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Disperso in mare per 66 giorni con la Bibbia come “bussola”

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La sua barca a vela è andata alla deriva e si è danneggiata, ma non ha disperato

Nei momenti più difficili, la fede e la preghiera sono spesso una delle poche risorse a disposizione. Lo sa bene Louis Jordan, che è andato alla deriva nell’Oceano Atlantico per 66 giorni prima di essere recuperato e riportato sulla terraferma.

Louis, 37 anni, era uscito in mare sulla sua barca a vela di nome Angel a fine gennaio per pescare a poche miglia dalla costa della South Carolina (Stati Uniti). La sua imbarcazione è tuttavia andata fuori uso, ribaltandosi tre volte. L’incidente ha provocato la rottura della spalla di Louis, che non è riuscito per questo a riparare l’albero della barca, che si era rotto.

“Stai a letto e all’improvviso senti BOOM!, come una cannonata pochi metri sopra la tua testa”, ha raccontato dopo essere stato salvato da una nave container battente bandiera tedesca, la Houston Express, a 200 miglia dalla North Carolina. “È inquietante. È sconvolgente. I nervi saltano. Viene voglia di imprecare e di pregare con tutte le proprie forze. ‘Per favore, salvami’ e via dicendo”.

Jordan ha raccontato di aver temuto di morire e di aver affrontato quei momenti con “molta preghiera”. “È stata la Sacra Bibbia a sostenermi. L’ho letta dall’inizio alla fine”.

Nel ribaltamento della barca, ha riferito, “tutto ciò che avevo si era rotto – tutti i miei strumenti elettronici, i dispositivi GPS”. Jordan è andato alla deriva, razionando cibo e acqua fino a quando la sua spalla non è guarita ed è riuscito a costruire un albero improvvisato e a navigare, ma poteva fare ben poco contro le correnti.

Quando sono finite le scorte di acqua e cibo, è diventata una questione di sopravvivenza.

“Ho cercato di raccogliere acqua piovana, ma ogni volta le onde entravano nella barca, mescolando l’acqua salata alla mia acqua”, ha detto. “Alla fine le condizioni sono state buone. Ho riempito la mia tanica, che contiene circa 95 litri”.

Quanto al cibo, dopo un po’ Jordan ha scoperto che i pesci erano attirati dalla biancheria che immergeva in mare per sciacquarla. I pesci nuotavano dentro e fuori i suoi vestiti, e lui riusciva così a catturarli facilmente con un retino. Alla fine è sopravvissuto nutrendosi di alghe e granchi.

Nell’avventura ha perso quasi venti chili.

Jordan era stato dato per disperso il 29 gennaio ed è stato salvato agli inizi di aprile.

Suo padre Frank ha confessato che temeva molto per suo figlio, che è un marinaio inesperto, ma anche che nutriva speranze perché aveva una buona imbarcazione e la forza per farcela.

“Ha una costituzione molto forte ed è forte non solo fisicamente, ma anche a livello spirituale”, ha detto Frank alla CNN. “Al telefono mi ha detto di aver pregato tutto il tempo, e credo che questo lo abbia sostenuto molto”.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

Disperso in mare per 66 giorni con la Bibbia come “bussola”

  

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La sua barca a vela è andata alla deriva e si è danneggiata, ma non ha disperato

Nei momenti più difficili, la fede e la preghiera sono spesso una delle poche risorse a disposizione. Lo sa bene Louis Jordan, che è andato alla deriva nell’Oceano Atlantico per 66 giorni prima di essere recuperato e riportato sulla terraferma.

Louis, 37 anni, era uscito in mare sulla sua barca a vela di nome Angel a fine gennaio per pescare a poche miglia dalla costa della South Carolina (Stati Uniti). La sua imbarcazione è tuttavia andata fuori uso, ribaltandosi tre volte. L’incidente ha provocato la rottura della spalla di Louis, che non è riuscito per questo a riparare l’albero della barca, che si era rotto.

“Stai a letto e all’improvviso senti BOOM!, come una cannonata pochi metri sopra la tua testa”, ha raccontato dopo essere stato salvato da una nave container battente bandiera tedesca, la Houston Express, a 200 miglia dalla North Carolina. “È inquietante. È sconvolgente. I nervi saltano. Viene voglia di imprecare e di pregare con tutte le proprie forze. ‘Per favore, salvami’ e via dicendo”.

Jordan ha raccontato di aver temuto di morire e di aver affrontato quei momenti con “molta preghiera”. “È stata la Sacra Bibbia a sostenermi. L’ho letta dall’inizio alla fine”.

Nel ribaltamento della barca, ha riferito, “tutto ciò che avevo si era rotto – tutti i miei strumenti elettronici, i dispositivi GPS”. Jordan è andato alla deriva, razionando cibo e acqua fino a quando la sua spalla non è guarita ed è riuscito a costruire un albero improvvisato e a navigare, ma poteva fare ben poco contro le correnti.

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Quando sono finite le scorte di acqua e cibo, è diventata una questione di sopravvivenza.

“Ho cercato di raccogliere acqua piovana, ma ogni volta le onde entravano nella barca, mescolando l’acqua salata alla mia acqua”, ha detto. “Alla fine le condizioni sono state buone. Ho riempito la mia tanica, che contiene circa 95 litri”.

Quanto al cibo, dopo un po’ Jordan ha scoperto che i pesci erano attirati dalla biancheria che immergeva in mare per sciacquarla. I pesci nuotavano dentro e fuori i suoi vestiti, e lui riusciva così a catturarli facilmente con un retino. Alla fine è sopravvissuto nutrendosi di alghe e granchi.

Nell’avventura ha perso quasi venti chili.

Jordan era stato dato per disperso il 29 gennaio ed è stato salvato agli inizi di aprile.

Suo padre Frank ha confessato che temeva molto per suo figlio, che è un marinaio inesperto, ma anche che nutriva speranze perché aveva una buona imbarcazione e la forza per farcela.

“Ha una costituzione molto forte ed è forte non solo fisicamente, ma anche a livello spirituale”, ha detto Frank alla CNN. “Al telefono mi ha detto di aver pregato tutto il tempo, e credo che questo lo abbia sostenuto molto”.

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