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Dite la verità anche quando potrebbe farvi male

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I secolaristi hanno prosperato perché nessuno discute con loro

Fatene una regola di vita: dite la verità anche quando potrebbe farvi male. Se temete i risultati, parlate come se non fosse così. Dio ne sarà onorato, la Chiesa e il mondo ne verranno serviti e voi vi sentirete meglio riguardo a voi stessi. Potreste avere meno amici e più nemici, ma è successo anche a Gesù.

Lo dico guardando in uno specchio. Posso pensare con vergogna alle volte in cui qualcuno intorno a me ha deriso la fede o la Chiesa e io non ho detto niente. Rimanere in silenzio era più facile che lanciarmi in una scomoda discussione in cui probabilmente chiunque si sarebbe opposto a me, pieno dell’ira del secolarista nei confronti dell’ignorante e della gioia del leone che entra nell’arena per trovarvi incatenato nel mezzo un cristiano paffuto.

Dire le verità che la Chiesa conosce

Come cattolici in un mondo secolarizzato non abbiamo scelta. Se non diciamo le verità che la Chiesa conosce, non lo farà nessun altro. Alcuni parleranno di una e altri di un’altra, e molti lo faranno coraggiosamente e non senza prezzo, ma nessuno parlerà dell’intera situazione, e nessun altro parlerà per la Chiesa stessa.

Il professore di Princeton Robert P. George ha postato di recente sulla sua pagina Facebook una conversazione con un “collega segretamente conservatore”. Avrebbe potuto dire “collega segretamente cattolico”. George parla della sua fede in pubblico fiducioso che sia vera.

Il suo collega accampa scuse per tenere per sé i suoi punti di vista. Egli replica: “C’è un certo rischio morale a non dire ciò che si pensa. Come studiosi, abbiamo un dovere speciale nei confronti della realtà e una vocazione a dire la verità. Ovviamente chiunque ha il dovere di fondo di onorare la verità nel miglior modo in cui la può cogliere, ma il nostro dovere è più impellente per via di chi siamo. Parlando per me, non vedo l’utilità di essere degli studiosi se non diciamo la verità nel modo migliore in cui la intendiamo.

Anche se non lo dice, George ha pagato un prezzo per la sua testimonianza, incluso il fatto di dover lottare per mantenere il suo incarico nonostante l’insegnamento eccellente e il record a livello di pubblicazioni.

Come episcopale che lavorava in un seminario episcopale alcuni anni fa, la mia pubblicazione sullo stato del mondo anglicano ha promosso lettere regolari al decano chiedendo il mio licenziamento. Essendo il solo sostegno economico per mia moglie e i nostri quattro figli, per me non si trattava di minacce di poco conto, ma non volevo vergognarmi una volta che fossi invecchiato. Non sto chiedendo agli altri di fare quello che io non ho fatto (la mia presa di posizione non è stata particolarmente virtuosa, più una questione di orgoglio di scrittore e di andare controcorrente, ma questa è un’altra storia).

Parlando da cattolico

Sarebbe bene che il politico cattolico parlasse davvero da cattolico e non come un democratico o un repubblicando standard, e che gli accademici cattolici di una certa fama mettessero la loro fama al servizio delle cause cattoliche. Sarebbe bene che i giornalisti cattolici coprissero le storie che la loro fede dice loro che sono importanti ed evitassero gli appelli alle passioni più basse incoraggiati dai media. Sarebbe bene che le voci cattoliche principali fossero davvero voci di spicco.

Ma il nostro mondo ha bisogno anche di altro. Ha bisogno delle voci minori: gli accademici sconosciuti, gli scrittori con pochi lettori, il clero parrocchiale, i laici, tutti coloro che non parlano abitualmente come sanno fare. Ha bisogno di noi.

Non possiamo scaricare le nostre responsabilità sulle voci principali, non ultimo perché tante di loro non pagheranno il prezzo di parlare. Hanno le loro scuse, come “Non posso fare niente di buono se non sono in ufficio” e “Lavoro meglio dietro le quinte”, o “Sono un cattolico invisibile”, e come ha detto George nel suo post su Facebook devono rispondere alla propria coscienza.

