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«Dio esaudisce chi ha fede, non le richieste autoreferenziali»

Il Papa all'udienza generale

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Dopo l’udienza generale in piazza San Pietro, nel pomeriggio per l’avvio di Quaresima Francesco si reca sull’Aventino per presiedere i riti del mercoledì delle Ceneri
 

IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO

«Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto»: all’udienza generale del mercoledì delle Ceneri il Papa ha ricordato queste parole di Gesù, per spiegare ai fedeli presenti in piazza San Pietro che con la Preghiera universale, durante la messa, si possono chiedere «le cose più forti, le cose di cui abbiamo bisogno, quello che vogliamo», perché «in uno o in un altro modo» Dio esaudirà le richieste di chi ha fede, mentre «le pretese di logiche mondane non decollano verso il Cielo, così come restano inascoltate le richieste autoreferenziali».  

«L’ascolto delle letture bibliche, prolungato nell’omelia, risponde al diritto spirituale del popolo di Dio a ricevere con abbondanza il tesoro della Parola di Dio», ha detto Francesco proseguendo un ciclo di catechesi sulla messa. Jorge Mario Bergoglio, che oggi si è concentrato sul Credo e sulla Preghiera universale, ha insistito nel dire che «ognuno di noi quando va a messa ha il diritto di ricevere abbondantemente la parola di Dio, ben letta e ben spiegata nell’omelia: è un diritto. E quando la parola di Dio non è ben letta, non è predicata con fervore dal diacono, dal sacerdote o dal vescovo, si manca a un diritto dei fedeli. Noi abbiamo il diritto di ascoltare la parola di Dio. Il Signore parla per tutti, pastori e fedeli. Egli bussa al cuore di quanti partecipano alla Messa, ognuno nella sua condizione di vita, età, situazione. Consola, chiama, suscita germogli di vita nuova e riconciliata. La sua parola bussa al cuore e cambia i cuori».  
 
Dopo l’omelia, di conseguenza, è previsto nella messa «un tempo di silenzio permette di sedimentare nell’animo il seme ricevuto, affinché nascano propositi di adesione a ciò che lo Spirito ha suggerito a ciascuno. Un bel silenzio bisogna fare, per pensare a quello che è stato ascoltato». Dopo questo silenzio, «la personale risposta di fede si inserisce nella professione di fede della Chiesa, espressa nel Credo», ha spiegato ancora il Papa. «C’è un nesso vitale tra ascolto e fede. Questa, infatti, non nasce dalla fantasia di menti umane ma, come ricorda san Paolo, “viene dall’ascolto e l’ascolto riguarda la parola di Cristo”. La fede si alimenta, dunque, con l’ascolto e conduce al Sacramento. Così, la recita del “Credo” fa sì che l’assemblea liturgica “torni a meditare e professi i grandi misteri della fede, prima della loro celebrazione nell’Eucaristia”».  
 
«La risposta alla Parola di Dio accolta con fede», ha poi proseguito il Pontefice argentino, «si esprime poi nella supplica comune, denominata Preghiera universale, perché abbraccia le necessità della Chiesa e del mondo. Viene anche detta Preghiera dei fedeli. I padri del Vaticano II hanno voluto ripristinare questa preghiera dopo il Vangelo e l’omelia, specialmente nella domenica e nelle feste, affinché “con la partecipazione del popolo, si facciano preghiere per la santa Chiesa, per coloro che ci governano, per coloro che si trovano in varie necessità, per tutti gli uomini e per la salvezza di tutto il mondo”».  
 
