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“Disumano selezionare i bimbi malati. L’aborto non è mai la risposta”

Sull’aborto: «È lecito usare un sicario per risolvere un problema?»

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Papa Francesco ai partecipanti al convegno “Yes to life” sulla difesa della vita nascente fragile: «La vita umana sacra e inviolabile». Sull’aborto: «È lecito usare un sicario per risolvere un problema?». «Mentalità eugenetica usare le diagnosi prenatali a fini selettivi»

SALVATORE CERNUZIO
CITTÀ DEL VATICANO

«La vita umana è sacra e inviolabile». E l’aborto «non è mai una risposta», né per le donne, né per le famiglie. Risuonano tonanti le parole di Papa Francesco durante l’udienza ai partecipanti al convegno internazionale #YestoLife, concluso oggi all’Augustinianum. Il Papa chiede di «scoraggiare con forza» l’utilizzo della diagnosi prenatale per finalità selettive, perché – afferma – è «espressione di una disumana mentalità eugenetica, che sottrae alle famiglie la possibilità di accogliere, abbracciare e amare i loro bambini più deboli».

Con il medesimo vigore, ribadisce l’insegnamento «chiaro» della Chiesa sull’aborto: «Delle volte – afferma a braccio – noi sentiamo: “Voi cattolici non accettate l’aborto, è il problema della vostra fede”. No: è un problema pre-religioso. La fede non c’entra. Viene dopo, ma non c’entra: è un problema umano. È un problema pre-religioso. Non carichiamo sulla fede una cosa che non le compete dall’inizio. È un problema umano. Soltanto due frasi ci aiuteranno a capire bene questo: due domande. Prima domanda: è lecito eliminare una vita umana per risolvere un problema? Seconda domanda: è lecito affittare un sicario per risolvere un problema? A voi la risposta. Questo è il punto. Non andare sul religioso su una cosa che riguarda l’umano. Non è lecito. Mai, mai eliminare una vita umana né affittare un sicario per risolvere un problema».

«Nessun essere umano può essere mai incompatibile con la vita, né per la sua età, né per le sue condizioni di salute, né per la qualità della sua esistenza»,rimarca ancora il Papa nel suo discorso in Sala Clementina. Ad ascoltarlo ci sono circa 400 partecipanti provenienti 70 Paesi in rappresentanza di Conferenze episcopali, Diocesi, famiglie. Assieme a medici ed esperti nel campo delle cure perinatali, si sono riuniti in questo evento, organizzato dal Dicastero laici, famiglia e vita in collaborazione con la onlus “Il Cuore in una goccia” e il sostegno dei Cavalieri di Colombo, volto a discutere della difesa della vita umana nascente in condizioni di estrema fragilità.

Dice loro il Papa: «Ogni bambino che si annuncia nel grembo di una donna è un dono, un dono che cambia la storia di una famiglia: di un padre e di una madre, dei nonni e dei fratellini. E questo bimbo ha bisogno di essere accolto, amato e curato. Sempre!». Anche quei bambini che «sono destinati a morire subito dopo il parto, o a breve distanza di tempo». In questi casi, evidenzia Francesco, «la cura potrebbe sembrare un inutile impiego di risorse e un’ulteriore sofferenza per i genitori»: a volte sono i medici o gli stessi familiari a suggerirlo. Ma non è così: «Uno sguardo attento sa cogliere il significato autentico di questo sforzo, volto a portare a compimento l’amore di una famiglia. Prendersi cura di questi bambini aiuta, infatti, i genitori ad elaborare il lutto e a concepirlo non solo come perdita, ma come tappa di un cammino percorso insieme. Quel bambino resterà nella loro vita per sempre. Ed essi lo avranno potuto amare», afferma il Papa. E aggiunge a braccio: «Tante volte, quelle poche ore in cui una mamma può cullare il suo bambino lasciano una traccia nel cuore di quella donna, che non lo dimentica mai. E lei si sente – permettetemi la parola – realizzata. Si sente mamma!».

Bergoglio si sofferma quindi a riflettere sulle moderne tecniche di diagnosi prenatale, utili certamente perché «in grado di scoprire fin dalle prime settimane la presenza di malformazioni e patologie», ma proprio per questo capaci di «mettere in serio pericolo la vita del bambino e la serenità della donna».

«Il solo sospetto della patologia, ma ancor più la certezza della malattia, cambiano il vissuto della gravidanza, gettando le donne e le coppie in uno sconforto profondo», sottolinea il Pontefice. «Il senso di solitudine, di impotenza, e la paura della sofferenza del bambino e della famiglia intera emergono come un grido silenzioso, un richiamo di aiuto nel buio di una malattia, della quale nessuno sa predire l’esito certo. Perché l’evoluzione di ogni malattia è sempre soggettiva e nemmeno i medici spesso sanno come si manifesterà nel singolo individuo».