E così facciamo tutti noi voci minori. Pensate a come potrebbe cambiare il discorso pubblico se decine di milioni di cattolici parlassero in pubblico con la stessa sicurezza con cui lo fanno decine di milioni di secolaristi. Molti già lo fanno, ma non basta, ne sono certo, riflettendo sulle mie occasioni mancate, sulle lotte condivise dagli amici e su tanti eventi scomodi di cui sono stato testimone.

Immaginate l’ateo in ufficio che sa che un cattolico attento potrebbe sfidarlo. Immaginate il bullo della facoltà che cerca di tormentare un gruppo di studenti cristiani che si accorge improvvisamente del fatto che molti dei suoi colleghi li sostengono. Immaginate il vicino che esorta alla guerra totale contro i musulmani confrontarsi con un cattolico che sa che la guerra non è la soluzione e il tizio al bar che pensa che i poveri se lo meritino che deve rispondere a qualcuno che comprende la povertà e l’insegnamento sociale della Chiesa.

Hanno prosperato perché nessuno discute con loro. Di fronte a persone che possono sfidarli, potrebbero abbassare la testa o parlare in un modo che incoraggia una vera conversazione. All’improvviso ci sono in gioco due alternative, non solo una.

Anche se non ritrattano, anche se peggiorano, qualcuno deve sfidarli perché la verità non sembri perdere per default. Altre persone notano quello che non si dice e adattano di conseguenza il loro pensiero. Quando non difendiamo la nostra fede dagli attacchi, gli altri non penseranno sempre che siamo solo vergognosi o pieni di tatto, ma che non ci interessa.

Una sola voce può spostare una conversazione

Dite la verità anche quando dirla potrebbe farvi male. Pensate a come un unico cattolico che parla potrebbe incoraggiare qualcuno e spingere altri a parlare, e aiutare altri a vedere quello che non avevano visto prima. Un’unica voce può iniziare a spostare tutta la conversazione.

Gli effetti potrebbero cambiare il dibattito pubblico. Un’ondata di testimonianza solleva tutte le barche.


David Mills, ex direttore esecutivo di First Things, è senior editor di The Stream, direttore editoriale di Ethika Politika e scrive per numerose pubblicazioni cattoliche. Il suo ultimo libro è Discovering Mary. Si può seguire su @DavidMillsWrtng.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Fatene una regola di vita: dite la verità anche quando potrebbe farvi male. Se temete i risultati, parlate come se non fosse così. Dio ne sarà onorato, la Chiesa e il mondo ne verranno serviti e voi vi sentirete meglio riguardo a voi stessi. Potreste avere meno amici e più nemici, ma è successo anche a Gesù.

Lo dico guardando in uno specchio. Posso pensare con vergogna alle volte in cui qualcuno intorno a me ha deriso la fede o la Chiesa e io non ho detto niente. Rimanere in silenzio era più facile che lanciarmi in una scomoda discussione in cui probabilmente chiunque si sarebbe opposto a me, pieno dell’ira del secolarista nei confronti dell’ignorante e della gioia del leone che entra nell’arena per trovarvi incatenato nel mezzo un cristiano paffuto.

Dire le verità che la Chiesa conosce

Come cattolici in un mondo secolarizzato non abbiamo scelta. Se non diciamo le verità che la Chiesa conosce, non lo farà nessun altro. Alcuni parleranno di una e altri di un’altra, e molti lo faranno coraggiosamente e non senza prezzo, ma nessuno parlerà dell’intera situazione, e nessun altro parlerà per la Chiesa stessa.

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Il professore di Princeton Robert P. George ha postato di recente sulla sua pagina Facebook una conversazione con un “collega segretamente conservatore”. Avrebbe potuto dire “collega segretamente cattolico”. George parla della sua fede in pubblico fiducioso che sia vera.

Il suo collega accampa scuse per tenere per sé i suoi punti di vista. Egli replica: “C’è un certo rischio morale a non dire ciò che si pensa. Come studiosi, abbiamo un dovere speciale nei confronti della realtà e una vocazione a dire la verità. Ovviamente chiunque ha il dovere di fondo di onorare la verità nel miglior modo in cui la può cogliere, ma il nostro dovere è più impellente per via di chi siamo. Parlando per me, non vedo l’utilità di essere degli studiosi se non diciamo la verità nel modo migliore in cui la intendiamo.

