18.9 C
Roma
Mer, 27 Maggio 2020

ROTATE FOR FULL CONTENT

MOBILE THEME

Home Parola di Dio Il Vangelo della Festa - Anno A Domenica delle Palme - Anno A - 5 aprile 2020

Domenica delle Palme – Anno A – 5 aprile 2020

Morire d’amore, amare da morire






    Dal Vangelo secondo MAtteo

    “…Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei».

    Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.

    Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!
    Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo:  «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!».  Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!».  Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.

    Elì, Elì, lemà sabactàni?
    A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce:  «Elì, Elì, lemà sabactàni?»,  che significa:  «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».  Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano:  «Costui chiama Elia».  E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano:  «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!».  Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito…”.




    Un cristianesimo senza croce è monco, vuoto, ferito, inutile. E’ come un abbraccio senza amore, una stagione senza sole, un cammino senza meta. Dalla croce di Cristo sgorga la salvezza per ogni uomo, risorge la speranza, si riabilita l’umanità ferita e distrutta. Dalla croce si attinge l’amore distillato di Dio. Un amore donato, sacrificato, immolato. La Croce non è un ornamento da mettere sull’altare, sul petto o appeso ai muri delle nostre abitazioni e uffici. ma il mistero dell’amore di Dio.    

    “Il cristianesimo non è una dottrina filosofica, non è un programma di vita per sopravvivere, per essere educati, per fare la pace. Queste sono conseguenze. Il cristianesimo è una persona, una persona innalzata sulla Croce, una persona che annientò se stessa per salvarci; si è fatta peccato. E così come nel deserto è stato innalzato il peccato, qui è stato innalzato Dio, fatto uomo e fatto peccato per noi. E tutti i nostri peccati erano lì. Non si capisce il cristianesimo senza capire questa umiliazione profonda del Figlio di Dio, che umiliò se stesso facendosi servo fino alla morte e morte di Croce, per servire” (Papa Francesco).

    Per sapere davvero chi sia Dio dobbiamo inginocchiarci ai piedi della croce. Lì scopriremo le vertigini alle quali Dio ci innalza col suo amore immolato, perché la croce è l’Everest dell’amore di Dio. E’ la rivelazione della sua onnipotenza. Guardare la croce significa leggere l’intensità e la modalità con la quale Dio dice di amarmi. Non a parole, con vaghe promesse, ma con i fatti. Toglie a se stesso per dare a noi. Si umilia, accetta la derisione, l’esclusione, la soppressione, eppure non si lamenta, anzi perdona, scusa, dona il paradiso, dona la sua mamma, ci affida la culla e il nido della sua vita: la Madonna.

    Ecco perché la croce è la cattedra più alta e nobile del cristianesimo, la cattedra sulla quale solo Dio è professore ordinario e stabile perché solo lui c’è stato, perché insegna non con le parole ma col dono di se stesso. Ama da morire e muore d’amore. Per me, per te, per tutti.




    Supplichiamo Dio, Padre misericordioso,
    che in Cristo apre a tutti gli uomini
    le porte della speranza e della vita.

    R. Signore che ami la vita, ascoltaci.

    Perché la Chiesa, di cui siamo membra vive,
    ponga sempre più al centro del suo interesse e della sua azione
    i poveri e gli oppressi, preghiamo. R.

    Perché individui e popoli non si lascino travolgere
    dalla malvagità, dalla menzogna e dall’egoismo,
    ma affermino sempre e dappertutto la dignità dell’uomo,
    e la verità che ci fa liberi, preghiamo. R.

    Perché tutti coloro che stentano a dare un senso al vivere e al morire,
    riscoprano in Cristo, vincitore della morte,
    la ragione per tornare a sperare, preghiamo. R.

    Perché la nostra comunità
    non ignori le situazioni di bisogno presenti nel suo territorio
    e sappia dare una risposta adeguata e generosa, preghiamo. R.

    Per noi qui presenti,
    perché possiamo entrare più profondamente nel mistero della Pasqua
    per morire e risorgere con Cristo, preghiamo. R.

    O Dio, Padre di misericordia,
    donaci il tuo Spirito, fonte della vita,
    perché spezzi le chiusure del nostro egoismo
    e ci faccia creature nuove nella Pasqua del tuo Figlio.
    Per Cristo nostro Signore.
    R. Amen.




