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HomeParola di DioIl Vangelo della Festa - Anno BDomenica delle Palme - Anno B - 28 marzo 2021

Domenica delle Palme – Anno B – 28 marzo 2021

Gesù da provocato a provocatore, alzando l’asticella






    Dal Vangelo secondo Marco

    “… Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!».  Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare sé stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!».  E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano. Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».  Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere».  Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. …”.




    Gesù, da provocato: “… salva te stesso scendendo dalla croce!”, diventa provocatore: “… Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Col perdono spiazza i suoi denigratori ed assassini ed alza la posta in gioco. Non solo non li maledice ma, perdonandoli, li scusa. Chi ama, ama senza misure. Anche in questo Dio è spropositato. Non bada a spese, non ha una reputazione da proteggere, non ha una carriera da portare a termine. Il suo amore per noi conosce altezze vertiginose, apicali. Lui ama e lo fa scandalisticamente. Fino alla morte e, alla morte in croce.

    Dio non può morire, Dio non deve morire. Eppure, appeso ad una delle tre croci montate sul calvario, c’è il figlio di Dio. E muore. Solo. Abbandonato da tutti. Ecco dove è possibile leggere ed apprendere la sua onnipotenza. Ha fatto, ha portato a termine una missione che Dio non sa, non deve, non può compiere: morire. “Ma Gesù, dando un forte grido, spirò!”.

    Lui che è increato ed esiste da sempre e per sempre. Lui che ama la vita perché l’ha creata, lui che ama gli uomini perché li redime, compiendo questo gesto, dono la sua vita. E’ capace di fare una cosa impossibile a Dio: morire. Eppure muore. Onnipotenza dell’amore immolato. Nonostante tutto, come se non fosse ancora sufficientemente sconvolgente, ha ancora una lezione da impartire dalla cattedra scomoda della croce: Perdona scusando. In questo modo alza l’asticella e rilancia la provocazione ricevuta diventante provocatore. Rimane sulla croce. Inchiodato non dalla ferita inflitta dai chiodi, ma dall’amore che lo spinge all’estremo per salvare ogni uomo, di ogni tempo.

    Ciò che è accaduto sulla sommità del calvario, lontano dai clamori della città, sotto lo sguardo della madre del discepolo che lui amava e di qualche donna coraggiosa che lo aveva seguito, da lì in poi diventa lo spartiacque del vero cristiano doc: amare, perdonare, scusare, donare. Gesù risponde con amore all’odio, col perdono alla condanna, con lo scusare dinanzi alla provocazione, col donare la vita per chi gliela sottraeva. Si la morte di Gesù non è una vita rubatagli dalla cattiveria dei suoi uccisori, quanto piuttosto una libera scelta del suo amore sconfinato. Un dono.

    “Li amò sino alla fine”. Nel suo cuore squarciato non rimase neppure una sola goccia di sangue simbolo della vita che circola nel corpo umano. Dal suo fianco squarciato usci “sangue e acqua”. Aveva dato non molto, ma tutto.

    Eppure, umanamente stanco, impaurito, aveva gridato, invocato: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Ma nessuno a risposto! Perché? Eppure era il Figlio di Dio che gridava, che invocava il Padre. Insensibilità di Dio? No! Non c’è stata risposta perché lui stesso, Gesù, era la risposta di Dio al dolore di ogni uomo, di ogni tempo. Lui era il chicco di grano di cui aveva parlato e detto che, caduto in terra, per generare una spiga, necessita che muoia. E lui per portare la vita, la gioia, la speranza, la risurrezione, la primavera nel cuore di ogni uomo ha donato sé stesso in “sacrificio di espiazione” che è sinonimo di perdono. Ha alzato l’asticella rilanciando la provocazione e ci provoca ad imitarlo.




    Supplichiamo Dio, Padre misericordioso,
    che in Cristo apre a tutti gli uomini
    le porte della speranza e della vita.

    R. Signore che ami la vita, ascoltaci.

    Perché la Chiesa, di cui siamo membra vive,
    ponga sempre più al centro del suo interesse e della sua azione
    i poveri e gli oppressi, preghiamo. R.