Bergoglio ha ricordato a questo punto quanto detto da Gesù: «“Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto”. Ma noi – ha chiosato – non crediamo a questo, perché abbiamo poca fede… ma se noi avessimo una fede come il granello di senape, avremmo ricevuto tutto. “Chiedete quello che volete e vi sarà fatto”. E i n questo momento della Preghiera universale è il momento di chiedere le cose più forti, le cose di cui abbiamo bisogno, quello che vogliamo, “vi sarà fatto” in uno o in un altro modo, ma vi sarà fatto. E cosa ha risposto quell’uomo al quale il Signore ha detto che “tutto è possibile a chi crede”? “Credo, Signore, aiuta la mia poca fede”. Anche noi – ha detto il Papa – possiamo dirlo, e le preghiere possiamo farle con questo spirito di fede. Le pretese di logiche mondane, invece, non decollano verso il Cielo, così come restano inascoltate le richieste autoreferenziali. Le intenzioni per cui si invita il popolo fedele a pregare devono dar voce a bisogni concreti della comunità ecclesiale e del mondo, evitando di ricorrere a formule convenzionali e miopi. La preghiera “universale”, che conclude la liturgia della Parola, ci esorta a fare nostro lo sguardo di Dio, che si prende cura di tutti i suoi figli». 
 
Prima di iniziare l’udienza, il Papa aveva salutato un gruppo di malati fatti accomodare in aula Paolo VI. In seguito, nel freddo calato a Roma ha fatto il consueto giro in piazza San Pietro tra i fedeli in “papamobile”, facendo salire a bordo del veicolo sei bambini. « Buon giorno… anche se la giornata è un po’ bruttina», ha esordito Francesco: «Ma se l’anima è in gioia, sempre è buon giorno. L’udienza – ha poi spiegato – si svolge in due luoghi, c’è un piccolo gruppo di ammalati in aula, loro vedono noi e noi vediamo loro: li salutiamo con un applauso».  
 
Questo pomeriggio, come ogni anno per l’avvio di Quaresima, il Papa si reca sul colle romano dell’Aventino per presiedere i riti del mercoledì delle Ceneri: statio e processione penitenziale dalla chiesa di Sant’Anselmo alle 16.30 e, dalle 17, la messa che si conclude con la benedizione e l’imposizione delle ceneri. 

Originale: Vatican Insider
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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«Dio esaudisce chi ha fede, non le richieste autoreferenziali»

Il Papa all'udienza generale

  

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Dopo l’udienza generale in piazza San Pietro, nel pomeriggio per l’avvio di Quaresima Francesco si reca sull’Aventino per presiedere i riti del mercoledì delle Ceneri
 

IACOPO SCARAMUZZI
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«Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto»: all’udienza generale del mercoledì delle Ceneri il Papa ha ricordato queste parole di Gesù, per spiegare ai fedeli presenti in piazza San Pietro che con la Preghiera universale, durante la messa, si possono chiedere «le cose più forti, le cose di cui abbiamo bisogno, quello che vogliamo», perché «in uno o in un altro modo» Dio esaudirà le richieste di chi ha fede, mentre «le pretese di logiche mondane non decollano verso il Cielo, così come restano inascoltate le richieste autoreferenziali».  

«L’ascolto delle letture bibliche, prolungato nell’omelia, risponde al diritto spirituale del popolo di Dio a ricevere con abbondanza il tesoro della Parola di Dio», ha detto Francesco proseguendo un ciclo di catechesi sulla messa. Jorge Mario Bergoglio, che oggi si è concentrato sul Credo e sulla Preghiera universale, ha insistito nel dire che «ognuno di noi quando va a messa ha il diritto di ricevere abbondantemente la parola di Dio, ben letta e ben spiegata nell’omelia: è un diritto. E quando la parola di Dio non è ben letta, non è predicata con fervore dal diacono, dal sacerdote o dal vescovo, si manca a un diritto dei fedeli. Noi abbiamo il diritto di ascoltare la parola di Dio. Il Signore parla per tutti, pastori e fedeli. Egli bussa al cuore di quanti partecipano alla Messa, ognuno nella sua condizione di vita, età, situazione. Consola, chiama, suscita germogli di vita nuova e riconciliata. La sua parola bussa al cuore e cambia i cuori».  
 