    O Padre, che ci hai saziati con i tuoi santi doni, e con la morte del tuo Figlio ci fai sperare nei beni in cui crediamo, fa’ che per la sua risurrezione possiamo giungere alla meta della nostra speranza. Per Cristo nostro Signore.





Dal Vangelo secondo MAtteo

“…Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei».

Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.

Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!
Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo:  «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!».  Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!».  Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.

Elì, Elì, lemà sabactàni?
A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce:  «Elì, Elì, lemà sabactàni?»,  che significa:  «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».  Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano:  «Costui chiama Elia».  E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano:  «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!».  Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito…”.



Un cristianesimo senza croce è monco, vuoto, ferito, inutile. E’ come un abbraccio senza amore, una stagione senza sole, un cammino senza meta. Dalla croce di Cristo sgorga la salvezza per ogni uomo, risorge la speranza, si riabilita l’umanità ferita e distrutta. Dalla croce si attinge l’amore distillato di Dio. Un amore donato, sacrificato, immolato. La Croce non è un ornamento da mettere sull’altare, sul petto o appeso ai muri delle nostre abitazioni e uffici. ma il mistero dell’amore di Dio.    

“Il cristianesimo non è una dottrina filosofica, non è un programma di vita per sopravvivere, per essere educati, per fare la pace. Queste sono conseguenze. Il cristianesimo è una persona, una persona innalzata sulla Croce, una persona che annientò se stessa per salvarci; si è fatta peccato. E così come nel deserto è stato innalzato il peccato, qui è stato innalzato Dio, fatto uomo e fatto peccato per noi. E tutti i nostri peccati erano lì. Non si capisce il cristianesimo senza capire questa umiliazione profonda del Figlio di Dio, che umiliò se stesso facendosi servo fino alla morte e morte di Croce, per servire” (Papa Francesco).

Per sapere davvero chi sia Dio dobbiamo inginocchiarci ai piedi della croce. Lì scopriremo le vertigini alle quali Dio ci innalza col suo amore immolato, perché la croce è l’Everest dell’amore di Dio. E’ la rivelazione della sua onnipotenza. Guardare la croce significa leggere l’intensità e la modalità con la quale Dio dice di amarmi. Non a parole, con vaghe promesse, ma con i fatti. Toglie a se stesso per dare a noi. Si umilia, accetta la derisione, l’esclusione, la soppressione, eppure non si lamenta, anzi perdona, scusa, dona il paradiso, dona la sua mamma, ci affida la culla e il nido della sua vita: la Madonna.

Ecco perché la croce è la cattedra più alta e nobile del cristianesimo, la cattedra sulla quale solo Dio è professore ordinario e stabile perché solo lui c’è stato, perché insegna non con le parole ma col dono di se stesso. Ama da morire e muore d’amore. Per me, per te, per tutti.



Supplichiamo Dio, Padre misericordioso,
che in Cristo apre a tutti gli uomini
le porte della speranza e della vita.

R. Signore che ami la vita, ascoltaci.

Perché la Chiesa, di cui siamo membra vive,
ponga sempre più al centro del suo interesse e della sua azione
i poveri e gli oppressi, preghiamo. R.

Perché individui e popoli non si lascino travolgere
dalla malvagità, dalla menzogna e dall’egoismo,
ma affermino sempre e dappertutto la dignità dell’uomo,
e la verità che ci fa liberi, preghiamo. R.

Perché tutti coloro che stentano a dare un senso al vivere e al morire,
riscoprano in Cristo, vincitore della morte,
la ragione per tornare a sperare, preghiamo. R.

Perché la nostra comunità
non ignori le situazioni di bisogno presenti nel suo territorio
e sappia dare una risposta adeguata e generosa, preghiamo. R.

Per noi qui presenti,
perché possiamo entrare più profondamente nel mistero della Pasqua
per morire e risorgere con Cristo, preghiamo. R.

O Dio, Padre di misericordia,
donaci il tuo Spirito, fonte della vita,
perché spezzi le chiusure del nostro egoismo
e ci faccia creature nuove nella Pasqua del tuo Figlio.
Per Cristo nostro Signore.
R. Amen.