    Perché individui e popoli non si lascino travolgere
    dalla malvagità, dalla menzogna e dall’egoismo,
    ma affermino sempre e dappertutto la dignità dell’uomo,
    e la verità che ci fa liberi, preghiamo. R.

    Perché tutti coloro che stentano a dare un senso al vivere e al morire,
    riscoprano in Cristo, vincitore della morte,
    la ragione per tornare a sperare, preghiamo. R.

    Perché la nostra comunità
    non ignori le situazioni di bisogno presenti nel suo territorio
    e sappia dare una risposta adeguata e generosa, preghiamo. R.

    Per noi qui presenti,
    perché possiamo entrare più profondamente nel mistero della Pasqua
    per morire e risorgere con Cristo, preghiamo. R.

    O Dio, Padre di misericordia,
    donaci il tuo Spirito, fonte della vita,
    perché spezzi le chiusure del nostro egoismo
    e ci faccia creature nuove nella Pasqua del tuo Figlio.
    Per Cristo nostro Signore.

    R. Amen.




    Volgi lo sguardo, o Padre, su questa tua famiglia per la quale il Signore nostro Gesù Cristo non esitò a consegnarsi nelle mani dei malfattori e a subire il supplizio della croce. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.





Dal Vangelo secondo Marco

“… Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!».  Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare sé stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!».  E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano. Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».  Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere».  Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. …”.



Gesù, da provocato: “… salva te stesso scendendo dalla croce!”, diventa provocatore: “… Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Col perdono spiazza i suoi denigratori ed assassini ed alza la posta in gioco. Non solo non li maledice ma, perdonandoli, li scusa. Chi ama, ama senza misure. Anche in questo Dio è spropositato. Non bada a spese, non ha una reputazione da proteggere, non ha una carriera da portare a termine. Il suo amore per noi conosce altezze vertiginose, apicali. Lui ama e lo fa scandalisticamente. Fino alla morte e, alla morte in croce.

Dio non può morire, Dio non deve morire. Eppure, appeso ad una delle tre croci montate sul calvario, c’è il figlio di Dio. E muore. Solo. Abbandonato da tutti. Ecco dove è possibile leggere ed apprendere la sua onnipotenza. Ha fatto, ha portato a termine una missione che Dio non sa, non deve, non può compiere: morire. “Ma Gesù, dando un forte grido, spirò!”.

Lui che è increato ed esiste da sempre e per sempre. Lui che ama la vita perché l’ha creata, lui che ama gli uomini perché li redime, compiendo questo gesto, dono la sua vita. E’ capace di fare una cosa impossibile a Dio: morire. Eppure muore. Onnipotenza dell’amore immolato. Nonostante tutto, come se non fosse ancora sufficientemente sconvolgente, ha ancora una lezione da impartire dalla cattedra scomoda della croce: Perdona scusando. In questo modo alza l’asticella e rilancia la provocazione ricevuta diventante provocatore. Rimane sulla croce. Inchiodato non dalla ferita inflitta dai chiodi, ma dall’amore che lo spinge all’estremo per salvare ogni uomo, di ogni tempo.

Ciò che è accaduto sulla sommità del calvario, lontano dai clamori della città, sotto lo sguardo della madre del discepolo che lui amava e di qualche donna coraggiosa che lo aveva seguito, da lì in poi diventa lo spartiacque del vero cristiano doc: amare, perdonare, scusare, donare. Gesù risponde con amore all’odio, col perdono alla condanna, con lo scusare dinanzi alla provocazione, col donare la vita per chi gliela sottraeva. Si la morte di Gesù non è una vita rubatagli dalla cattiveria dei suoi uccisori, quanto piuttosto una libera scelta del suo amore sconfinato. Un dono.

“Li amò sino alla fine”. Nel suo cuore squarciato non rimase neppure una sola goccia di sangue simbolo della vita che circola nel corpo umano. Dal suo fianco squarciato usci “sangue e acqua”. Aveva dato non molto, ma tutto.

