“Dio, patria e famiglia. Che vita di mer..”. Lo slogan di Cirinnà non piace a nessuno

Paladina delle unioni gay, la senatrice si è presa le critiche di destra e sinistra. Lei si giustifica: non è contro la Chiesa, non ho il dono della fede, ma rispetto profondamente tutti i credenti


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Paladina delle unioni gay, la senatrice si è presa le critiche di destra e sinistra. Lei si giustifica: non è contro la Chiesa, non ho il dono della fede, ma rispetto profondamente tutti i credenti

Oggi Monica Cirinnà sarà impegnata a presentare il suo libro sulle unioni civili in compagnia di Vladimir Luxuria a Tor Bella Monaca a Roma. Eppure di lei si sta continuando a parlare insistentemente non per il libro, ma per la foto postata su facebook che la ritrae orgogliosa con un cartello in mano: “Dio, patria e famiglia. Che vita di merda”.

 

La Cirinnà ha posato con lo slogan durante la manifestazione dell’8 marzo a Roma, in occasione della Festa della Donna, nel corso della quale è stato contestato il Disegno di legge Pillon (QUI IL TESTO) – che prende il nome del senatore che lo ha firmato per primo, il leghista Simone Pillon – e prevede un cambiamento nelle leggi sulle separazioni, sul divorzio e sull’affido condiviso dei minori, introducendo la figura del mediatore familiare, e la possibilità dell’abolizione dell’assegno di mantenimento sulla famiglia.

Da Pillon a “Dio, patria e famiglia. Che vita de merda” c’è però un bel salto. Sopratutto se a sbandierarlo è una parlamentare non credente (un tempo lo era) e che ha fatto della battaglia a favore delle coppie omosessuali più di una ragione di vita.

Così si è giustificata

Cirinnà in queste ore si sta aggrappando ad ogni giustificazione possibile, poiché subissata di critiche da esponenti politici di destra e di sinistra per aver mostrato con orgoglio quel cartello che ironizza su concetti come quello di Dio, o della famiglia, che per molti sono tutt’altro che accostati ad una “vita di merda”.

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