O Padre, che ci hai saziati con i tuoi santi doni, e con la morte del tuo Figlio ci fai sperare nei beni in cui crediamo, fa’ che per la sua risurrezione possiamo giungere alla meta della nostra speranza. Per Cristo nostro Signore.

B. Giorgetta
BENITO GIORGETTA (16 febbraio 1955 Montemitro, Campobasso), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in sacra teologia con specializzazione in mariologia. Dottore in bioetica, è giornalista pubblicista. Vicario foraneo. Docente di Teologia morale della sessualità e Bioetica presso l'Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti. Presidente dell'Associazione "Iktus - Onlus".
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments

Domenica delle Palme – Anno A – 5 aprile 2020

Morire d’amore, amare da morire



Dal Vangelo secondo MAtteo

“…Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei».

Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.

Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!
Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo:  «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!».  Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!».  Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.

Elì, Elì, lemà sabactàni?
A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce:  «Elì, Elì, lemà sabactàni?»,  che significa:  «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».  Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano:  «Costui chiama Elia».  E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano:  «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!».  Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito…”.



Un cristianesimo senza croce è monco, vuoto, ferito, inutile. E’ come un abbraccio senza amore, una stagione senza sole, un cammino senza meta. Dalla croce di Cristo sgorga la salvezza per ogni uomo, risorge la speranza, si riabilita l’umanità ferita e distrutta. Dalla croce si attinge l’amore distillato di Dio. Un amore donato, sacrificato, immolato. La Croce non è un ornamento da mettere sull’altare, sul petto o appeso ai muri delle nostre abitazioni e uffici. ma il mistero dell’amore di Dio.    

“Il cristianesimo non è una dottrina filosofica, non è un programma di vita per sopravvivere, per essere educati, per fare la pace. Queste sono conseguenze. Il cristianesimo è una persona, una persona innalzata sulla Croce, una persona che annientò se stessa per salvarci; si è fatta peccato. E così come nel deserto è stato innalzato il peccato, qui è stato innalzato Dio, fatto uomo e fatto peccato per noi. E tutti i nostri peccati erano lì. Non si capisce il cristianesimo senza capire questa umiliazione profonda del Figlio di Dio, che umiliò se stesso facendosi servo fino alla morte e morte di Croce, per servire” (Papa Francesco).

Per sapere davvero chi sia Dio dobbiamo inginocchiarci ai piedi della croce. Lì scopriremo le vertigini alle quali Dio ci innalza col suo amore immolato, perché la croce è l’Everest dell’amore di Dio. E’ la rivelazione della sua onnipotenza. Guardare la croce significa leggere l’intensità e la modalità con la quale Dio dice di amarmi. Non a parole, con vaghe promesse, ma con i fatti. Toglie a se stesso per dare a noi. Si umilia, accetta la derisione, l’esclusione, la soppressione, eppure non si lamenta, anzi perdona, scusa, dona il paradiso, dona la sua mamma, ci affida la culla e il nido della sua vita: la Madonna.

Ecco perché la croce è la cattedra più alta e nobile del cristianesimo, la cattedra sulla quale solo Dio è professore ordinario e stabile perché solo lui c’è stato, perché insegna non con le parole ma col dono di se stesso. Ama da morire e muore d’amore. Per me, per te, per tutti.



Supplichiamo Dio, Padre misericordioso,
che in Cristo apre a tutti gli uomini
le porte della speranza e della vita.

R. Signore che ami la vita, ascoltaci.

Perché la Chiesa, di cui siamo membra vive,
ponga sempre più al centro del suo interesse e della sua azione
i poveri e gli oppressi, preghiamo. R.

Perché individui e popoli non si lascino travolgere
dalla malvagità, dalla menzogna e dall’egoismo,
ma affermino sempre e dappertutto la dignità dell’uomo,
e la verità che ci fa liberi, preghiamo. R.

Perché tutti coloro che stentano a dare un senso al vivere e al morire,
riscoprano in Cristo, vincitore della morte,
la ragione per tornare a sperare, preghiamo. R.