Eppure, umanamente stanco, impaurito, aveva gridato, invocato: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Ma nessuno a risposto! Perché? Eppure era il Figlio di Dio che gridava, che invocava il Padre. Insensibilità di Dio? No! Non c’è stata risposta perché lui stesso, Gesù, era la risposta di Dio al dolore di ogni uomo, di ogni tempo. Lui era il chicco di grano di cui aveva parlato e detto che, caduto in terra, per generare una spiga, necessita che muoia. E lui per portare la vita, la gioia, la speranza, la risurrezione, la primavera nel cuore di ogni uomo ha donato sé stesso in “sacrificio di espiazione” che è sinonimo di perdono. Ha alzato l’asticella rilanciando la provocazione e ci provoca ad imitarlo.



Supplichiamo Dio, Padre misericordioso,
che in Cristo apre a tutti gli uomini
le porte della speranza e della vita.

R. Signore che ami la vita, ascoltaci.

Perché la Chiesa, di cui siamo membra vive,
ponga sempre più al centro del suo interesse e della sua azione
i poveri e gli oppressi, preghiamo. R.

Perché individui e popoli non si lascino travolgere
dalla malvagità, dalla menzogna e dall’egoismo,
ma affermino sempre e dappertutto la dignità dell’uomo,
e la verità che ci fa liberi, preghiamo. R.

Perché tutti coloro che stentano a dare un senso al vivere e al morire,
riscoprano in Cristo, vincitore della morte,
la ragione per tornare a sperare, preghiamo. R.

Perché la nostra comunità
non ignori le situazioni di bisogno presenti nel suo territorio
e sappia dare una risposta adeguata e generosa, preghiamo. R.

Per noi qui presenti,
perché possiamo entrare più profondamente nel mistero della Pasqua
per morire e risorgere con Cristo, preghiamo. R.

O Dio, Padre di misericordia,
donaci il tuo Spirito, fonte della vita,
perché spezzi le chiusure del nostro egoismo
e ci faccia creature nuove nella Pasqua del tuo Figlio.
Per Cristo nostro Signore.

R. Amen.



Volgi lo sguardo, o Padre, su questa tua famiglia per la quale il Signore nostro Gesù Cristo non esitò a consegnarsi nelle mani dei malfattori e a subire il supplizio della croce. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

B. Giorgetta
BENITO GIORGETTA (16 febbraio 1955 Montemitro, Campobasso), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in sacra teologia con specializzazione in mariologia. Dottore in bioetica, è giornalista pubblicista. Vicario foraneo. Docente di Teologia morale della sessualità e Bioetica presso l'Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti. Presidente dell'Associazione "Iktus - Onlus".
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Domenica delle Palme – Anno B – 28 marzo 2021

Gesù da provocato a provocatore, alzando l’asticella



Dal Vangelo secondo Marco

“… Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!».  Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare sé stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!».  E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano. Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».  Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere».  Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. …”.



Gesù, da provocato: “… salva te stesso scendendo dalla croce!”, diventa provocatore: “… Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Col perdono spiazza i suoi denigratori ed assassini ed alza la posta in gioco. Non solo non li maledice ma, perdonandoli, li scusa. Chi ama, ama senza misure. Anche in questo Dio è spropositato. Non bada a spese, non ha una reputazione da proteggere, non ha una carriera da portare a termine. Il suo amore per noi conosce altezze vertiginose, apicali. Lui ama e lo fa scandalisticamente. Fino alla morte e, alla morte in croce.

Dio non può morire, Dio non deve morire. Eppure, appeso ad una delle tre croci montate sul calvario, c’è il figlio di Dio. E muore. Solo. Abbandonato da tutti. Ecco dove è possibile leggere ed apprendere la sua onnipotenza. Ha fatto, ha portato a termine una missione che Dio non sa, non deve, non può compiere: morire. “Ma Gesù, dando un forte grido, spirò!”.