Eppure, aggiunge Bergoglio, «c’è una cosa che la medicina sa bene: i bambini, fin dal grembo materno, se presentano condizioni patologiche, sono piccoli pazienti, che non di rado si possono curare con interventi farmacologici, chirurgici e assistenziali straordinari, capaci ormai di ridurre quel terribile divario tra possibilità diagnostiche e terapeutiche, che da anni costituisce una delle cause dell’aborto volontario e dell’abbandono assistenziale alla nascita di tanti bambini con gravi patologie». Le terapie fetali, da un lato, e gli Hospice Perinatali, dall’altro, ottengono «risultati sorprendenti in termini clinico-assistenziali» e forniscono «un essenziale supporto alle famiglie» che accolgono la nascita di un figlio malato.

«Tali possibilità e conoscenze devono essere messe a disposizione di tutti per diffondere un approccio scientifico e pastorale di accompagnamento competente», afferma Papa Francesco senza troppi giri di parole. È indispensabile, aggiunge, che «i medici abbiano ben chiaro non solo l’obiettivo della guarigione, ma il valore sacro della vita umana, la cui tutela resta il fine ultimo della pratica medica».

Quella medica non è infatti una professione come un’altra ma «una missione», «una vocazione alla vita», ed è importante pertanto che «i medici siano consapevoli di essere essi stessi un dono per le famiglie che vengono loro affidate: medici capaci di entrare in relazione, di farsi carico delle vite altrui, proattivi di fronte al dolore, capaci di tranquillizzare, di impegnarsi a trovare sempre soluzioni rispettose della dignità di ogni vita umana»

«In tal senso – chiosa il Pontefice – , il confort care perinatale è una modalità di cura che umanizza la medicina, perché muove ad una relazione responsabile con il bambino malato, che viene accompagnato dagli operatori e dalla sua famiglia in un percorso assistenziale integrato, che non lo abbandona mai, facendogli sentire calore umano e amore».

Purtroppo a muoversi in senso contrario a tale approccio è «la cultura oggi dominante». La «cultura dello scarto», appunto. «A livello sociale il timore e l’ostilità nei confronti della disabilità inducono spesso alla scelta dell’aborto, configurandolo come pratica di “prevenzione”», annota Francesco. «La vita umana è sacra e inviolabile e l’utilizzo della diagnosi prenatale per finalità selettive va scoraggiato con forza, perché espressione di una disumana mentalità eugenetica, che sottrae alle famiglie la possibilità di accogliere, abbracciare e amare i loro bambini più deboli».

Ancora una volta, il Papa argentino ribadisce il chiaro insegnamento della Chiesa: «L’aborto non è mai la risposta che le donne e le famiglie cercano. Piuttosto sono la paura della malattia e la solitudine a far esitare i genitori. Le difficoltà di ordine pratico, umano e spirituale sono innegabili, ma proprio per questo azioni pastorali più incisive sono urgenti e necessarie per sostenere coloro che accolgono dei figli malati». Bisogna, cioè, secondo il Vescovo di Roma, «creare spazi, luoghi e “reti d’amore” ai quali le coppie si possano rivolgere, come pure dedicare tempo all’accompagnamento di queste famiglie».

Commovente il ricordo personale che Francesco racconta al termine del suo discorso: «A me viene in mente una storia che io ho conosciuto nella mia altra diocesi. C’era una ragazzina di 15 anni down che è rimasta incinta e i genitori erano andati dal giudice per chiedere il permesso di abortire. Il giudice, un uomo retto sul serio, ha studiato la cosa e ha detto: “Voglio interrogare la bambina”. “Ma è down, non capisce…”. “No no, che venga”. È andata la ragazzina quindicenne, si è seduta lì, ha incominciato a parlare con il giudice e lui le ha detto: “Ma tu sai cosa ti succede?”. “Sì, sono malata…”. “Ah, e com’è la tua malattia?”. “Mi hanno detto che ho dentro un animale che mi mangia lo stomaco, e per questo devono fare un intervento”. “No… tu non hai un verme che ti mangia lo stomaco. Tu sai cos’hai lì? Un bambino!’. E la ragazza down ha fatto: “Oh, che bello!”: così. Con questo, il giudice non ha autorizzato l’aborto. La mamma lo vuole. Sono passati gli anni. È nata una bambina. Ha studiato, è cresciuta, è diventata avvocato. Quella bambina, dal momento che ha capito la sua storia perché gliel’hanno raccontata, ogni giorno di compleanno chiamava il giudice per ringraziarlo per il dono della nascita. Le cose della vita. Il giudice è morto e adesso lei è diventata promotore di giustizia. Ma guarda che cosa bella!L’aborto non è mai la risposta che le donne e le famiglie cercano».