Dopo l’omelia, di conseguenza, è previsto nella messa «un tempo di silenzio permette di sedimentare nell’animo il seme ricevuto, affinché nascano propositi di adesione a ciò che lo Spirito ha suggerito a ciascuno. Un bel silenzio bisogna fare, per pensare a quello che è stato ascoltato». Dopo questo silenzio, «la personale risposta di fede si inserisce nella professione di fede della Chiesa, espressa nel Credo», ha spiegato ancora il Papa. «C’è un nesso vitale tra ascolto e fede. Questa, infatti, non nasce dalla fantasia di menti umane ma, come ricorda san Paolo, “viene dall’ascolto e l’ascolto riguarda la parola di Cristo”. La fede si alimenta, dunque, con l’ascolto e conduce al Sacramento. Così, la recita del “Credo” fa sì che l’assemblea liturgica “torni a meditare e professi i grandi misteri della fede, prima della loro celebrazione nell’Eucaristia”».  
 
«La risposta alla Parola di Dio accolta con fede», ha poi proseguito il Pontefice argentino, «si esprime poi nella supplica comune, denominata Preghiera universale, perché abbraccia le necessità della Chiesa e del mondo. Viene anche detta Preghiera dei fedeli. I padri del Vaticano II hanno voluto ripristinare questa preghiera dopo il Vangelo e l’omelia, specialmente nella domenica e nelle feste, affinché “con la partecipazione del popolo, si facciano preghiere per la santa Chiesa, per coloro che ci governano, per coloro che si trovano in varie necessità, per tutti gli uomini e per la salvezza di tutto il mondo”».  
 
Bergoglio ha ricordato a questo punto quanto detto da Gesù: «“Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto”. Ma noi – ha chiosato – non crediamo a questo, perché abbiamo poca fede… ma se noi avessimo una fede come il granello di senape, avremmo ricevuto tutto. “Chiedete quello che volete e vi sarà fatto”. E i n questo momento della Preghiera universale è il momento di chiedere le cose più forti, le cose di cui abbiamo bisogno, quello che vogliamo, “vi sarà fatto” in uno o in un altro modo, ma vi sarà fatto. E cosa ha risposto quell’uomo al quale il Signore ha detto che “tutto è possibile a chi crede”? “Credo, Signore, aiuta la mia poca fede”. Anche noi – ha detto il Papa – possiamo dirlo, e le preghiere possiamo farle con questo spirito di fede. Le pretese di logiche mondane, invece, non decollano verso il Cielo, così come restano inascoltate le richieste autoreferenziali. Le intenzioni per cui si invita il popolo fedele a pregare devono dar voce a bisogni concreti della comunità ecclesiale e del mondo, evitando di ricorrere a formule convenzionali e miopi. La preghiera “universale”, che conclude la liturgia della Parola, ci esorta a fare nostro lo sguardo di Dio, che si prende cura di tutti i suoi figli». 
 
Prima di iniziare l’udienza, il Papa aveva salutato un gruppo di malati fatti accomodare in aula Paolo VI. In seguito, nel freddo calato a Roma ha fatto il consueto giro in piazza San Pietro tra i fedeli in “papamobile”, facendo salire a bordo del veicolo sei bambini. « Buon giorno… anche se la giornata è un po’ bruttina», ha esordito Francesco: «Ma se l’anima è in gioia, sempre è buon giorno. L’udienza – ha poi spiegato – si svolge in due luoghi, c’è un piccolo gruppo di ammalati in aula, loro vedono noi e noi vediamo loro: li salutiamo con un applauso».  
 
Questo pomeriggio, come ogni anno per l’avvio di Quaresima, il Papa si reca sul colle romano dell’Aventino per presiedere i riti del mercoledì delle Ceneri: statio e processione penitenziale dalla chiesa di Sant’Anselmo alle 16.30 e, dalle 17, la messa che si conclude con la benedizione e l’imposizione delle ceneri. 

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