Perché la nostra comunità
non ignori le situazioni di bisogno presenti nel suo territorio
e sappia dare una risposta adeguata e generosa, preghiamo. R.

Per noi qui presenti,
perché possiamo entrare più profondamente nel mistero della Pasqua
per morire e risorgere con Cristo, preghiamo. R.

O Dio, Padre di misericordia,
donaci il tuo Spirito, fonte della vita,
perché spezzi le chiusure del nostro egoismo
e ci faccia creature nuove nella Pasqua del tuo Figlio.
Per Cristo nostro Signore.
R. Amen.



O Padre, che ci hai saziati con i tuoi santi doni, e con la morte del tuo Figlio ci fai sperare nei beni in cui crediamo, fa’ che per la sua risurrezione possiamo giungere alla meta della nostra speranza. Per Cristo nostro Signore.

Leggi qui il disclaimer sul materiale pubblicato da SpeSalvi.it

B. Giorgetta
BENITO GIORGETTA (16 febbraio 1955 Montemitro, Campobasso), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in sacra teologia con specializzazione in mariologia. Dottore in bioetica, è giornalista pubblicista. Vicario foraneo. Docente di Teologia morale della sessualità e Bioetica presso l'Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti. Presidente dell'Associazione "Iktus - Onlus".
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
289FansMi piace
949FollowerSegui
13,000FollowerSegui
626FollowerSegui
94IscrittiIscriviti

Top News

Top Video

Ultimi Articoli

Articoli Popolari

Che differenza c’è tra “padre” e “don”?

E quale titolo si utilizza per monaci e frati? Gentile direttore, forse la mia le sembrerà una domanda banale. Può però spiegarmi la differenza tra...

X Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 5 giungo 2016

IL VANGELO STRABICO X Domenica del tempo Ordinario   - C A  cura di Benito Giorgetta (1Re 17,17-24; Galati 1,11-19; Luca 7,11-17) Imparare a suonare lo spartito della compassione Ascoltiamo...

Francesco in Armenia, preghiera con Karekin II

Dopo quattro ore di volo comincia il viaggio di Francesco in Armenia. L'aereo con a bordo il Pontefice è partito questa mattina alle 9.20...

XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B – 25 ottobre 2015

La 95° puntata del ciclo “Dalla vita alla Parola viva” – “Costruire comunità vive, aperte e accoglienti”. XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B Colore...

Cos’è che rende il corpo umano tanto bello?

E' solo l’eros e il desiderio? Qual è la cosa più bella del mondo? Sono sicuro che se ponessimo questa domanda a mille pittori almeno...

Libri consigliati

Marconi: L’infanzia di Maria

La morte, compagna della vita

Dianich: Vi racconto Gesù

Seneca, tra libertà e suicidio

Seguici su Facebook

Seguici su Twitter

Seguici su Instagram

0 0 vote
Article Rating
0
Would love your thoughts, please comment.x
()
x
È stato rilevato, nel tuo browser, un componente AdBlocker. SpeSalvi.it si mantiene in vita grazie alla pubblicità, ti preghiamo di disabilitarlo oppure di aggiungere il nostro sito alla lista dei siti attendibili.
Per continuare a navigare:
disabilita AdBlock e aggiorna la pagina.
Aiuta SpeSalvi.it
SpeSalvi.it desidera servire ed evangelizzare, ma non è in grado di sostenersi da solo.
Offri il tuo piccolo contributo affinché il sito possa continuare a diffondere il messaggio cristiano in tutto il mondo.
Grazie di cuore per il tuo sostegno!
Leggi la nostra informativa sulla Privacy.
Logo
ANDROID
APP
Scarica la nostra App Android per rimanere sempre aggiornato anche sul tuo smartphone.
2019 (C) Tutti i diritti riservati.
ISTRUZIONI
1. Clicca sul pulsante "Download" e scarica il file ".apk" sul tuo smartphone.
2. Esegui il file ".apk" e clicca su "Installa".
Utilizziamo i cookie per personalizzare contenuti ed annunci, per fornire funzionalità e per analizzare il nostro traffico. Navigando in SpeSalvi.it acconsenti al loro utilizzo e dichiari di aver letto e compreso la nostra Informativa sulla Privacy.
ACCONSENTO