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Home Parola di Dio Il Vangelo della Festa - Anno C Domenica delle Palme - Anno C - 14 aprile 2019

Domenica delle Palme – Anno C – 14 aprile 2019

La passione di Dio per l’uomo.






    Dal Vangelo secondo Luca:

    “… Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?».

    Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori…. Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso». Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò….”.




    Questa domenica, detta anche di passione, ci consegna un Gesù che dopo la gloria dell’accoglienza, subisce l’oltraggio del rifiuto. Dalle stelle alle stalle. Dalla gloria alla polvere. Ma per lui non è un problema, anzi una scelta. Lui per amore e in obbedienza al padre accetta prima l’entusiasmo della folla osannante e poi l’odio della medesima folla che, manovrata, lo esclude preferendo un ladro, un sobillatore, un pluriomicida alla sua mansuetudine e remissività. Tutto questo non è fatalismo, ma progetto. E’ il prezzo che egli paga per ristabilire nell’umanità quell’ordine iniziale distrutto dal peccato adamitico. Gesù è venuto per riparare, per cambiare l’asse ereditario. Non più esclusione, condanna ma, riabilitazione, salvezza. Il prezzo di questo nuovo “contratto” – “alleanza” è la sua morte, lo spargimento del suo sangue innocente. Egli diventa la vittima sacrificale, il capro espiatorio. “L’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”. Egli è venuto a cancellare l’antica colpa e a scrivere una pagina nuova, inedita, ma col suo sangue sparso sulla croce dopo atroci tormenti, imbarazzanti esclusioni, deludenti condanne.

    Chi ama, chi vuole amare, sa di dover pagare di persona. Chi ama sa che, amando non investe, ma concede a fondo perduto. Ama perché deve amare, perché non può fare a meno di amare. “Amo perché amo, amo per amare”  La sorgente, infatti, dà sempre molto di più di quanto basti all’assetato” E Dio dell’amore davvero è la fonte sorgiva. La passione e la morte di Gesù ne sono una puntuale conferma. “Nulla manca dove c’è tutto”. Nella passione morte e risurrezione di Gesù c’è davvero tutto. C’è il centro della storia, il motivo della nostra fede, ma soprattutto c’è ogni uomo destinatario di tanto amore.

    Gesù ha portato il peso del peccato del mondo, il Cireneo l’ha aiutato a portare la croce perché ridotto allo stremo delle forze, anche noi dobbiamo mettere le nostre spalle sotto le croci di tanti fratelli che, esausti, hanno bisogno di considerazione, di amore, di accoglienza, di sostegno, di ascolto. Gesù ama fino alla fine, dona tutto se stesso, non aveva null’altro da donarci altrimenti lo avrebbe fatto, ecco perché la passione di Dio è per l’uomo. Egli è il punto di interesse e di convergenza per Dio che da sempre è alla sua ricerca per consolarlo, per iniettargli aliti di vita, per sostenerlo in ogni sconfitta, per dargli nuova e rinnovata speranza.




    È là, sul Calvario, che Gesù ha l’ultimo appuntamento con un peccatore, per spalancare anche a lui le porte del suo Regno. Questo è interessante: è l’unica volta che la parola “paradiso” compare nei vangeli. Gesù lo promette a un “povero diavolo” che sul legno della croce ha avuto il coraggio di rivolgergli la più umile delle richieste: «Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno» (Lc 23,42). Non aveva opere di bene da far valere, non aveva niente, ma si affida a Gesù, che riconosce come innocente, buono, così diverso da lui (v. 41). È stata sufficiente quella parola di umile pentimento, per toccare il cuore di Gesù. Il buon ladrone ci ricorda la nostra vera condizione davanti a Dio: che noi siamo suoi figli, che Lui prova compassione per noi, che Lui è disarmato ogni volta che gli manifestiamo la nostalgia del suo amore. 

    (Udienza Generale, 25 ottobre 2017)




    O Padre, che ci hai saziati con i tuoi santi doni, e con la morte del tuo Figlio ci fai sperare nei beni in cui crediamo, fa’ che per la sua risurrezione possiamo giungere alla meta della nostra speranza. Per Cristo nostro Signore.

     



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B. Giorgetta
BENITO GIORGETTA (16 febbraio 1955 Montemitro, Campobasso), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in sacra teologia con specializzazione in mariologia. Dottore in bioetica, è giornalista pubblicista. Vicario foraneo. Docente di Teologia morale della sessualità e Bioetica presso l'Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti. Presidente dell'Associazione "Iktus - Onlus".