Originale: Vatican Insider
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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“Disumano selezionare i bimbi malati. L’aborto non è mai la risposta”

Sull’aborto: «È lecito usare un sicario per risolvere un problema?»

  

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Papa Francesco ai partecipanti al convegno “Yes to life” sulla difesa della vita nascente fragile: «La vita umana sacra e inviolabile». Sull’aborto: «È lecito usare un sicario per risolvere un problema?». «Mentalità eugenetica usare le diagnosi prenatali a fini selettivi»

SALVATORE CERNUZIO
CITTÀ DEL VATICANO

«La vita umana è sacra e inviolabile». E l’aborto «non è mai una risposta», né per le donne, né per le famiglie. Risuonano tonanti le parole di Papa Francesco durante l’udienza ai partecipanti al convegno internazionale #YestoLife, concluso oggi all’Augustinianum. Il Papa chiede di «scoraggiare con forza» l’utilizzo della diagnosi prenatale per finalità selettive, perché – afferma – è «espressione di una disumana mentalità eugenetica, che sottrae alle famiglie la possibilità di accogliere, abbracciare e amare i loro bambini più deboli».

Con il medesimo vigore, ribadisce l’insegnamento «chiaro» della Chiesa sull’aborto: «Delle volte – afferma a braccio – noi sentiamo: “Voi cattolici non accettate l’aborto, è il problema della vostra fede”. No: è un problema pre-religioso. La fede non c’entra. Viene dopo, ma non c’entra: è un problema umano. È un problema pre-religioso. Non carichiamo sulla fede una cosa che non le compete dall’inizio. È un problema umano. Soltanto due frasi ci aiuteranno a capire bene questo: due domande. Prima domanda: è lecito eliminare una vita umana per risolvere un problema? Seconda domanda: è lecito affittare un sicario per risolvere un problema? A voi la risposta. Questo è il punto. Non andare sul religioso su una cosa che riguarda l’umano. Non è lecito. Mai, mai eliminare una vita umana né affittare un sicario per risolvere un problema».

«Nessun essere umano può essere mai incompatibile con la vita, né per la sua età, né per le sue condizioni di salute, né per la qualità della sua esistenza»,rimarca ancora il Papa nel suo discorso in Sala Clementina. Ad ascoltarlo ci sono circa 400 partecipanti provenienti 70 Paesi in rappresentanza di Conferenze episcopali, Diocesi, famiglie. Assieme a medici ed esperti nel campo delle cure perinatali, si sono riuniti in questo evento, organizzato dal Dicastero laici, famiglia e vita in collaborazione con la onlus “Il Cuore in una goccia” e il sostegno dei Cavalieri di Colombo, volto a discutere della difesa della vita umana nascente in condizioni di estrema fragilità.

Dice loro il Papa: «Ogni bambino che si annuncia nel grembo di una donna è un dono, un dono che cambia la storia di una famiglia: di un padre e di una madre, dei nonni e dei fratellini. E questo bimbo ha bisogno di essere accolto, amato e curato. Sempre!». Anche quei bambini che «sono destinati a morire subito dopo il parto, o a breve distanza di tempo». In questi casi, evidenzia Francesco, «la cura potrebbe sembrare un inutile impiego di risorse e un’ulteriore sofferenza per i genitori»: a volte sono i medici o gli stessi familiari a suggerirlo. Ma non è così: «Uno sguardo attento sa cogliere il significato autentico di questo sforzo, volto a portare a compimento l’amore di una famiglia. Prendersi cura di questi bambini aiuta, infatti, i genitori ad elaborare il lutto e a concepirlo non solo come perdita, ma come tappa di un cammino percorso insieme. Quel bambino resterà nella loro vita per sempre. Ed essi lo avranno potuto amare», afferma il Papa. E aggiunge a braccio: «Tante volte, quelle poche ore in cui una mamma può cullare il suo bambino lasciano una traccia nel cuore di quella donna, che non lo dimentica mai. E lei si sente – permettetemi la parola – realizzata. Si sente mamma!».

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Bergoglio si sofferma quindi a riflettere sulle moderne tecniche di diagnosi prenatale, utili certamente perché «in grado di scoprire fin dalle prime settimane la presenza di malformazioni e patologie», ma proprio per questo capaci di «mettere in serio pericolo la vita del bambino e la serenità della donna».

«Il solo sospetto della patologia, ma ancor più la certezza della malattia, cambiano il vissuto della gravidanza, gettando le donne e le coppie in uno sconforto profondo», sottolinea il Pontefice. «Il senso di solitudine, di impotenza, e la paura della sofferenza del bambino e della famiglia intera emergono come un grido silenzioso, un richiamo di aiuto nel buio di una malattia, della quale nessuno sa predire l’esito certo. Perché l’evoluzione di ogni malattia è sempre soggettiva e nemmeno i medici spesso sanno come si manifesterà nel singolo individuo».