Anche se non lo dice, George ha pagato un prezzo per la sua testimonianza, incluso il fatto di dover lottare per mantenere il suo incarico nonostante l’insegnamento eccellente e il record a livello di pubblicazioni.

Come episcopale che lavorava in un seminario episcopale alcuni anni fa, la mia pubblicazione sullo stato del mondo anglicano ha promosso lettere regolari al decano chiedendo il mio licenziamento. Essendo il solo sostegno economico per mia moglie e i nostri quattro figli, per me non si trattava di minacce di poco conto, ma non volevo vergognarmi una volta che fossi invecchiato. Non sto chiedendo agli altri di fare quello che io non ho fatto (la mia presa di posizione non è stata particolarmente virtuosa, più una questione di orgoglio di scrittore e di andare controcorrente, ma questa è un’altra storia).

Parlando da cattolico

Sarebbe bene che il politico cattolico parlasse davvero da cattolico e non come un democratico o un repubblicando standard, e che gli accademici cattolici di una certa fama mettessero la loro fama al servizio delle cause cattoliche. Sarebbe bene che i giornalisti cattolici coprissero le storie che la loro fede dice loro che sono importanti ed evitassero gli appelli alle passioni più basse incoraggiati dai media. Sarebbe bene che le voci cattoliche principali fossero davvero voci di spicco.

Ma il nostro mondo ha bisogno anche di altro. Ha bisogno delle voci minori: gli accademici sconosciuti, gli scrittori con pochi lettori, il clero parrocchiale, i laici, tutti coloro che non parlano abitualmente come sanno fare. Ha bisogno di noi.

Non possiamo scaricare le nostre responsabilità sulle voci principali, non ultimo perché tante di loro non pagheranno il prezzo di parlare. Hanno le loro scuse, come “Non posso fare niente di buono se non sono in ufficio” e “Lavoro meglio dietro le quinte”, o “Sono un cattolico invisibile”, e come ha detto George nel suo post su Facebook devono rispondere alla propria coscienza.

E così facciamo tutti noi voci minori. Pensate a come potrebbe cambiare il discorso pubblico se decine di milioni di cattolici parlassero in pubblico con la stessa sicurezza con cui lo fanno decine di milioni di secolaristi. Molti già lo fanno, ma non basta, ne sono certo, riflettendo sulle mie occasioni mancate, sulle lotte condivise dagli amici e su tanti eventi scomodi di cui sono stato testimone.

Immaginate l’ateo in ufficio che sa che un cattolico attento potrebbe sfidarlo. Immaginate il bullo della facoltà che cerca di tormentare un gruppo di studenti cristiani che si accorge improvvisamente del fatto che molti dei suoi colleghi li sostengono. Immaginate il vicino che esorta alla guerra totale contro i musulmani confrontarsi con un cattolico che sa che la guerra non è la soluzione e il tizio al bar che pensa che i poveri se lo meritino che deve rispondere a qualcuno che comprende la povertà e l’insegnamento sociale della Chiesa.

Hanno prosperato perché nessuno discute con loro. Di fronte a persone che possono sfidarli, potrebbero abbassare la testa o parlare in un modo che incoraggia una vera conversazione. All’improvviso ci sono in gioco due alternative, non solo una.

Anche se non ritrattano, anche se peggiorano, qualcuno deve sfidarli perché la verità non sembri perdere per default. Altre persone notano quello che non si dice e adattano di conseguenza il loro pensiero. Quando non difendiamo la nostra fede dagli attacchi, gli altri non penseranno sempre che siamo solo vergognosi o pieni di tatto, ma che non ci interessa.

Una sola voce può spostare una conversazione

Dite la verità anche quando dirla potrebbe farvi male. Pensate a come un unico cattolico che parla potrebbe incoraggiare qualcuno e spingere altri a parlare, e aiutare altri a vedere quello che non avevano visto prima. Un’unica voce può iniziare a spostare tutta la conversazione.

Gli effetti potrebbero cambiare il dibattito pubblico. Un’ondata di testimonianza solleva tutte le barche.


David Mills, ex direttore esecutivo di First Things, è senior editor di The Stream, direttore editoriale di Ethika Politika e scrive per numerose pubblicazioni cattoliche. Il suo ultimo libro è Discovering Mary. Si può seguire su @DavidMillsWrtng.

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