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Domenica delle Palme – Anno C – 14 aprile 2019

La passione di Dio per l’uomo.






    Dal Vangelo secondo Luca:

    “… Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?».

    Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori…. Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso». Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò….”.




    Questa domenica, detta anche di passione, ci consegna un Gesù che dopo la gloria dell’accoglienza, subisce l’oltraggio del rifiuto. Dalle stelle alle stalle. Dalla gloria alla polvere. Ma per lui non è un problema, anzi una scelta. Lui per amore e in obbedienza al padre accetta prima l’entusiasmo della folla osannante e poi l’odio della medesima folla che, manovrata, lo esclude preferendo un ladro, un sobillatore, un pluriomicida alla sua mansuetudine e remissività. Tutto questo non è fatalismo, ma progetto. E’ il prezzo che egli paga per ristabilire nell’umanità quell’ordine iniziale distrutto dal peccato adamitico. Gesù è venuto per riparare, per cambiare l’asse ereditario. Non più esclusione, condanna ma, riabilitazione, salvezza. Il prezzo di questo nuovo “contratto” – “alleanza” è la sua morte, lo spargimento del suo sangue innocente. Egli diventa la vittima sacrificale, il capro espiatorio. “L’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”. Egli è venuto a cancellare l’antica colpa e a scrivere una pagina nuova, inedita, ma col suo sangue sparso sulla croce dopo atroci tormenti, imbarazzanti esclusioni, deludenti condanne.

    Chi ama, chi vuole amare, sa di dover pagare di persona. Chi ama sa che, amando non investe, ma concede a fondo perduto. Ama perché deve amare, perché non può fare a meno di amare. “Amo perché amo, amo per amare”  La sorgente, infatti, dà sempre molto di più di quanto basti all’assetato” E Dio dell’amore davvero è la fonte sorgiva. La passione e la morte di Gesù ne sono una puntuale conferma. “Nulla manca dove c’è tutto”. Nella passione morte e risurrezione di Gesù c’è davvero tutto. C’è il centro della storia, il motivo della nostra fede, ma soprattutto c’è ogni uomo destinatario di tanto amore.

    Gesù ha portato il peso del peccato del mondo, il Cireneo l’ha aiutato a portare la croce perché ridotto allo stremo delle forze, anche noi dobbiamo mettere le nostre spalle sotto le croci di tanti fratelli che, esausti, hanno bisogno di considerazione, di amore, di accoglienza, di sostegno, di ascolto. Gesù ama fino alla fine, dona tutto se stesso, non aveva null’altro da donarci altrimenti lo avrebbe fatto, ecco perché la passione di Dio è per l’uomo. Egli è il punto di interesse e di convergenza per Dio che da sempre è alla sua ricerca per consolarlo, per iniettargli aliti di vita, per sostenerlo in ogni sconfitta, per dargli nuova e rinnovata speranza.




    È là, sul Calvario, che Gesù ha l’ultimo appuntamento con un peccatore, per spalancare anche a lui le porte del suo Regno. Questo è interessante: è l’unica volta che la parola “paradiso” compare nei vangeli. Gesù lo promette a un “povero diavolo” che sul legno della croce ha avuto il coraggio di rivolgergli la più umile delle richieste: «Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno» (Lc 23,42). Non aveva opere di bene da far valere, non aveva niente, ma si affida a Gesù, che riconosce come innocente, buono, così diverso da lui (v. 41). È stata sufficiente quella parola di umile pentimento, per toccare il cuore di Gesù. Il buon ladrone ci ricorda la nostra vera condizione davanti a Dio: che noi siamo suoi figli, che Lui prova compassione per noi, che Lui è disarmato ogni volta che gli manifestiamo la nostalgia del suo amore. 

    (Udienza Generale, 25 ottobre 2017)




    O Padre, che ci hai saziati con i tuoi santi doni, e con la morte del tuo Figlio ci fai sperare nei beni in cui crediamo, fa’ che per la sua risurrezione possiamo giungere alla meta della nostra speranza. Per Cristo nostro Signore.

     



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B. Giorgetta
BENITO GIORGETTA (16 febbraio 1955 Montemitro, Campobasso), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in sacra teologia con specializzazione in mariologia. Dottore in bioetica, è giornalista pubblicista. Vicario foraneo. Docente di Teologia morale della sessualità e Bioetica presso l'Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti. Presidente dell'Associazione "Iktus - Onlus".

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