Lui che è increato ed esiste da sempre e per sempre. Lui che ama la vita perché l’ha creata, lui che ama gli uomini perché li redime, compiendo questo gesto, dono la sua vita. E’ capace di fare una cosa impossibile a Dio: morire. Eppure muore. Onnipotenza dell’amore immolato. Nonostante tutto, come se non fosse ancora sufficientemente sconvolgente, ha ancora una lezione da impartire dalla cattedra scomoda della croce: Perdona scusando. In questo modo alza l’asticella e rilancia la provocazione ricevuta diventante provocatore. Rimane sulla croce. Inchiodato non dalla ferita inflitta dai chiodi, ma dall’amore che lo spinge all’estremo per salvare ogni uomo, di ogni tempo.

Ciò che è accaduto sulla sommità del calvario, lontano dai clamori della città, sotto lo sguardo della madre del discepolo che lui amava e di qualche donna coraggiosa che lo aveva seguito, da lì in poi diventa lo spartiacque del vero cristiano doc: amare, perdonare, scusare, donare. Gesù risponde con amore all’odio, col perdono alla condanna, con lo scusare dinanzi alla provocazione, col donare la vita per chi gliela sottraeva. Si la morte di Gesù non è una vita rubatagli dalla cattiveria dei suoi uccisori, quanto piuttosto una libera scelta del suo amore sconfinato. Un dono.

“Li amò sino alla fine”. Nel suo cuore squarciato non rimase neppure una sola goccia di sangue simbolo della vita che circola nel corpo umano. Dal suo fianco squarciato usci “sangue e acqua”. Aveva dato non molto, ma tutto.

Eppure, umanamente stanco, impaurito, aveva gridato, invocato: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Ma nessuno a risposto! Perché? Eppure era il Figlio di Dio che gridava, che invocava il Padre. Insensibilità di Dio? No! Non c’è stata risposta perché lui stesso, Gesù, era la risposta di Dio al dolore di ogni uomo, di ogni tempo. Lui era il chicco di grano di cui aveva parlato e detto che, caduto in terra, per generare una spiga, necessita che muoia. E lui per portare la vita, la gioia, la speranza, la risurrezione, la primavera nel cuore di ogni uomo ha donato sé stesso in “sacrificio di espiazione” che è sinonimo di perdono. Ha alzato l’asticella rilanciando la provocazione e ci provoca ad imitarlo.



Supplichiamo Dio, Padre misericordioso,
che in Cristo apre a tutti gli uomini
le porte della speranza e della vita.

R. Signore che ami la vita, ascoltaci.

Perché la Chiesa, di cui siamo membra vive,
ponga sempre più al centro del suo interesse e della sua azione
i poveri e gli oppressi, preghiamo. R.

Perché individui e popoli non si lascino travolgere
dalla malvagità, dalla menzogna e dall’egoismo,
ma affermino sempre e dappertutto la dignità dell’uomo,
e la verità che ci fa liberi, preghiamo. R.

Perché tutti coloro che stentano a dare un senso al vivere e al morire,
riscoprano in Cristo, vincitore della morte,
la ragione per tornare a sperare, preghiamo. R.

Perché la nostra comunità
non ignori le situazioni di bisogno presenti nel suo territorio
e sappia dare una risposta adeguata e generosa, preghiamo. R.

Per noi qui presenti,
perché possiamo entrare più profondamente nel mistero della Pasqua
per morire e risorgere con Cristo, preghiamo. R.

O Dio, Padre di misericordia,
donaci il tuo Spirito, fonte della vita,
perché spezzi le chiusure del nostro egoismo
e ci faccia creature nuove nella Pasqua del tuo Figlio.
Per Cristo nostro Signore.

R. Amen.



Volgi lo sguardo, o Padre, su questa tua famiglia per la quale il Signore nostro Gesù Cristo non esitò a consegnarsi nelle mani dei malfattori e a subire il supplizio della croce. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

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B. Giorgetta
BENITO GIORGETTA (16 febbraio 1955 Montemitro, Campobasso), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in sacra teologia con specializzazione in mariologia. Dottore in bioetica, è giornalista pubblicista. Vicario foraneo. Docente di Teologia morale della sessualità e Bioetica presso l'Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti. Presidente dell'Associazione "Iktus - Onlus".
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