristo. Un accadimento che è innanzitutto una confessione di fede esultante: “Cristo è risorto!”; unitamente all’incoraggiamento rivolto ai credenti affinché, non si lascino depredare della speranza e – come i discepoli di Emmaus – imparino a vivere “da risorti”. I cristiani, infatti, non sono proclamatori di una congettura; bensì del fatto che, il Nazareno, messo a morte dagli uomini, è stato risuscitato da Dio il terzo giorno. Certezza foraggiata non da un sepolcro vuoto – dal quale, il corpo, poteva benissimo essere stato trafugato – ma dalle succedanee apparizioni a Maria di Magdala e ai discepoli. Il cristiano allora, non è l’uomo della tomba vuota, ma il rigenerato dalla luce delle apparizioni del risorto.

Per Israele, il memoriale della Pasqua (haggadah di pesach) era il ricordo attualizzato – celebrato con il rituale dell’agnello pasquale – della liberazione realizzata da Dio a vantaggio del suo popolo. Per i cristiani la Pasqua rimanda a Cristo, nuovo agnello, che con il dono della sua vita, libera l’uomo dalla sua radicale schiavitù: il peccato. Dunque, una liberazione ci precede, una memoria ci interpella e ci coinvolge. Celebrare la Pasqua, facendone un atteggiamento esistenziale, significa “rivivere” quanto ci ha preceduto.

Se tuttavia la liberazione pasquale dall’Egitto costituisce un popolo che prima non era tale, la Pasqua di Cristo genera la Chiesa: convocazione dei credenti a formare un nuovo popolo. La logica della storia della salvezza è logica di comunione, di appello. La croce di Cristo, infatti, si “valorizza” in quest’ottica e ci aiuta a ricomprendere anche il mistero dell’incarnazione. Cristo si è incarnato non solo per salvarci dal peccato, ma soprattutto per renderci partecipi della vita divina. La conditio incarnationis è prelapsaria: la croce e la risurrezione non sono solo strumento di superamento della morte terrena, ma soprattutto di introduzione – per l’uomo – nella “vita” divina. Con la risurrezione di Cristo, potremo dire che, anche a Mosè è concesso entrare nella terra promessa.

La novità della Pasqua ci interpella radicalmente sul nostro modo di intendere la vita e la solidarietà. Nella Pasqua si rivela – ed è questo il primo aspetto – la fedeltà e la solidarietà di Dio all’uomo, a ogni uomo. Cristo infatti ha salvato l’uomo e la sua storia non respingendola, né criticandola; l’ha salvata, assumendola fino in fondo, vivendola pienamente, condividendola. La salvezza si pone nella linea della condivisione, della solidarietà e non dell’opposizione.

Cristo ha dimostrato con la sua vita che l’unico modo per realizzare se stessi è quello di non possedersi, ma di donarsi e di concepire la propria esistenza in termini di dono e di servizio.

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G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra della Diocesi di Termoli-Larino e docente di Religione Cattolica nella stessa Diocesi. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
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Domenica di Risurrezione – Anno C – 31 marzo 2013

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La novità della Pasqua ci interpella radicalmente sul nostro modo di intendere la vita e la solidarietà. Nella Pasqua si rivela - ed è questo il primo aspetto - la fedeltà e la solidarietà di Dio all’uomo, a ogni uomo. Cristo infatti ha salvato l’uomo e la sua storia non respingendola, né criticandola; l’ha salvata, assumendola fino in fondo, vivendola pienamente, condividendola. La salvezza si pone nella linea della condivisione, della solidarietà e non dell’opposizione.
La novità della Pasqua ci interpella radicalmente sul nostro modo di intendere la vita e la solidarietà. Nella Pasqua si rivela – ed è questo il primo aspetto – la fedeltà e la solidarietà di Dio all’uomo, a ogni uomo. Cristo infatti ha salvato l’uomo e la sua storia non respingendola, né criticandola; l’ha salvata, assumendola fino in fondo, vivendola pienamente, condividendola. La salvezza si pone nella linea della condivisione, della solidarietà e non dell’opposizione.

Con la risurrezione di Cristo,

anche a Mosè è concesso entrare nella terra promessa.

At 10, 34a.37-43

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Gv 20, 1-9

 

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II pellegrinaggio quaresimale ci ha educati – mediante un faticoso percorso di conversione – ad accogliere l’evento cardine della nostra fede: la risurrezione di Gesù Cristo. Un accadimento che è innanzitutto una confessione di fede esultante: “Cristo è risorto!”; unitamente all’incoraggiamento rivolto ai credenti affinché, non si lascino depredare della speranza e – come i discepoli di Emmaus – imparino a vivere “da risorti”. I cristiani, infatti, non sono proclamatori di una congettura; bensì del fatto che, il Nazareno, messo a morte dagli uomini, è stato risuscitato da Dio il terzo giorno. Certezza foraggiata non da un sepolcro vuoto – dal quale, il corpo, poteva benissimo essere stato trafugato – ma dalle succedanee apparizioni a Maria di Magdala e ai discepoli. Il cristiano allora, non è l’uomo della tomba vuota, ma il rigenerato dalla luce delle apparizioni del risorto.

Per Israele, il memoriale della Pasqua (haggadah di pesach) era il ricordo attualizzato – celebrato con il rituale dell’agnello pasquale – della liberazione realizzata da Dio a vantaggio del suo popolo. Per i cristiani la Pasqua rimanda a Cristo, nuovo agnello, che con il dono della sua vita, libera l’uomo dalla sua radicale schiavitù: il peccato. Dunque, una liberazione ci precede, una memoria ci interpella e ci coinvolge. Celebrare la Pasqua, facendone un atteggiamento esistenziale, significa “rivivere” quanto ci ha preceduto.

Se tuttavia la liberazione pasquale dall’Egitto costituisce un popolo che prima non era tale, la Pasqua di Cristo genera la Chiesa: convocazione dei credenti a formare un nuovo popolo. La logica della storia della salvezza è logica di comunione, di appello. La croce di Cristo, infatti, si “valorizza” in quest’ottica e ci aiuta a ricomprendere anche il mistero dell’incarnazione. Cristo si è incarnato non solo per salvarci dal peccato, ma soprattutto per renderci partecipi della vita divina. La conditio incarnationis è prelapsaria: la croce e la risurrezione non sono solo strumento di superamento della morte terrena, ma soprattutto di introduzione – per l’uomo – nella “vita” divina. Con la risurrezione di Cristo, potremo dire che, anche a Mosè è concesso entrare nella terra promessa.

La novità della Pasqua ci interpella radicalmente sul nostro modo di intendere la vita e la solidarietà. Nella Pasqua si rivela – ed è questo il primo aspetto – la fedeltà e la solidarietà di Dio all’uomo, a ogni uomo. Cristo infatti ha salvato l’uomo e la sua storia non respingendola, né criticandola; l’ha salvata, assumendola fino in fondo, vivendola pienamente, condividendola. La salvezza si pone nella linea della condivisione, della solidarietà e non dell’opposizione.

Cristo ha dimostrato con la sua vita che l’unico modo per realizzare se stessi è quello di non possedersi, ma di donarsi e di concepire la propria esistenza in termini di dono e di servizio.

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G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra della Diocesi di Termoli-Larino e docente di Religione Cattolica nella stessa Diocesi. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
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