Eppure, aggiunge Bergoglio, «c’è una cosa che la medicina sa bene: i bambini, fin dal grembo materno, se presentano condizioni patologiche, sono piccoli pazienti, che non di rado si possono curare con interventi farmacologici, chirurgici e assistenziali straordinari, capaci ormai di ridurre quel terribile divario tra possibilità diagnostiche e terapeutiche, che da anni costituisce una delle cause dell’aborto volontario e dell’abbandono assistenziale alla nascita di tanti bambini con gravi patologie». Le terapie fetali, da un lato, e gli Hospice Perinatali, dall’altro, ottengono «risultati sorprendenti in termini clinico-assistenziali» e forniscono «un essenziale supporto alle famiglie» che accolgono la nascita di un figlio malato.

«Tali possibilità e conoscenze devono essere messe a disposizione di tutti per diffondere un approccio scientifico e pastorale di accompagnamento competente», afferma Papa Francesco senza troppi giri di parole. È indispensabile, aggiunge, che «i medici abbiano ben chiaro non solo l’obiettivo della guarigione, ma il valore sacro della vita umana, la cui tutela resta il fine ultimo della pratica medica».

Quella medica non è infatti una professione come un’altra ma «una missione», «una vocazione alla vita», ed è importante pertanto che «i medici siano consapevoli di essere essi stessi un dono per le famiglie che vengono loro affidate: medici capaci di entrare in relazione, di farsi carico delle vite altrui, proattivi di fronte al dolore, capaci di tranquillizzare, di impegnarsi a trovare sempre soluzioni rispettose della dignità di ogni vita umana»

«In tal senso – chiosa il Pontefice – , il confort care perinatale è una modalità di cura che umanizza la medicina, perché muove ad una relazione responsabile con il bambino malato, che viene accompagnato dagli operatori e dalla sua famiglia in un percorso assistenziale integrato, che non lo abbandona mai, facendogli sentire calore umano e amore».

Purtroppo a muoversi in senso contrario a tale approccio è «la cultura oggi dominante». La «cultura dello scarto», appunto. «A livello sociale il timore e l’ostilità nei confronti della disabilità inducono spesso alla scelta dell’aborto, configurandolo come pratica di “prevenzione”», annota Francesco. «La vita umana è sacra e inviolabile e l’utilizzo della diagnosi prenatale per finalità selettive va scoraggiato con forza, perché espressione di una disumana mentalità eugenetica, che sottrae alle famiglie la possibilità di accogliere, abbracciare e amare i loro bambini più deboli».

Ancora una volta, il Papa argentino ribadisce il chiaro insegnamento della Chiesa: «L’aborto non è mai la risposta che le donne e le famiglie cercano. Piuttosto sono la paura della malattia e la solitudine a far esitare i genitori. Le difficoltà di ordine pratico, umano e spirituale sono innegabili, ma proprio per questo azioni pastorali più incisive sono urgenti e necessarie per sostenere coloro che accolgono dei figli malati». Bisogna, cioè, secondo il Vescovo di Roma, «creare spazi, luoghi e “reti d’amore” ai quali le coppie si possano rivolgere, come pure dedicare tempo all’accompagnamento di queste famiglie».

Commovente il ricordo personale che Francesco racconta al termine del suo discorso: «A me viene in mente una storia che io ho conosciuto nella mia altra diocesi. C’era una ragazzina di 15 anni down che è rimasta incinta e i genitori erano andati dal giudice per chiedere il permesso di abortire. Il giudice, un uomo retto sul serio, ha studiato la cosa e ha detto: “Voglio interrogare la bambina”. “Ma è down, non capisce…”. “No no, che venga”. È andata la ragazzina quindicenne, si è seduta lì, ha incominciato a parlare con il giudice e lui le ha detto: “Ma tu sai cosa ti succede?”. “Sì, sono malata…”. “Ah, e com’è la tua malattia?”. “Mi hanno detto che ho dentro un animale che mi mangia lo stomaco, e per questo devono fare un intervento”. “No… tu non hai un verme che ti mangia lo stomaco. Tu sai cos’hai lì? Un bambino!’. E la ragazza down ha fatto: “Oh, che bello!”: così. Con questo, il giudice non ha autorizzato l’aborto. La mamma lo vuole. Sono passati gli anni. È nata una bambina. Ha studiato, è cresciuta, è diventata avvocato. Quella bambina, dal momento che ha capito la sua storia perché gliel’hanno raccontata, ogni giorno di compleanno chiamava il giudice per ringraziarlo per il dono della nascita. Le cose della vita. Il giudice è morto e adesso lei è diventata promotore di giustizia. Ma guarda che cosa bella!L’aborto non è mai la risposta che le donne e le famiglie cercano».

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